
La Casa Internazionale delle Donne è un
progetto del movimento delle donne di Roma che ha origine negli anni delloccupazione
di via del Governo Vecchio e che raccoglie leredità della
Casa delle donne lì creata.
Più di quaranta associazioni, federate al Centro Femminista Separatista
(CFS) e all'Associazione Federativa Femminista Internazionale (AFFI), alcune
delle quali costituitesi in Consorzio, hanno dato vita a un grande progetto,
unico in Italia, che racchiude la storia ed i successi del movimento di liberazione
delle donne.
Lobiettivo del progetto è sempre stato la creazione di una struttura
aperta, un laboratorio dove coniugare impresa culturale e servizi.
La Casa Internazionale
delle Donne, che conta unicamente sullautofinanziamento,
e non ha fini di lucro, è dunque frutto di un forte impulso imprenditoriale,
che nasce dal piacere di lavorare insieme con concretezza e senso di responsabilità.
L impegno comune è quello di far crescere la Casa nellinteresse
della collettività, interagendo con la comunità femminile internazionale.
Allinterno del complesso sono presenti una bottega che promuove lartiginato
delle donne e i prodotti equo-solidali, una libreria, una caffetteria, un centro
congressi, un centro di documentazione, larchivio storico del movimento
delle donne e una biblioteca. Vengono organizzati corsi di formazione, spettacoli,
mostre, seminari e presentazioni di libri. Sono attivi un centro di consulenza
psicologica, di consulenza legale e un centro per la salute della donna.
Quello che l’Ottocento ha nominato Buon Pastore e oggi è la Casa Internazionale delle Donne, nasce nel 1615 come primo reclusorio femminile laico carmelitano dello Stato della Chiesa, denominato Ospizio della S. Croce per Pentite.
La sua ragione è nell’attuazione delle politiche controriformiste di conversione (da altre fedi o a comportamenti allineati alle direttive della nuova teocrazia post-tridentina) rivolte alle donne articolata in reclusione religiosa (conventi), laica, soprattutto teresiana e agostiniana (rifugi e ospizi), fino all’Inquisizione di cui la Caccia alle streghe sarà un atroce aspetto. Lo stato di completa subalternità femminile, sancita dal costume e dalla legislazione coeva, con la nascita della teocrazia (Stato della Chiesa) incrudelì le istituzioni e gli strumenti con cui si perseguivano le politiche controriformiste.
Roma, imitatata da tutte le terre cattoliche, creò strutture, dove laiche (persone senza i voti religiosi) di qualsiasi età, colpevoli di reati veri o presunti rispetto alla moralità e alla fede, erano rinchiuse in modo coatto (Tribunale dell’Inquisizione, Tribunale del Cardinal Vicario, Collegio dei Parroci, famiglie) o "volontario", per il senso che può avere la parola in una società in cui il destino di una donna (in stato pupillare dalla nascita alla morte) è iscritto nel silenzio, nell’obbedienza, nel passaggio di tutela dalla famiglia originaria a quella acquisita tramite il matrimonio e la monacazione. Donne che portavano da sole il peso, la colpa, l’emarginazione, la povertà, l’ignoranza, l’abbandono cui erano destinate e che entravano come Convertite o Pentite nei Rifugi (ex prostitute, adultere, madri nubili, donne con disagi, malmaritate o donne non in regola con gli obblighi religiosi). Alcuni reclusori (i Conservatori) erano per le pericolate, (bambine di famiglie sospette di immoralità o eresia, o orfane o vagabonde) talvolta messe nei Rifugi, come alla Lungara...
Ufficialmente,
l’Ospizio della S. Croce alla Lungara ha
per fondatore Domenico di Gesù Maria (un Carmelitano
scalzo della Congregazione di S. Elia) che molto si prodigò per
trovare i fondi per costruirlo e che dette un Regolamento
ispirato
a quello delle carmelitane scalze nella versione laica corrente:
quello delle Agostiniane Convertite, un ordine cinquecentesco
romano per ex prostitute che anch’esso farà scuola.
In
realtà, all’origine dell’Ospizio, c’è
un Patronato di Dame - impegnate nelle politiche controriformiste
rivolte alle disoneste - che avevano trovato, come d’uso,
aiuto e finanziamento nella loro potente rete amicale e parentale.
Le
Pentite erano espressione del sessismo, dell’emarginazione
sociale, del clima persecutorio, delle violenze dentro e fuori
la famiglia, in cui viveva la quasi totalità delle donne,
qualsiasi età avessero e a qualsiasi ceto appartenessero.
Discriminazioni che determinavano il destino singolo e collettivo
delle generazioni femminili, colpendo maggiormente le più
giovani, povere e indifese. Nell’Ospizio, le Pentite si
mantenevano poveramente, cucendo, coltivando l’orto e
il frutteto, ricevendo elemosine e piccole doti d’ingresso.
Nella seconda metà del Seicento l’Ospizio, seguendo
un preciso indirizzo controriformista che tendeva a monacare tutte
le comunità di laiche, diventò il Monastero della
S. Croce, prima fondazione del nuovo ordine delle Agostiniane
Convertite Riformate o Oblate della Penitenza, che avevano la
loro sede nel convento di fronte (S. Giacomo alla Lungara). Alcune
di costoro andarono a dirigere la nuova comunità monastica
del S. Croce. Le Oblate vivevano un’esperienza di stampo
teresiano, intessuta di sacrifici e forme devozionali anche violente
e le loro educande vivevano in silenzio e in preghiera, catechizzate,
alfabetizzate e addestrate nei lavori di cura o lavori donneschi.
Una situazione immutata per tutto il Settecento. Ridotte a
pochissime, nel 1802 le Oblate misero il Monastero a disposizione
del Collegio
dei Parroci, che v’internò, a suo criterio, adulte
e bambine dirette, con criteri volontaristici, da un Patronato
di Dame. Il Monastero della S. Croce fungeva da reclusorio non
solo per il Collegio dei Parroci ma anche per tutte quelle famiglie
che volevano rinchiudere una parente per motivi punitivi o preventivi
o per disfarsi di persone eccedenti le proprie strategie affettive
ed economiche.
Nel 1838, il Cardinal Vicario Carlo Odescalchi revocò la
gestione al Patronato di Dame, affidandola all’ordine vandeano
“Nostra Signora della Carità del Buon Pastore”,
da lui chiamato in città nell’ambito delle politiche
della Restaurazione delle quali la fondatrice, suor Maria di S.
Eufrasia Pelletier (santificata nel 1941), sarà antesignana
e protagonista.
L’ingresso delle suore francesi avviò un profondo
cambiamento nell’organizzazione del carcere-monastero,
diventato Monastero del Buon Pastore e reclusorio del Tribunale
del Cardinal
Vicario e, nel 1854, con l’ampliamento dell’edificio,
carcere statale dove si scontavano ergastoli e lavori forzati.
Il Buon Pastore contò così altri primati. Diventò il primo carcere statale gestito dall’Ordine di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore che proprio a partire dalla sperimentazione lì attuata codificherà un modello di carcerazione femminile poi esportato in tutto il mondo e specifico nella specializzazione carceraria dell’Ordine; diventò il primo carcere femminile dello Stato della Chiesa dove le politiche di restaurazione teocratica sottoposero le recluse ad un regolamento d’ispirazione monastica (Regola delle Maddalene, con lavoro obbligatorio di cucito e ricamo), che assimilò le carcerate a delle Pentite da recuperare alla società e alla ortodossia cattolica attraverso l’espiazione della pena e la conversione.
Il
Buon Pastore diventò uno dei più grandi e polifunzionali
reclusori teocratici, abitato da due comunità monastiche
(Nostra Signora della Carità del Buon Pastore e la
Congregazione delle Maddalene) e tre di laiche (carcerate
con sentenza, senza
sentenza e figlie delle carcerate).
Entrarono nelle sue celle recluse di altri carceri femminili,
patriote e filosofe perseguitate per le loro idee, suore di
cui
gli ordini volevano liberarsi e donne in transito verso o da
il manicomio. La struttura aveva un ruolo dissuasivo, punitivo
e
infamante verso le generazioni femminili: andare al Buon Pastore,
disonorava una donna anche se la sua funzione sociale e morale
era quella di farle recuperare onestà.
L’avvento del Regno d’Italia (che fece proprio il carcere statale e confermò la gestione delle suore) affollò le celle di prostitute clandestine e di fuggitive dalle Case di tolleranza colpite dalla legge Cavour: una umanità dolente cui rivolsero attenzione le prime organizzazioni delle donne che denunciavano la subalternità femminile e si spendevano per contrastarla.
Quando, nel 1895, il carcere
statale si trasferì a
Regina Coeli, la grande struttura polifunzionale (carcere,
monastero,
industria, scuola, educandato, orfanotrofio), restò abitata
solo nell’ala seicentesca, dove niente cambiò nelle
quotidianità e nelle reclusioni. Cambiò invece,
e del tutto, la vicenda amministrativa, poiché il Regno
d’Italia affidò la gestione della struttura
(diventata un Riformatorio femminile), a una serie di Opere
Pie che proseguirono
l’operato delle suore.
Neanche le due guerre cambiarono la vita paramonastica delle
recluse nel Riformatorio monarchico poi diventato, con la Repubblica,
un Osservatorio minorile (Osm), mentre la vendita dell’edificio
al Comune di Roma (1941) da parte dell’Opera Pia, provocò
una serie di cause intentate contro il Comune di Roma sia da parte
della stessa Opera Pia che da parte dell’Ordine di Nostra
Signora della Carità del Buon Pastore. Cause sempre vinte
dal Comune che però affittò lo stabile, per un trentennio,
all’Opera Pia che gestiva l’Osservatorio, con scadenza
nel 1983.
Quello stesso anno, le suore e l’Opera Pia lasceranno l’edificio,
assegnato “a finalità sociali, con particolare riguardo
alla cittadinanza femminile (Casa della donna, sede dei movimenti
femministi)” (delibera n. 6325 del Comune di Roma), e destinato,
in parte, al Centro Femminista Separatista costituito da dieci
Associazioni e gruppi che in cambio lasciarono la casa delle
donne
di Via del Governo Vecchio.
Ad oggi, non tutto il complesso è restaurato (manca il IV Lotto) ma gran parte di esso offre locali nuovi e preziosi per la collettività femminile cittadina, nazionale e internazionale, dove un simbolico di libertà e autodeterminazione ha sostituito quello subalterno e sessista e dove si realizza un altro primato: quello di essere un luogo solidale e d’accoglienza, di aiuto e di servizio, di cultura e di lotta e di tutto ciò che esprimono le culture delle donne e le loro politiche, affinché per la prima volta ci sia un luogo, non l’unico, ma certamente importante, destinato dalle donne ad altre donne e che trasmette in prima persona, senza mediazioni, le esperienze e i saperi del nostro genere alle generazioni future.
La negoziazione con l’Amministrazione capitolina per avere una sede decente al posto della storica ma disastrata Casa di Via del Governo Vecchio aveva convinto 10 gruppi e associazioni storiche del Coordinamento femminista che avevano condotto la trattativa della necessità di un soggetto giuridico unitario. nasce così il 21 febbraio 1983 l’Associazione Centro Femminista Separatista: Centro Documentazione Studi sul Femminismo, Collegamento fra Lesbiche Italiane (CLI), Collettivo Casalinghe, Gruppo Self help–MLD, Centro Culturale Virginia Woolf, Circolo Culturale Erbavoglio, Quotidiano Donna coop. r. l., Movimento di Liberazione della Donna (MLD), Movimento Femminista Romano di via Pompeo Magno (MFR) e Vivere lesbica di via Pompeo Magno, sono le Associazioni firmatarie dell’Atto Costitutivo. Individuato fra i beni indisponibili del Comune di Roma l’immobile di Via della Lungara, denominato “Buon Pastore”, finalmente è assegnato dalla Giunta Comunale l’8 marzo 1983, su proposta dell’Assessore al Patrimonio Mirella Arcangeli al Centro Femminista Separatista .
Ultimati dopo vari intoppi i lavori
di restauro leggero, su 400 dei 1900 mq assegnati, il Centro Femminista
Separatista viene inaugurato ufficialmente il 29 Marzo 1985 con
la consegna delle chiavi da parte del Comune e la lettura di un
documento: la scelta di intraprendere una trattativa con il Comune
è maturata a partire dalla profonda convinzione che un
sistema democratico in quanto tale, debba garantire anche alle
donne spazi di espressione autonoma della politicità…
e la correttezza e il rigore con cui [la trattativa] è
stata condotta da entrambe le parti, segnalano sul versante delle
donne un “ darsi credito” che è maturità
personale e politica.
E all’inaugurazione del 18 maggio (con conferenza stampa
e festa serale) il Centro Femminista Separatista così si
esprime: ciò che ci accomuna è la consapevolezza
che il separatismo … innesta un processo lungo ma reale
di costruzione di un’identità collettiva… la
pratica del separatismo è più che mai valida e necessaria
contro chi ci vuole disperse e disgregate e, quindi, di nuovo,
controllabili ed assimilabili. E sull’identità della
Casa: E’ un luogo diverso che rispecchia le modificazioni
del movimento femminista degli ultimi anni. Non è la “Casa”
simbolica di tutte le donne, affascinante ed anche rassicurante,
una casa che tutto può comprendere e contenere in una specie
di caldo magma.
Le singole realtà presentano i programmi: menopausa ed
educazione sessuale nella scuola, sistemazione dell’eredità
del Centro Documentazione MFR di Via Pompeo Magno e apertura dell’archivio
(Centro Documentazione e Studi sul Femminismo), corso universitario
di giornalismo (Quotidiano Donna), rete di contatti europea (Collettivo
Casalinghe), riflessione sulle modificazioni del femminismo (MLD),
corsi a tema a partire da settembre (Centro Culturale Virginia
Woolf), pubblicazione di un Bollettino e somministrazione di un
Questionario sulla vita delle lesbiche (CLI).
La prima iniziativa nazionale
in programma, al Centro Femminista Separatista è il Convegno
Di sessualità parliamo noi organizzato dal Comitato Promotore
della legge di iniziativa popolare contro la violenza sessuale
. Il Convegno si svolge in giardino il 24 e 25 maggio 1985 e,
oltre a un confronto interessante sulla violenza e sul rapporto
delle donne con il piacere, dà luogo a numerosi interventi
autocoscienziali sulle scelte e gli orientamenti della sessualità
.
Dall’1 al 3 novembre è poi la volta del IV Convegno
lesbico nazionale La ricerca lesbica: realtà, etica e politica
dei rapporti tra donne organizzato dalle donne lesbiche di tutti
i gruppi del Centro Femminista Separatista e il 30 novembre del
convegno nazionale Luoghi della sessualità, luoghi della
scienza. organizzato dal Coordinamento Nazionale Consultori
Terminata l’installazione
del riscaldamento il Centro Culturale Virginia Woolf inaugura
il 31 gennaio del 1986 le attività , articolate quell’anno
attorno al tema Il soggetto inaudito. Breve dialogo sulla differenza
sessuale affrontato nel dialogo fra Alessandra Bocchetti e Bia
Sarasini. Il programma, che presenta seminari, corsi, wokshop
e conferenze, è ricco di donne della cultura e del giornalismo
impegnate nel femminismo qui in qualità di docenti e conferenziere
(Angioni, Balbo, Bocchetti, Boccia, Boetti, Bonacchi, Cavarero,
Chirassi-Colombo, Cupelloni Decina- Lombardi, D’Erme, Di
Cori, Dinelli, Dominijanni, Fattorini, Frabotta, Fraire, Gagliasso,
Iaccarino, Marazzita-Marsili, Masi, Melandri, Menapace, Milillo,
Pitch, Rossi, Rossi-Doria, Sarasini, Scaraffia, Scattigno, Tatafiore,
Veggetti-Finzi, Valle) e tante sono le iscritte che studiano e
dibattono sotto le volte dell’ex reclusorio dell’
Ex-Buon Pastore.
La sovrapposizione di attività dei gruppi interni e le
richieste di utilizzo dei gruppi esterni ripropongono la questione
della parte non restaurata , perciò il Centro Femminista
Separatista stampa e distribuisce 2000 cartoline da inviare al
Sindaco con la richiesta di adempiere alla delibera di assegnazione
restaurando i locali assegnati per consentire l’attività
dei gruppi (ai quali si è aggiunto il collettivo di studentesse
Luna e l’altra).
All’incidente della centrale
nucleare di Cernobyl fa seguito una immediata manifestazione antinucleare
- alla quale aderiscono con lo striscione Le donne accusano MLD,
“Virginia Woolf” e alcune femministe - e una successiva
manifestazione nazionale separatista del 24 maggio preparata da
molte riunioni al Centro Femminista Separatista alla quale aderiscono
donne dei partiti e delle istituzioni.
Nel documento, firmato Movimento Femminista di Roma, si legge:
Ad un pensiero che, definendosi universale ed esprimendo invece
la parzialità di un solo sesso, persegue in nome di tutti
un’idea di benessere falsa che arriva a minacciare la distruzione
dell’umanità e della natura le donne oppongono un
pensiero attento alla vita che le ha sempre accompagnate nei lunghi
secoli della storia .
A giugno il Convegno, accompagnato da proiezioni di video e diapositive,
Pornografia. Un progetto contro la sessualità organizzato
da Comitato promotore per la legge contro la violenza sessuale
e dal collettivo di studentesse Luna e l’altra provoca un
acceso dibattito sul potere nella relazione sessuale e sulla versione
sadomasochista del sesso.
Nel settembre 1986 il CLI fonda
l’Archivio lesbico ALI per raccogliere e conservare il materiale
e le pubblicazioni sul lesbismo e il Centro Documentazione Studi
sul Femminismo riapre la consultazione e la biblioteca.
Ed è il Comitato promotore per la legge contro la violenza
sessuale insieme al gruppo Femministe in Rivolta e al Comitato
per la Trasformazione della Giustizia ad organizzare un Incontro
su prostituzione e stupro nel quale si denuncia la tratta delle
donne avviate alla prostituzione nel terzo mondo e il tentativo
messo in atto (al Convegno delle donne prostitute svoltosi al
Parlamento europeo, N.d.R.) di allargare le categorie concettuali
per innestare il rapporto di prostituzione nelle “relazioni
di scambio”(Elvira Banotti) .
Inaugurati il 31 gennaio 1987 da una tre giorni su Vicende femminili
nella dimensione psicoanalitica i Corsi del “Virginia Woolf”
hanno come tema le donne e il potere. Sul tema il gruppo organizzatore
non trova unanimità e il testo del programma presenta quindi
quattro interventi diversi: Vincere cosa, vincere cosa. La nostra
questione con il potere di Alessandra Bocchetti e Luisa Muraro,
Identità e ricerca scientifica di Gabriella Frabotta, Modi
di pensare di Francesca Molfino Problemi del potere e differenza
sessuale di Bia Sarasini. Fra le tante docenti dal prestigio consolidato
si annovera quell’anno anche Gianna Nannini - che illustra
quella che diventerà poi la sua tesi di laurea sul corpo
delle donne nella musica – al seminario la potenza dei megawatt.
Che cosa c’entrano le rockstar con il femminismo? tenuto
da Paola Tavella.
Altri gruppi, interni ed esterni, organizzano presentazioni di
libri, di riflessione corporea, scuola di ballo, proiezioni di
film, feste di finanziamento , nonostante l’esiguità
degli spazi che costringe ad attività ridotte e a turnazioni
di presenza specialmente con i corsi del “Virginia Woolf”.
Il 6 aprile la Giunta Comunale dimissionaria, presieduta da Signorello,
delibera con procedura d’urgenza e con i poteri del Consiglio
la concessione all’Ente Chiesa S. Croce alla Lungara di
1725 mq del Buon Pastore stante l’urgenza di ripristinare
le funzioni di culto e le connesse attività giovanili particolarmente
necessarie nella zona al canone ricognitivo di L. 100.000.
Il 29 aprile 1987 il comunicato stilato al Centro Femminista Separatista,
e firmato “Le donne del movimento femminista di Roma”,
dichiara che le donne esigono l’annullamento di questa vergognosa
delibera che verrà denunciata all’opinione pubblica
e contro la quale faranno ricorso a tutti gli organi competenti.
Da questo momento prendono il controllo di tutti gli spazi loro
sottratti…e cominciano da quella parte del Buon Pastore
che si vuole regalare al vicariato . L’assemblea riunita
al Centro Femminista Separatista ha infatti deciso l’occupazione
- a cui in breve tempo aderiscono altri 19 gruppi – e il
ricorso al TAR per chiedere la sospensione e la dichiarazione
di illegittimità della delibera in contrasto con la destinazione
d’uso dell’intero complesso contemplato dalla delibera
del 1983.
Il ricorso, firmato oltre che dai dieci gruppi del Centro Femminista
Separatista da altri nove gruppi e da una donna singola, viene
presentato con l’avvocata Lagostena Bassi in luglio e intanto
si raccolgono adesioni di gruppi (saranno 46) e firme (saranno
802) con un Manifesto di adesione all’occupazione da parte
del Movimento femminista di Roma dell’edificio Buon Pastore.
Il giardino occupato – un’inestricabile tappeto di
fragoline rivelatesi purtroppo insapori, una magnolia centenaria
bellissima, un albicocco dai piccoli frutti profumati –
viene ripulito e ripiantato e desta la meraviglia delle molte
donne che partecipano alla giornata del 27 giugno 1987 organizzata
dal CLI, nella quale è inaugurata la mostra fotografica
Metamorfosi e sono lette da Dacia Maraini, che si alterna alle
autrici, le poesie del libro appena pubblicato dal CLI Poeresia
50 voci di una differenza
Intanto, sia le donne del Centro Femminista Separatista sia le
donne degli altri gruppi occupanti riunite in un Comitato di gestione
dell’occupazione lavorano a sistemare gli interni, ridotti
a cantiere dai lavori di ristrutturazione lasciati in sospeso
dalle suore, cosicché a fine ottobre, nella stanza del
caminetto, s’inaugura la versione invernale della Taverna
delle Sette Streghe, e tante stanze sono rese vivibili dalle Associazioni
occupanti.
Nella difesa di questi spazi e nella realizzazione della Casa
Internazionale delle Donne danno da subito il loro appoggio le
Consigliere elette nelle liste del PCI che si impegnano nella
battaglia per ottenere l’inserimento del restauro del Buon
Pastore nei progetti di Roma Capitale.
Esce a metà febbraio 1988 Lo stato delle cose. Separazione
sì, scissione no, programma del “Virginia Woolf”
suddiviso in due parti, ciascuna facente capo a un diverso intendimento
sul senso politico e culturale del Centro. Il gruppo A lo individua
nella ricerca sul “soggetto complesso” e il gruppo
B nel pensiero della “differenza sessuale”. A firmare
i due documenti del programma sono, per il gruppo Gruppo A che
lavora su Identità ed emancipazione; Identità e
forme della politica; Identità e relazione con l’altro/a;
Identità e produzione simbolica, Frabotta, Molfino e Sarasini
e, per il Gruppo B, che lavora sul pensiero della differenza sessuale,
Bocchetti, Chiaromonte, Menichini, e M. Mosca .
Si avvicina l’8 marzo all’insegna della mobilitazione
su Tutto il Buon Pastore alle donne per contrastare l’attacco
alle sedi storiche delle donne che accomuna la sede nazionale
dell’UDI, il Circolo La goccia e la Libreria delle Donne,
tutte sotto sfratto .
Tante le iniziative sia nella parte occupata che nell’ala
del CFS: MFR di Via Pompeo Magno pubblicizza l’imminente
uscita di un Dizionario con le storie dei Papponi delle televisioni
Pubbliche e Private (tutti coloro cioè che hanno fatto
del loro odio per le donne il loro trampolino di Slancio ); si
danno gli ultimi ritocchi all’allestimento nel Centro Femminista
Separatista di ledonnedelledonnedicono, mostra fotografica con
catalogo della stampa femminista italiana curata dal Centro Documentazione
e Studi sul femminismo e Rassegna Internazionale di riviste lesbiche
, mostra documentaria a cura del CLI; si bandisce il concorso
fotografico Gesti d’amore fra donne .
In questo fervere
di iniziative si abbattono due avvenimenti: lo stupro di gruppo
il 5 marzo a due passi da Piazza Navona che ripropone immediatamente
e drammaticamente l’urgenza della discussione della legge
che giace in parlamento dal 1979 , e la sentenza del TAR il 9
marzo 1988 che rigetta il ricorso per la delibera di assegnazione
all’Ente Chiesa, dichiarandolo inammissibile.
La sentenza del TAR vede un’ondata di manifestazioni di
solidarietà sia da parte di realtà delle donne,
sia di rappresentanti del Parlamento, sia di singole donne (furono
raccolte quasi duemila firme) e la decisione di ricorrere al Consiglio
di Stato date le irregolarità formali e sostanziali con
cui il ricorso era stato rigettato.
La campagna diffamatoria prontamente allestita dalla destra porta
il 21 luglio 1989 alla notifica di sgombero, a firma dell’Assessore
al patrimonio Gerace, bloccato nell’esecuzione dalla presenza-resistenza
di un centinaio di donne, comprese molte consigliere comunali
e provinciali e alcune parlamentari.
L’estate dell’’89 segna un punto di svolta nell’aggregazione
dei gruppi della parte occupata che diventa una Federazione di
Associazioni - AFFI, Associazione Federativa Femminista Internazionale
- con l’obiettivo di costruire nel Buon Passtore il progetto
Casa Internazionale delle Donne per la realizzazione e la promozione
di attività politiche, culturali, artistiche, artigianali
e di servizio per le donne.
L’8 Marzo 1990 il sindaco Carraro in visita al Buon Pastore
occupato dichiara la disponibilità della Giunta a far partire
i lavori di restauro riconoscendo la tenacia di un’azione
che aveva strappato al degrado un bene comunale e il valore del
progetto destinato alla popolazione femminile. Cominciano i rilievi
dello stabile e la progettazione dei lavori di restauro.
L’anno 1991 si apre con un ulteriore aumento (fino a 5 miliardi)
del finanziamento - approvato dalla Giunta di Roma il 25 febbraio
1990 - per i lavori di consolidamento e impermeabilizzazione che
pone finalmente un punto fermo nella salvaguardia dell’edificio
- l’ala ottocentesca disabitata sta subendo le irreparabili
ingiurie dell’incuria e una parte del tetto sta crollando
per le infiltrazioni, danneggiando anche i pavimenti sottostanti
– anche se non fa menzione della sua destinazione a Casa
Internazionale delle Donne.
Il 1 marzo 1992 il Ministero Aree Urbane approva il progetto Casa
internazionale delle Donne. Iniziano i sondaggi e le Architette
Luigia Zoli, Roberta Rosati e Fiorella de Grandis lavorano in
stretta relazione con le Associazioni della casa alla stesura
del progetto architettonico che sarà presentato il 2 aprile
1993 al pubblico nella ex chiesa di S. Rita con le planimetri
e le relazioni della dott. Anna Maria Cerioni della Sovrintendenza
e della Dott. Luisa Cardulli.
Per
il progetto esecutivo di restauro, oltrechè di risanamento,
e per ulteriori lavori necessari a restaurare anche l’ala
del ‘600, mancavano però i fondi e solo la delibera
del Consiglio Comunale dell’8 marzo ‘96 che inseriva
la Casa Internazionale delle Donne nell’elenco delle opere
previste per il Giubileo (avversata strenuamente in aula dal Consigliere
di AN Buontempo) dà una svolta concreta alla fattibilità
del progetto (solo i cantieri realmente aperti e funzionanti avrebbero
avuto i finanziamenti per il Giubileo)
Al cantiere fa visita anche il nuovo Sindaco Rutelli il 19 maggio
riconfermando la volontà della Giunta di destinare tutto
il complesso alla Casa Internazionale delle Donne istituendo,
per redigere il piano di fattibilità, una Commissione Comunale
.
La Commissione, insediatasi alla fine del ’96 e presieduta
da Pasqualina Napolitano, 6 mesi dopo presenta una relazione di
fattibilità che sarà assunta nell’agosto 1999
come atto conclusivo approvato dalla Giunta comunale.
Il 1997 vede CFS, AFFI e Res Progetti impegnati con la costituita
Associazione di scopo InNOWazione a realizzare un Corso di formazione
finanziato dalla Regione Lazio e dal Fondo Sociale europeo per
acquisire le competenze atte a gestire, tramite Consorzio, la
Casa Internazionale delle Donne .
Sull’urgenza dell’apertura del
cantiere CFS e AFFI organizzano lo spazio assegnato provvisoriamente
alle due Associazioni nei locali dell’ex Ristorante Benito
ubicato nella parte non monumentale dello stabile. Intanto è
costituito il Consorzio Casa Internazionale delle Donne per gestire
il complesso, si procede in stretta collaborazione con la Commissione
delle elette alla trattativa con l’Assessorato al Patrimonio
per la delibera di assegnazione della Casa secondo il piano
di
fattibilità approvato dalla Giunta e finalmente la casa
è inaugurata l’8 Marzo 2002.
The
International House of Women has been reopened in Rome, it is
located in Via della Lungara, in a building which was built during
the century of 1600 and it is called Buon Pastore
(Good Shepherd). More than 40 associations, some constitute a
society, have brouht to life a big project, (which is unique in
Italy), which talks about the history and success of womens
liberation movement. A corageous commitment, a very hospitable
place where women of the world can meet, offers many services
and political and cultural activities open to the collectivity.
Within the complex you can find: a store which sells products
hand-made by female artisans and people of the Third World, a
book store and a coffee shop, a convention center, a documentation
center, an historic library of the womens liberation movement
and a library.
It is possible to hold courses, performances, exhibitions, seminars
and new book presentations. Within the complex are also offerred
psicological consultences, legal consultants, and a health center.
In
order to have easy access to these services, at the ground
floor there is a restaurant-bar located at the center of the
garden.
The ceilings are high with arch sahaped wooden beams in sight,
the furnishings are comprised of dark wood furniture mixed
with
modern functional furniture, which makes it a very pleasant for
organizing work oriented meals or a candle light dinner.
Access to the Foresteria Orsa Maggiore can be achieved
by climbing up the carved rock stairway, and is located at the
second floor of the building. Classical historical ceilings with
wooden beams and brick floors, an informal environment and it
is equipped with 35 beds within 9 rooms, distributed in multiple
and single rooms furnished with modern furniture, integrated with
the original atmsphere and achitecture of the 1600s. All the room
are furnished with an individual wardrobe, sheets and pillow cases,
blankets , towels, a desk and with heat. The majority of these
rooms face the quiet garden, where there is a magnolia which is
over one hundred years old. Within the foresteria, there is at
everyones disposal a room, where one can watch television
equipped with a satellite antenna, where a library is kept, where
magazines are stored, and also table games are kept.