Avviso alle naviganti la news di informazione della Casa Internazionale Delle Donne
n° 27 del 8 ottobre 2004
in redazione:
M. Giulia Catemario, Giovanna Olivieri, Stefania Vulterini


GLI EVENTI DI OTTOBRE: INCONTRI E CONVEGNI


> Presentazione della seconda edizione della Scuola di Studi Femministi organizzata da Generi e Generazioni. Incontro con le docenti, Maria Luisa Boccia, Maria Rosa Cutrufelli, Isabella Peretti, Bianca Pomeranzi lunedì 11 ottobre ore 18.00

> “No! L’uso del film e della danza per denunciare lo stupro e l’abuso sessuale all’interno della comunità nera e per aiutare le donne a superare il trauma” Incontro con Aishah Shahidah Simmons e Tamara L. Xavier. Organizza: CLR (ingresso riservato alle donne) - venerdì 15 ore 18.00

> Conferenza stampa: Concepire l’infinito n°2 Saranno presenti: Giovanna Melandri e Patrizia Sentinelli - lunedì 18 ore 11.00 (vedi approfondimenti)

> QUALE EUROPA VOGLIAMO? Seminario di riflessione sul documento proposto dall’AFFI in occasione della firma del Trattato Costituzionale Europeo a Roma. Intervengono: Paola Gaiotti e Maria Grazia Rossilli. Il dibattito vuole sollecitare la condivisione del documento e raccogliere le adesioni alla proposta dell’AFFI in vista di un incontro pubblico alla presenza del Sindaco di Roma in concomitanza con la firma del Trattato. - lunedi 18 ottobre alle ore 19.00 (vedi approfondimenti)

> Mostra di arte cinese contemporanea foto/video/installazione "GuangYIN" - Tempi di Donne- Martedì 19 ore 17.00, Martedì 26, Giovedì 28 Organizzato dal Comune di Roma, Assessorato Pari Opportunità, Aidos, Sala 1, Officina (vedi approfondimenti)

> Presentazione del libro "Piera e gli assassini" romanzo/dialogo tra Piera Degli Esposti e Dacia Maraini. Venerdì 22 ore 21.00

> Seminario sul Sistema dell'arte e le donne artiste oggi. Venerdì 22 ore 15.00


GLI EVENTI DI OTTOBRE: CORSI

> Corso di Raja Yoga - tutti i martedì dalle 10 alle 11.30 da ottobre a giugno. Insegnante Antonia Tronti

>
Corsi di cucina - preparazione e degustazione, dalle ore 18.00 alle ore 21.00, I biscotti, Mercoledì 13 Ottobre
. Organizza Bio e Te

>
Corso pratico di giardinaggio. Il giardinaggio non lascia nulla al caso. Ogni pianta, ogni verdura, ogni frutto deve essere disposto, seminato, piantato, tagliato, potato, raccolto secondo regole ben precise. Veder germogliare e fiorire il proprio giardino ornamentale, raccogliere i prodotti dell'orto fanno l'orgoglio del giardiniere che dovrà domare, ma soprattutto rispettare la natura
Giovedì 14-21-28 ottobre ore 18,30. Insegnante Rossella Russo


APPUNTI E SPUNTI DAGLI EVENTI

Liberazione delle due Simone
Dall'Assemblea permanente dell'AFFI del 29 settembe 2004
La gioia intensa per il ritorno delle due Simone e degli amici iracheni ci dà nuova forza per continuare il nostro impegno di riflessione e di azione. Nel confrontare le nostre valutazioni su queste difficili settimane, ci siamo rese conto che, pur nelle diverse posizioni, qualcosa di interessante era accaduto, dentro e fuori di noi, e che desideravamo non disperderlo.
A qualcuna è parsa troppo ottimistica una lettura che attribuisce alla grande solidarietà espressa dalla società civile il merito di aver inciso sull’impegno dei potenti, ma è comunque un fatto di grande valore che si sia trovata una strada non militare per la soluzione della vicenda. La presenza della politica, il coraggio di parlare con i contendenti, la differenziazione nel mondo islamico e la presa di parola dell’Islam moderato sembrano novità interessanti, che ci danno più forza per chiedere che si prosegua sulla strada del confronto e ottenere il ritiro delle truppe occupanti.
A livello simbolico, non vogliamo sottovalutare l’impatto che su di noi e nel paese hanno avuto queste giovani donne, con il loro coraggio di mettere in atto, in zone di guerra, quelle virtù civili - la dignità, la bellezza, la compassione, il souci – proprie delle pratiche quotidiane del tempo di pace. La loro storia ha sollecitato un cambiamento in molti/e, quasi che si sia assistito ad una conferma della potenza della ragione e della forza disarmata; il coraggio tranquillo espresso nei loro sorrisi al ritorno rappresenta, secondo noi, un invito a credere nelle possibilità di cambiare, insieme, il senso della storia.
Per questo, nel momento in cui l’assemblea permanente della Casa e la mobilitazione per la liberazione degli ostaggi si concludeva, ci siamo riconvocate come gruppo di lavoro e di riflessione, da mercoledì 13 ottobre, ogni mercoledì alle ore 20 per continuare il nostro impegno nelle linee che insieme avevamo individuato, e cioè l’approfondimento delle relazioni con le donne di altri paesi, l’articolazione di analisi e di interpretazioni del mondo e delle sue emergenze, la resistenza nei confronti dei fondamentalismi di ogni tipo e delle “guerre di religione”.

I grandi temi, le sofferenze intollerabili su cui avevamo sentito l’urgenza di confrontarci, ci interrogano ancora dolorosamente e pensiamo che solo un lavoro comune ci permetta di sottrarci al ricatto della paura e alla mostruosità della violenza.



A cura di Isabella Peretti

Sabato 2 ottobre alla Casa internazionale delle donne, organizzata da:
ARCIDONNA, CANDELARIA, CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE, CAUCUS DELLE DONNE-COMITATO ROMANO, COOPERATIVA GENERI E GENERAZIONI, LOBBY EUROPEA DELLE DONNE, PAESE DELLE DONNE, ASSOCIAZIONE ZORA NEALE HURSTON

Si è svolta un'assemblea sul tema:
“Un’altra convivenza è possibile? Una riflessione sul ruolo delle donne nella società italiana e nel mondo. A dieci anni da Pechino”

L’assemblea ha visto la partecipazione e gli interventi, oltre alle associazioni organizzatrici, di diverse altre associazioni femminili – da Differenza Donna a Donne contro la guerra, al Forum Donne del Mediterraneo, a Nodi, ecc – di parlamentari nazionali ed europee, della Consulta femminile del Lazio, ecc. Il dibattito è stato presieduto da Marisa Rodano.
Erano alcuni anni che non si svolgeva un’assemblea di questo tipo, che alla riflessione sulla situazione internazionale ha commisurato l’impegno per un’azione politica unitaria rivolta alle istituzioni nazionali e sopranazionali.
Ripercorriamo insieme gli interventi, i temi in discussione, le decisioni conclusive.
Il testo dell’invito così recitava: “La difficile situazione nazionale e internazionale non è riuscita a farci dimenticare le idee delle donne su una nuova possibile convivenza globale, emerse nel Forum e nella IV Conferenza ONU sulle donne di Pechino nel 1995. Infatti, nonostante gli anni duemila abbiano distrutto molta parte delle speranze emerse nel corso degli anni novanta, quelle idee risultano tuttora valide e degne di essere realizzate e migliorate, soprattutto se vogliamo porre una fine al regime di odio e paura che sembra essersi impossessato del nostro pianeta.
Non si può infatti trascurare il fatto che gli eventi accaduti negli ultimi tre anni, dalla caduta delle Twin Towers alle guerra dell’Afghanistan e dell’Iraq, alle ripetute stragi terroristiche degli ultimi mesi, hanno mutato radicalmente lo scenario mondiale, trasformando in “guerra di civiltà”, quella che negli anni novanta chiamavamo globalizzazione. Infatti, il mutamento delle forme della politica internazionale ha costretto molte di noi, in poco tempo, ad avere una nuova consapevolezza dei diversi livelli in cui “si fa politica” anche in un paese come l’Italia”.
Su questi temi ha introdotto Bianca Pomeranzi.
La consapevolezza politica, di cui parlava il testo d’invito, secondo Bianca è un dato contraddittorio. Non è presente oggi, a differenza delle Conferenze Onu degli anni 90, un movimento femminista transnazionale che metta a tema il governo del mondo, la soggettività femminile e il rapporto tra donne e istituzioni nazionali e internazionali. I Social Forum vedono gli interventi di grandi donne – da Arundati Roy a Vandana Shiva a Shirin Ebadi – ma esse stesse appaiono avulse da un contesto di relazioni tra donne. Stiamo perciò subendo l’attuale crisi delle Nazioni Unite, i cui organismi sono paralizzati da un’ondata di normalizzazione sostenuta dagli Stati Uniti e dalla cooperazione internazionale targata Gran Bretagna.Anche il percorso del “Pechino + 10”, cioè la verifica internazionale dell’applicazione della Piattaforma di Pechino nelle diverse regioni del mondo, sta manifestandosi come un percorso burocratico.
In questo contesto di assenza di un movimento femminista transnazionale, anche la cooperazione internazionale ritorna a considerare le donne non più un soggetto politico, ma un oggetto di tutela, equiparando donne e bambini. Le cosiddette “missioni umanitarie”-a partire dalla missione “Arcobaleno”- tendono ad affermare un ruolo delle donne o come crocerossine dedite ai bambini e all’assistenza o come vittime di guerre e violenze.Bisogna quindi ridare un senso politico al rapporto tra donne e istituzioni, a partire dalle negoziazioni sul governo del territorio, sul Welfare locale, sulla cooperazione decentrata, fino ai massimi vertici delle istituzioni internazionali.
Ivanka Corti (componente Commissione Cedaw) ha documentato la crisi dell’Onu e i regressi attuali, citando, tra le altre cose, la proposta di riunificazione dei vari (7) Comitati Onu per i diritti umani nei diversi campi ( donne, torture, razzismo, ecc) in un unico Comitato, in cui la soggettività femminile rischia di disperdere la sua valenza universale, equiparata alle minoranze etniche o sociali.
Paola Gaiotti ha sostenuto con forza la necessità di un doppio registro per le donne, quello della lotta per i propri diritti e quello della governance mondiale, che deve significare capacità di esercitare leadership politica sui temi cruciali; altrimenti, senza questa capacità, questo protagonismo, si assiste a un mero processo di cooptazione, magari garantito dalle quote.
Rispetto alla situazione italiana, Isabella Peretti (Cooperativa Generi e Generazioni) ha svolto un’analisi critica del documento sull’attuazione della Piattaforma di Pechino in Italia inviato dal governo italiano all’Onu.
“Bisognerebbe incominciare con l’osservare la differenza di metodo con cui è stato realizzato il documento. Innanzitutto non sono state consultate le associazioni femminili che contano. La vecchia Commissione nazionale, che aveva questo compito, non c’è più e nessuno si è preso questo incarico.
Ma quello che mi interessa di più sottolineare è il vizio di fondo che sottende all’intero documento: fin dalle prime pagine si parla di un concetto più ampio di pari opportunità, che vada oltre il gender equality per rientrare nel più generico discorso contro le discriminazioni. Gli stessi riferimenti normativi utilizzati, l’articolo 13 del Trattato di Amsterdam e il decreto 216/2003 sull’attuazione della direttiva europea 78/2000 contro le discriminazioni nel lavoro per età, orientamento sessuale, religione, handicap, ci dà la misura di questo intento. Estendere tout court le competenze del Ministero per le pari opportunità ai temi dell’immigrazione, delle attività di cura verso l’infanzia (compresa la violenza sui minori e la pedofilia), che nel passato governo erano di competenza del Ministero della solidarietà sociale, provoca il decadimento della soggettività femminile, detentrice di diritti e di un proprio autonomo punto di vista sul mondo, a generica categoria debole da proteggere.
Il Documento si limita a un elenco di leggi e provvedimenti che riguardano sostanzialmente l’attività del precedente governo di centro-sinistra che però non viene neppure nominato. Tra questi, la Direttiva Prodi Finocchiaro del 1997, la legge 125/1991 e il D.L.196/2000 sulle consigliere di parità, la legge sulla conciliazione tra lavoro e famiglia n° 53/2000 e il Testo unico sulla maternità e sulla paternità. Tra le innovazioni prodotte da questo governo vengono citati il decreto 115/2003 contenente alcune modifiche alla legge 53 relative alle libere professioniste, l’estensione dei motivi di discriminazione anche alle molestie sessuali nei luoghi di lavoro (D.L. 216/2003), e gli stanziamenti per gli asili nido aziendali, fortemente voluti dalla Ministra. Non si fa menzione ad attività specifiche rivolte alle scuole e alle università, di sostegno alle innovazioni culturali e scientifiche delle donne, così come previsto nella determinazione delle aree critiche della Piattaforma, e così come era stato fatto durante i governi di centrosinistra..
In riferimento al mainstreaming nel rapporto non c’è nulla. Non si parla né delle politiche considerate positive da questa maggioranza, né tantomeno si citano quelle a mio avviso molto negative portate avanti da altri ministri di questo stesso governo, come se la cosa non riguardasse la Ministra per le pari opportunità. Non si fa riferimento al Libro bianco sul welfare, che contiene alcune affermazioni pericolose, come quella sul “baratro demografico” italiano da cui deriverebbe la necessità di incentivare la natalità attraverso una politica demografica fatta sopra le teste e i corpi delle donne. E ci si guarda bene dal citare la legge sulla fecondazione assistita, che mi auguro sarà sommersa dai voti abrogazionisti nei prossimi referendum. Per quel che riguarda il lavoro, non c’è collegamento tra le politiche dell’occupazione femminile e la legge 30 (cd. Legge Biagi); non si parla delle conseguenze del lavoro precario, della giungla contrattuale che, di fatto, rendono sempre più difficile il lavoro anche per le donne. Non esiste neppure un riferimento pratico alla legge Bossi-Fini: mentre si sostiene l’impegno a svolgere politiche antidiscriminatorie, non si dice che questa legge colpisce gravemente i diritti delle donne immigrate e danneggia irreparabilmente l’attività di quante/i lavorano da anni contro la tratta della prostituzione.
Rispetto alla riorganizzazione della Commissione Parità che, secondo me, doveva avere come prospettiva quella del massimo allargamento a nuove associazioni ed esperienze di donne e contestualmente quella della massima autonomia, la soluzione adottata dalla Ministra Prestigiacomo, che ha istituito una nuova commissione che lei stessa presiede e controlla, va in direzione del tutto opposta”.
Sulle singole tematiche affrontate dal documento del governo, sono intervenute molte partecipanti all’assemblea.
Valeria Aiovalasit (Arcidonna) ha sottolineato i passi indietro gravissimi che emergono dalle politiche del governo: la laicità dello Stato rimessa in discussione dalla legge sulla fecondazione assistita; l’assenza di interventi sulle discriminazioni salariali, sulla conciliazione, sull’utilizzo dei fondi europei da parte delle Regioni, sul la crescita di episodi di violenze famigliari (sulla mancanza di impegno concreto a favore dei Centri antiviolenza è intervenuta anche l’associazione Differenza Donna).
Rispetto all’enfasi con cui la Ministra Prestigiacomo pubblicizza la modifica dell’articolo 51 della Costituzione, va rilevato che non solo omette il fatto che è si è trattato di un lavoro parlamentare trasversale delle parlamentari, ma che la legge 90/04 sulle quote elettorali nelle liste per le elezioni europee non rappresenta altro che la recezione di una Raccomandazione europea, cui l’Italia è arrivata buon ultima.
Valeria ha analizzato criticamente anche le leggi elettorali e i nuovi Statuti elaborati dalle Regioni.
Vittoria Tola, condividendo l’affermazione che la generalizzazione delle pari opportunità ad altre discriminazioni tende strumentalmente ad annullare il carattere primario e trasversale della differenza di genere, ha denunciato che il sostenere, come fa il documento del governo, la volontà di andare oltre la “gender equality” significa andare contro lo spirito della Piattaforma di Pechino; il governo con ciò dimostra che non parte da Pechino, e che la Ministra per le pari opportunità si è mossa di conseguenza (lo stesso Dipartimento pari opportunità è diretto quasi esclusivamente da uomini!). Non si tratta infatti di incompetenza, ma di una scelta cosciente di non voler affrontare i problemi reali delle donne italiane. In tal senso, Vittoria ha denunciato le gravi inadempienze del governo rispetto al lavoro e alla conciliazione lavoro-famiglia (“ nelle aziende al momento dell’assunzione le giovani devono dichiarare di rinunciare alla maternità! Paradossalmente, con le sue scelte politiche rispetto all’occupazione e al Welfare - e addirittura con la legge sulla procreazione assistita-, il governo rende irraggiungibili i suoi stessi obiettivi di aumentare la natalità per superare il ‘baratro demografico’”), rispetto alle mutilazioni genitali, rispetto all’applicazione dell’art.18 del T.U. sull’immigrazione per progetti di protezione e integrazione sociale delle donne vittime della tratta della prostituzione, resi difficilmente praticabili e sostenibili dalle norme della Bossi-Fini, dalle norme di comportamento dettate alle vittime dalle questure ( analizzate dall’Associazione Differenza Donna) e dalla mancanza di adeguati stanziamenti. La stessa proposta di legge a firma Prestigiacomo contro la prostituzione su strada rappresenta, nel suo articolato, una vera e propria legittimazione dello sfruttamento.E ancora: “il Piano per gli asili nido aziendali rappresenta inoltre un autentico passo indietro rispetto agli asili nido territoriali”.
Su tutte queste materie, però, le opposizioni sono state inesistenti, o quasi!
Ludovica Tranquilli Leali (Lobby europea delle donne) ha ricordato come l’art.13 del trattato di Amsterdam, cui si richiama il documento del governo, riguarda tutte le discriminazioni, mentre la gender equality è trattata negli articoli 2 e 3 del Trattato stesso, sulla base dei quali si devono fondare le politiche nazionali ed europee per l’uguaglianza tra donne e uomini: un’ulteriore riprova di come nel documento non vengano in alcun modo praticate l’ottica di genere e ilo mainstreaming.
Sulle problematiche relative all’immigrazione sono intervenute Tatiana Gutierrez (Associazione No.Di) - che ha affermato, tra l’altro, che con la globalizzazione, alle popolazioni del Terzo mondo è rimasta solo la risorsa del proprio corpo, che è divenuta oggetto di sfruttamento e di tratta, ma che finalmente “abbiamo imparato a parlare anche in Italia dei problemi politici dei nostri paesi” – e Jociara Lima de Oliveira che ha analizzato le gravi conseguenze della Bossi-Fini per le donne immigrate, che rinchiuse nei CPT non hanno la possibilità di chiedere asilo o di farsi considerare rifugiate, oppure che, costrette alla clandestinità, sono destinate ad essere colf a vita nel chiuso delle famiglie italiane. Rispetto al recente accordo del governo italiano con la Libia, ha denunciato che in tal modo sarebbe Gheddafi a difendere i diritti umani!!, che le donne rifarebbero l’esperienza, tristemente nota per le violenze subite, dei campi profughi.
Conclusioni dell’Assemblea
Tutte le associazioni presenti hanno convenuto sulla necessità di elaborare un documento alternativo a quello del governo, uno Shadow Report da inviare all’ONU, così come prevede la prassi istituzionale internazionale (Ivanka Corti), al Forum delle ONG previsto per dicembre a Ginevra, in preparazione della Conferenza regionale europea e nordamericana e alla Commissione del Parlamento europeo per i diritti delle donne (sulla situazione europea è intervenuta diffusamente Pia Locatelli, parlamentare europea e Presidente dell’Internazionale Socialista Donne). Un documento che, più che una chiosa a quello del governo, si incentri su alcuni punti fondamentali per una politica alternativa nazionale dentro il contesto europeo (Pia Locatelli).
“In un paese realmente democratico la pubblicizzazione dei documenti e dei lavori preparatori della Conferenza dell’Onu a 10 anni da Pechino avrebbe dovuto essere fatta dal governo e dalle stesse istituzioni che siedono nelle Commissioni delle Nazioni unite, purtroppo non siamo in quella situazione e riteniamo di dover, ancora una volta, supplire alle mancanze istituzionali attraverso l’impegno diretto della società civile” (dal testo dell’invito all’assemblea). . Un’occasione quindi non solo per stilare un documento, ma per riprendere un’azione politica delle associazioni femminili volta a un dialogo forte ed esigente con le donne elette nelle istituzioni, per superare una concezione oligarchica dentro la quale non si possono certo salvare i diritti delle donne (Paola Gaiotti).
Non possiamo qui, per ragioni di spazio, dar conto di tutti gli altri interventi: da Titta Vadalà (Ass. Donne e ambiente), a Elena Beltrame (Donne contro la guerra), a Giovanna Scassellati ( che è intervenuta a favore dell’aborto farmacologico, così come delineato anche dalle linee guida dell’OMS), alle associazioni: Forum delle donne del Mediterraneo, Differenza Donna, Il Paese delle Donne, Consulta Regionale del Lazio. Ma tutte contribuiranno con le loro esperienze e i loro saperi allo “Shadow Report”.


APPROFONDIMENTI

> GuangYIN - tempi di DONNE
manifestazione di arte cinese contemporanea
GuangYIN tempi di DONNE è una manifestazione sulla Donna e la Cina, organizzata dall’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune, che prevede presso la Casa Internazionale della Donna una rassegna di film cinesi, pannelli didattici che illustrano l’arte contemporanea cinese e presso la libreria una esposizione di libri sulla Cina.
La Galleria Sala 1 ospita la mostra dal titolo guangYIN - che vuol dire Tempo - ma è parola formata dai caratteri guang (luce) e yin (ombra, notturno, femminile). Questa mostra realizzata con foto, video ed installazioni, scandaglia le assonanze tra la ritmica temporale e la natura femminile esplorando le soluzioni espressive di sette originali individualità artistiche della Cina contemporanea.
Combinando la produzione di personalità emergenti come Cui Xiuwen (TOOT), Chen Lingyang (12 Flower Months Series), Han Lei (Fictional Portraits), Wang Ning (1201) a quella di autori ormai noti a livello internazionale come Yin Xiuzhen (Yin Xiuzhen), Hai Bo (Three Sisters, I’m Chairman Mao’s Red Guard, Dusk Series), Xing Danwen (Sleep Walking), la selezione proposta offre una rappresentazione della Cina contemporanea e dei suoi legami con il passato, della storia e dell’attualità mediante supporti espressivi diversi, ma contigui che rimandano tutti – anche i video – al mezzo fotografico, un genere favorito da molti artisti cinesi nell’ultimo decennio e più adatto a cogliere l’attimo trascorrente, l’eterno divenire temporale.
E’ in programma sabato 16 ottobre 2004 dalle 10 alle 12 un incontro aperto al pubblico all’Università “La Sapienza” con gli studenti delle Facoltà di Lettere e la Facoltà di Studi Orientali. La direzione artistica della manifestazione è di offiCina ltd. – società di scambi culturali con sede a Pechino – in collaborazione con la Sala 1 di Roma.

Programma
RASSEGNA CINEMA CINESE alla Casa Internazionale delle Donne
martedì 19 - martedì 26 - giovedì 28 ottobre – martedì 2 novembre 2004
(Sala convegni piano terra)

> martedì 19 ore 17.00 – 18.23
1) La strada verso casa di Zhang Yimou, sottotitoli in italiano, colore, durata 83’
Memoria della storia d’amore tra i genitori del regista sullo sfondo della Cina rurale, alla luce di vicende storiche che hanno segnato profondamente la vita della generazione vissuta alla fine degli anni ‘50.

> martedì 19 ore 18.40 – 20.10

Breaking the silence di Sun Zhou, sottotitoli in italiano, colore, durata 90’. L’esperienza di una madre con un figlio audio-leso nella Cina contemporanea.

> martedì 26 ore 17,00 – 18.33

Vivere in pace di Hu Bingliu, sottotitoli in italiano, colore, durata 93’
Una anziana donna, il suo rapporto con la famiglia dell’unico figlio, col tempo, con la citta’.
martedì 26 ore 18.40 – 20.20
La Canzone del Tibet di Xie Fei, sottotitoli in italiano, colore, durata 102’
La storia di una donna, tre uomini ed i loro sentimenti, adattata dal romanzo di Zhaxi Dawa.

> giovedì 28 ottobre ore 17.00 – 18.32
Camomilla di Jin Chen, sottotitoli in italiano, colore, durata 92’
Un amore platonico tra una giovane donna ed il marito a causa della malattia di lei e la scelta di condividere comunque un’esistenza insieme.

> giovedì 28 ottobre ore 18,40 – 20.10

L’allenatrice e i giocatori di Qi Jian, colore, sottotitoli in italiano, durata 90’
La difficile prova di una ex campionessa di basket, invitata ad allenare una squadra maschile.
martedì 2 novembre ore 17.00 – 18.30
Perché ci sia l’amore di He Qun, sottotitoli in italiano, colore, durata 90’
Le vicende di 4 giovani volontari single a Shenzhen, una delle citta’ simbolo del progresso economico cinese.

> martedì 2 novembre ore 18.40 – 20.20

Chi ha detto che non m’importa? Di Huang Jianxin, sottotitoli in italiano, colore, durata 100’
Saga familiare agro-dolce che mette a confronto le ansie di una madre in “eta’ critica” ed un padre psicologo che non la comprende, raccontata attraverso il diario della figlia adolescente.


> Quale Europa vogliamo? BOZZA PER UN DOCUMENTO DA PRESENTARE PER IL 29 OTTOBRE 2004 (a cura dell’Associazione Federativa Femminista Internazionale, Roma)

L’elaborazione del Trattato costituzionale europeo, nonostante i limiti evidenti, può rappresentare comunque un passo in avanti nell’emergere di un’Europa politica, di cui c’è grande bisogno sulla scena internazionale, e può essere una base per avanzare richieste rispetto alle politiche che l’UE dovrà mettere in pratica.
Manca nella Carta di Nizza un’esplicita formulazione del diritto all’autodeterminazione; l’art.23, voluto come articolo autonomo e distinto dalle femministe, afferma la necessità di assicurare la parità tra uomini e donne in tutti i campi.
Persiste un deficit democratico negli ancora limitati poteri del Parlamento europeo, nella dimensione ancora non sovranazionale dei partiti e dei rappresentanti nel Parlamento europeo, oltre che nella limitata partecipazione dei cittadini/e.
Tuttavia il trattato costituzionale disegna una figura di Europa politica con una maggiore democrazia che nel passato e qualche possibilità di posizione in politica estera se non comune, almeno più coordinata. Da questo punto di vista i limiti maggiori sono che la politica estera continuerà ad esser soggetta al voto all’unanimità del Consiglio e dunque potrà difficilmente emergere; inoltre la permanenza del voto all’unanimità in aspetti cruciali della politica sociale rischia di rendere molti dei diritti sociali inclusi nella Carta di Nizza delle mere dichiarazioni di buone intenzioni destinate difficilmente ad avere attuazione.

Alcuni elementi vanno giudicati positivamente:
· l’Europa si ispira a “eredità culturali religiose e umanistiche” non “cristiane”
· Con l’entrata in vigore del Trattato costituzionale la Carta di Nizza che ne costituisce la parte II diventa giuridicamente vincolante
· Pilastro e motto dell’Unione Europea è l’unità nelle diversità nazionali e regionali degli stati membri, il che rende l’Unione Europea un’unità di minoranze, in cui non c’è nessuna cultura nazionale o regionale di maggioranza. Inoltre l’UE riconosce tra i suoi valori guida l’impegno a rispettare i diritti delle persone appartenenti alle minoranze.
· I cittadini/e europei/e “hanno bisogno di Europa” come soggetto costruttore di pace in Europa e nel mondo: le manifestazioni del 2003 e in particolare del febbraio hanno dimostrato che un’opinione pubblica e un’identità europea emerge e si costruisce attorno ad obiettivi e valori politici condivisi ( art. 2 del Trattato) e fondati sul patto di civiltà che ha unito i popoli europei dopo la seconda guerra mondiale, nella comune condanna degli orrori dei totalitarismi e nel rifiuto della cultura nazifascista. L’Europa nasce infatti dalle stesse radici culturali e politiche dell’ONU, con la stessa ambizione di garantire la pace, i diritti, le libertà.
· Il fatto che l’equivalente dell’ art 11 della Costituzione italiana non sia entrato nel trattato europeo nonostante il largo voto del nostro parlamento è un limite, ma deve essere sottolineato e fatto conoscere che la promozione della pace figura tra gli obiettivi dell’UE (all’articolo 3, comma 1, è scritto che l’Unione si prefigge di promuovere la pace) e che nelle relazioni con il resto del mondo l’Unione contribuisce “ alla rigorosa osservanza e allo sviluppo dei diritto internazionale in particolare al rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite”. Questi impegni politici debbono essere interpretati dai cittadini/e europei/e nel modo più forte e rigoroso, ossia essi/e devono chiederne la rigorosa applicazione.

Noi, donne in Europa
Vogliamo un’ Europa più democratica che insieme con l’ampliamento dei poteri del Parlamento Europeo preveda nella riforma della legge elettorale per la sua elezione il principio della pari partecipazione delle donne nelle candidature.
Vogliamo un’Europa dei diritti sociali e delle politiche sociali europee che diano attuazione ai diritti e i principi sanciti nella Carta di Nizza.
Vogliamo politiche migratorie e di asilo aperte, di accoglienza e integrazione sociale e politica.
Vogliamo una cittadinanza europea di residenza, non più subordinata al possesso della cittadinanza di uno stato membro, affinché gli immigrati/cittadini dei paesi terzi possano partecipare alla vita politica dell’UE e godere dei pieni diritti di cittadinanza.
Vogliamo il rafforzamento delle politiche di promozione dei diritti umani delle donne, delle politiche contro la violenza contro le donne. In particolare vogliamo che la protezione dei diritti delle donne vittime di traffico di esseri umani non sia subordinata alle esigenze della giustizia penale contro i trafficanti e che si preveda un soggiorno temporaneo per le vittime per motivi umanitari e di sicurezza sociale.
Vogliamo che nelle politiche dell’educazione e della formazione si ponga attenzione all’insegnamento della storia del movimento politico e culturale delle donne dell’800 e del ‘900, affinché i popoli europei conoscano nella diversità dei percorsi nazionali il movimento per l’uguaglianza nella differenza e per la pace che le donne hanno iniziato e che è tutt’altro che concluso.


Dedichiamo questo nostro appello alla memoria di Anna Lindh, ministra degli Esteri, uccisa a Stoccolma, perché nella sua opera vivono le nostre speranze per un’Europa aperta alla molteplicità, alla integrazione delle diversità, ai diritti delle donne; nelle sue campagne contro i razzismi e le intolleranze abbiamo riconosciuto le nostre stesse aspirazioni; il dolore per la sua morte così ingiusta e violenta si accompagna al ricordo del suo lavoro e al desiderio di raccoglierne l’eredità.


EVENTI FUORI DALLA CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE

>
Vania Chiurlotto presenta il libro di Maria Rosa Cutrufelli "La donna che visse per un sogno"
Venerdì 15 ottobre 2004 alle ore 17,30 presso la sede dell’udi, via dell’Arco di Parma 15, Roma.
Narra gli ultimi anni della vita di Olympia de Gouges . Sarà presente l’autrice. Nel corso della serata si proietterà un video e si presenterà il calendario udi 2005

INFO 06 6865884


> Arcilesbica Associazione Nazionale
presenta
IRONIE DELLA NOSTRA SORTE
Iniziativa nazionale sul ridere lesbico, la letteratura umoristica, i fumetti, la satira.
Bari 30-31 0ttobre, 1 novembre 2004, Il Fortino

Programma
Sabato 30 Ottobre
11.00
Presentazione. Intervengono: Valeria Di Cagno, Eva Mamini, Francesca Polo.
11.30
“IL PIZZO DELLA SOLITUDINE”- L’ironia nella letteratura lesbica.
Carrellata di opere letterarie comiche ed ironiche, ovvero talmente drammatiche/tragiche da risultare divertenti; a cura di Margherita Giacobino, introducono Francesca Polo e Rosa Perrucci.
16.00
Presentazione del film “Tipping the velvet” a cura di Maria Coppola, introduce Antonia Ciavarella. A seguire proiezione del primo episodio del film.
18.00
Assaggi di letture comiche. Introduce Anna Maria Palumbo.
22.30
GASP! GULP! BUTCH? Festa Only women / solamente mujeres
Taverna Vecchia del Maltese – Via Francesco Netti, 34.
Domenica 31 Ottobre
11.00
CON PEDIGREE Isabel Franc presenta il nuovo romanzo di Lola Van Guardia. Introducono Anna Muraro e Tommasa Di Tano.
16.00
La comicità nel cinema lesbico - relatrice Claudia Mauti. Introduce Cristina Gramolini
18.00
Proiezione del secondo episodio del film “Tipping the velvet”
23.00
Spettacolo di fuoco e suoni.
Con: Azzurra D’Amico (giocoleria), Valeria Agrimi (djembe), Dragana Biro (fisarmonica).
Lunedì 1 Novembre
11.00
Some of my best friends are ***
La comicità lesbica nei fumetti – Incontro con Maureen Lister. Introducono Eva Mamini e Valeria Di Cagno.
16.00
Proiezione del terzo episodio del film “ Tipping the velvet”
17.00
Che ridere siamo lesbiche! Spazio libero di discussione, riflessioni e risate sulle tre giornate.

INFO: http://www.arcilesbica.it/ironie - emailbari@arcilesbica.it oppure Tel.
340.7337697


> Associazione “Donne e Scienza” Istituto di Neurobiologia e Medicina Molecolare
CNR, Aula Marconi, P.le Aldo Moro 7, Roma
22 Ottobre 2004 Ore 9.30 -17.00
Convegno:
L’Europa e le donne scienziate: a che punto siamo?

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