Resilienza

 

 

IL COMUNE CHIUDE LA CASA APRE


Chiediamo ad AMICHE E AMICI di stare qui con noi e di dare il proprio contributo artistico e politico a questo progetto.
 

INIZIAMO DA SUBITO e siamo pronte, ora tocca a voi.

Abbiamo un palco, un giardino, tanta passione e cerchiamo partecipazione e coinvolgimento da ognuna, ognuno di voi.

La Casa internazionale delle donne è ancora in pericolo, la notifica di sfratto da parte del Comune di Roma, ricevuta l’8 novembre 2017, non è stata ritirata.
Oggi la Casa è in una difficile trattativa per il mancato riconoscimento del valore e della cultura femminista che caratterizza questo luogo da oltre trent’anni.
Lunedì 21 maggio 2018 in Piazza del Campidoglio c’è stata a sostegno della Casa internazionale delle donne, una grande partecipazione e mobilitazione spontanea dell’intera città, con la solidarietà concreta degli altri luoghi di donne, e non solo, a rischio di chiusura.

Alla Casa, continuiamo le nostre attività e ci prepariamo ad accogliere nei nostri spazi e nei nostri cortili eventi artistici, musicali, cinematografici, teatrali ecc.

Scrivete a lacasasiamotutte@gmail.com - 06 68401720

 


 


 


 

 

 

 

 

 

Conferenza Stampa 

 

 giovedì 24 maggio ore 12:00  

La mobilitazione delle donne romane contro la minaccia di sfratto dal Buon Pastore continua: 

“La Casa apre le porte, il Campidoglio le chiude”. 

 

“Non è andata bene”- è la valutazione della presidente della Casa internazionale delle donne Francesca Koch a conclusione del lungo confronto della delegazione del Buon Pastore con la sindaca di Roma capitale Virginia Raggi e le assessore Laura Baldassarre, Rosalba Castiglione, Flavia Marzano. L’incontro iniziato intorno alle 19 di lunedì si è concluso alle 20.40 circa. “La sindaca insiste su una sua idea di rilancio della Casa sulla falsa riga della mozione promossa dalla presidente della commissione delle elette Gemma Guerrini. Noi le abbiamo risposto che la riunione aveva un altro ordine del giorno, che eravamo lì per discutere la questione del debito sulla base dei documenti da noi inviati già da 5 mesi”. “Sindaca e amministrazione comunale hanno, ovviamente, tutta la libertà di fare progetti per le donne ma non come Casa internazionale delle donne. Quello della Casa internazionale è il progetto dei movimenti femminili e femministi, lo è da quaranta anni e tale deve restare. La nostra autonomia e la nostra storia non sono oggetto di discussione”. “Il progetto Casa Internazionale delle donne – sottolinea il direttivo - è una esperienza di gestione di un bene pubblico affidata a realtà associative”. “Se non si risolve concretamente il problema della sostenibilità economica, - aggiungono -  le dichiarazioni sulla valorizzazione dell’esperienza della Casa Internazionale rimangono solo parole”.  Quanto alla “verifica e controllo” su cui insistono i consiglieri della maggioranza a 5 stelle, la stessa relazione della commissione delle elette riconosce l’alto valore delle attività culturali e dei servizi offerti al Buon Pastore.

 

Unico elemento positivo dell’incontro di lunedì sera, valutano Francesca Koch, Lia Migale, Maria Brighi, Giulia Rodano, Loretta Bondì, Simona Crisci, Marina Del Vecchio, è che dopo cinque mesi, “Virginia Raggi abbia deciso di confrontarsi direttamente”. Presenti al vertice di lunedì anche la consigliera Gemma Guerrini, prima firmataria della mozione che raccomanda a Roma Capitale di assumere il coordinamento della Casa, e il presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito. “Naturalmente – spiegano le rappresentanti del movimento delle donne – resta la nostra disponibilità ad affrontare le questioni economiche sul tappeto così come restano aperte le trattative su iniziative concrete sul piano sociale da concordare con le assessore a Roma semplice e al sociale Flavia Marzano e Laura Baldassare.”. Dalle 18, quando era programmato l’incontro in Campidoglio, la piazza capitolina si è riempita di molte migliaia di persone che hanno atteso, gridando slogan e canzoni, il ritorno della delegazione. Alle 20 e 40, quando il gruppo delle delegate è sceso dalla scaletta dell’ingresso della Lupa, c’erano ancora diverse migliaia di persone ad attendere l’esito dell’incontro e, in piazza, megafono alla mano, è stato fatto un primo resoconto della riunione. “Facciamo appello alle donne perché rimanga alta la loro attenzione e mobilitazione,  esorta Francesca Koch​.​

 

 

 

LA CASA NON SI "RIALLINEA"
 

In seguito ai fatti che ben conoscete vi invitiamo a partecipare ai prossimi appuntamenti l alla Casa Internazionale, per una mobilitazione permanente

Per discutere mobilitazioni e strategie ci vediamo tutte
oggi  venerdì 18 maggio, alle ore 18 (assemblea aperta) in giardino e domenica 20 ore 15 (assemblea aperta)
 
Lunedì 21, ore 11-13. conferenza stampa in Senato
(per accreditarsi  inviare il nominativo in segreteria)

Lunedì 21 ore 18:00
Presidio davanti all'Assessorato Roma Semplice,
via del Tempio di Giove 3
, (Campidoglio)
 
facciamoci sentire
 
foto di Franca Zacchei


 

oggi 17 maggio 2018

Consiglio comunale: in scena l’arroganza, la malafede e la violenza a 5Stelle


Con il voto di oggi il consiglio comunale ha dichiarato guerra alle donne e a quanti /e sono impegnati nel sociale per rendere vivibile la città. Con l’approvazione della mozione Guerrini, abbiamo visto che, di fronte alle questioni delle donne, per questa amministrazione la democrazia non esiste più.

La mozione impegna la sindaca e la giunta a togliere alla Casa delle Donne la sede del Buon Pastore, (non si sa per farne cosa) cancellando un’esperienza importantissima per le donne e la città, una realtà viva della cultura, del femminismo e dei movimenti.
 

La mozione è stata votata:

1) rifiutando il rinvio richiesto a gran voce, data anche la riconvocazione del tavolo di confronto per lunedì, tra giunta e Casa Internazionale delle Donne

2) Impedendo l’intervento nel Consiglio comunale di una rappresentante della Casa

3) Negando all’opposizione la documentazione necessaria

4) Negando il diritto di replica alle opposizioni


Una pessima giornata per il consiglio comunale
e per Roma.

Noi certo dal Buon Pastore non ce ne andiamo e continuiamo il nostro impegno con le donne e per la città.


 


 

 

GIOVEDì 17 MAGGIO ORE 13:00
TUTTE IN CAMPIDOGLIO

Ieri 15 maggio, nel Consiglio Capitolino si è consumato l’ennesimo attacco contro la Casa Internazionale e i movimenti delle Donne. 
La mozione della consigliera Guerrini (Movimento Cinquestelle), rinviata a giovedì 17 maggio, sarà per di più accompagnata anche dalla relazione della stessa Guerrini alla Commissione delle Elette del 2 maggio, in cui si permette di liquidare il Progetto della Casa Internazionale delle Donne come fallito solo perché non riusciamo a pagare integralmente il canone onerosissimo di affitto.
Abbiamo già risposto, contestando le affermazioni inesatte e pretestuose della relazione Guerrini, e abbiamo più volte sollecitato la riapertura del Tavolo di trattativa con la Giunta che è stato inspiegabilmente sospeso da quattro mesi.

Dove sono le Assessore nostre interlocutrici? Dove è la Sindaca?

Noi saremo di nuovo presenti in Consiglio Comunale domani giovedì 17 alle ore 13 in Campidoglio;
facciamo sentire la nostra presenza massiccia e indignata.

L’attacco ai luoghi delle donne da parte di questa Amministrazione è intollerabile e pericoloso. Viene negata l’importanza della presenza politica e culturale del Femminismo e delle donne così come vengono chiusi gli altri spazi di attività sociale.

Questa Giunta agisce in un’ottica puramente contabile e ragionieristica senza nessuna visione più ampia della vita e delle esigenze di Roma e delle sue potenzialità, finendo per affermare soltanto il mercato come regolatore della vita della Città.

Teniamoci strette, teniamocela stretta

 


 

Roma 14 maggio 2018 ore 13:00

 

GEMMA GUERRINI GIU' LE MANI DALLA CASA DELLE DONNE

Ma allora il Movimento 5Stelle vuole proprio togliere il Buon Pastore alla Casa Internazionale delle Donne? E le dichiarazioni, gli impegni a rispondere alle proposte della Casa erano soltanto pretesti per prendere tempo?
La  Presidente 5Stelle della Commissione delle Elette ha  presentato insieme ad altre  colleghe del suo gruppo una mozione, già all’ordine del giorno del consiglio comunale di martedì 15 maggio. La mozione chiede “impegno per la Sindaca e la Giunta a riallineare e a promuovere il progetto Casa Internazionale della Donna alle moderne esigenze dell'Amministrazione e della  cittadinanza, attraverso la creazione di un centro di coordinamento gestito da Roma Capitale e prevedendo con appositi bandi il coinvolgimento delle associazioni”  
Non sappiamo che fine abbia fatto il tavolo di confronto con le assessore al Patrimonio, alle Pari opportunità e alle Politiche sociali, che loro stesse avevano convocato.
La Casa, in risposta alle richieste del Comune, ha da mesi presentato una proposta documentata in cui si descrivono i crediti che la Casa ha accumulato in anni di manutenzione di un edificio del '600, in anni di prestazione di servizi sociali e culturali , e un piano di rientro ragionevole e sostenibile. Non c’è stata nessuna risposta e il tavolo è sparito. Noi restiamo in attesa di essere convocate. 
La Casa non costa un euro al Comune, a parte una mancata entrata parziale per un affitto che da anni abbiamo denunciato come irragionevolmente oneroso e insostenibile. La Casa è aperta, agibile e ben mantenuta da oltre  trenta anni, è frequentata da 30000 donne l’anno,  senza nessun finanziamento pubblico alla gestione. 
Con questi atti, il Comune si pone contro i movimenti e le associazioni delle donne e continua a negare il valore politico,  sociale e culturale di centinaia di realtà che, come la Casa delle Donne, sono impegnate volontariamente a sostegno dei diritti e del benessere della cittadinanza.
La Casa Internazionale delle Donne non si può chiudere.
Noi non ce ne andiamo


DOMANI 15 MAGGIO ORE 15:00 TORNIAMO A PRESIDIARE L'AULA CONSILIARE

 

>>>GUARDA la Mozione Ex Art.58 della Guerrini domani all'ordine del giorno della Assemblea Capitolina

 


 

 

 

Giovedì 10 maggio
Resoconto.

Oggi siamo andate in Consiglio Comunale per rompere il silenzio assordante con cui il Comune di Roma circonda da mesi la Casa Internazionale delle Donne sulla quale continua a pendere la minaccia dello sfratto.

Il Comune non si decide a riconoscere, con gli atti necessari, il valore politico sociale e culturale della Casa Internazionale delle Donne e di tutte le altre realtà romane.

Ci siamo trovate di fronte a un clima di diffidenza e di ostilità. Ci hanno reso difficile l’entrata, perquisendo le borse e sequestrando le sciarpe “Giù le mani dalle donne” e gli innocui fogli con il numero delle firme che avremmo voluto e non abbiamo potuto consegnare.

Non ci siamo arrese.

Abbiamo costretto il Presedente del Consiglio Comunale ad ascoltarci interrompendo la seduta.

Abbiamo chiesto risposte e ci hanno assicurato che ci verranno date a breve.

Noi rimaniamo in mobilitazione. Restiamo unite.
 

 


 

Giovedì 10 maggio alle 13:00 porteremo in Consiglio Comunale queste firme, per sollecitare una soluzione giusta e condivisa.

Da mesi sulla Casa Internazionale delle Donne pesa la minaccia dello sfratto e della chiusura. Da mesi abbiamo presentato alla Giunta comunale le proposte per risolvere il problema.

Da mesi la Giunta comunale risponde con il silenzio. Il confronto, iniziato mesi fa, è stato sospeso senza alcuna motivazione. L’unica interruzione del silenzio di Roma Capitale è stata una relazione della Presidente delle Elette incompleta, burocratica e sbagliata.

Tutti concordano sul fatto che la Casa Internazionale delle Donne svolga nella città una funzione preziosa, sia da trenta anni il luogo della politica e della cultura femminile e femminista, faccia vivere, mantenga aperto e fruibile un complesso architettonico del ‘600, fornisca consulenza, sostegno, aiuto contro la violenza e le discriminazioni di genere, senza aver mai ricevuto contributi pubblici per la gestione, senza nessun onere per l’amministrazione, a parte la mancata entrata di una parte di un canone che da anni abbiamo chiesto di cambiare perché assolutamente insostenibile.

Questa funzione pubblica che la Casa svolge, come tanti altri luoghi della città, deve essere finalmente riconosciuta, difesa e valorizzata.
Noi vogliamo una risposta. Vogliamo che la Casa Internazionale delle donne e tutti gli altri luoghi sociali, siano messi in sicurezza e possano continuare il loro lavoro a servizio della città.

Noi non ci arrendiamo alla politica del rinvio e del silenzio e rilanciamo la mobilitazione. Decine di migliaia di donne e di uomini hanno già firmato a sostegno della Casa.

Giovedì 10 maggio alle 13:00 porteremo in Consiglio Comunale queste firme, per sollecitare una soluzione giusta e condivisa.



Inaccettabile

Gemma Guerrini, presidente della Commissione delle Elette del Comune di Roma, ha presentato un documento firmato da solo 6 consigliere (tutte M5s) su 25 in cui viene dichiarato FALLITO IL PROGETTO DELLA CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE.

La Casa internazionale delle Donne non ha mai gravato economicamente sull’amministrazione capitolina, se non come mancato introito derivante da un canone di locazione insostenibile; l’amministrazione non tiene conto dei servizi sociali, culturali, di tutela dei diritti e della salute delle donne erogati in oltre 20 anni e la costante ottima manutenzione dello storico Palazzo del Buon Pastore.
ORA BASTA!
 


 

Comunicato Stampa del  07/05/2018

La commissione delle elette ha discusso un documento della Presidente Gemma Guerrini, firmato anche da 6 consigliere del movimnto 5S.

Il documento contiene gravi errori che influenzano negativamente la valutazione sulla Casa internazionale delle Donne.

Noi, rigettando tale giudizio, precisiamo che:

- Il documento non relaziona su quanto accaduto negli ultimi 7 mesi nei quali è stato aperto un tavolo tecnico-politico di trattativa con la Giunta.

- La relazione dà una valutazione negativa della Casa internazionale delle Donne basata solo sul debito che essa ha nei confronti del Comune non considerando cosi il valore delle attività svolte e dei servizi resi alla cittadinanza.  La Casa internazionale delle Donne non ha mai gravato economicamente sull’amministrazione capitolina, se non come mancato introito derivante da un canone di locazione, mentre l’amministrazione ha avuto in cambio servizi sociali e culturali gratuiti, tutela e manutenzione di un bene culturale senza nessun onere aggiuntivo.

- La relazione non tiene conto della Memoria che la Casa Internazionale delle donne  ha presentato al tavolo tecnico-politico con la giunta e nella quale a fronte del debito vengono specificati i crediti che la Casa internazionale delle Donne vanta nei confronti del Comune, né considera il valore economico dei servizi resi alla Città di Roma.

- La relazione non affronta la grave questione della sospensione immotivata  e ingiustificata del tavolo tecnico-politico da parte della Giunta.

- La relazione rilevando i “mancati controlli” da parte del Comune, mette “implicitamente” in dubbio che non siano state svolte le attività di promozione imprenditoriale che competevano alla Casa. Cosa assolutamente errata come ampiamente dimostriamo nella nostra risposta alla relazione.

A seguito di tutto ciò chiediamo la immediata riapertura del tavolo tecnico-politico e una  convocazione da parte della sindaca Raggi.
 


Relazione della Commissioni delle Elette


Risposta della Casa Internazionale delle Donne
alla Relazione della Commissione delle Elette

 

La relazione della Presidente della Commissione delle Elette a nostro avviso non contiene motivazioni sufficienti alla determinazione di un giudizio negativo sull’attuazione del progetto della Casa Internazionale delle Donne.
La relazione, pur facendo riferimento alle vicende pregresse che hanno condotto all’assegnazione del complesso del Buon Pastore alle associazioni che hanno dato vita alla Casa Internazionale delle Donne, non contiene, per stessa ammissione delle autrici, elementi di analisi recenti e probanti la non attuazione del progetto e neppure di sue singole parti.

La relazione della Presidente della Commissione delle Elette richiama la delibera della Giunta Comunale 1617/1999 nella quale si dichiara che l’immobile fu ceduto dall’ente pubblico alle associazioni di donne per svolgere attività di:
a) diffusione della cultura femminile e femminista
b) informazione sui diritti e servizi per la popolazione femminile, consulenze legali e sindacali e consulenze non medicalizzate sulla tutela della salute della donna;
c) sviluppo della imprenditorialità femminile attraverso la promozione di imprese e di cooperative sociali affidate a imprese femminili.

La relazione afferma che sono stati raggiunti gli obiettivi connessi ai punti a) e b) ma che non si hanno evidenze (per mancanza di relazioni e controllo) sul punto sub c).
Su tale affermazione vanno fatte le seguenti considerazioni, basate anche sulle relazioni che puntualmente prima il Consorzio e poi l’APS hanno inviato ai competenti uffici di Roma Capitale.
1- Che la Casa ha promosso corsi sull’imprenditoria femminile finanziati da fondi europei fino a quando ha potuto usufruire delle predette risorse, corsi da cui sono nate poi svariate imprese gestite da donne;
2- Che, anche in mancanza di contributi pubblici, la Casa internazionale ha messo a disposizione spazi per ospitare attività artigiane e imprenditoriali gestite da donne;
3- Che la Casa ha funzionato più volte e funziona attualmente come un vero e proprio incubatore di associazioni e piccole imprese di donne in campo culturale, artistico,artigianale e di servizio.
4- Che la gran parte delle associazioni che hanno sede nella Casa e la Casa stessa, attraverso l’Associazione di Promozione Sociale, sono delle aziende che pur essendo non profit, rispondono del principio di economicità come ogni impresa.
5- Che spesso la Casa svolge un ruolo di attivatore di capacità imprenditoriali verso associazioni femminili che operano nell’ambito della cultura lasciando a loro la gestione di eventi.
6- Chela Casa gestisce in termini economici una mensa e una foresteria che sono al servizio delle attività della Casa stessa.

La relazione inoltre conviene che il conseguimento dell’obiettivo di realizzare un impatto positivo sulla città dal punto di vista culturale e sociale è stato pienamente realizzato. Non è pensabile che tale obiettivo, che si sostanzia nella capacità di erogazione da parte della Casa di numerosi servizi sociali e di mantenere continuativamente negli anni una iniziativa culturale aperta nei confronti della città, senza una attenzione agli aspetti della economicità delle attività.

Altra considerazione è relativa al fatto che il “tempo” nelle attività aziendali è uno dei fattori fondamentali della vita delle imprese in molti sensi. Ci riferiamo in particolare alla circostanza che nel tempo variano considerevolmente le condizioni e gli obiettivi che un’azienda deve darsi.
Per questo parlare di sviluppo dell’imprenditoria femminile è un concetto che si presenta sotto varie forme nel corso del tempo. Per questo la Casa ha modificato e ampliato il senso di questo obiettivo( come ad esempio con le attività di co-working).

Non sembra poter emergere quindi, dalla analisi dei tre obiettivi citati nella Del. G.C. 1617/1999,la possibilità di emettere un giudizio negativo, a distanza di quasi venti anni, sulla realizzazione del progetto.
La relazione basa il proprio giudizio finale su una valutazione secondo la quale sarebbe stato “completamente mancato l'obiettivo della realizzazione di un modello di programmazione economico-finanziario da parte del Consorzio Casa Internazionale delle donne”.

Neppure su tale aspetto, però, può essere emesso un simile giudizio negativo.
Nella relazione infatti, che pure ricorda che la Casa Internazionale delle Donne ha già dal 2013 sottolineato come le condizioni fissate nella Convenzione si fossero rilevate nel tempo insostenibili, manca ogni riferimento su quanto prodotto su tale tema dalla Casa Internazionaledelle Donne negli ultimi 5 anni e sulla documentazione inviata alla Giunta Comunale a partire dal novembre 2017 , in occasione delle riunioni del tavolo tecnico-politico convocato dalla Giunta Comunale, proprio al fine di trovare una soluzione positiva alla situazione della Casa Internazionale.

La Casa ha formalmente presentato, al tavolo tecnico-politico promosso dalla Giunta Comunale, una memoria che definisce quanto e come la Casa abbia mantenuto comunque un rapporto costi ricavi nella propria gestione che non può e non deve essere definito solo sulla base del valore del debito, accumulato a causa della parziale corresponsione del canone stabilito nel 2003 e di cui da tempo la Casa aveva dichiarato l’insostenibilità, ma prendendo altresì in considerazione i crediti che il Consorzio può vantare nei confronti del Comune.

A tal fine, nella memoria, vengono ricordate e contabilizzate sia le ingenti spese di manutenzione, sia le mancate entrate derivate al Consorzio nel corso degli anni, determinate dai ritardi nelle opere e negli investimenti di competenza comunale e mai effettuati, come è ricordato anche nella delibera 245/2010 che autorizzava la proroga della convenzione, sia infine il valore dei servizi erogati alla cittadinanza e che non possono essere considerati già compresi nell’abbattimento del valore presunto dell’immobile.

Dall’esame dei bilanci, di cui nella relazione non si fa menzione, emerge con chiarezza che la Casa Internazionale delle Donne, in una situazione di forte crisi economica ha avviato un programma di costruzione del pareggio del rapporto di economicità. Oggi, al netto della corresponsione dell’intero canone mensile, di cui, come più volte ricordato, da anni il Consorzio ha più volte rilevato l’insostenibilità, il bilancio della Casa Internazionale delle Donne sarebbe assolutamente in equilibrio, senza alcun contributo pubblico alla gestione e mantenendo aperto,agibile e fruibile un complesso monumentale del 1600.
In sostanza, la Casa Internazionale delle Donne non ha mai gravato economicamente sulla amministrazione capitolina, se non come parziale mancato introito derivante dal canone di locazione, mentre l’amministrazione ha avuto in cambio servizi sociali e culturali gratuiti, tutela e manutenzione di un bene culturale, senza nessun onere aggiuntivo.
Non si può non considerare, nell’emettere un giudizio sulla realizzazione del progetto “Casa Internazionale delle Donne che l’ordine strettamente economico di un istituto che non ha finalità di profitto e che realizza le sue finalità sociali e culturali, deve essere guardato come l’insieme degli accadimenti economici che lo caratterizzano.
Ciò significa che considerare solo un valore di saldo è un’astrazione economica e che va considerato anche come vengono realizzate le entrate. Ad esempio, come già ricordato, e caso certamente raro per un Ente pubblico non patrimoniale, la Casa Internazionale delle Donne non ha mai avuto finanziamenti pubblici per la gestione. Inoltre, pur avendo da molto tempo richiesto una modifica del costo annuo di concessione perché non equiparato alle effettive possibilità di mantenimento economico di un soggetto che ha sempre offerto alle donne servizi e accoglienza essenziali per la città, non ha mai ricevuto dal Comune risposta né negativa né positiva, mentre l’Amministrazione pubblica ha dilazionato la propria decisione, lasciando la Casa in una condizione di permanente incertezza.

In queste condizioni, non si può non considerare che la condizione di passività non possa attribuirsi solo alla gestione interna, ma alla cattiva gestione burocratica della relazione Ente pubblico/ente associativo.
Sulla base di queste considerazioni, chiediamo un incontro con la Sindaca di Roma e l'immediata riapertura del tavolo di trattativa con la Giunta comunale. Chiediamo alla Commissione delle Elette di prendere atto delle nostre considerazioni e di modificare di conseguenza il giudizio espresso nella relazione.

 

 

Memoria della Casa Internazionale delle Donne in merito alla trattativa in corso.

 

Relazione della Commissioni delle Elette (pdf)

 

Risposta della Casa Internazionale delle Donne
alla Relazione della Commissione delle Elette (pdf)

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