20 febbraio 2004
SHIRIN EBADI premio Nobel per la Pace alla Casa Internazionale delle Donne

 

  23 febbraio 2004
Incontro della Casa con le giornaliste

 

  6 marzo 2004
Seminario nazionale sui femminismi di ieri e di oggi, teorie e pratiche a confronto.

 

  8 marzo 2004
Otto Marzo alla Casa Internazionale delle Donne

 

  18 settembre 2004
la notte di Pandora 1000 e una notte per non prendersi sul serio

 

  15 ottobre 2004
incontro con Aishah Shahidah Simmon



Avvenimenti 2004


20 febbraio
SHIRIN EBADI premio Nobel per la Pace alla Casa Internazionale delle Donne
di Nadia Pizzuti,
foto di M. Giulia Catemario

“Viva le donne forti!”. Finalmente sorridente e rilassata, dopo tanti impegni ufficiali, Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace 2003, saluta levando il pugno le circa 300 donne che l’hanno accolta con un’ovazione alla Casa internazionale delle Donne.

E’ stata ripetutamente minacciata di morte, la giurista iraniana. Tre anni fa è finita a Evin, il carcere dei dissidenti a Teheran. Gli integralisti islamici l’hanno bollata “bambola degli americani” ed è stata contestata persino da alcuni suoi connazionali che non la giudicano abbastanza laica e progressista.

Ma questa piccola donna di 56 anni, il cui nome in persiano significa “dolce”, è pur sempre la prima musulmana ad aver ricevuto il prestigioso premio dell’Accademia di Stoccolma. Ed è convinta che, portando nel mondo il suo messaggio di libertà, contribuirà a promuovere il rispetto dei diritti umani. In Iran, innanzitutto, ma anche là dove l’Occidente pretende di imporre la democrazia con la forza, come in Iraq.

I GIORNALISTIIn quel pugno alzato davanti alle donne romane c’è tutta la storia di Shirin Ebadi, da quando la rivoluzione islamica bandì le donne dalla magistratura alla sua battaglia in difesa dei diritti delle donne, dei bambini e degli intellettuali dissidenti -battaglia che le è valsa il premio Nobel-, fino alle sue recenti, dure prese di posizione contro i ’falchi’ del regime clericale.
“Prima della rivoluzione del 1979 ero presidente di una sezione di un tribunale di Teheran. Poi, da un giorno all’altro, sono stata retrocessa a impiegata di quello stesso tribunale”, ironizza l’ex giudice. E, coadiuvata dalla sua valente interprete Ela Mohammadi, racconta la sua vita, snocciola aneddoti, risponde alle domande, felice “di trovarmi tra tante persone che la pensano come me”.

Quando si trova all’estero Shirin Ebadi non si copre la testa come prescrive il codice penale iraniano, ma non le piace la nuova legge francese che proibisce alle ragazze musulmane di portare il velo nelle scuole. “Le donne dovrebbero essere libere di vestirsi come vogliono, ovunque esse vivano. Agli uomini non si vietano o si impongono la barba o la cravatta, no?”.
Shirin Ebadi non si è mai spinta fino a contestare apertamente la religione islamica. Piuttosto, ha più volte denunciato le derive fondamentaliste, gli abusi commessi in nome di Maometto e del Corano. La sua visita a Roma è coincisa con cruciali elezioni in Iran, che hanno riconsegnato il Parlamento ai conservatori. La sconfitta dei sostenitori di Mohammad Khatami è dovuta alla bocciatura in massa delle loro candidature da parte della corte costituzionale, in mano agli ultraconservatori, ma anche al disincanto degli iraniani di fronte alla mancata attuazione delle riforme promesse dal presidente. E il premio Nobel, che ha boicottato le urne come tanti suoi connazionali, già prevede: “Temo che i conservatori, se conquistano la maggioranza dei seggi, inaspriranno le leggi contrarie ai diritti delle donne”.

Come avvocato, ha difeso numerosi dissidenti, anche come legale di parte civile. Di recente ha accettato di occuparsi del caso di Zahra Kazemi, la fotografa iraniana-canadese morta per un colpo alla testa subito dopo l’arresto a Teheran nell’estate 2003. Ma, nel paese degli ayatollah, i processi beffa sono all’ordine del giorno, spesso si svolgono a porte chiuse e senza difensore. E agli avvocati può capitare di pagare il loro coraggio con il carcere, come è accaduto a Shirin Ebadi, che ha trascorso diverse settimane dietro le sbarre per aver raccolto la confessione di uno squadrista islamico pentito che ha denunciato un complotto per rovesciare Khatami.

Secondo la giurista, è una beffa anche la recente sospensione della pena di morte per lapidazione, prevista per le persone accusate di adulterio. “Non basta la sospensione. La legge va cancellata dal codice penale”, dice.

La condanna alla lapidazione colpisce soprattutto le donne, che già sono fortemente penalizzate dal codice civile: possono subire ripudio e poligamia, ricevono la metà dell’eredità dei maschi, la loro testimonianza in tribunale vale la metà di quella di un uomo e, in caso di divorzio, si vedono sottrarre la custodia dei figli. “La vita di una donna in Iran vale quanto un occhio strabico di un uomo”, ebbe a dire Shirin Ebadi qualche anno fa.

I conservatori –o conservatori pragmatici, come amano definirsi- che hanno conquistato la maggioranza in parlamento, hanno messo in campo diverse donne per la nuova legislatura. Ma chi, nei palazzi del potere e nella società civile, oserà ora sostenere le battaglie del premio Nobel, come ha fatto di recente il rettore dell’Università femminile di Al Zhara, Zhara Rahnavand, che ha attaccato le autorità per la loro mancata reazione contro un manipolo di miliziani islamici che ha impedito alla giurista di tenere un discorso davanti alle studentesse?

Auguri, Shirin!

L’incontro con Shirin Ebadi è stato organizzato dalla Casa internazionale delle donne, l’assessora alle pari opportunità del Comune di Roma, Mariella Gramaglia, e dalla professoressa Francesca Brezzi dell’Università Roma Tre.


23 febbraio
Incontro alla Casa con le giornaliste
di Patrizia Regazzoni, foto di Franca Zacchei

Costanza Fanelli (a destra) presidente della Casa Internazionale delle Donne



Maria Paola Fiorensoli (a destra)
direttora di Archivia insieme a
Marina Pivetta giornalista RadioRai.


Al tavolo in attesa della cena.
La Presidente della Comissione Pari Opportunità Maria Grazia Passuello
(a sinistra) con la giornalista di Rai tre, e Irene Giacobbe Presidente di Assolei.


Emanuela Moroli, vicepresidente
della Casa Internazionale delle Donne.


L'antipasto al Ristorante
Luna e L'altra.
Al centro la mitica cameriera Titti.


Al centro di profilo Laura Storti del direttivo del Consorzio della Casa


La redazione del sito della Casa Internazionale "quasi" al completo
da sinistra: Alessandra de Nardis, Giulia Catemario, Giovanna Olivieri, Patrizia Regazzoni e Loredana Monaco.

La cena con le giornaliste è stata molto carina. Eravamo tante ad accoglierle e tante sono arrivate, un pò di tutte le testate, e abbiamo dato il benvenuto con una brochure che "Signum" una società di grafiche bravissime, aveva creato apposta per loro e un delizioso aperitivo etnico sotto il portico nel giardino della magnolia preparato da "Bio e te" , un'associazione di donne della Casa che ha uno spazio di degustazione con un laboratorio di cibi salati e dolci e annesso un punto vendita di alimenti biologici.

Poi le abbiamo portate a visitare "Archivia", il cuore e la memoria della Casa con la biblioteca e il Centro di Documentazione delle donne, ricco di manoscritti, tesi, fotografie, manifesti; poi la libreria Zora Neale Hurston, che è anche una piccola galleria d'arte e una vetrina per oggetti artigianali prodotti dalle donne, oltre che una agenzia di promozione politica, culturale e artistica; il centro congressi Carla Lonzi, che nelle diverse sale, negli spazi espositivi e nel chiostro seicentesco ospita eventi culturali centrati su tematiche femminili.

Per ultimo le abbiamo portate a visitare la foresteria "Orsa Maggiore" situata al secondo piano e composta da undici stanze ampie e luminose, dalla singola a quella a più letti, che si affacciano sul Gianicolo.

Naturalmente per passare da un posto all'altro si facevano i lunghi corridoi in cui sono situate le sedi delle oltre 40 associazioni che fanno parte della Casa e che offrono spazi di elaborazione politica e culturale, servizi di consulenza e assistenza, servizi per la salute e il benessere, corsi di formazione e laboratori artigianali.

Poi siamo andate tutte a cena nel ristorante della Casa "Luna e l'altra" dove cibi buonissimi e dolci anche più buoni hanno avuto la meglio su ogni eventuale proposito di dieta.

Da ripetere.


6 marzo
Seminario nazionale sui femminismi di ieri e di oggi, teorie e pratiche a confronto
di Maria Grazia Ruggerini, foto di M. Giulia Catemario


















 

Siamo abituate a dire che la quantità non è sinonimo di qualità, ma dobbiamo ammettere che quasi 200 donne di tutte le generazioni stipate nella sala della Casa internazionale delle donne di Roma il 6 e 7 marzo, per partecipare al Seminario sui femminismi di ieri e di oggi, teorie e pratiche a confronto, esprimono perlomeno il permanere di un bisogno. Di ripensare il femminismo, di perpetuarlo, di reinventarlo, di andare oltre…. Forse tutto questo assieme e pure qualcosa di più. Forse una pluralità di bisogni che però al fondo hanno o vogliono avere qualcosa in comune. I precedenti incontri – a Roma nel 2002, poi a Milano e a Verona – più che concludere un discorso avevano evidentemente stimolato nuove domande.

Anna Maria Crispino, in apertura, ha richiamato il mondo nel quale oggi viviamo. Si è chiesta e ha chiesto che pensano le donne che si definiscono femministe in un quadro di crisi della politica, della rappresentanza, sotto molti aspetti della stessa democrazia, nel nostro paese e a livello mondiale. Ha posto l’accento sui conflitti che oggi attraversano in modo particolarmente violento il mondo, radicalizzando quella dinamica amico nemico peraltro mai scomparsa. Il rischio che le differenze divengano elemento di scontro e non di confronto è più che reale, attraversa la vita quotidiana di individui e collettività. Ma anche noi non ne siamo estranee. Troppo spesso, credo, anche nell’universo delle donne la delegittimazione e il disconoscimento prendono il posto del confronto fra le differenze. Non so se ci fosse anche questo sotteso alle parole di Lea Meandri quando, ricordando la diversificazione dei femminismi, parlava di ricchezza ma al tempo stesso di dispersione e frustrazione per la mancanza di convergenze collettive, per il profilarsi di una babele che, in quanto tale, non può scambiare né comunicare. Fondamentale sarà invece cercare di coniugare la “libertà femminile” con il nuovo assetto in cui ci troviamo a vivere, e con il mutare delle nostre vite singole. Fare i conti con la malattia, la morte, l’invecchiamento, i corpi che cambiano. Discutere assieme, a partire dalla propria singola esperienza per andare oltre. Oggi più che mai il rischio di essere autoreferenziali creerebbe un non senso. Il problema allora è ancora una volta, ma in contesti mutati, come trovare la capacità di modificare se stesse e il mondo. Come creare una costante dialettica con l’altra (e con l’altro) da noi. La presenza, consistente, di donne di varie generazioni, di gruppi di giovani che imponevano un confronto ravvicinato è una strada per passare dall’io ad un nuovo noi, per uscire da uno spaesamento, che se è di molte è ancor più di una generazione che, in certi momenti, si era illusa di avere già realizzato una svolta epocale.

E’ merito – credo - delle generazioni più giovani se il tema del lavoro ha trovato un peso inimmaginabile nel femminismo delle origini; tema che era stato non taciuto, come sostiene Adriana Nannicini, quanto piuttosto lasciato ai margini, perché troppo da vicino evocava i percorsi emancipatori delle generazioni del dopoguerra. Ora ha finalmente legittimità, è possibile leggere il lavoro come parte integrante della vita delle donne. Un passaggio ulteriore potrebbe essere quello di fare in maniera più approfondita i conti con una storia del passato. A partire dal significato del lavoro oggi e della pratica politica che esso richiama – nella sua complessità e in un confronto intergenerazionale, che comprenda il precariato e la “stabilità” professionale – potrebbe trovare nuovi significati il rapporto con l’esperienza e le lotte di tante donne che fino alla stagione del femminismo degli anni ’70 avevano fatto delle rivendicazioni per e nel lavoro il loro punto di forza. Anche per loro, sia pure in maniera profondamente differente, era stata quella una pratica conoscitiva e trasformativa.

Troppo scarsa forse la partecipazione a questo incontro di donne “straniere” per costruire, a partire da un lavoro quotidiano assieme “qui” e “là”, quel femminismo transnazionale - di cui hanno parlato Paola Melchiori e Bianca Pomeranzi introducendo uno dei gruppi di lavoro - alla ricerca di quella trasgressività per alcune perduta per altre non ancora trovata, che permetta di demolire un patriarcato da più parti delegittimato ma non certo morto. Se è vero che non dobbiamo essere noi a parlare di loro e dei loro corpi violati, a proporre un “aiuto” alle donne che vivono in luoghi difficili, è indispensabile la loro presenza “fisica” per costruire un discorso e una pratica politica comuni a partire dalla esperienza di forza e di debolezza, di vittoria e di sconfitta che , in forme diverse, sperimentiamo nel “nord” come nel “sud” del mondo.

Essere dentro ma non essere a rimorchio dei nuovi movimenti vuol forse dire rafforzare la pratica della differenza, inventare un modo per cambiare il mondo a partire dalle nostre soggettività, un’opportunità – si può auspicare - anche per un maschile indebolito, come affermava Manuela Fraire, fino alla catastrofe.

Se è vero che oggi un cammino progressivo si è irrimediabilmente interrotto, anche per questo la memoria conservata negli archivi diviene più che mai preziosa e indispensabile al fine di trovare, come affermava Ines Valanzuolo, una “bussola per nomadi”. La lettura del presente sarà fatta in parte tramite un esercizio di memoria – come titolava il gruppo aperto da Marina Zancan – in parte tramite l‘esserci nel mondo “grande”, “non subalterne e non solo contingenti, con altri soggetti resistenti” per inventare pratiche politiche capaci di cambiare le regole del gioco e i modelli della vita quotidiana.

Associazioni:
AFFI (Roma)
Archivia (Roma)
Archivi Riuniti delle Donne (Milano)
Associazione Crinali (Milano)
Associazione per una Libera Università delle Donne (Milano)
Associazione Zora Neale Hurston (Roma)
Consorzio Casa Internazionale delle Donne (Roma)
Fondazione Elvira Badaracco (Milano)
Gruppo Sconvegno (Milano)
Il Paese delle Donne (Roma)
Leggendaria (Roma)
Scuola di Studi Femministi (Roma)
UDI-Unione Donne in Italia (Roma, sede nazionale)
WWIFUN (Treviso)

Relatrici:
Anna Maria Crispino, Manuela Fraire, Lea Melandri, Paola Melchiori, Adriana Nannicini , Pina Nuzzo, Bianca Maria Pomeranzi, Ines Valanzuolo, Marina Zanca


8 marzo
Otto Marzo alla Casa Internazionale delle Donne

Eventi, convegni, incontri...

Mostre, spettacoli, cinema...

Ore 11:00-12:30
e 17:00-19:00

Dalla Natura per le donne Degustazione di mieli, formaggi e vini, proiezione di diapositive naturalistiche

Organizza BIO E TE

Ore 17:00-18:30
Da Bombay a Baghdad
Donne, guerra e futuro.
Dopo Bombay

Intervengono:
Marina Forti
giornalista del Manifesto
Sandra Mecozzi
dirigente Fiom-CGIL
Patrizia Sentinelli
Presidente della Commissione delle Elette.

a cura del Centro di cultura contemporanea Generi e Generazioni

Ore 18:30-20:00
Afghanistan e Irak
Le guerre che volevano liberare le donne

Intervengono:
Giuliana Sgrena
giornalista del Manifesto
Chiara Valentini
giornalista dell’Espresso

Coordina Bianca Pomeranzi

a cura del Centro di cultura contemporanea Generi e Generazioni

 


 


Ore 17:00-20:00
Antefatto, selezione di video per un archivio storico delle artiste
Il centro per la documentazione e ricerca sulle Artiste Contemporanee presenta una selezione di video che hanno segnato la storia dell’arte del XX secolo: espressioni autonome e documentazioni di performance, testimonianze della presenza dirompente delle donne sulla scena artistica internazionale.

a cura di
Centro per la ricerca e documentazione sulle Artiste Contemporanee



Ore 20:30

Proiezione del film OSAMA di S.Barmak e incontro con Chicca Conti Olivetti,
Presidente del Comitato
"Le studentesse di Faizabad-sapere è libertà"

SERATA STRAORDINARIA della donna lesbica

dalle ore 20:30 al Centro Femminista Separatista in Via S. Francesco di Sales 1/b.

Programma:
ore 20:30
Cena di autofinanziamento del Centro Femminista Separatista

ore 22:00
Spettacolo teatrale
per la prima volta a Roma!:
La Batongheide



vai alla scheda

Spettacolo teatrale di Elena Rossi
con Angela Soldani.
Poema epico in rime baciate sui dilemmi della coppia lesbica narrati dall’ardita cavaliera Batonga

a cura:
CLR Collettivo lesbiche romane
e CLI Collegamento lesbiche italiane

Ingresso 10 euro
L'evento è aperto a SOLE DONNE.





18 settembre
La notte di Pandora - 1000 e una notte per non prendersi sul serio
di Caterina Casini


Orchestra la Viola

La Notte Bianca alla Casa Internazionale delle Donne,
voluta fortemente dalla Direzione della Casa, organizzata dall'ufficio stampa, ci ha sorprese e divertite.

Ero stata convocata da Loredana Monaco per partecipare, e ho proposto di costruire la serata con le attrici già contattate e portando alcune mie allieve dei corsi sul comico che ho tenuto a Roma (Università Roma 3 DAMS, Fontanonestate) .

Con l’aiuto di Crescenza Guarnieri, bravissima, abbiamo sistemato la scaletta e deciso che noi due eravamo le presentatrici, o meglio le veline, come diceva Crescenza. Ci siamo divertite a improvvisare il nostro ruolo giocando tra noi e tenendo il filo che collegava tutti i pezzi comici delle attrici.

 


Crescenza Guarnieri e
Caterina Casini

Conosco il gioco dell’autoironia femminile, fa parte del mio lavoro da anni, e vedere nuove forze che producono testi, si divertono a prendersi in giro, ma anche avvertono la necessità di un’universalità del racconto mi ha emozionata: la lunga esperienza dell’autocoscienza compie una capriola, quella capriola che permette a un fatto intimo di farsi narrabile, comunicabile, che con gioia separa il fatto quotidiano dall’espressione artistica, e lo rende giustamente “effimero”, visibile solo nell’attimo in cui esiste, trasformato dalla sintesi e consacrato alla rappresentazione.

Vedo questo processo nei personaggi di Franca Valeri, nella ricerca dell’immaginario delle parole che costantemente realizza Piera Degli Esposti, e prima ancora l’ho visto nel valore delle pause di Marisa Fabbri, nelle indicazioni di Aldo Trionfo, nelle mani di Mario Schifano, nell’attimo di concentrazione prima di gridare “azione!” di Marco Ferreri, artisti grandissimi con cui ho potuto condividere alcuni momenti e che considero mie Maestre e Maestri.


Lia Sodaro, Paola D'Agnese,
Giorgia Massetti, Francesca Venturi,
Camilla Zapponi

Che questo concetto fosse assodato nelle giovani attrici presenti la sera del 18 settembre è secondo me un fatto culturalmente importantissimo.
Speriamo che presto la Casa Internazionale delle Donne abbia un Teatro.

15 ottobre
RENDERE VISIBILE L'INVISIBILE - Incontro con Aishah Shahidah Simmon

Venerdì 15 ottobre alle ore 18 alla CID abbiamo incontrato Aishah Shahidah Simmons, e proiettato il suo documentario dal titolo NO! RENDERE VISIBILE L’INVISIBILE.

Ma chi è Aishah? una femminista, attivista, lesbica afro-americana, fondatrice dell' AfroLez® Productions, compagnia artistica cinematografica multimediale indipendente, nata con lo scopo di documentare attraverso la telecamera l'impatto che il razzismo, il sessismo e l'eterosessismo hanno sulle vite delle ragazze e delle donne di colore. Attualmente risiede a Philadelphia, nello stato della Pennsylvania - Stati Uniti dove lavora come giornalista freelance e regista. Porta avanti una vastissima attività di lotta per i diritti della comunità di colore. Ricordiamo, fra l’altro, che nel 1994, sotto gli auspici della Commissione Elettorale Indipendente, Aishah Saidhah Simmons si è trovata nella Repubblica del Sud Africa per cinque settimane come membro di una delegazione internazionale sponsorizzata dalla American Friends Service Committee (AFSC), ad esaminare la prima elezione non-razziale e dove ha potuto incontrare i membri delle varie organizzazioni: politiche, religiose, femministe e lgbt e i membri del political parties che hanno attivamente boicottato le elezioni. Da questo attivismo sono nate anche le produzioni e co-produzioni di programmi radio e televisivi, documentari e letture che sono stati presentati in molteplici luoghi del mondo, compresi prigioni, colleges, universita', e così via. Aishah Saidhah Simmons ha inoltre pubblicato un considerevole numero di saggi, articoli, ecc e ha ottenuto alcuni dei riconoscimenti più importanti in campo artistico, politico mondiale, tra i quali il premio Award come regista dei corti Silence...Broken e proprio di NO!. Co-produttrice e coordinatrice del documentario NO! è stata. Tamara L. Xavier, femminista, attivista, ballerina e coreografa haitiana-americana che vive e lavora a Philadelphia e che per oltre un decennio, si è occupata di violenza contro le donne attraverso gli Stati Uniti, Austria e Haiti.

Ma cos’è esattamente NO!? Si tratta della presentazione di un documentario di 74 minuti sullo stupro interraziale nella comunità nera, in cui la testimonianza delle donne nere che hanno subito violenza - e che la raccontano con semplicità ed atroce evidenza - si accompagna al ricordo di eclatanti fatti di cronaca, alla lettura di poesie, alle parole di coloro che operano per combattere ed eliminare la cultura dello stupro.
NO! è uno spazio sacro che le donne di colore hanno creato all'interno della propria comunità, oltraggiate dal numero sempre più alto di stupri ed omicidi perpetuati per mano di uomini di colore nei confronti di donne nere. NO! aiuta gli spettatori a guardare alle vite delle donne di colore attraverso una lente d'ingrandimento e a capire che non esiste una libertà parziale. NO! attraverso vignette narrative, testimonianze, interviste, immagini d'archivio, musica, danza, poesia, mostra le orribili manifestazioni dell’oppressione razziale, di genere e sessuale.

Vari gli appuntamenti di Aishah con le diverse realtà romane: dal 13 al 16 ha incontrato le studentesse all’Università la Sapienza presso la Facoltà di Lettere, le operatrici di Differenza Donna, le romane, lesbiche e femministe alla CID e al centro sociale di Spinaceto “Luna e le Altre”. Tanti i gruppi che hanno collaborato alla riuscita di questi straordinari appuntamenti, ed è importante ricordarli tutti: Luna e le Altre-Gruppo lavoro contro il razzismo, Centro Femminista Separatista, Casa Internazionale delle Donne, Zora Neale Hurston, Donne in Genere, Centro Donna Lisa, La Mela di Eva, Queering, Coordinamento Lesbiche Romane.

Alla Casa Internazionale delle Donne dopo la proiezione è seguito un intenso dibattito in cui si sono alternate riflessioni e domande, segno del profondo coinvolgimento che il tema della violazione del corpo rappresenta per tutte le donne: il valore del processo di “guarigione” dalle ferite dello stupro; la rottura del silenzio sulla pratica di violazione del corpo delle donne ad opera degli uomini; il coinvolgimento “educativo” degli uomini in questo processo; il privilegiare spazi separati di confronto tra donne; la questione dell’omofobia introiettata che non risparmia neanche le femministe; la dipendenza dalla cultura patriarcale che porta spesso le donne a schierarsi con gli uomini (madri e mogli che proteggono gli stupratori); il problema della formazione e del cambiamento culturale: non far passare lo stupro come normale rapporto tra i sessi; la competenza: sono le donne stuprate, purtroppo, le “esperte” sull’argomento.

Nel documentario Aishah dice: “Noi donne nere non solo viviamo la stessa dura realtà del razzismo [che vivono gli uomini neri], viviamo inoltre l’orrenda realtà del sessismo, della misoginia e del patriarcato ogni giorno delle nostre vite» e precisa che tante differenze convivono insieme: l’essere donna, nera, lesbica, lungo la linea dell’oppressione razziale, di genere, di classe e di orientamento sessuale. Questa differenza – che è soprattutto una differenza di percezione del sé, del proprio corpo, della propria fisiologia e della propria identità - si manifesta e si paga, innanzi tutto, attraverso l’uso e la decodificazione sessuata della lingua: il no, il non lo so, l’aspetta, il forse diventano per i maschi automaticamente equivalenti linguistici del sì, eliminando ogni possibile diritto al ripensamento.

L’atroce conseguenza di questo fatto è l’esperienza di violenza, di umiliazione, di sofferenza e di devastazione che vivono le donne con lo stupro e le molestie sessuali. Di fronte a questa atrocità le donne ridotte a puro strumento sessuale dall’uomo non hanno altra difesa che staccarsi dal proprio corpo durante la violenza e poi rinchiuderla nel silenzio, e circondarla di sensi di colpa, facendo propria quell’idea di responsabilità che vuole la donna, secondo gli stereotipi più diffusi, causa della violenza stessa, perché provocatrice. Un’altra violenza si perpetua dunque sulla donna, di natura diversa, ma collegata a tutto quanto detto sino ad ora, fatta di aggressione verbale, linguistica, culturale, ecc. Noi non abbiamo potuto fare a meno di pensare alle notizie e alle immagini terribili che hanno narrato gli stupri etnici perpetuati durante le tante guerre che devastano il mondo e che descrivono ancora una volta la donna come merce, mezzo per piegare o far pagare gli uomini o, addirittura, un intero popolo.

La serata si è conclusa con una cena sociale offerta dal Centro Femminista Separatista.
Il Coordinamento Lesbiche Romane ringrazia Aishah e tutte le donne intervenute.

Roma 17/10/2004

 

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