Herbarie: le chiamavano streghe

HERBARIE LE CHIAMAVANO STREGHE

testo di Silvia Pietrovanni
con Rossella Barrucci, Valentina Conti, Giambattista Martino, Manuela Tufariello

musiche dal vivo del Quinto Quarto Trio

costumi di Francesca Rizzello


Frutto di un lungo lavoro di ricerca storica ed antropologica, Herbarie. Le chiamavano streghe, è un viaggio a tutto tondo nei fatti e nelle vicende che hanno visto protagoniste queste donne, definite “sagge” dalla gente del popolo e streghe o ciarlatane dalle autorità laiche e cattoliche.
 
Streghe: sotto questa parola si nascondevano vedove, guaritrici, herbarie, ostetriche. Sono strie ma soprattutto donne. In quattro secoli di storia, tra il XIV e il XVII secolo, sono state uccise in Europa, secondo una stima approssimativa, circa 50.000 eretiche accusate di stregoneria come sortilegi, malefici, fatture o di rapporti con le forze oscure e infernali. Quattro secoli di processi, torture, roghi. Una “grande follia” che ha ispirato le donne della compagnia di teatro civile Anemofilia ed in particolare la drammaturga, Silvia Pietrovanni, già vincitrice del premio Borrello/Etica in atto nel 2010, omaggiata al Salone del Libro di Torino con il Primo Premio InediTo 2014 e  vincitrice della la terza edizione del premio “Streghe di Montecchio”.
 
Sulla scena tre donne: Mercuria, la nonna, che ha tramandato alla figlia, Caterina, la sua sapienza e Lucia, la più giovane, apprendista herbaria. Mercuria, Caterina e Lucia, sono le prime farmaciste, coloro che coltivavano le erbe medicinali e si scambiano i segreti del loro uso. Sono le levatrici che vanno di casa in casa, di villaggio in villaggio, esperte della dolce morte e dell’aborto, ma soprattutto punti di riferimento imprescindibili per il popolo. A spezzare il loro legame e le loro vite è una figura maschile che da medico moderno si trasforma in inquisitore, un affidatario del potere Papale, un uomo sapiente ed istruito capace di tener testa durante l’interrogatorio all’intelligenza combattiva di queste donne.
 
Per secoli infatti le herbarie sono state medici senza laurea, escluse dai libri e dalla scienza ufficiale: apprendevano le loro conoscenze reciprocamente, trasmettendosi le loro esperienze da vicina a vicina e  da madre a figlia. Nella condanna delle herboriste/streghe va a confluire il risentimento della medicina dotta e maschile per quella popolare e femminile che al contrario della prima si avvaleva dell’ascolto e dell'esperienza diretta sul corpo.
 
La messa in scena è suggestiva e mai scontata, se pur storicamente collocata. Gli attori della compagnia di teatro civile Anemofilia infatti, ci suggeriscono continue prospettive di analisi e collegamenti con l’attualità, senza perdere di vista la relazione stretta e complessa che fa della storia la conoscenza della realtà attraverso il tempo, e del tempo la trama nella quale si dipanano gli avvenimenti che fanno la storia. "Mamma, pensi che un giorno ci chiederanno scusa? Non lo so Lucia, so solo che la storia la scrivono i vincitori e non i vinti”.
Il racconto tratto dallo spettacolo Herbarie. Le chiamavano streghe è stato pubblicato dall'editore Fefè nella collana “Streghe d'Italia” (terzo volume).
 
 
HERBARIE. LE CHIAMAVANO STREGHE
Casa Internazionale delle Donne - Via della Lungara, 19 - Roma
domenica 26 marzo 2017 ore 18.00
Ingresso a sottoscrizione
Info: anemofilia.teatro@gmail.com - tel. 06 6840 1720

 

26/03/2017

Spettacolo teatrale

Ore 18:00

Entrata: Via San Francesco di Sales 1a

Organizza: Anemofilia Teatro e Ass. cult MPA

Luogo: Centro congressi