Denuncio tutti. Lea Garofalo

"Mi assumo tutta la responsabilità per l'omicidio di Lea Garofalo".
Così Carlo Cosco, ex compagno di Lea, confessa in aula il suo atroce
delitto. Lea Garofalo è una testimone di giustizia e Carlo Cosco il capo del clan 'Ndranghetista di Viale Montello a Milano.
La 'Ndrangheta è un modello di vita, una cultura, uno Stato nello Stato
che spaccia, appalta e uccide e Milano è il centro degli affari e dello
spaccio.
Lea nasce in questo clima ma la sua voglia di libertà spacca gli schemi, è
come sabbia nei meccanismi oliati della mafia calabrese, è un grido di
aiuto e di verità che si eleva al di là delle istituzioni inermi e inefficaci. Da Petilia Policastro a Milano, in Viale Montello 6 fino alla sua morte,
avvenuta in un appartamento di Via Prealpi e alla distruzione del suo
corpo in un cantiere in Brianza. Milano è il centro anche della vita e della
morte di Lea Garofalo. Perché quella che si ritiene una mafia minore, una mafia locale in realtà è la mafia più potente del mondo.

 

Note di Regia

Che si fa di una persona così? Che si fa di una vittima che non è solo vittima silenziosa? Cosa fa il nostro Stato di una vittima che cerca di ribaltare il suo cammino e cerca di insegnare, con le sue azioni, come ribaltare il percorso di una società?
Questa è la domanda che Lea Garofalo mi ha posto come autore e come regista. Che si fa di una vittima che afferma com’è terribile questo Stato che ti usa, ti ascolta, ti spreme e poi ti butta. La vittima di un ordine che si può definire “istituzionale”, perché la Ndrangheta è uno Stato, è dentro lo Stato, è lo Stato. E Lea Garofalo per questo Stato deve morire, da sola, abbandonata da tutti, così come sono stati abbandonati Falcone, Borsellino, Livatino, Impastato perché quando lo Stato abbandona, quello Stato ha gli occhi della mafia.
Distruggono letteralmente il corpo di Lea Garofalo perché va distrutta l’idea che alla Ndrangheta ci si può ribellare, che dal senso di omertà mafiosa si può uscire.
Ma non si può raccontare Lea se prima non si racconta come la Ndrangheta entra dentro la vita di ciascuno di noi e la influenza.
Quando ho scritto questo spettacolo sentivo quanto fosse giusto mettersi accanto a Lea e denunciare. E io che sono una persona libera posso dire le cose che diceva Lea, ma ad ogni parola sono consapevole di perdere un grammo di questa libertà, perché quando si deve portare alla luce lo scandaloso mondo della Ndrangheta, l’alleanza assassina tra Stato e mafia, inevitabilmente sai che questa libertà la stai per perdere.
Ma “per Lea si fa questo ed altro” ha scritto un giornale ed è giunta l’ora di parlare della culturamafiosa non più come localizzata in certi luoghi, Sicilia, in Calabria, in Campania, ma riconoscere che tutto lo Stato, la cultura, l’apparato si sono impregnati di questo modello cupo, prepotente, vigliacco. Ma di questi atti coraggiosi, di queste figure coraggiose come Lea Garofalo ne abbiamo bisogno, oggi più che mai.
Giovanni Gentile

25/09/2018

Spettacolo teatrale

Ore 21:00

Entrata: Via della Lungara 19

Organizza: Collettivo Teatro Prisma

Luogo: Cortile