NO al DDL PILLON

Il ddl Pillon è inemendabile,
va ritirato

 

Dopo l’assemblea del 3 ottobre sul disegno di legge “Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità”, lanciamo una mobilitazione permanente per il ritiro del ddl.


• Perché è un disegno di legge paternalista e autoritario, che disciplina le vite dei soggetti coinvolti e li tratta come incompetenti e irresponsabili. Un ddl il cui vero scopo sembra essere quello di tornare all’indissolubilità del matrimonio rendendo difficilissimo separarsi, ovvero ripristinare con
l’intervento autoritario modelli familiari che non si reggono più sull’adesione spontanea delle persone. È un disegno che non dà voce ai soggetti coinvolti: madri, padri, figli. Non c’è ascolto del minore, di cui tanto si evoca il diritto alla bigenitorialità, ma che in realtà viene trattato come una proprietà in condivisione. Nessuna attenzione è rivolta alla peculiarità delle diverse situazioni.


• Perché è contro la libertà di tutte e tutti. Il ddl Interviene con la forza della legge a normare minuziosamente il percorso della separazione e sancisce di fatto la fine della separazione consensuale. Le coppie con figli non potranno più concordare come separarsi. Viene introdotto l’obbligo di affidarsi a figure private, quali il mediatore familiare e il coordinatore genitoriale: la gestione della separazione viene cioè delegata a soggetti terzi. È un processo che privatizza la giustizia, limitandone l’accesso. I costi sono a carico dei due coniugi – 50 e 50 – e non è previsto gratuito patrocinio. (Senza considerare il conflitto d’interessi: il senatore proponente, Simone Pillon, è un avvocato che di professione fa anche il mediatore familiare).


• Perché riproduce le diseguaglianze e ne crea di nuove: anziché tutelare i membri “deboli” della famiglia, fotografa e consolida le disparità familiari. Con buona pace del coniuge più fragile economicamente, normalmente la donna, e della serenità del minore.


• Perché è contro i figli e le figlie. Bambini e bambine, divisi a metà, saranno costretti a vivere due vite, senza la possibilità di chiamare una casa la propria casa, né propri i giochi o i vestiti che indossano, poiché ogni genitore soddisferà i loro bisogni solo nel tempo e nello spazio a lui o lei assegnato.


• Perché cancella la questione della violenza. Il ddl è così ossessionato dalla bigenitorialità che, imponendo dall’alto la mediazione familiare in tutti i casi, finisce per prevederla anche nei casi in cui la separazione è causata dalla violenza del coniuge, in aperta violazione della Convenzione di Istanbul. Con questo provvedimento le donne rimarranno ingabbiate in relazioni a cui vorrebbero porre fine; in nome del contrasto alla cosiddetta “alienazione parentale”, si estende il sospetto su
ogni denuncia di violenza contro un marito e si obbligano di fatto i figli a mantenere la relazione con il padre, anche quando il rifiuto di vederlo deriva dall’aver assistito alla sua violenza sulla madre.


• Perché è una proposta inemendabile, dal segno apertamente reazionario. È un contrattacco, che va rispedito al mittente.

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