Avviso alle naviganti la news di informazione della Casa
n° 21 del 31 maggio 2004
in redazione:
M.Giulia Catemario, Giovanna Olivieri, Stefania Vulterini


1 - Il prigioniero e l'aguzzina è il titolo duro dell'incontro promosso da AFFI, DeA-donne e altri, GeG, Leggendaria, Master in politiche dell'incontro e mediazione culturale il 18 maggio alla casa Internazionale delle Donne. Sessualità, potere, dominio. L'impatto sconvolgente delle foto del carcere iracheno di Abu Ghraib.
Il pubblico dibattito è stato preceduto da un incontro con Silvia Baraldini.
A cura di Francesca Koch

2 - Oppressioni a confronto è il tema dell'incontro tenutosi il 13 maggio alla Casa Internazionale delle Donne per condividere la riflessione e l'esperienza di pratica politica in corso fra le donne delle associazione No.Di, Rete Stop MGF - Donne Contro ogni tipo di mutilazione genitale femminile e Coordinamento lesbiche romanee sui sistemi messi in atto dal patriarcato, nei diversi contesti culturali, per esercitare il controllo sulle donne.
A cura del coordinamento lesbiche romane
Segue una scheda sulle mutilazioni genitali
A cura No.Di e Rete stop MGF

3 - Riflessioni a margine dell'Asseblea dell'AFFI di Alicia compagna argentina di Candelaria sulle pratiche e le relazioni politiche fra donne italiane e donne migranti alla Casa.
Segue scheda dell'Associazione Candelaria
A cura di Candelaria

4 - I° Seminario Nazionale Donnelavoro
Il 19 e 20 giugno si terrà il primo seminario su Donnelavoro “Dalle tessere alla figura del mosaicoConoscere e trasformare il nostro rapporto con il lavoro”. Il seminario nasce dal gruppo discussione sulle donne e il lavoro nato a partire dal seminario nazionale "Femminismi di ieri e di oggi, teorie e pratiche a confronto" che si è svolto alla casa Internazionale a marzo.
Per gli aggiornamenti e il programma consultare il sito della casa internazionale delle donne.


Aggiornamenti sul calendario di giugno


Per approfondire


1 - Il prigioniero e l'aguzzina è il titolo duro dell'incontro promosso da AFFI, DeA-donne e altri, GeG, Leggendaria, Master in politiche dell'incontro e mediazione culturale il 18 maggio alla casa Internazionale delle Donne. Sessualità, potere, dominio. L'impatto sconvolgente delle foto del carcere iracheno di Abu Ghraib.
Il pubblico dibattito è stato preceduto da un incontro con Silvia Baraldini.
A cura di Francesca Koch

E' stanca, Silvia Baraldini, di assistere alla nostra meraviglia indignata, al nostro scandalo per le immagini che vengono dall'Iraq. Nel corso di un incontro molto intenso alla Casa Internazionale delle donne, ha provato a spiegarci che è necessario inserire queste ultime catastrofi nel contesto della storia americana degli ultimi trecento anni, nella lunga serie di violenze, torture, linciaggi che hanno caratterizzato il dominio statunitense su nativi, afroamericani, donne, minoranze etniche e comunità gay o lesbiche.
Le fotografie drammatiche di questi giorni documentano dunque l'esplosione di situazioni già note, ora esportate in zone di guerra e quindi senza più regole; ci dicono il perpetuarsi della violenza e del razzismo, in forme purtroppo ben note a chi conosce l'organizzazione delle prigioni americane.
Il nodo centrale, insiste Silvia, è la politica degli Stati Uniti, l'esercizio del potere all'interno e all'esterno del paese; è lo scontro di classe e la progressiva perdita di diritti delle minoranze negli ultimi decenni. Una fase peggiore si è aperta certamente con la legislazione speciale, in nome della sicurezza nazionale, dopo l'11 settembre, e con il campo di detenzione di Guantanamo, ma già le testimonianze e le denunce durante la guerra del Vietnam avevano rivelato al mondo intero gravissimi abusi e violazioni dei diritti umani.
Nella prigione di Abu Ghraib si è rinnovata ancora una volta una pratica di cancellazione del "nemico", percepito come inferiore, privato della sua umanità e reso simile ad una cosa, oggetto di tortura, di violenza, di dileggio; le immagini della tortura sono funzionali al terrore delle popolazioni sottomesse, come sanno bene i dirigenti di Guantanamo. E che alcune soldate abbiano partecipato a tali azioni sconce e terribili, non è una novità: esse si sono comportate con cinismo e crudeltà uguali a quelli di cui danno prova ogni giorno le agenti di custodia nelle prigioni americane. E' da questa constatazione che deve ripartire dunque la nostra riflessione su uguaglianza, differenza e diritti individuali, è da qui che dobbiamo rinnovare l'impegno delle battaglie civili degli anni settanta, ma anche una più accurata trasmissione di memoria alle giovani, giacché il civile iracheno, il detenuto americano, la ragazza vietnamita sono altrettante figure di una distorta democrazia americana, la stessa che non riconosce ai detenuti il godimento dei diritti individuali sanciti dal XIV emendamento della Costituzione.



2 - Oppressioni a confronto è il tema dell'incontro tenutosi il 13 maggio alla Casa Internazionale delle Donne per condividere la riflessione e l'esperienza di pratica politica in corso fra le donne delle associazione No.Di, Rete Stop MGF - Donne Contro ogni tipo di mutilazione genitale femminile e Coordinamento lesbiche romanee sui sistemi messi in atto dal patriarcato, nei diversi contesti culturali, per esercitare il controllo sulle donne
A cura del coordinamento lesbiche romane

Scheda sulle mutilazioni genitali a cura No.Di e Rete stop MGF


L'iniziativa Oppressioni a confronto è stata, innanzi tutto, un incontro di vissuti, di esperienze e di corpi di donne: quelli nomadi delle compagne ed amiche immigrate, rappresentanti dell'associazione No.Di e della Rete Stop MGF - Donne contro ogni tipo di mutilazione genitale femminile; quelli delle tante che hanno ascoltato, in silenzio e con profonda attenzione, le parole e le esperienze narrate, accendendo poi un intenso dibattito; ed infine quelli cancellati dalla cultura eterosessuale e dall'egemonia del patriarcato maschile occidentale che appartengono a noi del Coordinamento Lesbiche Romane.
Ma il senso profondo e il risultato più importante dell’evento risiedono per noi soprattutto nella pratica politica di una relazione, che, come hanno detto in apertura le sorelle di No.Di., ha creato subito una comprensione e un'accettazione reciproca, una disposizione all'ascolto, un rispetto e un'accoglienza fatta di linguaggio e di sapere dei corpi, che coincide con la pratica femminista del partire da sé.
Ma perché abbiamo pensato a questo incontro? Di mutilazioni genitali femminili, come spesso accade per molte altre questioni che attraversano i corpi e il sapere esperienziale delle donne, si parla spesso soltanto sull’onda di un risvegliato interesse giornalistico per la notizia che fa sensazione e accende l’interesse pubblico per un piccolo, minuscolo e subito insignificante momento. A parlarne sono per lo più i “sapienti” occidentali: opinionisti, medici, psicologi, antropologi, ecc., che mai, o quasi mai, entrano in dialogo e in confronto con chi le mutilazioni le vive sulla propria fisicità e dentro la propria appartenenza. A noi non interessava inserirci in questo meccanismo. Volevamo, al contrario, riflettere a partire dalla pratica delle mutilazioni genitali femminili, sui sistemi messi in atto dal patriarcato nei diversi contesti culturali – in oriente, come in occidente - per esercitare il controllo sulle donne. Volevamo parlarne e fare parlare quelle che ne sanno più di noi perché appartenenti alle culture e alle società che le pongono in atto. Così abbiamo deciso di interloquire con le nostre sorelle migranti perché come noi sagge e depositarie di un sapere scritto sul corpo, e lo abbiamo fatto privilegiando il contesto separatista affinché questo confronto potesse svolgersi in maniera completamente autonoma, separando appunto il nostro sapere dal dominio della cultura dominante.
L’incontro ha previsto dapprima la visione del filmato prodotto dall'Aidos e intitolato La grande ferita (di Tilde Capomazza),il quale ci ha introdotto al tema, descrivendo la pratica, la storia del suo ingresso all’interno degli argomenti di dibattito e di discussione dei contesti femministi e di donne, i progetti attuati, l’importanza che l’argomento ha rivestito nelle conferenze e nei seminari specifici.
Successivamente abbiamo riproposto i fotogrammi iniziali del video - nei quali le mutilazioni genitali femminili venivano definite con un atteggiamento di sprezzante e insensibile superiorità, «pratica barbara e feroce» - e vi abbiamo contrapposto una sequenza di diapositive che riproducevano cartelloni nei quali il corpo (naturalmente nudo o seminudo) di una donna veniva esibito a scopo pubblicitario, accompagnando la visione con la ripetizione cadenzata dell'espressione «pratica occidentale evoluta». Infine abbiamo lasciato la parola alle donne di No.Di. e Stop MGF, che con intensità, precisione e una straordinaria lucidità ci hanno portato la loro testimonianza e la loro esperienza e ci hanno dato il senso politico e sociale della loro posizione sulla legge, attualmente in discussione al Senato (e di cui danno conto nell‘intervento che hanno redatto e che è qui ospitato).
Abbiamo scommesso alto in un momento storico duro, contraddistinto da guerre, da crisi economiche, da vecchi e nuovi razzismi. Da anni ci interroghiamo sul perché le donne lesbiche, che a dispetto della cultura dominante scelgono di amare un’altra donna e scelgono il piacere come motivo fondante le proprie vite, non riescano a costituirsi in comunità, si rappresentino scarsamente a livello sociale e difficilmente trasferiscano un sapere così potente, inscritto nel loro corpo, in un sapere collettivo che produca un cambiamento sulla società.
Ci riferiamo all’obbligo istituzionale all’eterosessualità e ai meccanismi di consenso subdolamente giocati dal patriarcato che impediscono alle donne in genere e alle lesbiche stesse di individuare l’amore fra donne come una scelta possibile. Spesso ci chiediamo come mai le donne e le lesbiche non si oppongano attivamente alle misure di esclusione messe in atto dal potere patriarcale e che si sostanzia di elementi come il controllo maschile della legge (vedi, per esempio, quanto detto della famiglia come “cellula naturale” nell’ art.29 della Costituzione italiana); le interpretazioni dei testi sacri messe in atto dalla teologia; i metodi di una scienza, che studia e stabilisce strane naturalità; i processi di un’economia che fanno sì che le donne possiedano l’1% delle proprietà mondiali, svolgano i 2/3 del lavoro mondiale e guadagnino il 5% del monte salariale mondiale (dati della Conferenza di Pechino del 1995); una divisione sessuale dell’occupazione per cui il terziario e l’attività di cura divengono appannaggio quasi esclusivo della forza-lavoro femminile); il relegamento delle donne ai livelli più bassi della retribuzione; la loro esclusione dalla mobilità verticale di carriera, e così via.
Né ci sembra che ci si opponga attivamente a misure denigratorie e sanzionatorie patriarcali, quali la pornografia, la prostituzione, la mistica del matrimonio, l’imposizione della taglia 42 (il cui valore coercitivo e oppressivo rivestito in Occidente è stato giustamente sottolineato da Fatema Mernissi), la chirurgia estetica che rende il corpo femminile transgenico, la pubblicità, lo scambio delle donne, lo stupro (dove la vittima viene rappresentata - e condizionata a sentirsi - come responsabile della propria vittimizzazione), l’incesto e la pedofilia, per ricordarne soltanto alcune.
Va poi detto che i meccanismi di consenso di cui si serve il patriarcato si attuano attraverso dei codici di linguaggio scritto e non scritto, orale e di immagini dai quali le donne e le lesbiche sono escluse: l’ideologia dell’amore eterosessuale si trasmette attraverso le fiabe, la letteratura, i libri di testo, la televisione, il cinema, la pubblicità, le canzoni, la coreografia dei riti matrimoniali, i giocattoli, la riscrittura della storia, la creazione di alcuni miti ad hoc e la distruzione di altri, con un indottrinamento precoce delle bambine.
Naturalmente tutti sappiamo che non ci sono leggi in Italia che puniscano l’omosessualità e il lesbismo, ma sappiamo anche che esiste un codice non scritto che vieta entrambe le pratiche e che sanziona pesantemente le lesbiche (quante e quante donne decidono di non viverselo condannandosi all’infelicità!). Il rischio e il pericolo che dobbiamo evitare è di divenire conniventi con il sistema, di permettere, anche con il nostro comportamento, che il lesbismo continui ad essere considerata una pratica aberrante, che i corpi, i desideri e i vissuti lesbici vengano completamente cancellati e che l’eterosessualità obbligatoria venga nominata come un fatto naturale. L’antidoto può essere trovato – almeno in parte – nel recuperare dentro di noi l’esperienza del lesbismo come devianza positiva capace di destabilizzare l’idea interiorizzata di maschile e femminile e rompere lo stereotipo di genere sul quale si fonda il patriarcato (esistenza di due generi di cui uno domina l’altro).
È a partire da questi presupposti che abbiamo individuato tanti parallelismi tra la storia delle donne migranti e la nostra, ad iniziare dalla medicalizzazione della questione: le donne che hanno subito mutilazioni genitali femminili avrebbero problemi psico-fisici così come le lesbiche, che un tempo apparivano soggetti devianti, oggi invece sarebbero bersaglio dell’omofobia (una nuova malattia: come si vede, ancora una volta non si fa altro che spostare l’ottica verso spiegazioni e risposte più rassicuranti). Più in generale entrambi i processi di controllo della sessualità femminile si basano sull’enfatizzazione del ruolo attivo delle donne nella riproduzione e nella trasmissione della cultura patriarcale (sono le madri che educano le figlie e i figli, tramandando la tradizione) e fanno perno su un sentimento di vergogna che nasce all’interno delle famiglie quando si esce dagli schemi che la società indica per il tuo ruolo di donna. Anche noi ci scontriamo con una comune incapacità del personale sanitario, visibilmente in difficoltà quando si tratta di accogliere sia le donne migranti, sia le donne lesbiche, perché nel primo caso non conoscono e non cercano di apprendere, mentre nel secondo esprimono pregiudizi e condividono luoghi comuni vieti e d abusati. Cosa dire poi del comportamento di una classe medica, che condanna le mutilazioni genitali femminili e nel contempo lucra sulla chirurgia estetica che mutila altrettanto profondamente e terribilmente i corpi delle donne occidentali?
Insomma, ci sembra, che le mutilazioni genitali femminili e l’eterosessualità obbligatoria siano entrambe, per usare una felice espressione di Marcel Mauss fatto sociale totale. È partendo di qui che, insieme alle sorelle migranti, abbiamo deciso di incontrare le altre donne.

DONNE CONTRO OGNI TIPO DI MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI
- IL FENOMENO
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, sono almeno 135 milioni le ragazze e le bambine che hanno subito le mutilazioni sessuali, e ogni anno se ne aggiungono altri 2 milioni. Le MGF sono praticate soprattutto in Africa e in alcuni paesi dei Medio Oriente (Egitto, Yemen, Emirati Arabi). Vi sono anche casi di mutilazioni in alcune parti dell'Asia, nelle Americhe e in Europa all'interno delle comunità di immigrati.
- LA CASISTICA
135 milioni le donne attualmente viventi che hanno subito le mutilazioni.
2 milioni le bambine tra 4 e 12 anni che ogni anno vengono infibulate.
41.000 le donne originarie da paesi in cui si pratica infìbulazione che vivono in
Italia.
5.000 le bambine in Italia a rischio di infibulazione.
Decine di paesi dove il fenomeno è diffuso, tra il quali:
- Somalia 98%
- Gibuti 98%
- Etiopia ed Eritrea 90%
- Sierra Leone 90%
- Sudan 89%
- Mali 75%
- Burkina Faso 70%
- Costa d'Avorio 60%
- Gambia 60%
- Liberia 60%

COSA SONO LE MGF?
Le MGF sono una pratica di plasmazione sociale del corpo, che un tempo era parte di un ben strutturato rito d'iniziazione all'età adulta e al genere femminile socialmente inteso, e che assume spesso le forme di una cerimonia le cui grandi registe sono proprio le madri: una festa nel corso della quale si banchetta, si canta, si balla in onore dell’inizianda, che da quel momento è considerata a pieno titolo donna e membro della collettività. Oggi esse si presentano sempre meno assodate all'idea dell'iniziazione, come mostra il fatto che l'età delle bambine che vi vengono sottoposte va abbassandosi.
Reputate dai gruppi che la praticano come il corrispettivo femminile della circoncisione, le mutilazioni sono diffuse in un'area molto vasta che comprende popolazioni con le più diverse lingue, culture e religioni.
Esistono tre tipi di mutilazioni genitali:
• La clitoridectomia, in cui viene tolta tutta, o parte detta clitoride.
• Rescissione che consiste nella asportazione della clitoride e delle piccole labbra.
• L'infibulazione, la forma più estrema, che prevede oltre alla clitoridectomia e all'escissione, anche il raschiamento delle grandi labbra che vengono poi fatte aderire e tenute insieme, così che una volta cicatrizzate, ricoprano completamente l'apertura della vagina, a parte un piccolo orifizio che servirà a far defluire l'urina e il sangue mestruale.
Il tipo di mutilazione, l'età della vittima e le modalità dipendono da molti fattori tra cui il gruppo etnico di appartenenza, il paese e la zona (rurale o urbana) in cui le ragazze vivono.
L'Organizzazione mondiale della sanità definisce MGF anche altri tipi di deturpazione degli organi sessuali femminili:
• Manipolazione, ossia piercing, incisione della clitoride e/o delle labbra, allungamento della clitoride e/o delle labbra, raschiatura dell'orifizio vaginale o taglio detta vagina, introduzione di sostanze corrosive nella vagina per causare sanguinamento oppure immissione di erbe con lo scopo di restringere la vagina.
• Reinfibulazione, che è la procedura attraverso la quale le labbra vengono ricucite tra di loro dopo il parto.
LE CONSEGUENZE FISICHE
La mutilazione causa intenso dolore, provoca infezioni, shock ed emorragie postoperatorie che possono portare alla morte delle bambine. Vi possono essere danni permanenti agli organi vicini, ascessi e tumori benigni ai nervi che innervano la clitoride.
Nel caso dell’infibulazione le complicazioni sono più gravi: a lungo andare la ritenzione di urìna sviluppa infezioni che possono interessare sia il tratto urinario ed i reni che la vagina; il ristagno del flusso mestruale può provocare infezioni a carico dell'apparato riproduttivo che possono portare alla sterilità; diventate adulte il primo rapporto sessuale delle ragazze è molto doloroso e spesso richiede la pratica di un taglio alle grandi labbra prima del rapporto sessuale, ed in seguito anche prima del parto, altrimenti il bambino non potrebbe uscire. Dopo Il parto le donne sono spesso reinfibulate. L'allargamento e il restringimento dell'apertura vaginale ad ogni parto crea aderenze dolorose e cicatrici estese a tutta l'area genitale.
LE CONSEGUENZE PSICOLOGICHE
Gli effetti psicologici delle mutilazioni sono più difficile da valutare. Tutte le testimonianze parlano di ansia, terrore, senso di umiliazione e di tradimento, che possono avere effetti a fungo termine.
LE MOTIVAZIONI DELLA PRATICA
I motivi che portano a praticare le mutilazioni sessuali possono suddividersi In cinque gruppi principali.
Identità culturale. In alcune società, la mutilazione stabilisce chi fa parte del gruppo sociale e la sua pratica viene mantenuta per salvaguardare l’identità culturale del gruppo.
Identità sessuale. La mutilazione viene ritenuta necessaria perché una ragazza diventi una donna completa. La rimozione della clitoride e delle piccole labbra ("parte maschile" del corpo della donna) sono indispensabili per esaltare la femminilità, spesso sinonimo di docilità e di obbedienza.
Controllo della sessualità. In molte società vi è la convinzione che le MGF riducano il desiderio della donna per il sesso, riducendo così il rischio di rapporti sessuali al di fuori del matrimonio. Non si ritiene possibile che una donna non mutilata si mantenga fedele per propria scelta. In realtà le mutilazioni sessuali riducono la sensibilità, ma non il desiderio, che dipende dalla psiche.
Credenze sull'Igiene, estetica e salute. Le ragioni igieniche portano a ritenere che i genitali femminili esterni siano "sporche". In alcune culture si pensa che i genitali possano continuare a crescere fino ad arrivare a "pendere" tra le gambe, se la clitoride non viene recisa. Alcuni gruppi credono che il contatto della clitoride con il pene di un uomo ne causerebbe fa morte; altri che se la clitoride toccasse la testa del neonato durante il parto, esso morirebbe.
Religione. La pratica delle MGF è antecedente all'Islam e la maggior parte del musulmani non la usano. Tuttavia nel corso dei secoli questa consuetudine ha acquisito una dimensione religiosa e le popolazioni di fede islamica che la applicano adducono come motivo la religione. In realtà le mutilazioni vengono praticate anche da cattolici, protestanti, animisti, copti ed ebrei nel vari paesi interessati.
UN FENOMENO SOCIALE GLOBALE
Le MGF sono praticate da donne appartenenti al più svariati ceti e livelli culturali, abbienti o poverissime, cristiane, musulmane o animiste. Il profondo radicamento delle mutilazioni genitali femminili in larga parte delle culture di appartenenza, africane ma non solo, è dovuto alla complessa costellazione di fattori che, pur variando fra diverse etnie, lingue, culture, presentano tratti comuni. Nelle comunità che le praticano, le MGF contribuiscono a rinsaldare l'identità di genere, a consolidare l’idea di appartenenza etnica, e spesso continuano ad essere perpetrate in occidente nell'illusione di attenuare i problemi legati all'emarginazione ed alla mancata integrazione dei migranti.

STOP MGF-DONNE CONTRO OGNI TIPO DI MUTÌLAZIONI GENITALI FEMMINILI
L'iniziativa STOP MGF - Donne contro ogni tipo di mutilazioni genitali femminili nasce per coordinare ed intensificare gli sforzi individuali di donne provenienti da vari paesi nella lotta contro la pratica delle mutilazioni. II nostro primo obiettivo è quello di informare le donne immigrate in Italia sulle conseguenze legislative, fisiche e psicologiche di questa pratica.

Infoline 3402866930 - E-mail stopmgf@virgilio.it



3 - Riflessioni a margine dell'Asseblea dell'AFFI
di Alicia compagna argentina di Candelaria sulle pratiche e le relazioni politiche fra donne italiane e donne migranti alla Casa.
Scheda dell'Associazione Candelaria

Sono Alicia di CANDELARIA, per la prima volta sono stata a un'assemblea dell'AFFI. dopo tanto tempo di permanenza nella Casa ... mi sono chiesta il perché.... un filo di unione con qualche cosa c'era... io mi lascio portare dal mio intuito politico e anche dal mio sentimento....Il lavoro insieme a Francesca koch sul tema MEMORIA E IDENTITÀ ha fatto scattare questa voglia di sentirmi più a mio agio ...confermandomi che il lavoro di confronto, su un piano di uguaglianza fa crescere nella diversità e aiuta a essere più consapevoli nel mettere in pratica la vera identità politica, per poi accetare la reciprocità nel dubbio, nella certezza...e anche con la parte culturale che ognuna di noi porta con sé(sicuramente la cosa più difficile..)
Io sono arrivata in Italia, rimpatriata dal governo Italiano,(motivi politici) ho sentito una grande libertà nel poter esprimermi liberamente....senza il pensiero di essere giudicata o peggio ancora censurata. Mi sentivo in un paese democratico in tutti sensi e piano piano ho cominciato a rendermi conto del fiume che scorreva sotto ...
Una grande amicizia con Gabriella Gianfelice di DONNE E POESIA... e anche una grande accoglienza politica .ci ha dato la possibilita di occupare un piccolo spazio nel loro laboratorio, gratuitamente....era un spazio politico per il gruppo delle argentine ,che volevamo riflettere e fare un percorso insieme sul nostro passato...e così abbiamo iniziato un lavoro di memoria sotto la magnolia del giardino de la Casa.....Eravamo noi.. il giardino...e queste piccolo spazio. dove abbiamo potuto verbalizzare e raccontarci il nostro vissuto duro è difficile ..
La CASA era oscura estranea e anche strana...non riuscivo a capire il movimento femminista....separatista...non mi sentivo integrata, per tanti motivi, il nostro e il vostro, solo che noi eravamo di fuori e anche straniere....comportava da parte vostra una curiosità, con il rischio di paternalismo e assistenzialismo....dalla nostra, un percorso femminista diverso....portando a un rapporto non ugualitario....noi " le poveracce""" e voi senso di colpa".
Oggi è il momento di cominciare a fare un ponte che ci aiuti a unirci nella diversità e a crescere nella curiosità per creare una pratica politica di scambio.....
Aggiungerei la mancanza della due generazione di donne , per un vero confronto generazionale. E di uomini che credono nel processo e nella lotta femminile. Io ne ho bisogno!!!!

I. SPORTELLO “CANDELARIA”:
INFORMAZIONE, ORIENTAMENTO E CONSULENZA LEGALE PER LE DONNE IMMIGRATE
Dall’inizio del 2000 e in forma ininterrotta, l’associazione Candelaria gestisce uno Sportello d’informazione, orientamento e consulenza legale gratuita per donne immigrate nella sede della Casa Internazionale delle Donne.
Le donne immigrate che frequentano lo sportello hanno richieste di diverso tipo, ma molte volte la più importante è quella di essere ascoltate con attenzione e accolte in modo solidale.
Le operatrici, anch’esse donne immigrate, cercano di dare risposte alle utenti fornendo loro indicazioni utili per risolvere i problemi esposti e occasionalmente accompagnandole a sbrigare le diverse pratiche.
Una volta a settimana è presente nello Sportello un’avvocata specialista in diritto dell’immigrazione che offre consulenza legale gratuita.
In questo periodo funzionano tre corsi di italiano per principianti e intermedi in diversi orari, frequentati da numerose donne immigrate.
Per le operatrici si sono organizzati incontri di riflessione e sostegno reciproco.
La supervisione del lavoro si svolge una volta al mese ed è a cura di una psicoterapeuta esperta nel rapporto con donne rifugiate o vittime di violenze.

II. SERVIZIO DI CONSULENZA SUL MICROCREDITO SOCIALE PER LE DONNE IMMIGRATE
Nell’2003, l’Associazione firma, insieme alla Fondazione Risorsa Donna, un Protocollo di adesione all’iniziativa denominata “Microcredito Sociale”. L’iniziativa, promossa insieme alla Compagnia de S. Paolo di Torino e alla Banca San Paolo Imi, si rivolge a donne immigrate che per cause diverse hanno difficoltà nell’accesso al credito ma intendono diventare economicamente autosufficienti e integrarsi pienamente nel tessuto sociale ed economico. Candelaria ha aperto uno Sportello nel quale una socia dell’Associazione è presente una volta alla settimana per divulgare l’iniziativa, inoltrare le richieste, fornire informazione ed accompagnare le persone selezionate per un colloquio preliminare, mantenendo contatti con la titolare del progetto finanziato

III. AGENZIA DI SERVIZI INTERCULTURALI
L’Associazione ha organizzato un’Agenzia di Servizi Interculturali con il compito di immettere sul territorio le capacità professionali delle donne immigrate offrendo le loro competenze. In questo momento sono in corso le seguenti attività:
Formazione
Nel novembre 2003 l’Associazione ha iniziato lo sviluppo di due Corsi di Formazione. Un Corso di “Alfabetizzazione”, lingua e cultura italiana per cittadini immigrati, ed un Corso di Formazione per Mediatori e Mediatrici Culturali. I Corsi sono finanziati dalla Provincia di Roma nel piano di programmazione di interventi per l’integrazione della popolazione immigrata e si svolgono nella sede della Cooperativa “Luoghi Comuni” di Civitavecchia. Si tratta di una vera e propria sfida, poiché è la prima volta che un’Associazione di donne immigrate diventa responsabile dell’organizzazione, docenza e sviluppo di un corso per Mediatori e Mediatrici culturali, avvalendosi della professionalità di docenti immigrati. I destinatari di questo intervento sono immigrati o figli di cittadini immigrati ed il corso formativo ha una durata di 250 ore, di cui 200 ore di lezioni teorico–pratiche e 50 di stage
Mediazione Interculturale
Nelle Scuole:
· Fra gennaio e giugno 2002, un gruppo di mediatrici culturali delle culture somala, albanese, Rom, bengalese e cilena, ha sviluppato un laboratorio di mediazione interculturale intitolato: “Immagini simboliche di donne nelle diverse culture” rivolto agli alunni delle Scuole: S.M.S. San Benedetto e Scuola E. Cecomini di Roma
· Fra marzo e giugno 2003, mediatrici culturali delle culture albanese, camerunese, filippina, somala ed ecuadoriana hanno sviluppato un Progetto di Formazione e Mediazione Culturale intitolato “Da Penelope ad Aung San Suu Kyi, essere donna in diverse culture” nelle Scuole Via Casal del Marmo e SMS Ottavia di Roma
· Si è appena concluso lo sviluppo dell’intero progetto, 2003/04, riproposto nella SMS Ottavia di RM. I precedenti interventi sono resi possibili grazie alla collaborazione con l’Associazione Scienze della Vita Quotidiana.
Nelle Carceri:
Mediatrici culturali dell’Associazione hanno svolto diversi seminari informativi e un servizio di orientamento e informazione per i detenuti stranieri presso gli istituti penali di Cassino, Viterbo e Civitavecchia e Rieti, negli anni 2001 e 2002.
Nelle prossime settimane avrà inizio un laboratorio di taglio e cucito all’interno della sezione femminile del carcere di Civitavecchia, occupata da una trentina di donne straniere che scontano lunghe condanne. Si tratta di un progetto finanziato dalla Regione Lazio e da donazioni private che prevede di insegnare un mestiere utile alle donne detenute, procurando loro la possibilità di un riscontro economico grazie alla vendita degli oggetti di arredamento e vestiario prodotti.

III. ATTIVITA’ CULTURALI E DI SOLIDARIETA’
Candelaria organizza costantemente attività culturali e di solidarietà all’interno della Casa Internazionale delle Donne. In collaborazione con altre Associazioni, offre il proprio e fondamentale contributo alla “internazionalizzazione” della Casa.
Fra le attività organizzate negli ultimi mesi hanno avuto una particolare rilevanza le seguenti:
· All’interno di una nostra iniziativa che promuove l’incontro delle donne immigrate con le donne delle Istituzioni Italiane, le rappresentanti delle varie comunità ed associazioni di donne immigrate di Roma si sono incontrate nel giardino della CIDD in due opportunità, con l’On. Livia Turco
· Si presenta nella CIDD, insieme all’Associazione Zora Neale Hurston, il trimestrale on-line di letteratura della migrazione “El Ghibli”: www.el-ghibli.provinca.bologna.it.
· Insieme alle Associazioni Ponte della Memoria – Associazione Culturale per i Diritti Umani, ed ASEAR – Associazione Solidale Euro Argentina, si organizza e presenta un incontro - dibattito con la partecipazione di Associazioni Latinoamericane ed Europee
· Candelaria organizza un incontro di sensibilizzazione volto alla divulgazione dei risultati del Progetto IDIL sulle Mutilazioni Genitali Femminili allo scopo di offrire strumenti efficaci per informare e prevenire. L’incontro, svolto nella Casa Internazionale delle Donne, conta con la partecipazione ed il coordinamento di persone appartenenti alle culture somale ed etiopica.
· Si organizza un importante incontro intitolato: “El Agua es nuestra, carajo”. L’iniziativa è patrocinata dal Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Ambientali e Agricole ed organizzata da Asear (Associazione Solidaria Euro Argentina), A SUD, Candelaria, Carta, Latinoamerica e tutti i sud del mondo, Associazione Zora Neale Hurston
· Si organizza, insieme all’A.F.F.I. e all’UNICEF, un incontro intitolato: ”Memoria e Identità”, con la presenza e la testimonianza di una giovane argentina rappresentante del Gruppo “H.I.J.O.S.”, della città di Cordoba – Argentina.

Una socia, membro del Consiglio Direttivo di Candelaria, è la Vicepresidente della Consulta Femminile Regionale del Lazio, entità che contribuisce allo svolgimento dell’attività legislativa della Regione


4 - I° Seminario Nazionale Donnelavoro
Il 19 e 20 giugno si terrà il primo seminario su Donnelavoro “Dalle tessere alla figura del mosaicoConoscere e trasformare il nostro rapporto con il lavoro”. Il seminario nasce dal gruppo discussione sulle donne e il lavoro nato a partire dal seminario nazionale "Femminismi di ieri e di oggi, teorie e pratiche a confronto" che si è svolto alla casa Internazionale a marzo.
Per gli aggiornamenti e il programma consultare il sito della casa internazionale delle donne.

A cura del gruppo di lavoro che organizza il seminario

Sviluppare un percorso di riflessione e di scambio, si è inaspettatamente aperto a Roma in marzo, durante il workshop “Donne e Lavoro” all’interno del convegno nazionale “Femminismi di ieri e di oggi. Teorie e pratiche a confronto”, tenutosi presso la Casa Internazionale delle Donne. Inaspettato perché si è evidenziato in uno "spazio narrante" che ha sostenuto in modo "lieve" ma "esigente" il desiderio e il bisogno di mettere in comune, narrando, ascoltando e interrogando, le relazioni che abbiamo con ciò che va sotto il termine " lavoro".

Inaspettato per la forza e l'emozione con cui si è aperto un varco, ma certo non indesiderato. Da subito accolto da tutte le presenti come una importante inizio di un percorso da sviluppare, di un processo da proporre ad altre , da costruire attraverso vari passaggi, con cura e senza fretta.
L'incontro di giugno da visibilità ad un processo che immaginiamo come uno sviluppo di temi e di relazioni, come un approfondimento che possa proseguire nei mesi dell'anno prossimo.
Dunque un Seminario, un incontro che privilegi il confronto, la parola e l'ascolto tra le presenti. Contemporaneamente obiettivo e metodo.

Obiettivo ricostruire situazioni che per le singole risultano isolate e frammenti, (le tessere), interrogare insieme i fatti e gli eventi, alla ricerca di un "senso" per noi, o di un "non-senso", del lavoro e della relazione con esso. Ricostruire una "figura" e immaginare quali "trasformazioni" riteniamo necessarie in questa relazione con il lavoro.
Obiettivi dunque di conoscenza e di trasformazione.
Un metodo che è quello dell'incontro di marzo, quello della cultura e delle pratiche del femminismo: partire da sé.

Partecipiamo a partire da se stesse, diamo spazio a incontri di gruppo, sia nel sabato pomeriggio che nella mattina di domenica. Gruppi non focalizzati intorno ad un tema, per non separare esperienze e pensieri, ciascuno "spazio narrante".
Uno strumento importante di questo percorso, che ci aiuti a raccogliere anche pensieri sparsi, sarà la costruzione di una sorta di "rubrica", per cercare, (come allora in quei lontani anni 70) le parole per dire, soprattutto in un'epoca in cui il processo produttivo ha per materia prima il sapere,la conoscenza, le relazioni sociali, l'informazione, in un movimento che dell'attenzione al linguaggio e alla pratica ha tessuto la sua storia.
Aprire ad altre donne e ad altre esperienze, collegandosi a quello che possiamo chiamare l'incontro zero, e concludere per raccogliere, commentare, interrogare ancora, evidenziare. E rilanciare.



fra gli appuntamenti più immediati:

Giovedì 3 giugno alle ore 19.00
l'associazione Controparola, gruppo di giornaliste e scrittrici impegnate per i diritti delle donne*
dà appuntamento nel Giardino della Casa Internazionale delle Donne per festeggiare insieme i 12 anni di attività con saluti, memorie, presentazione del libro di Controparola “Le italiane del novecento” (Editori Riuniti-Nuova edizione), auguri ai nuovi libri di M. Rosa Cutrufelli e Giuliana Sgrena, alle nuove partecipanti, progetti futuri e... brindisi finale
Elena Gianini Belotti, M. Rosa Cutrufelli, Elena Doni, Paola Gaglianone, Claudia Galimberti, Lia Levi, Dacia Maraini, Cristiana di S. Marzano, M. Serena Palieri, Nadia Pizzuti, Carla Ravaioli, Loredana Rotondo, Mirella Serri, Giuliana Sgrena, Simona Tagliaventi, Gabriella Turnaturi, Chiara Valentini


Scade a fine maggio il termine di iscrizione al seminario Estivo della SIL. Sconto per le associazioni della Casa Internazionale delle Donne.
La Società Italiana delle Letterate organizza per il 15-18 luglio 2004 il suo V Seminario Estivo Residenziale che si svolgerà a Trevignano di Roma. Il tema per questa edizione è: “Isole. Confini chiusi, orizzonti aperti”. L’esperienza delle edizioni precedenti - dedicate rispettivamente al “Canone letterario”, alle “Letterature migranti e post-coloniali”, al “Bildungsroman” e a “Forme della felicità. Tra momenti dell’essere e trappole del lieto fine” – ci spinge a confermare la formula di scambio multidisciplinare e multigenerazionale dell’iniziativa, cioè una modalità che consenta a tutte le partecipanti – relatrici di scenario, autrici di comunicazioni e interventi predisposti o spontanei – una pratica di confronto, tematico e metodologico, aperto e continuativo nelle vari fasi del seminario. Sono ammesse un numero massimo di 45 partecipanti (un terzo dei posti è riservato alle minori di 32 anni). Le domande vanno inoltrate tra l'1 e il 30 maggio 2004.
Per le donne della Casa Internazionale è previsto uno sconto del 10% sulla quota di iscrizione.
Per informazioni consultare il programma sul nostro sito o scrivere a (seminariotrevignano@libero.it),


CALENDARIO giugno

Giovedì 3 - Ore 18.00 in Giardino
Presentazione libro - ‘900 delle Italiane - Festa Anniversario 10 anni Controparola
Organizza: Zora Neale Hurston e Controparola

Giovedì 3 - Ore 17.30 - Sala riunioni Piano Terra
Incontro con le consigliere e le delegate straniere
Sarà presente l’Assessora Franca Eckert Coen

Venerdì 4 -Ore 14.30 e Sabato 5 - Ore 9.30
La Scuola Politica di Emily Roma
Corso di Formazione di secondo livello
5° modulo: Le tecniche: la comunicazione (riservato alle iscritte)

Sabato 5 - Ore 9.00-18.30 e Domenica 6 -Ore 9.00-13.00
Sala convegni 1° P
Coordinamento Nazionale di tutti i C.I.D.I.
Organizza: Centro Iniziativa Democratica Insegnanti

Domenica 6 - Ore 10.00-20.30
Corridoi 1° Piano Esposizione quadri delle allieve della scuola di Lilia Bevilacqua

Domenica 6 Ore 17.30-20.30 in Giardino
Presentazione del libro “Stone butch blues” di Leslie Finenberg
Sarà presente l’autrice/autore Organizza: Circolo Mario Mieli

Domenica 6 - 11 Ore 9.30-13.00 Sala convegni Piano Terra
Formazione e seminari per una delegazione di donne Palestinesi sul tema delle donne in difficoltà
Organizza: Differenza Donna (riservato alle corsiste)

Martedì 8 - Ore 19.00-21.00 Sala Convegni p.t.
Presentazione libro - Crimini segreti. Maltrattamenti e violenza alle donne nella relazione di coppia di Giuliana Ponzio
Organizza: Baldini e Castoldi e Zora Neale Hurston

Martedì 8 - Ore 19.00-20.00 in Giardino
Gruppo di musica rinascimentale ‘Il Martellato’ e del coro polifonico ‘Juan Del Enzina’
Diretto dal maestro Pablo Martin Garcia Presentano ‘…Pase el aqua’
Organizza: Candelaria

Mercoledì 9 -Ore 18.00 Sala Convegni P.T.
Presentazione libro - Oltre la danza macabra, no alla guerra, no al terrorismo. di Luisa Morgantini
Partecipano: Manuela Fraire, Pietro Ingrao, Bianca Pomeranzi
Sarà presente L’autrice
Coordina Isabella Peretti. Organizza: Generi e Generazioni e Zora Neale Hurston

Giovedì 10 Ore 17.00 Sala Convegni 1°p.
Convegno - dibattito Donne e integralismo
Organizza: Federazione Internazionale delle donne contro l’integralismo e per l’uguaglianza

Giovedì 10 -Ore 18.30 in Giardino
Presentazione Libro Di seconda mano né un saggio, né un racconto sul tradurre letteratura
di Laura Bocci
con Alfonso Berardinelli, Novella Bellocci, Camilla Miglio, Paola Decina
Organizza: Rizzoli e Zora Neale Hurston

Venerdì 11 - Ore 9.00-20.00 Sala Convegni 1° p.
Convegno sul disagio femminile in convenzione con la Provincia di Roma
Organizza: ASPIC

Sabato 12 - Ore 10.00-13.00 Sala Convegni Piano Terra
Seminario con i volontari e incontro con le famiglie (riservato agli iscritti)
Organizza: Archè

Sabato 12 -Ore 10.00-13.00 Domenica 13 -Ore 14.00-18.00 in Piccionaia
Corso di decorazioni floreali
Organizza: La Fenice Eventi

Sabato 12 -Ore 9.00-18.00 Sala Convegni 1° Piano e Atelier
Domenica 13 -Ore 18.00-21.00 Sala Convegni P.T.
S. Convegni 1°p. e Atelier
Ore 9.00-14.00
Discussione clinica
con la partecipazione di Esthela Salano
Organizza: Istituto Freudiano

Lunedì 14 -Ore 17.30 Sala Convegni piano terra
Chiusura corso di formazione per operatrici dei centri antiviolenza
Organizza: Differenza Donna

Venerdi 18 –Ore 19.00 in Giardino
Serata musicale aperta a tutti

Sabato 19 -Ore 8.30-13.30 Sala Convegni Primo piano
Pensare Fare Documentare. Percorsi educativi a confronto
Formazione ed aggiornamento per educatori di asili nido del Comune di Roma (riservato agli iscritti)

Sabato 19 e Domenica 20 Ore 10.00-18.00 Sala Riunioni piano terra
Corso di decorazioni floreali
Organizza: La Fenice Eventi

Sabato 19 - Ore 15.00-19.00 Domenica 20- Ore 9.30-16.30 Sala Convegni 1°p. e Atelier
Seminario Nazionale Donnelavoro
‘Dalle tessere alla figura del mosaico- conoscere e trasformare il nostro rapporto con il lavoro’
Organizza: Consorzio Casa Internazionale delle Donne e A.F.F.I.

Domenica 20 e lunedì 21 -Ore 18.30 in Giardino
Festa Europea della Musica X edizione
Organizza: Associazione Festa della Musica e Comune di Roma -Assessorato alla Cultura

Martedì 22 Sala Convegni 1° piano
Convegno sulle mutilazioni genitali femminili
Organizza: AIDOS

Giovedì 24 -Ore 20.30 in Giardino
Concerto di giovani musicisti e assaggi di cucina multietnica
Organizza: IX Distretto Scolastico

Venerdi 25 -Ore 18.00-24.00 in Giardino San Francesco di Sales
Cena e festa per autofinanziamento
Organizza: CLR

Mercoledì 30 -Ore 18.30 Sala Convegni Piano Terra
Presentazione del libro di Toni Maraini
Ricordi d’arte e prigionia di Topazia Alliata - Ed. Sellerio
Organizza: Zora Neale Hurston


Per informazioni su queste e altre iniziative consulta il sito
della Casa Internazionale delle Donne

Per commenti e suggerimenti scrivere a:
redazione.cidd@tiscali.it

Ricevi questa mail di informazione perchè sei iscritta/o alla mailing list della Casa.
Per nuove iscrizioni o per cancellarti usa il form sulla home del sito della Casa Internazionale delle Donne