Avviso alle naviganti - n° 3 9 settembre
2003
News di informazione
in redazione: M.Giulia Catemario, Giovanna
Olivieri, Stefania Vulterini
In questo numero parliamo di:
Gli appuntamenti di settembre alla
Casa Internazionale delle Donne
Tra gli eventi ricordatevi di non mancare alla "notte bianca"
del 27 settembre: dalle ore 20.00 alle 8.00 maratona notturna di
letture di poesia di donne famose e non. Filmati, interventi musicali
e performance. Degustazione di pani e non solo.
Una caccia al tesoro per "scoprire" la casa
Lina ovvero Nemesi
Laureata in filosofia, giornalista pubblicista, scrittrice, musicista
e regista, Lina Mangiacapre, fondatrice nel 1970 del gruppo femminista
napoletano delle Nemesiache e poi della Cooperativa Le Tre Ghinee,
è stata con il suo gruppo una presenza culturalmente e politicamente
significativa nella Casa Internazionale delle Donne che la ricorderà
in un omaggio il 26 e 27 settembre dalle 17.00 alle 23.00 .
Nu Shu - La lingua segreta delle cinesi"
Il 17 Luglio, nella Sala Simonetta Tosi della Casa Internazionale
delle Donne, è stato presentato il video "Nu Shu: a
hidden language of women in China" (50¹), diretto e prodotto
dalla regista sino-canadese Yueqing Yang, vincitore della sezione
"documentari" al Festival del Cinema delle donne di Torino
del 2001. Al video è seguita una conversazione con Marta
Marsili - laureata in filologia cinese. L¹incontro per conoscere
il mondo del Nu Shu, che affonda le sue radici nel potenziale creativo
femminile che dal corpo si fa linguaggio, è stato organizzato
dalle associazioni "Il Paese delle donne", Pangea¹s
Women e Zora Neale Hurston e coordinato da Maria Paola Fiorensoli.
Riportiamo una scheda chiara e sintetica sul Nu Shu redatta da Marta
Marsili e uno stralcio della relazione di Maria Paola Fiorensoli
per ampliare la conoscenza su un aspetto della cultura e delle relazioni
fra donne che svilupperemo in ulteriori incontri.
Per informazioni su queste e altre
iniziative consulta la rubrica eventi (http://www.casainternazionaledelledonne.org/index_eventi.htm)
Per ricevere periodicamente gli ³Avvisi
alle naviganti² registrati sul sito della Casa Internazionale
delle Donne (http://www.casainternazionaledelledonne.org/ )
Per commenti e suggerimenti scrivere a: redazione.cidd@tiscali.it
Per approfondire
Gli appuntamenti di settembre alla Casa Internazionale delle Donne
A cura di Maria Giulia Catemario
11 Settembre 10.00-18.00
12 Settembre 9.00-16.00
Sala Riunioni Piano Terra
ASSOCIAZIONE CORA
Formazione:
Dow Jane. Rapporto donne, potere e denaro
Riservato alle socie
15 Settembre 18.00-20.00
Sala Convegni Piano terra
Casa Internazionale delle Donne
Libreria Zora Neale Hurston
Casa editrice Sperling & Kupfer
Assessorato alla Semplificazione Comunicazione e Pari Opportunità
Presentazione del libro ³lasciami stare²
di ANNA MARIA MORI
17 Settembre 18.00
Sala Convegni Primo piano
ZORA NEALE HURSTON
Presentazione del libro ŒPrima della quiete¹
di ELENA GIANINI BELOTTI
26 Settembre 17.30-23.00
27 Settembre 17.30-23.00
Sala Convegni Piano Terra
AFFI, IL PAESE DELLE DONNE, LE NEMESIACHE, ZORA NEALE HURSTON, CONSORZIO
CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE
Nemesi, il mito al femminile
Due incontri di poesia, letture, musica, canto, recitazione in omaggio
a Lina Mangiacapre
Nel corso dell¹iniziativa saranno proiettati: lungometraggio
ŒFaust/Fausta¹; cortometraggi ŒLe Sibille¹ e
ŒFollia come poesia¹; videoclip ŒEliogabalo¹
27 Settembre 9.00-13.00
Sala Convegni 1°piano
AIDM
Convegno: Sensibilizzazione donazione sangue
e
Contestualmente possibilità di donazione all¹esterno
della
Casa Internazionale delle Donne
27 Settembre dalle 20.00
alle 8.00
Iniziativa Notte Bianca
PANE E POESIA
Maratona notturna di letture di poesia di donne famose e non. Filmati,
interventi musicali e performance. Degustazione di pani e non solo.
Una caccia al tesoro per Œscoprire¹ la casa.
Lina ovvero Nemesi
a cura di Giovanna Olivieri
Minuta, vestita di pelle, con un
cilindro e gli occhiali a farfalla luccicanti di strass, seduta
sulla mitica panca blu della libreria delle Donne in Piazza Farnese,
a Roma, in un pomeriggio dell¹autunno 1985 Lina sembrava conoscere
perfettamente la filmografia della Ottinger di cui stavo cercando
tracce: aveva infatti scritto nel 1980 Cinema al femminile.
Dal 1976 organizzava la Rassegna di cinema delle donne L¹altro
sguardo, agli Incontri Internazionali di Sorrento e aveva già
scritto e diretto spettacoli teatrali e films quali la psicofavola
Cenerella o Follia come poesia girato con le pazienti psichiatriche
dell¹Ospedale ³Frullone² di Napoli.
Nel 1987 crea il Premio cinematografico Elvira Notari assegnato,
da una giuria presieduta da Lina durante la Mostra di Venezia, al
film della rassegna maggiormente capace di mettere in rilievo l'immagine
della donna in una diversa chiave interpretativa, protagonista e
non vittima della storia; il premio, trasformato in premio Lina
Mangiacapre, viene assegnato quest¹anno il 6 settembre.
Facendo propria la lezione di Virginia Woolf sul rapporto fra creazione
artistica ed economia è la Cooperativa Le Tre Ghinee a produrre
gli spettacoli teatrali , i lungometraggi e le pubblicazioni di
Lina. Escono i lungometraggi Didone non e' morta, Faust Fausta ,
Donna di cuori, i libri Cinema al femminile2°,Pentesilea, Donne
e Unicorni. Nel 1987 Lina, che già scriveva per quotidiani
e riviste, fonda il periodico Manifesta, rivista di cinema cultura
e spettacolo, caratterizzata dalla riflessione teorica sull'immagine
filmica e sulle arti visive, sulla poesia e la scrittura e collabora,
soprattutto parlando di cinema, a Il paese delle Donne
Uno dei suoi ultimi lavori è stato lo spot Da elettrici a
elette realizzato per la Presidenza del Consiglio in occasione del
cinquantennale del voto alle donne e sono in preparazione il film
Pentesilea e Intervista impossibile a Eleonora Pimentel
Sintesi della sua composita attività artistica, fu la "videomostrapersone"
"Io/ilmistero/le S.", realizzata a Castel dell'Ovo in
cui coesistevano musiche, pittura, teatro, cinema e videoarte e
che presentava il suo percorso di ricerca teorica sulle molteplici
potenzialità espressive dell¹Essere Donna. Come pittrice
si firmava Malina e al Museo nazionale delle donne artiste di Washington,
le e' stata dedicata una sezione.
Il mito e la sua rappresentazione erano al centro della sua ricerca
e si prestava ad incursioni nel magico: ho ancora ben presente -
in una notte di S.Giovanni al giardino del Buon Pastore dedicata
a festeggiare le streghe Lina, con il suo piglio leggero ma
tenace, che dirigeva quaranta donne nella difficile e propiziatoria
fusione dello stagno costruendo tableaux vivants attorno al fuoco.
ŠŠŠŠŠ..
Nu shu A hidden language of women in China
A cura di da Marta Marsili
Una lingua segreta di donne nel cuore
della Cina, un codice tramandato nel tempo quale unica possibilità
di accesso ad un ³raccontarsi altro² Š questo è
il Nu Shu, la scrittura delle donne.
Il Nu Shu possiede una storia molto antica ma la sua scoperta risale
agli anni ¹50 del XX secolo e rappresenta una rarità
nel panorama della cultura cinese proprio per l¹indipendenza
che assume sia dal punto di vista della forma che del significato.
Si tratta di una lingua scritta dotata di strutture grammaticali
e sintattiche piuttosto regolari che, grazie alla caparbietà
di un certo numero di studiose/i cinesi, è assurta al rango
di lingua locale dotata di autonomia.
Il Nu Shu è un codice che nasce nello spazio fisico del ricamo,
attività cui le donne Nu Shu si dedicavano con costanza e
passione, e si estende in seguito ai supporti tradizionali della
scrittura, come a voler rappresentare la possibilità la libertà
che la parola incarna nel passaggio da un corpo muto e ³limitato²
- quale quello che molte donne si trovano a vivere - alla comunicazione
scritta e orale più comunemente definita; una lingua che
affonda le sue radici nei miti leggendari di donne che grazie a
questa scrittura segreta sono riuscite a sopravvivere al silenzio
loro imposto dagli uomini e a stringere rapporti privilegiati con
le altre donne supportandosi così nel desiderio di vita e
di comunicazione.
La notizia dell¹esistenza di un tale codice colpisce l¹attenzione
di Yang Yueqing, una regista sino-canadese che decide di provare
a raccogliere le testimonianze delle ultime donne in grado di parlare
e scrivere questa lingua. Nasce così un documentario indipendente
dal titolo ³Nu Shu a hidden language of women in China²
che ottiene molti riconoscimenti (tra i quali il premio del Festival
delle Donne di Torino). Nel suo documento la regista racconta tra
mille difficoltà la storia di alcune di queste donne, la
loro condizione e lo sforzo per conservare una lingua in virtù
di un desiderio privato di comunicazione.
Il lavoro si suddivide in tre sezioni all¹interno delle quali
si intrecciano le testimonianze -interviste alle testimoni ancora
in vita della scrittura Nu Shu e brevi interventi di spiegazione
dei testi o della situazione sociale delle donne Nu Shu che alcuni
degli studiosi di diverse università locali e nazionali riportano
per contestualizzare questa straordinaria esperienza. Si raccontano
le donne e ricordano i tempi in cui l¹uso del Nu Shu costituiva
l¹unica via per sfuggire all¹isolamento concorrendo anzi
alla realizzazione di un legame saldo di ³sorellanza²
capace di renderle resistenti di fronte a ogni avversità.
ŠŠŠŠŠ..
Il Nu Shu come cultura di opposizione
all¹impianto feudale
A cura di di Maria Paola Fiorensoli
Il feudalesimo cinese (fine del secondo
millennio a. C.) e il confucianesimo (VII VI sec. a. C.) che
ne assunse e rafforzò la struttura sono il contesto sociale
e simbolico in cui nacque il Nu Shu la più lunga forma
di resistenza al dominante conosciuta che per secoli ha permesso
alle donne dell¹Hunan di sopravvivere in condizioni pesantissime
di sfruttamento lavorativo e sessuale e di cancellazione.
Il Nu Shu infatti risponde come cultura d¹opposizione e parallela
all¹impianto feudale che prevede asimmetrici rapporti tra i
sessi con assoluta dominanza di quello maschile e per le donne tre
forme stabili di schiavitù: la fasciatura dei piedi, la completa
subalternità legislativa e un tipo di famiglia agnatica,
con filiazione unilaterale patrilineare, basata sullo scambio generalizzato
semplice e sulla poligamia.
Una formula che in pratica significava che un uomo poteva sposare
solo la figlia dello zio materno e che è durata fino al Novecento,
con larghe sopravvivenze anche nella Cina di Mao.
Questo tipo di famiglia agnatica patriarcale apparteneva a un ordine
sociale e a un simbolico guerriero, nomade e pastorale che sul finire
del secondo millennio a. C. aveva originato la prima Rivoluzione
cinese (feudale) sovrapponendosi in modo veloce e traumatico alla
precedente e antichissima società della Cina centrale d¹orientamento
agricolo e stanziale e che esprimeva un tipo di famiglia non agnatica,
ma basata sullo scambio ristretto tra due gruppi esogami, con filiazione
bilaterale materna e paterna.
In questa società prefeudale la doppia dinastia delle donne
e degli uomini produceva una filiazione matrilineare e matrilocale
che correggeva eventuali danni all¹autorità maschile
con il patrilocalismo.
Era una società nella quale gli uomini non avevano ancora
risolto l¹antinomia tra il ruolo di conquistatori di donne/
datori di sorelle e quello di autori/vittime dei loro scambi.
Un fattore importante è che quel tipo di famiglia prefeudale,
con scambi ³ristretti² tra due gruppi erogami, rispondeva
alla divisione del lavoro tra i sessi che creava due corporazioni
di produttori i coltivatori e le tessitrici differenti
ma complementari.
In quelle famiglie ragazzi e soprattutto ragazze non sceglievano
il coniuge ma venivano scelti, oggetti di scambio esogamico che
però affidava la trasmissione del nome alla dinastia materna
(matrilinearità) unendo a questa preminenza il fatto che
il ³nome della madre² coincideva con quello del luogo
in cui la famiglia viveva (matrilocalità).
L¹interdetto matrimoniale passava quindi, contemporaneamente,
tra due sessi, tra due categorie di produttori e tra due territori.
L¹appartenenza a un gruppo sessuo-economico-territoriale stabilita
dal ³Nome² creava una parentela superiore a quella del
sangue e in questo senso la ³madre² non era solo quella
biologica, bensì la donna più ³rispettabile²
(non la più anziana) del gruppo, mentre era ³padre²
sia il marito della madre biologica che ogni suo fratello, ogni
zio paterno.
Di questa bilinearità esogamica matrilocale e patrilineare
rimase, nel feudalesimo medievale e nel feudalesimo confuciano,
il binomio che unisce il nome locale materno a quello familiare
paterno.