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Casa Internazionale delle Donne Via della Lungara 19
Roma Avviso alle naviganti News di informazione in redazione:
M.Giulia Catemario, Giovanna Olivieri, Stefania Vulterini, n° 01 – 4 luglio 2003 Continuiamo con il numero 01 la prova in rete della newsletter della Casa
Internazionale delle Donne. A partire
da settembre 2003, il nostro avviso alle naviganti, rinnovato nella
grafica, verrà inviato ogni quindici giorni con commenti e approfondimenti
della redazione su alcune iniziative ed eventi che ci vedono protagoniste. Buona lettura! In questo numero parliamo di: Il programma di luglio alla Casa Internazionale delle Donne: primi appuntamenti Tutto quello che succede durante questa estate così calda Nasce Archivia Il 2 luglio 2003 undici associazioni hanno costituito Archivia,
biblioteca, centro di documentazione e archivi, memoria storica
del femminismo e cuore della Casa Internazionale delle Donne Le 48 associazioni dell’AFFI ricontrattano il patto fra donne Dal primo luglio 2003 l’AFFI (Associazione
Federativa Femminista Internazionale) si rinnova nello statuto,
nelle cariche e nelle attività. Intervista a Edda Billi presidente
storica dell’AFFI. L’etologa Jane Goodal in visita alla Casa Internazionale delle
Donne Il 25 giugno, l’Assessore alla
Semplificazione e Pari Opportunità del Comune di Roma Mariella Gramaglia e la Casa Internazionale delle Donne hanno
promosso l’incontro con Jane Goodall, una delle più importanti figure
scientifiche nel campo dell’etologia e delle attività in difesa
dell’ambiente Per informazioni su queste e altre iniziative consulta
la rubrica eventi (http://www.casainternazionaledelledonne.org/index_eventi.htm) Per ricevere periodicamente gli “Avvisi alle naviganti” registrati sul
sito della Casa Internazionale delle Donne (http://www.casainternazionaledelledonne.org/ ) Per commenti e suggerimenti scrivere a: redazione.cidd@tiscali.it Per approfondire Il programma di luglio alla casa A cura
di Maria Giulia Catemario
Nasce Archivia A cura
di Giovanna Olivieri Dieci soggetti diversi che hanno raccolto e conservato le
produzioni della teoria e della pratica del movimento delle donne
- testimonianze di una storia in gran parte ancora da narrare -
hanno fondato il 3 luglio l’Associazione Archivia. Archivi, Biblioteche e Centri di
Documentazione, L’intento, sostenuto per anni da alcune irriducibili della
sinergia e dell’implementazione, di far affluire tutti i Fondi -
ciascuno con la sua specifica connotazione - in un luogo unico,
memoria e cuore della Casa Internazionale delle Donne, ha coinvolto
via via gruppi, associazioni e singole in un percorso di relazioni
e confronto sfociato nella costituzione di Archivia. A Maria Paola Fiorensoli
curatrice dell’archivio dell’AFFI (Associazione Federativa
Femminista Internazionale) e del Paese delle Donne, da sempre in
prima fila nell’impegno per la realizzazione di Archivia e neodirettora
della Biblioteca abbiamo chiesto di saperne di più. Come
e perché nasce un progetto di questo tipo ? Archivia nasce dal desiderio di offrire alle
attuali e prossime generazioni un luogo dove i materiali prodotti
dalle politiche delle donne a livello nazionale e internazionale,
con particolare attenzione al femminismo romano degli anni Settanta,
possano essere recuperati al sapere collettivo, restaurati e mantenuti
al meglio possibile, continuamente arricchiti dai nuovi contributi
prodotti dalle politiche di genere. Archivia è perciò molte cose insieme e infatti
si chiama "Archivi, biblioteche e centri di documentazione
delle donne". Un plurale che nasce dalla realtà dei dieci
gruppi costituenti l'associazione di scopo Archivia che dispongono
di un materiale prezioso e vario, già componente proprie biblioteche
e archivi e centri di documentazione, che trovano e sempre più troveranno
una collocazione unitaria nei locali di Archivia mantenendo intatte
articolazioni e specificità. Chi
ha partecipato alla sua fondazione?
Costituiscono Archivia dieci soggetti associativi
o privati: 1) Archivi Lesbici Italiani, 2) Centro di documentazione
internazionale “Alma Sabatini”, 3) Centro di documentazione e Studi
sul femminismo presso il Centro femminista separatista, 4) Cooperativa
Libera Stampa, 5) Differenza Donna,
6) Il Paese delle donne, 7) (ex ass.) "Simonetta Tosi" (Fondo di proprietà di Silvia Tozzi), 8) Udi
circolo romano “La Goccia” e Unione Donne Italiane (Provincia di
Roma), 9) Udi nazionale - Scienza della vita quotidiana, 10) Studio
fotografico Franca Zacchei. E’ possibile aderire ad Archivia anche
successivamente alla sua costituzione e speriamo di avere altro
spazio con i nuovi lavori di restauro per poter accogliere altri
soggetti. Cosa
si può trovare in Archivia e dove?
Con generosità associazioni e singole hanno
donato a questo progetto i propri materiali (libri, riviste, documenti,
fotografie, video, striscioni, manifesti, volantini, oggettistica
e altro) e molti di questi "Fondi" hanno già ottenuto
il riconoscimento di "patrimonio storico" da parte della
Soprintendenza Archivistica del Lazio, mentre altri sono in via
di ottenerla. Archivia sta nella Casa Internazionale delle
donne nel complesso dell’ex Buon Pastore e nessun'altra potrebbe
essere sede se non quel luogo, risultato di un forte percorso iscritto
nell’autorappresentazione e nell’autorevolezza del soggetto femminile,
perseguito e ottenuto, insieme, dall'associazionismo femminista
e femminile cittadino e dalle donne delle istituzioni, in particolar
modo dalla Commissione delle Elette del Comune di Roma. Quali
obiettivi si prefigge?
Archivia, nell'intenzione di dotare le attuali
e le future generazioni di strumenti specifici di lettura della
storia e del presente, indispensabili per creare coscienza di sé
e identità di genere, intende valorizzare i propri materiali attraverso
un'attenta politica di ricerca e di catalogazione rispettosa della
molteplicità della soggettività femminile e dei suoi percorsi; prevede
quindi un continuo aggiornamento del materiale dei vari Fondi e
dei propri; una vasta serie d'iniziative collegate alla fruizione
del materiale stesso e alla sua valorizzazione e divulgazione; corsi
di formazione alla lettura e alla gestione del materiale; collaborazioni
con le Università, le scuole di ogni ordine e grado pubbliche e
private, gli enti pubblici e privati, le associazioni e altri. Nella
mappa di Biblioteche e Centri di documentazione esistenti dove pensate
di situarvi?
Archivia individua negli altri Centri nazionali
e internazionali delle donne i soggetti primari di scambio e collaborazione
in una rete di divulgazione e comunicazione che valorizzi la storia
e la cultura delle donne e le sue istituzioni, quindi intende dotarsi
di tutti quegli strumenti, anche informatici, che le permettano
di entrare nelle Reti e di partecipare a iniziative rivolte allo
scopo. Siete
già funzionanti?
Ad oggi, Archivia apre al pubblico nei giorni
di martedì (h. 10 -18) e giovedì (h. 16,30 - 21) ritenendo ineludibile,
pur in fase di allestimento, avere uno scambio col territorio e
offrire un ulteriore punto di riferimento per chi sia interessata/o
a ricerche di genere e consultazioni librarie e documentali. Per accedervi Casa internazionale delle Donne
-Via della Penitenza 37, 00165 Roma
Le 48 associazioni dell’Affi ricontrattano il patto fra donne A cura
di Giovanna Olivieri
A Edda Billi,
Presidente di AFFI fin dalla sua fondazione, protagonista e testimone
di quasi tutti gli avvenimenti della Casa Internazionale delle Donne
dopo l’assemblea AFFI del 30 giugno abbiamo chiesto alcune valutazioni. AFFI (Associazione
Federativa Femminista Internazionale) è costituita da più di quaranta
Associazioni impegnate nei settori più vari, dalla cultura alla
politica, dai servizi allo spettacolo; quali problemi e arricchimenti
produce questa peculiarità nella vita della Federazione? I femminismi sono tanti e la loro difesa è un duro esercizio
di volontà, dati i tempi che corrono. Poiché bisogna fare i conti
con la realtà, superate le facili demagogie del femminismo “duro
e puro” che tante di noi avevano auspicato, dato che era la liberazione
la nostra meta e non l’emancipazione, l’entrata nella nostra Federazione
anche di realtà che con il femminismo avevano avuto vicinanze approssimative,
mi sembra un bilancio positivo. E sono le mille pulsioni che circolano tra noi, la voglia
di esserci comunque anche a scapito di identità forti ma, di questo
sono certa, tutte con la consapevolezza che la barca su cui siamo
è il nostro bene e il nostro futuro e che remare contro ci porterebbe
verso il nulla: perché staremmo ferme in mezzo al mare. Dobbiamo invece insieme guidare la barca verso l’approdo
pur sapendo che viviamo in un mondo che poco ci ri-guarda, ma proprio
per questo bisogna continuare a lottare perché le cose cambino. Le molte attività svolte dalle nostre associate sono state
molto seguite sia che affrontassero temi di politica pura, sia di
servizi, sia di cultura. Un dentro-fuori che comincia a
dare i suoi frutti: la nostra sta cominciando ad essere davvero
la “Casa delle Donne” di tutte. E se questa era la scommessa la
stiamo cominciando a vincere. Certo, la nostra è una voce che spesso
si perde nel deserto perché troppo pochi, o assenti, i mezzi per
diffonderla. Ci si contenta, giocoforza, che resti tra di noi. Ma
c’è un modo per farsi sentire: dire parole che vadano a colpire
nel segno. Sta a tutte trovarle insieme. Non tutte
le Associazioni dell’ AFFI fanno parte del Consorzio di gestione
della Casa, questo diverso impegno cosa comporta? Finalmente, dopo i primi tempi di faticoso avviamento anche
il rapporto con il Consorzio comincia ad essere un “noi”. Dobbiamo
solo migliorare le reciproche potenzialità così da renderlo, come
era negli intenti quando lo volemmo, il mezzo per governare al meglio
la nostra Casa. E se c’è un augurio che mi faccio è che tutte le associazioni
dell’AFFI ne entrino a far parte. Sarà un apporto prezioso. Il Consorzio
è anche il nostro trait d’union con l’esterno e mi sembra che ciò
sia in continua crescita, anche qualitativa. Quali temi
sono in agenda nell’iniziativa politica dell’AFFI? In sintesi direi che abbiamo delle priorità: la violenza
contro le donne, la rappresentanza nei luoghi di potere, la ridistribuzione
delle risorse. Nel nostro statuto abbiamo dichiarato che nei nostri
intenti c’è il “diritto d’ingerenza femminile”. E’ un’assunzione
di grande responsabilità. Come sai l’aumento dei crimini contro il nostro genere da
parte di mariti, amanti, “amici di famiglia” è in ascesa vertiginosa.
Ciò che disturba il quieto vivere del patriarca è, fatalmente, il
diritto d’autonomia delle donne. Non passa giorno, anche in Italia,
che un uomo non uccida una donna poiché la considera una proprietà. La rappresentanza femminile nei luoghi di potere poi è irrisoria,
ridicola, minimale e spesso omologata; bisogna ricordare a tutti
che sul mondo siamo più della metà. La mancanza di risorse economiche,
diretta conseguenza della mancanza di potere, ci fa arrancare, appesantisce
i nostri slanci, ci costringe a sopperire con le nostre personali
economie, ci getta in una lotta impari e spesso perdente. Il giornale che ha la redazione nella Casa, il “valoroso”
Paese delle Donne, è costretto a muoversi fra mille disagi e lavori
gratuiti col rischio, assai
probabile, della sua chiusura. Perché è l’unico “Foglio” che non
ha sovvenzioni. Urge una campagna che lo aiuti a sopravvivere: meglio
sarebbe a farlo vivere. La nostra è Casa
Internazionale delle Donne. Dobbiamo riuscire a dare senso più completo
a questo aggettivo, “internazionale”, perché il futuro della politica
vola oltre i confini nazionali: la globalizzazione docet. Con l’aiuto
delle nostre associate, che già tanto fanno in questo campo, noi
tutte dovremmo individuare i punti più qualificanti di questa realtà
e anche con l’aiuto di associazioni esterne, come già è accaduto,
elaborare piani di lavoro. Abbiamo appena varato il progetto Archivia, la nostra memoria
storica e il nostro futuro di conoscenze, grazie al lavoro di molte
ma, le va riconosciuto con gratitudine, a quello costante, competente,
qualificato e purtroppo gratuito di Maria Paola Fiorensoli. Archivia
dovrà essere supportato da tutte perché è patrimonio di tutte, anche
ricorrendo alle istituzioni che devono riconoscerlo quale bene comune. Sarà da questo lavoro corale, rispettoso delle autonomie
e delle differenze che, rafforzato il filo delle relazioni, avremo
la possibilità di spiazzare anche un sistema che ci nega. Perché io credo che tutto da noi sia politica; il luogo stesso
condiziona persino la fattura di una torta o un girotondo di bambini.
Sempre che si sappia che è terra di tutte. L’etologa Jane Goodal in visita alla Casa Internazionale delle
Donne
A cura
di Stefania Vulterini Un appuntamento informale
in giardino , improntato allo scambio e alla conoscenza reciproca,
fra Jane Goodall, Mariella Gramaglia, le donne della Casa e quelle
accorse per incontrare la famosa etologa, che dagli anni ’60 studia
il comportamento degli scimpanzé in Tanzania, promuovendo il benessere
degli animali, sia in natura che in cattività e il miglioramento
della qualità della vita delle popolazioni locali. Nel 1977 Jane Goodall
fonda il Jane Goodall Institue
for Wildlife Research, Education and Conservation, per sostenere
le ricerche sul campo, i progetti di studio concernenti gli scimpanzé
e il loro ambiente e i progetti di educazione ambientale e interculturale. In Italia il Jane Goodall Institue
ONLUS ha in corso diversi programmi di cooperazione e di educazione
allo sviluppo, tra i quali Sanganigwa, una iniziativa di sostegno
a un orfanotrofio in Tanzania per i bambini orfani di AIDS e numerose attività di formazione ed educazione
dei giovani alla pace e alla tutela dell’ambiente naturale. Jane Goodall, oggi messaggero di
Pace delle Nazioni Unite, crede nella possibilità di trovare una
soluzione al dissesto ambientale e alla distruzione del rapporto
fra animali, esseri umani e ambiente. La speranza di rendere il
mondo un ambiente migliore per tutti gli esseri viventi è riposta
in particolare nel coinvolgimento delle giovani generazioni e nella
consapevolezza dell’importanza dell’impegno individuale. Alla Casa Jane Goodall ha lanciato
una proposta a cui tiene moltissimo e alla cui realizzazione sta
lavorando: celebrare il 21 settembre, designata giornata mondiale
della pace dalle Nazioni Unite, facendo volare gigantesche colombe
della pace costruite seguendo precise istruzioni che si troveranno
anche nel sito della Casa. L’idea è di farne volare una dal
Colosseo. Un satellite registrerà il volo
delle colombe di pace. Per informazioni su queste e altre iniziative
consulta il sito Ricevi questa mail di informazione perchè
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