9 aprile 2013 - A Francesca Molfino

Per Francesca Molfino

Passeranno nuvole
basse
che il vento del nord
porterà lontano,
in terre sconosciute,
verso mari
duri come pietre,
per noi, naufraghe solitarie,
perché l’isola è altrove,
mentre uno sconsiderato suono
di fisarmonica
spaccherà il cuore
delle amanti.

Edda Billi


 
Per Francesca

Francesca, alla Casa delle Donne, c’è sempre stata.
Prima al Governo vecchio, poi al Buon Pastore in via della Lungara. Francesca è tra le fondatrici e le organizzatrici del centro culturale Virginia Woolf che nasce nel 1979 a Roma; quando il Centro, dopo dieci anni, si divide in due, Francesca - pur accettando la separazione - lavorerà insieme ad altre per mantenere un orizzonte politico e culturale dialogante.
Nella relazione al centro Virginia Woolf nel 1989 che si intitola “Fedeltà a se stesse e testimonianza reciproca”, ci spiega il perché.

La guida la convinzione della “necessità di mettere a punto e di costruire delle articolazioni tra lo spazio separato e il sociale” e la constatazione che “ gli scambi individuali, il gruppo e la struttura istituzionale sono tre elementi che vanno tenuti presenti nelle loro intersezioni e costituiscono i diversi gradi attraverso i quali il personale diventa politico”.
La sua preoccupazione è che il processo di idealizzazione possa prevalere rispetto a quello di valorizzazione, che rimarrebbe appannaggio individuale, affidato ad ognuna, singolarmente. Il rischio - per lei evidente – è quello di una chiusura alla realtà e al rapporto con essa, anche nella sua difficile complessità.
Si tratta di “apprendere l’incertezza”, come dice nell’appassionata relazione del 1989: “perché le parole piene diventino fatti e cambiamenti, bisogna passare attraverso l’idea e l’emozione dell’incertezza, la paura di aver sbagliato, il rischio di dover cambiare strada”.
La stessa passione politica per la concretezza e il cambiamento nella realtà sarà alla base anche del suo lavoro nei centri antiviolenza a Roma , a Palermo, a Pescara, il centro Ananké, per il 1522 con le Onde, le Nove. Un impegno che non si limitava alla supervisione, perché Francesca era generosa e disponibile, pronta a offrirsi anche per compiti diversi, come il sostegno nei momenti delicati di un gruppo, la gestione di un passaggio di consegne.

Di recente aveva partecipato ad una ricerca sulla violenza nei confronti delle donne dei campi Rom, costrette ad un separatismo culturale che diventa vera segregazione.

Combattiva sul piano politico si chiede un anno fa “Violenza contro le donne: cosa facciamo in concreto? (2012)” e scrive: “Mi piacerebbe che i nostri discorsi intorno alla violenza , soprattutto quelli di rivendicazione politica, riuscissero ad avere uno sguardo profondo, che rispetti il lavoro di tutti quelli (donne e uomini) che lottano quotidianamente contro la violenza alle donne e che sappiano dire , e quindi rivendicare, cose sensate e concrete”.

“Dalle affermazioni generiche e dai toni veementi della propaganda, scrive Francesca, si deve passare alla politica ; per trasformare quello che dicono i manifesti in azioni nel reale, per fare una politica di donne, è necessario un cammino segnato da domande puntuali e tappe precise, in continuità con le esperienze che già esistono”.

Il rapporto tra la dimensione esistenziale e quella politica, ha dunque nel suo lavoro una centralità assoluta; combattiva sul piano politico, ha spaziato dall’interesse alle dinamiche istituzionali, al modo di sostenere l’accoglienza e di custodire i sentimenti; attenta alla individualità, fedele alla pratica politica di cura della relazione, era una persona estremamente accogliente, aperta all’ascolto di realtà e persone diverse.

Di lei ricordiamo la bellezza e la vitalità, il sorriso e l’allegria, l’eleganza raffinata.

Esperta di temi ancora poco presenti nel nostro paese (aveva preparato una bibliografia ricchissima per una ricerca sugli uomini violenti , ancora agli inizi di marzo), molto colta e competente, rigorosa nella attenzione ai dati, sicura, mai arrogante.

Insofferente verso ogni opportunismo personale o collettivo. La stessa insofferenza che ha dichiarato contro gli stereotipi di genere, nella cultura, nella ricerca scientifica e nella comunicazione di massa; contro la semplificazione e la riduzione della complessità; la ipersemplificazione dei concetti espressi, l’usura di un discorso uguale a se stesso (In genere).

L’ultimo suo libro, Legami e libertà, parla ancora di una particolare amicizia tra due donne (Anna Freud e Lou Andreas Salomé) della loro ricerca di conoscenza dell’interiorità.
A dicembre, nel nostro ultimo incontro, insieme a Laura Bocci, aveva proposto un ciclo di riflessione sulle figure di donne emancipate: forse pensava a donne che, proprio come Lou Salomé, potessero costituire una guida autorevole, una sintesi tra i percorsi di affermazione individuale e la dimensione politica e sociale.

Francesca Koch - Casa Internazionale delle Donne
 

 

Francesca per noi
10 aprile 2013
Donne insieme contro la violenza di Associazione Nondasola
In ricordo di Francesca Molfino.
 
Di fronte a Francesca non potevi rimanere indifferente. La sua naturale curiosità e apertura verso le altre donne ti attraevano e sentivi il bisogno di confrontarti, confronto che lei sollecitava mettendo in questione pratiche e presupposti del pensiero femminista per verificarli nel ‘qui e ora’ delle donne. Noi l’abbiamo incontrata a più riprese a Bologna in corsi di formazione per operatrici dei Centri Antiviolenza e abbiamo ceduto al suo fascino.
Francesca si presentava, da femminista,  nella sua unicità di donna (ma noi vedevamo anche le sue grandi competenze di psicoanalista, di scrittrice, di intellettuale) e, guidata dall’intelligenza del cuore, chiamava ciascuna a guardarsi e a spendersi a partire da sé per la conquista di un proprio posto nel mondo.
Nutriva grande fiducia nella capacità delle donne di autodeterminarsi e grande avversione per l’ovvio, lo scontato, il già definito che sviliscono il pensiero e intralciano la ricerca di senso. Abbiamo desiderato  che facesse la supervisione al nostro lavoro di operatrici e volontarie del Centro Antiviolenza e lei ha accettato, non scoraggiata dalla distanza tra Roma e Reggio Emilia.
Così, da poco più di un anno, una volta al mese, era consuetudine incontrarci alla Casa delle Donne. Francesca aveva stabilito con noi un dialogo franco, aperto, che diventava di stimolo a riflessioni non solo sulle dinamiche della violenza di genere, ma allargato a considerare la soggettività femminile a tutto tondo. Di lei abbiamo apprezzato il coraggio di una prospettiva femminista non omologata, la fermezza del suo posizionamento per il vantaggio delle donne e la sua capacità di ascolto e l’esercizio di decentramento per cogliere il punto di vista delle altre.
Venerdì 12 sarà il suo primo appuntamento mancato, ma noi che conserviamo negli occhi il suo sorriso ci ritroveremo come donne ancora a parlare di lei e a misurarci con l’eredità che ci ha lasciato.

Reggio Emilia  10 aprile 2013