Casa Internazionale delle Donne - via della Lungara, 19 - 00165 Roma
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Avviso alle naviganti la news di informazione della Casa
n° 15 del 6 marzo 2004

in redazione:
M.Giulia Catemario, Giovanna Olivieri, Stefania Vulterini

In questo numero parliamo di:

Le donne forti di Shirin Ebadi
L’incontro del premio nobel per la pace con le donne di Roma alla Casa Internazionale delle Donne.
Un approfondimento di Nadia Pizzuti

Cantieri di pensiero: corso di scrittura di Valeria Viganò
Partirà ad aprile il laboratorio di scrittura e narrazione condotto da Valeria Viganò.
Il corso sarà impostato sull’analisi e la pratica del narrare tra espressioni del se e immaginazione.

Rome for women
Da venerdì 6 a lunedì 8 marzo installazione evento sulla piazza del Campidoglio organizzata dall’Assessorato alle pari opportunità del Comune di Roma in collaborazione con Amnesty International.

Il sito www.casainternazionaledelledonne.org diventa un portale
In occasione dell’8 marzo una nuova veste grafica e redazionale per il sito della Casa Internazionale delle Donne. Provare per credere!


Per approfondire

Le donne forti di Shirin Ebadi
di Nadia Pizzuti

“Viva le donne forti!”. Finalmente sorridente e rilassata, dopo tanti impegni ufficiali, Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace 2003, saluta levando il pugno le circa 300 donne che l’hanno accolta con un’ovazione alla Casa Internazionale delle Donne.
E’ stata ripetutamente minacciata di morte, la giurista iraniana. Tre anni fa è finita a Evin, il carcere dei dissidenti a Teheran. Gli integralisti islamici l’hanno bollata di “bambola degli americani” ed è stata contestata persino da alcuni suoi connazionali che non la giudicano abbastanza laica e progressista.
Ma questa piccola donna di 56 anni, il cui nome in persiano significa “dolce”, è pur sempre la prima musulmana ad aver ricevuto il prestigioso premio dell’Accademia di Stoccolma. Ed è convinta che, portando nel mondo il suo messaggio di libertà, contribuirà a promuovere il rispetto dei diritti umani. In Iran, innanzitutto, ma anche là dove l’Occidente pretende di imporre la democrazia con la forza, come in Iraq.
In quel pugno alzato davanti alle donne romane c’è tutta la storia di Shirin Ebadi, da quando la rivoluzione islamica bandì le donne dalla magistratura alla sua battaglia in difesa dei diritti delle donne, dei bambini e degli intellettuali dissidenti -battaglia che le è valsa il premio Nobel-, fino alle sue recenti, dure prese di posizione contro i ’falchi’ del regime clericale.
“Prima della rivoluzione del 1979 ero presidente di una sezione di un tribunale di Teheran. Poi, da un giorno all’altro, sono stata retrocessa a impiegata di quello stesso tribunale”, ironizza l’ex giudice. E, coadiuvata dalla sua valente interprete Ela Mohammadi, racconta la sua vita, snocciola aneddoti, risponde alle domande, felice “di trovarmi tra tante persone che la pensano come me”.
Quando si trova all’estero Shirin Ebadi non si copre la testa come prescrive il codice penale iraniano, ma non le piace la nuova legge francese che proibisce alle ragazze musulmane di portare il velo nelle scuole. “Le donne dovrebbero essere libere di vestirsi come vogliono, ovunque esse vivano. Agli uomini non si vietano o si impongono la barba o la cravatta, no?”.
Shirin Ebadi non si è mai spinta fino a contestare apertamente la religione islamica. Piuttosto, ha più volte denunciato le derive fondamentaliste, gli abusi commessi in nome di Maometto e del Corano. La sua visita a Roma è coincisa con cruciali elezioni in Iran, che hanno riconsegnato il Parlamento ai conservatori. La sconfitta dei sostenitori di Mohammad Khatami è dovuta alla bocciatura in massa delle loro candidature da parte della corte costituzionale, in mano agli ultraconservatori, ma anche al disincanto degli iraniani di fronte alla mancata attuazione delle riforme promesse dal presidente. E il premio Nobel, che ha boicottato le urne come tanti suoi connazionali, già prevede: “Temo che i conservatori, se conquistano la maggioranza dei seggi, inaspriranno le leggi contrarie ai diritti delle donne”.
Come avvocato, ha difeso numerosi dissidenti, anche come legale di parte civile. Di recente ha accettato di occuparsi del caso di Zahra Kazemi, la fotografa iraniana-canadese morta per un colpo alla testa subito dopo l’arresto a Teheran nell’estate 2003. Ma, nel paese degli ayatollah, i processi beffa sono all’ordine del giorno, spesso si svolgono a porte chiuse e senza difensore. E agli avvocati può capitare di pagare il loro coraggio con il carcere, come è accaduto a Shirin Ebadi, che ha trascorso diverse settimane dietro le sbarre per aver raccolto la confessione di uno squadrista islamico pentito che ha denunciato un complotto per rovesciare Khatami.
Secondo la giurista, è una beffa anche la recente sospensione della pena di morte per lapidazione, prevista per le persone accusate di adulterio. “Non basta la sospensione. La legge va cancellata dal codice penale”, dice.
La condanna alla lapidazione colpisce soprattutto le donne, che già sono fortemente penalizzate dal codice civile: possono subire ripudio e poligamia, ricevono la metà dell’eredità dei maschi, la loro testimonianza in tribunale vale la metà di quella di un uomo e, in caso di divorzio, si vedono sottrarre la custodia dei figli. “La vita di una donna in Iran vale quanto un occhio strabico di un uomo”, ebbe a dire Shirin Ebadi qualche anno fa.
I conservatori –o conservatori pragmatici, come amano definirsi- che hanno conquistato la maggioranza in parlamento, hanno messo in campo diverse donne per la nuova legislatura. Ma chi, nei palazzi del potere e nella società civile, oserà ora sostenere le battaglie del premio Nobel, come ha fatto di recente il rettore dell’Università femminile di Al Zhara, Zhara Rahnavand, che ha attaccato le autorità per la loro mancata reazione contro un manipolo di miliziani islamici che ha impedito alla giurista di tenere un discorso davanti alle studentesse?

Auguri, Shirin!
L’incontro con Shirin Ebadi è stato organizzato dalla Casa Internazionale delle Donne, l’assessora alle pari opportunità del Comune di Roma, Mariella Gramaglia, e dalla professoressa Francesca Brezzi dell’Università Roma Tre.


Cantieri di pensiero: corso di scrittura di Valeria Viganò
A cura di Stefania Vulterini

Dal 7 aprile e per 10 mercoledì, Valeria Vigano condurrà il laboratorio di scrittura e narrazione. Il laboratorio avrà due fasi che si alterneranno e faranno da supporto reciproco per la comprensione della materia “scrittura” , nel suo aspetto teorico e pratico. Vi sarà una parte dedicata alle ragioni e alla necessità della rappresentazione scritta, con frequenti incursioni nella saggistica che si è occupata direttamente dei metodi e dei modi della scrittura e il confronto con alcuni testi della narrativa novecentesca. Vi sarà poi l’aspetto più concreto nel quale le partecipanti si misureranno con molti esercizi e produzione di testi sui quali verrà proposta, in ogni lezione, un’analisi collettiva dell’espressione linguistica, della trama o dei personaggi, . L’aspetto di laboratorio assumerà qui il suo valore di lavoro collegiale nel quale tutte sono chiamate a esprimere un parere critico sulle pagine prodotte da sé e dalle altre. L’intento è perciò non solo quello di capire le forme del romanzo e del racconto e di imparare a solidificare le personali tensioni verso l’espressione di contenuti, ma anche quello di sviluppare una lettura attenta e diversa da quella del lettore comune, al fine di assumere la necessaria capacità di valutazione dei propri testi.
Ma l’intento del laboratorio è anche la cura delle capacità sensoriali della percezione della realtà, dell’uso immaginativo della mente, dell’efficacia restitutiva della parola. Sarà la ricerca di un nuovo modo di vedere, pensare, immaginare lontano dagli stereotipi correnti alla ricerca di quella lingua nuova che Ingeborg Bachmann poneva come imperativo essenziale del lavoro dello scrittore.


Rome for women
A cura di Maria Giulia Catemario

In occasione della festa dell'8 marzo, l'Assessorato alle pari opportunità ha deciso di rilanciare la parola d'ordine dell'impegno in favore dei diritti umani delle donne nel mondo con una installazione-evento dal titolo emblematico "ROME FOR WOMEN". L'occasione è particolarmente interessante perchè, nella stessa data, Amnesty International lancia la sua campagna dal titolo "MAI PIU' VIOLENZA SULLE DONNE", una campagna mondiale che durerà 2 anni.
L'Installazione ha una funzione simbolica e di impatto sull'opinione pubblica, ma è anche uno spazio aperto alla partecipazione delle cittadine e dei cittadini, dove dare la propria testimonianza attraverso l'affissione di una bandiera colorata che racconterà la storia di una donna. Si tratta di circa 150 diverse storie che vedono protagoniste donne di ogni parte del mondo perseguitate, torturate, incarcerate ingiustamente, condannate a morte. Il 6 marzo pomeriggio alle 17.00 si terrà l'inaugurazione dell'installazione: occasione per incontrarci e testimoniare insieme il nostro impegno civile e politico in favore della pace e dei diritti umani in ogni parte del mondo.
All'installazione-evento dell'8 marzo faranno seguito iniziative e azioni che, tanto l'Assessorato che Amnesty, porteranno avanti per circa due anni. Tra i programmi dell' Assessorato, due progetti di cooperazione orizzontale con Albania e Nigeria, un reportage sui diritti umani delle donne che racconta, tra l'altro, l'esperienza della nostra Casa Internazionale dei diritti umani di Roma, e un premio speciale inserito nella kermesse del Premio Amelia Rosselli dedicato a un libro o a un autore che abbia particolarmente centrato il suo interesse su questo tema.


Per informazioni su queste e altre iniziative consulta il sito
della Casa Internazionale delle Donne

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