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Inauguriamo oggi, con il
numero zero, la prova in rete della newsletter della Casa Internazionale
delle Donne.
A partire da settembre 2003, il nostro avviso alle naviganti verra' inviato ogni quindici giorni con commenti e approfondimenti della redazione su alcune iniziative ed eventi che ci vedono protagoniste. Continuerete a ricevere gli avvisi di prova nei mesi di giugno e luglio. Buona lettura! In questo numero parliamo di: http://www.casainternazionaledelledonne.org/index_eventi.htm Alzare il cielo (Carla Lonzi
1931-1982)
A cura di Giovanna Olivieri Nel 1970 Carla Lonzi ha trentanove anni ed è unfaffermata critica dfarte – ha pubblicato lfanno prima Autoritratto, montaggio di dialoghi con artisti italiani – quando lascia la professione per dedicarsi al femminismo: una scelta di contestazione della cultura maschile e di rifiuto allfintegrazione. Il Manifesto di Rivolta Femminile, elaborato con le donne del gruppo da lei fondato, e pubblicato nel luglio1970, chiude con la frase gComunichiamo solo con donneh proponendo un pensiero e una pratica inusitata che destano scalpore ed ostilità. Nella stessa estate Lonzi pubblica - con la Casa Editrice Scritti di Rivolta Femminile - Sputiamo su Hegel una critica allfimpostazione patriarcale della politica e della rivoluzione propugnata dalla sinistra e, nel 1971, La donna clitoridea e la donna vaginale testo che pone una domanda radicale sulla sessualità femminile. Seguono altri scritti teorici, pubblicati in Ef già politica e La presenza dellfuomo nel femminismo, a scandire le tappe della sua riflessione politica e poi Taci, anzi parla. Diario di una femminista (1978), che rivela il lavoro infaticabile di Lonzi sui rapporti e sulla comunicazione, nel quale la sua splendida intelligenza e il suo bisogno di autenticità emergono prepotenti. A rivisitare il pensiero e la vita di Carla Lonzi saranno con noi Maria Luisa Boccia autrice di Lfio in rivolta. Vissuto e pensiero di Carla Lonzi edito da La Tartaruga nel 1990, Loredana Rotondo autrice del documentario Alzare il cielo (Carla Lonzi 1931-1982) e la regista Gianna Mazzini. Abbiamo fatto alcune domande alla regista Gianna Mazzini. Come è nata lfidea di un documentario su Carla Lonzi a ventfanni dalla morte? ALZARE IL CIELO fa parte di una serie intitolata VUOTI DI MEMORIA, andata in onda la scorsa primavera su raiuno. La serie si è occupata di raccontare le esistenze di donne e uomini che la cultura del nostro paese ha più o meno volutamente ignorato: Danilo Dolci, Giulio Maccacaro, Giuseppe De Santis, Bruno Munari, Amelia Rosselli, Goliarda Sapienza solo per dirne alcuni. Il progetto su Carla Lonzi, fortemente voluto da Loredana Rotondo - capoprogetto di RaiEducational nonché autrice della serie - è quello che ha incontrato maggiori resistenze ad essere approvato da chi, insieme a lei, decideva la rosa dei nomi. E questo perché Carla Lonzi risultava pressoché sconosciuta. Ma, una volta realizzato, è stato quello che ha avuto il maggior numero di repliche. Da quel giorno si sono moltiplicate le occasioni per ricordare Carla: a Napoli, Firenze, Milano, a Verona, a Siena. E - ci dicono le Librerie delle Donne - le vendite dei suoi libri hanno ripreso linfa. Come avete realizzato il documentario? Il film è fatto di mezzfora (distillata da ventidue ore) di testimonianze, foto, filmati, voce diretta di Carla e una sonorità musicale molto presente (Tori Amos). Compaiono a raccontare di lei Maria Luisa Boccia, Marta Lonzi, Manuela Fraire, Marisa Volpi, il figlio Battista Lena con la moglie Francesca Archibugi, Luisa Muraro, Carla Accardi, le donne di Rivolta Femminile e in particolare Renate Gessner, Jacqueline Vodoz e Angela Mione. Quello che mi preme che tu sappia però è che i VUOTI e in primis quello su Carla Lonzi, fanno parte di un progetto nato ormai nel 1998 (notizie sul sito lacittàdelledonne e sul numero in uscita di Via Dogana) per volere di Loredana Rotondo. Li c'è l'origine, il senso e le scelte stilistiche e narrative che troverai anche nel lavoro su Carla. Come avete affrontato il racconto biografico e la sua rappresentazione in immagini? Te ne do qualche cenno: un punto fermo è stato per noi, ad esempio, non usare mai la voce fuori campo, la voce "over" che imbalsama e oggettiva quel che si narra. Far diventare "oggetti" la vita di una donna o di un uomo non dice come e quanto quella vita ha potuto modificare la realtà solo incontrando la vita di altre e altri. Ecco perchè abbiamo deciso di far raccontare Carla da chi la conosceva e ne è rimasto segnato. Emozione, ricordo, presenza viva a distanza di anni, presenza che scava ancora. Un altro punto fermo è stato l'uso delle immagini. Da anni lavoro usando due diversi tipi di ripresa. Uno limpido, orientante, che racconta; l'altro sbavato, mosso. Che sposta. Sono immagini non descrittive che parlano con la musica, aggiungono, tolgono, sottolineano lasciando che il parlare di altre sia anche il parlare di sé. Di come lo sguardo cresce e cambia mentre si va e si impara. La ricostruzione di memoria accade soprattutto qui, incrociando persone che sono sapere e memoria del contatto con quella vita. Là rivive qualcosa. Le intervistate e gli intervistati non guardano mai in macchina, parlano a qualcuno che non si vede ma c'è, la cui assenza visiva fa sentire forte la presenza di una mediazione. La nostra. Sono questi alcuni dei modi attraverso i quali abbiamo costruito un racconto che non vuole confinare, incasellare, né stringere. Volevamo svegliare pensieri, far nascere domande e sbilanciare e sbilanciarci. Esserci, un progetto Equal A cura di Maria Giulia Catemario Solo il 15% dei funzionari di partito, solo il 10% dei ministri e sottosegretari, poco più del 10% dei componenti delle giunte e dei consigli regionali, lf11,5% dei parlamentari e lf8% dei senatori sono donne. Certo è pur vero che nellfeconomia le donne che ricoprono incarichi di dirigenza sono ancora meno, il 4% nel settore bancario e industriale, ma anche la percentuale più alta è ben al di sotto del 35% indicato come soglia minima di un corretto equilibrio tra i sessi. Per non parlare del confronto con gli altri 15 paesi europei: 4 paesi hanno tra il 35% e il 48% di donne parlamentari, atri 4 hanno più del 20% di donne, 5 paesi hanno oltre il 12% di parlamentari donne e in solo due (Italia e Grecia) la percentuale della rappresentanza femminile è inferiore al 12%. Questo è il quadro che emerge dalla lettura dellfOsservatorio sulla presenza femminile nei centri decisionali della politica e dellfeconomia, parte centrale del progetto gEssercih (http://www.arcidonna.it/equalDefDW/esserci.html) che Arcidonna sta conducendo nellfambito dellfiniziativa Equal. La novità dellfOsservatorio è quella che per la prima volta si è indagato sulla presenza femminile negli organismi dirigenti di partiti, sindacati e associazioni di categoria. Si scopre così che le norme di riequilibrio funzionano. Nei partiti dove vige per statuto la clausola che fissa una soglia minima di rappresentanza femminile la rappresentanza femminile è abbastanza alta: da oltre il 40% dei Comunisti Italiani al 12,3% della Margherita. In tutti gli altri partiti la presenza delle donne negli organi di rappresentanza ha un massimo nellfUdeur con il 9% mentre tocca il minimo nella Lega Nord dove non sono presenti donne. Non cambia di molto il quadro degli organismi direttivi di alcuni dei più importanti sindacati nazionali dove la rappresentanza femminile raggiunge in media il 10%. Fa eccezione la Cigl, con una percentuale del 37%, unica a disporre di una norma che tutela le donne e garantisce la parità di presenza femminile e maschile nella Segreteria generale. Rigorosamente sotto lf8% la presenza di donne negli organi direttivi di alcune associazioni di categoria. Si va da un minimo della Confcommercio con il 3%, allf8% della Confapi, con due eccezioni: Cna con un 12% e Confindustria con ben un 16%!. Lfosservatorio è solo il punto di partenza del progetto che si snoda su altri due filoni: una campagna di comunicazione e unfazione di sensibilizzazione in oltre 250 scuole superiori italiane scuole per sollecitare docenti, studentesse e studenti alla riflessione del rapporto tra i generi e il mondo della politica e dellfeconomia. I primi incontri nelle scuole romane mettono in luce la persistenza di luoghi comuni e la mancanza di conoscenza del significato della differenza di genere. Questo mostra come la scuola non si interroghi sul genere e riconferma lfutilità di un lavoro come questo volto a sensibilizzare la scuola tutta sullfimportanza e la ricchezza che una lettura di genere comporta. Per informazioni su queste e altre iniziative
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