Avviso alle naviganti
la news di informazione della Casa Internazionale Delle Donne
n° 27 del 8 ottobre 2004
in redazione:
M. Giulia Catemario, Giovanna Olivieri,
Stefania Vulterini
GLI EVENTI DI OTTOBRE: INCONTRI E CONVEGNI
> Presentazione
della seconda edizione della Scuola di Studi Femministi
organizzata da Generi e Generazioni. Incontro con le docenti, Maria
Luisa Boccia, Maria Rosa Cutrufelli, Isabella Peretti, Bianca Pomeranzi
lunedì 11
ottobre ore 18.00
> “No!
L’uso del film e della danza per denunciare lo stupro e l’abuso
sessuale all’interno della comunità nera e per aiutare
le donne a superare il trauma” Incontro con Aishah Shahidah
Simmons e Tamara L. Xavier. Organizza: CLR (ingresso riservato alle
donne) - venerdì 15 ore 18.00
>
Conferenza stampa: Concepire l’infinito n°2 Saranno presenti:
Giovanna Melandri e Patrizia Sentinelli - lunedì 18
ore 11.00 (vedi approfondimenti)
>
QUALE EUROPA VOGLIAMO? Seminario di riflessione sul
documento proposto dall’AFFI in occasione della firma del Trattato
Costituzionale Europeo a Roma. Intervengono: Paola Gaiotti e Maria
Grazia Rossilli. Il dibattito vuole sollecitare la condivisione del
documento e raccogliere le adesioni alla proposta dell’AFFI
in vista di un incontro pubblico alla presenza del Sindaco di Roma
in concomitanza con la firma del Trattato. - lunedi 18 ottobre
alle ore 19.00 (vedi approfondimenti)
>
Mostra di arte cinese contemporanea foto/video/installazione "GuangYIN"
- Tempi di Donne- Martedì 19 ore 17.00, Martedì
26, Giovedì 28 Organizzato dal Comune di Roma,
Assessorato Pari Opportunità, Aidos, Sala 1, Officina (vedi
approfondimenti)
>
Presentazione del libro "Piera e gli assassini" romanzo/dialogo
tra Piera Degli Esposti e Dacia Maraini. Venerdì 22
ore 21.00
>
Seminario sul Sistema dell'arte e le donne artiste oggi.
Venerdì 22 ore 15.00
GLI EVENTI DI OTTOBRE:
CORSI
> Corso
di Raja Yoga - tutti i martedì
dalle 10 alle 11.30 da ottobre
a giugno. Insegnante Antonia Tronti
> Corsi di cucina - preparazione e degustazione,
dalle ore 18.00 alle ore 21.00, I biscotti, Mercoledì
13 Ottobre. Organizza Bio e
Te
> Corso pratico di giardinaggio.
Il giardinaggio non lascia nulla al caso. Ogni pianta, ogni verdura,
ogni frutto deve essere disposto, seminato, piantato, tagliato, potato,
raccolto secondo regole ben precise. Veder germogliare e fiorire il
proprio giardino ornamentale, raccogliere i prodotti dell'orto fanno
l'orgoglio del giardiniere che dovrà domare, ma soprattutto
rispettare la natura
Giovedì 14-21-28 ottobre ore 18,30.
Insegnante Rossella Russo
APPUNTI
E SPUNTI DAGLI EVENTI
Liberazione delle due Simone
Dall'Assemblea permanente dell'AFFI
del 29 settembe 2004
La gioia intensa per il ritorno delle due Simone e degli amici iracheni
ci dà nuova forza per continuare il nostro impegno di riflessione
e di azione. Nel confrontare le nostre valutazioni su queste difficili
settimane, ci siamo rese conto che, pur nelle diverse posizioni, qualcosa
di interessante era accaduto, dentro e fuori di noi, e che desideravamo
non disperderlo.
A qualcuna è parsa
troppo ottimistica una lettura che attribuisce alla grande solidarietà
espressa dalla società civile il merito di aver inciso sull’impegno
dei potenti, ma è comunque un fatto di grande valore che si
sia trovata una strada non militare per la soluzione della vicenda.
La presenza della politica, il coraggio di parlare con i contendenti,
la differenziazione nel mondo islamico e la presa di parola dell’Islam
moderato sembrano novità interessanti, che ci danno più
forza per chiedere che si prosegua sulla strada del confronto e ottenere
il ritiro delle truppe occupanti.
A livello simbolico, non vogliamo sottovalutare
l’impatto che su di noi e nel paese hanno avuto queste giovani
donne, con il loro coraggio di mettere in atto, in zone di guerra,
quelle virtù civili - la dignità, la bellezza, la compassione,
il souci – proprie delle pratiche quotidiane del tempo di pace.
La loro storia ha sollecitato un cambiamento in molti/e, quasi che
si sia assistito ad una conferma della potenza della ragione e della
forza disarmata; il coraggio tranquillo espresso nei loro sorrisi
al ritorno rappresenta, secondo noi, un invito a credere nelle possibilità
di cambiare, insieme, il senso della storia.
Per questo, nel momento in cui l’assemblea
permanente della Casa e la mobilitazione per la liberazione degli
ostaggi si concludeva, ci siamo riconvocate come gruppo di lavoro
e di riflessione, da mercoledì 13
ottobre, ogni mercoledì alle ore 20 per continuare
il nostro impegno nelle linee che insieme avevamo individuato, e cioè
l’approfondimento delle relazioni con le donne di altri paesi,
l’articolazione di analisi e di interpretazioni del mondo e
delle sue emergenze, la resistenza nei confronti dei fondamentalismi
di ogni tipo e delle “guerre di religione”.
I grandi temi, le sofferenze
intollerabili su cui avevamo sentito l’urgenza di confrontarci,
ci interrogano ancora dolorosamente e pensiamo che solo un lavoro
comune ci permetta di sottrarci al ricatto della paura e alla mostruosità
della violenza.
A cura di Isabella
Peretti
Sabato 2 ottobre alla Casa internazionale delle donne,
organizzata da:
ARCIDONNA, CANDELARIA, CASA INTERNAZIONALE
DELLE DONNE, CAUCUS DELLE DONNE-COMITATO ROMANO, COOPERATIVA GENERI
E GENERAZIONI, LOBBY EUROPEA DELLE DONNE, PAESE DELLE DONNE, ASSOCIAZIONE
ZORA NEALE HURSTON
Si è svolta un'assemblea
sul tema:
“Un’altra convivenza
è possibile? Una riflessione sul ruolo delle donne nella società
italiana e nel mondo. A dieci anni da Pechino”
L’assemblea ha visto
la partecipazione e gli interventi, oltre alle associazioni organizzatrici,
di diverse altre associazioni femminili – da Differenza Donna
a Donne contro la guerra, al Forum Donne del Mediterraneo, a Nodi,
ecc – di parlamentari nazionali ed europee, della Consulta femminile
del Lazio, ecc. Il dibattito è stato presieduto da Marisa Rodano.
Erano alcuni anni che non si svolgeva un’assemblea di questo
tipo, che alla riflessione sulla situazione internazionale ha commisurato
l’impegno per un’azione politica unitaria rivolta alle
istituzioni nazionali e sopranazionali.
Ripercorriamo insieme gli interventi, i temi in discussione, le decisioni
conclusive.
Il testo dell’invito così recitava: “La difficile
situazione nazionale e internazionale non è riuscita a farci
dimenticare le idee delle donne su una nuova possibile convivenza
globale, emerse nel Forum e nella IV Conferenza ONU sulle donne di
Pechino nel 1995. Infatti, nonostante gli anni duemila abbiano distrutto
molta parte delle speranze emerse nel corso degli anni novanta, quelle
idee risultano tuttora valide e degne di essere realizzate e migliorate,
soprattutto se vogliamo porre una fine al regime di odio e paura che
sembra essersi impossessato del nostro pianeta.
Non si può infatti trascurare il fatto che gli eventi accaduti
negli ultimi tre anni, dalla caduta delle Twin Towers alle guerra
dell’Afghanistan e dell’Iraq, alle ripetute stragi terroristiche
degli ultimi mesi, hanno mutato radicalmente lo scenario mondiale,
trasformando in “guerra di civiltà”, quella che
negli anni novanta chiamavamo globalizzazione. Infatti, il mutamento
delle forme della politica internazionale ha costretto molte di noi,
in poco tempo, ad avere una nuova consapevolezza dei diversi livelli
in cui “si fa politica” anche in un paese come l’Italia”.
Su questi temi ha introdotto Bianca Pomeranzi.
La consapevolezza politica, di cui parlava il testo d’invito,
secondo Bianca è un dato contraddittorio. Non è presente
oggi, a differenza delle Conferenze Onu degli anni 90, un movimento
femminista transnazionale che metta a tema il governo del mondo, la
soggettività femminile e il rapporto tra donne e istituzioni
nazionali e internazionali. I Social Forum vedono gli interventi di
grandi donne – da Arundati Roy a Vandana Shiva a Shirin Ebadi
– ma esse stesse appaiono avulse da un contesto di relazioni
tra donne. Stiamo perciò subendo l’attuale crisi delle
Nazioni Unite, i cui organismi sono paralizzati da un’ondata
di normalizzazione sostenuta dagli Stati Uniti e dalla cooperazione
internazionale targata Gran Bretagna.Anche il percorso del “Pechino
+ 10”, cioè la verifica internazionale dell’applicazione
della Piattaforma di Pechino nelle diverse regioni del mondo, sta
manifestandosi come un percorso burocratico.
In questo contesto di assenza di un movimento femminista transnazionale,
anche la cooperazione internazionale ritorna a considerare le donne
non più un soggetto politico, ma un oggetto di tutela, equiparando
donne e bambini. Le cosiddette “missioni umanitarie”-a
partire dalla missione “Arcobaleno”- tendono ad affermare
un ruolo delle donne o come crocerossine dedite ai bambini e all’assistenza
o come vittime di guerre e violenze.Bisogna quindi ridare un senso
politico al rapporto tra donne e istituzioni, a partire dalle negoziazioni
sul governo del territorio, sul Welfare locale, sulla cooperazione
decentrata, fino ai massimi vertici delle istituzioni internazionali.
Ivanka Corti (componente Commissione Cedaw) ha documentato la crisi
dell’Onu e i regressi attuali, citando, tra le altre cose, la
proposta di riunificazione dei vari (7) Comitati Onu per i diritti
umani nei diversi campi ( donne, torture, razzismo, ecc) in un unico
Comitato, in cui la soggettività femminile rischia di disperdere
la sua valenza universale, equiparata alle minoranze etniche o sociali.
Paola Gaiotti ha sostenuto con forza la necessità di un doppio
registro per le donne, quello della lotta per i propri diritti e quello
della governance mondiale, che deve significare capacità di
esercitare leadership politica sui temi cruciali; altrimenti, senza
questa capacità, questo protagonismo, si assiste a un mero
processo di cooptazione, magari garantito dalle quote.
Rispetto alla situazione italiana, Isabella Peretti (Cooperativa Generi
e Generazioni) ha svolto un’analisi critica del documento sull’attuazione
della Piattaforma di Pechino in Italia inviato dal governo italiano
all’Onu.
“Bisognerebbe incominciare con l’osservare la differenza
di metodo con cui è stato realizzato il documento. Innanzitutto
non sono state consultate le associazioni femminili che contano. La
vecchia Commissione nazionale, che aveva questo compito, non c’è
più e nessuno si è preso questo incarico.
Ma quello che mi interessa di più sottolineare è il
vizio di fondo che sottende all’intero documento: fin dalle
prime pagine si parla di un concetto più ampio di pari opportunità,
che vada oltre il gender equality per rientrare nel più generico
discorso contro le discriminazioni. Gli stessi riferimenti normativi
utilizzati, l’articolo 13 del Trattato di Amsterdam e il decreto
216/2003 sull’attuazione della direttiva europea 78/2000 contro
le discriminazioni nel lavoro per età, orientamento sessuale,
religione, handicap, ci dà la misura di questo intento. Estendere
tout court le competenze del Ministero per le pari opportunità
ai temi dell’immigrazione, delle attività di cura verso
l’infanzia (compresa la violenza sui minori e la pedofilia),
che nel passato governo erano di competenza del Ministero della solidarietà
sociale, provoca il decadimento della soggettività femminile,
detentrice di diritti e di un proprio autonomo punto di vista sul
mondo, a generica categoria debole da proteggere.
Il Documento si limita a un elenco di leggi e provvedimenti che riguardano
sostanzialmente l’attività del precedente governo di
centro-sinistra che però non viene neppure nominato. Tra questi,
la Direttiva Prodi Finocchiaro del 1997, la legge 125/1991 e il D.L.196/2000
sulle consigliere di parità, la legge sulla conciliazione tra
lavoro e famiglia n° 53/2000 e il Testo unico sulla maternità
e sulla paternità. Tra le innovazioni prodotte da questo governo
vengono citati il decreto 115/2003 contenente alcune modifiche alla
legge 53 relative alle libere professioniste, l’estensione dei
motivi di discriminazione anche alle molestie sessuali nei luoghi
di lavoro (D.L. 216/2003), e gli stanziamenti per gli asili nido aziendali,
fortemente voluti dalla Ministra. Non si fa menzione ad attività
specifiche rivolte alle scuole e alle università, di sostegno
alle innovazioni culturali e scientifiche delle donne, così
come previsto nella determinazione delle aree critiche della Piattaforma,
e così come era stato fatto durante i governi di centrosinistra..
In riferimento al mainstreaming nel rapporto non c’è
nulla. Non si parla né delle politiche considerate positive
da questa maggioranza, né tantomeno si citano quelle a mio
avviso molto negative portate avanti da altri ministri di questo stesso
governo, come se la cosa non riguardasse la Ministra per le pari opportunità.
Non si fa riferimento al Libro bianco sul welfare, che contiene alcune
affermazioni pericolose, come quella sul “baratro demografico”
italiano da cui deriverebbe la necessità di incentivare la
natalità attraverso una politica demografica fatta sopra le
teste e i corpi delle donne. E ci si guarda bene dal citare la legge
sulla fecondazione assistita, che mi auguro sarà sommersa dai
voti abrogazionisti nei prossimi referendum. Per quel che riguarda
il lavoro, non c’è collegamento tra le politiche dell’occupazione
femminile e la legge 30 (cd. Legge Biagi); non si parla delle conseguenze
del lavoro precario, della giungla contrattuale che, di fatto, rendono
sempre più difficile il lavoro anche per le donne. Non esiste
neppure un riferimento pratico alla legge Bossi-Fini: mentre si sostiene
l’impegno a svolgere politiche antidiscriminatorie, non si dice
che questa legge colpisce gravemente i diritti delle donne immigrate
e danneggia irreparabilmente l’attività di quante/i lavorano
da anni contro la tratta della prostituzione.
Rispetto alla riorganizzazione della Commissione Parità che,
secondo me, doveva avere come prospettiva quella del massimo allargamento
a nuove associazioni ed esperienze di donne e contestualmente quella
della massima autonomia, la soluzione adottata dalla Ministra Prestigiacomo,
che ha istituito una nuova commissione che lei stessa presiede e controlla,
va in direzione del tutto opposta”.
Sulle singole tematiche affrontate dal documento del governo, sono
intervenute molte partecipanti all’assemblea.
Valeria Aiovalasit (Arcidonna) ha sottolineato i passi indietro gravissimi
che emergono dalle politiche del governo: la laicità dello
Stato rimessa in discussione dalla legge sulla fecondazione assistita;
l’assenza di interventi sulle discriminazioni salariali, sulla
conciliazione, sull’utilizzo dei fondi europei da parte delle
Regioni, sul la crescita di episodi di violenze famigliari (sulla
mancanza di impegno concreto a favore dei Centri antiviolenza è
intervenuta anche l’associazione Differenza Donna).
Rispetto all’enfasi con cui la Ministra Prestigiacomo pubblicizza
la modifica dell’articolo 51 della Costituzione, va rilevato
che non solo omette il fatto che è si è trattato di
un lavoro parlamentare trasversale delle parlamentari, ma che la legge
90/04 sulle quote elettorali nelle liste per le elezioni europee non
rappresenta altro che la recezione di una Raccomandazione europea,
cui l’Italia è arrivata buon ultima.
Valeria ha analizzato criticamente anche le leggi elettorali e i nuovi
Statuti elaborati dalle Regioni.
Vittoria Tola, condividendo l’affermazione che la generalizzazione
delle pari opportunità ad altre discriminazioni tende strumentalmente
ad annullare il carattere primario e trasversale della differenza
di genere, ha denunciato che il sostenere, come fa il documento del
governo, la volontà di andare oltre la “gender equality”
significa andare contro lo spirito della Piattaforma di Pechino; il
governo con ciò dimostra che non parte da Pechino, e che la
Ministra per le pari opportunità si è mossa di conseguenza
(lo stesso Dipartimento pari opportunità è diretto quasi
esclusivamente da uomini!). Non si tratta infatti di incompetenza,
ma di una scelta cosciente di non voler affrontare i problemi reali
delle donne italiane. In tal senso, Vittoria ha denunciato le gravi
inadempienze del governo rispetto al lavoro e alla conciliazione lavoro-famiglia
(“ nelle aziende al momento dell’assunzione le giovani
devono dichiarare di rinunciare alla maternità! Paradossalmente,
con le sue scelte politiche rispetto all’occupazione e al Welfare
- e addirittura con la legge sulla procreazione assistita-, il governo
rende irraggiungibili i suoi stessi obiettivi di aumentare la natalità
per superare il ‘baratro demografico’”), rispetto
alle mutilazioni genitali, rispetto all’applicazione dell’art.18
del T.U. sull’immigrazione per progetti di protezione e integrazione
sociale delle donne vittime della tratta della prostituzione, resi
difficilmente praticabili e sostenibili dalle norme della Bossi-Fini,
dalle norme di comportamento dettate alle vittime dalle questure (
analizzate dall’Associazione Differenza Donna) e dalla mancanza
di adeguati stanziamenti. La stessa proposta di legge a firma Prestigiacomo
contro la prostituzione su strada rappresenta, nel suo articolato,
una vera e propria legittimazione dello sfruttamento.E ancora: “il
Piano per gli asili nido aziendali rappresenta inoltre un autentico
passo indietro rispetto agli asili nido territoriali”.
Su tutte queste materie, però, le opposizioni sono state inesistenti,
o quasi!
Ludovica Tranquilli Leali (Lobby europea delle donne) ha ricordato
come l’art.13 del trattato di Amsterdam, cui si richiama il
documento del governo, riguarda tutte le discriminazioni, mentre la
gender equality è trattata negli articoli 2 e 3 del Trattato
stesso, sulla base dei quali si devono fondare le politiche nazionali
ed europee per l’uguaglianza tra donne e uomini: un’ulteriore
riprova di come nel documento non vengano in alcun modo praticate
l’ottica di genere e ilo mainstreaming.
Sulle problematiche relative all’immigrazione sono intervenute
Tatiana Gutierrez (Associazione No.Di) - che ha affermato, tra l’altro,
che con la globalizzazione, alle popolazioni del Terzo mondo è
rimasta solo la risorsa del proprio corpo, che è divenuta oggetto
di sfruttamento e di tratta, ma che finalmente “abbiamo imparato
a parlare anche in Italia dei problemi politici dei nostri paesi”
– e Jociara Lima de Oliveira che ha analizzato le gravi conseguenze
della Bossi-Fini per le donne immigrate, che rinchiuse nei CPT non
hanno la possibilità di chiedere asilo o di farsi considerare
rifugiate, oppure che, costrette alla clandestinità, sono destinate
ad essere colf a vita nel chiuso delle famiglie italiane. Rispetto
al recente accordo del governo italiano con la Libia, ha denunciato
che in tal modo sarebbe Gheddafi a difendere i diritti umani!!, che
le donne rifarebbero l’esperienza, tristemente nota per le violenze
subite, dei campi profughi.
Conclusioni dell’Assemblea
Tutte le associazioni presenti hanno convenuto sulla necessità
di elaborare un documento alternativo a quello del governo, uno Shadow
Report da inviare all’ONU, così come prevede la prassi
istituzionale internazionale (Ivanka Corti), al Forum delle ONG previsto
per dicembre a Ginevra, in preparazione della Conferenza regionale
europea e nordamericana e alla Commissione del Parlamento europeo
per i diritti delle donne (sulla situazione europea è intervenuta
diffusamente Pia Locatelli, parlamentare europea e Presidente dell’Internazionale
Socialista Donne). Un documento che, più che una chiosa a quello
del governo, si incentri su alcuni punti fondamentali per una politica
alternativa nazionale dentro il contesto europeo (Pia Locatelli).
“In un paese realmente democratico la pubblicizzazione dei documenti
e dei lavori preparatori della Conferenza dell’Onu a 10 anni
da Pechino avrebbe dovuto essere fatta dal governo e dalle stesse
istituzioni che siedono nelle Commissioni delle Nazioni unite, purtroppo
non siamo in quella situazione e riteniamo di dover, ancora una volta,
supplire alle mancanze istituzionali attraverso l’impegno diretto
della società civile” (dal testo dell’invito all’assemblea).
. Un’occasione quindi non solo per stilare un documento, ma
per riprendere un’azione politica delle associazioni femminili
volta a un dialogo forte ed esigente con le donne elette nelle istituzioni,
per superare una concezione oligarchica dentro la quale non si possono
certo salvare i diritti delle donne (Paola Gaiotti).
Non possiamo qui, per ragioni di spazio, dar conto di tutti gli altri
interventi: da Titta Vadalà (Ass. Donne e ambiente), a Elena
Beltrame (Donne contro la guerra), a Giovanna Scassellati ( che è
intervenuta a favore dell’aborto farmacologico, così
come delineato anche dalle linee guida dell’OMS), alle associazioni:
Forum delle donne del Mediterraneo, Differenza Donna, Il Paese delle
Donne, Consulta Regionale del Lazio. Ma tutte contribuiranno con le
loro esperienze e i loro saperi allo “Shadow Report”.
APPROFONDIMENTI
> GuangYIN - tempi di DONNE
manifestazione di arte cinese
contemporanea
GuangYIN tempi di DONNE è una manifestazione sulla Donna e
la Cina, organizzata dall’Assessorato alle Pari Opportunità
del Comune, che prevede presso la Casa Internazionale della Donna
una rassegna di film cinesi, pannelli didattici che illustrano l’arte
contemporanea cinese e presso la libreria una esposizione di libri
sulla Cina.
La Galleria Sala 1 ospita la mostra dal
titolo guangYIN - che vuol dire Tempo - ma è parola formata
dai caratteri guang (luce) e yin (ombra, notturno, femminile). Questa
mostra realizzata con foto, video ed installazioni, scandaglia le
assonanze tra la ritmica temporale e la natura femminile esplorando
le soluzioni espressive di sette originali individualità artistiche
della Cina contemporanea.
Combinando la produzione di personalità
emergenti come Cui Xiuwen (TOOT), Chen Lingyang (12 Flower Months
Series), Han Lei (Fictional Portraits), Wang Ning (1201) a quella
di autori ormai noti a livello internazionale come Yin Xiuzhen (Yin
Xiuzhen), Hai Bo (Three Sisters, I’m Chairman Mao’s Red
Guard, Dusk Series), Xing Danwen (Sleep Walking), la selezione proposta
offre una rappresentazione della Cina contemporanea e dei suoi legami
con il passato, della storia e dell’attualità mediante
supporti espressivi diversi, ma contigui che rimandano tutti –
anche i video – al mezzo fotografico, un genere favorito da
molti artisti cinesi nell’ultimo decennio e più adatto
a cogliere l’attimo trascorrente, l’eterno divenire temporale.
E’ in programma sabato 16 ottobre
2004 dalle 10 alle 12 un incontro aperto al pubblico all’Università
“La Sapienza” con gli studenti delle Facoltà di
Lettere e la Facoltà di Studi Orientali.
La direzione artistica della manifestazione è di offiCina ltd.
– società di scambi culturali con sede a Pechino –
in collaborazione con la Sala 1 di Roma.
Programma
RASSEGNA CINEMA CINESE alla Casa Internazionale delle Donne
martedì 19 - martedì 26 - giovedì 28
ottobre – martedì 2 novembre 2004
(Sala convegni piano terra)
> martedì
19 ore 17.00 – 18.23
1) La strada verso casa di Zhang Yimou, sottotitoli
in italiano, colore, durata 83’
Memoria della storia d’amore tra i genitori del regista sullo
sfondo della Cina rurale, alla luce di vicende storiche che hanno
segnato profondamente la vita della generazione vissuta alla fine
degli anni ‘50.
> martedì 19 ore 18.40 – 20.10
Breaking the silence di Sun Zhou, sottotitoli in
italiano, colore, durata 90’. L’esperienza di una madre
con un figlio audio-leso nella Cina contemporanea.
> martedì 26 ore 17,00 – 18.33
Vivere in pace di Hu Bingliu, sottotitoli in italiano,
colore, durata 93’
Una anziana donna, il suo rapporto con la famiglia dell’unico
figlio, col tempo, con la citta’.
martedì 26 ore 18.40 – 20.20
La Canzone del Tibet di Xie Fei, sottotitoli in italiano,
colore, durata 102’
La storia di una donna, tre uomini ed i loro sentimenti, adattata
dal romanzo di Zhaxi Dawa.
> giovedì
28 ottobre ore 17.00 – 18.32
Camomilla di Jin Chen, sottotitoli in italiano, colore,
durata 92’
Un amore platonico tra una giovane donna ed il marito a causa della
malattia di lei e la scelta di condividere comunque un’esistenza
insieme.
> giovedì 28 ottobre ore 18,40 – 20.10
L’allenatrice e i giocatori di Qi Jian, colore,
sottotitoli in italiano, durata 90’
La difficile prova di una ex campionessa di basket, invitata ad allenare
una squadra maschile.
martedì 2 novembre ore 17.00 – 18.30
Perché ci sia l’amore di He Qun, sottotitoli
in italiano, colore, durata 90’
Le vicende di 4 giovani volontari single a Shenzhen, una delle citta’
simbolo del progresso economico cinese.
> martedì 2 novembre ore 18.40 – 20.20
Chi ha detto che non m’importa? Di Huang Jianxin,
sottotitoli in italiano, colore, durata 100’
Saga familiare agro-dolce che mette a confronto le ansie di una madre
in “eta’ critica” ed un padre psicologo che non
la comprende, raccontata attraverso il diario della figlia adolescente.
>
Quale Europa vogliamo?
BOZZA PER UN DOCUMENTO DA PRESENTARE PER IL 29 OTTOBRE 2004 (a cura
dell’Associazione Federativa Femminista Internazionale, Roma)
L’elaborazione del Trattato
costituzionale europeo, nonostante i limiti evidenti, può rappresentare
comunque un passo in avanti nell’emergere di un’Europa
politica, di cui c’è grande bisogno sulla scena internazionale,
e può essere una base per avanzare richieste rispetto alle
politiche che l’UE dovrà mettere in pratica.
Manca nella Carta di Nizza un’esplicita formulazione del diritto
all’autodeterminazione; l’art.23, voluto come articolo
autonomo e distinto dalle femministe, afferma la necessità
di assicurare la parità tra uomini e donne in tutti i campi.
Persiste un deficit democratico negli ancora limitati poteri del Parlamento
europeo, nella dimensione ancora non sovranazionale dei partiti e
dei rappresentanti nel Parlamento europeo, oltre che nella limitata
partecipazione dei cittadini/e.
Tuttavia il trattato costituzionale disegna una figura di Europa politica
con una maggiore democrazia che nel passato e qualche possibilità
di posizione in politica estera se non comune, almeno più coordinata.
Da questo punto di vista i limiti maggiori sono che la politica estera
continuerà ad esser soggetta al voto all’unanimità
del Consiglio e dunque potrà difficilmente emergere; inoltre
la permanenza del voto all’unanimità in aspetti cruciali
della politica sociale rischia di rendere molti dei diritti sociali
inclusi nella Carta di Nizza delle mere dichiarazioni di buone intenzioni
destinate difficilmente ad avere attuazione.
Alcuni elementi vanno giudicati
positivamente:
· l’Europa si ispira a “eredità culturali
religiose e umanistiche” non “cristiane”
· Con l’entrata in vigore del Trattato costituzionale
la Carta di Nizza che ne costituisce la parte II diventa giuridicamente
vincolante
· Pilastro e motto dell’Unione Europea è l’unità
nelle diversità nazionali e regionali degli stati membri, il
che rende l’Unione Europea un’unità di minoranze,
in cui non c’è nessuna cultura nazionale o regionale
di maggioranza. Inoltre l’UE riconosce tra i suoi valori guida
l’impegno a rispettare i diritti delle persone appartenenti
alle minoranze.
· I cittadini/e europei/e “hanno bisogno di Europa”
come soggetto costruttore di pace in Europa e nel mondo: le manifestazioni
del 2003 e in particolare del febbraio hanno dimostrato che un’opinione
pubblica e un’identità europea emerge e si costruisce
attorno ad obiettivi e valori politici condivisi ( art. 2 del Trattato)
e fondati sul patto di civiltà che ha unito i popoli europei
dopo la seconda guerra mondiale, nella comune condanna degli orrori
dei totalitarismi e nel rifiuto della cultura nazifascista. L’Europa
nasce infatti dalle stesse radici culturali e politiche dell’ONU,
con la stessa ambizione di garantire la pace, i diritti, le libertà.
· Il fatto che l’equivalente dell’ art 11 della
Costituzione italiana non sia entrato nel trattato europeo nonostante
il largo voto del nostro parlamento è un limite, ma deve essere
sottolineato e fatto conoscere che la promozione della pace figura
tra gli obiettivi dell’UE (all’articolo 3, comma 1, è
scritto che l’Unione si prefigge di promuovere la pace) e che
nelle relazioni con il resto del mondo l’Unione contribuisce
“ alla rigorosa osservanza e allo sviluppo dei diritto internazionale
in particolare al rispetto dei principi della Carta delle Nazioni
Unite”. Questi impegni politici debbono essere interpretati
dai cittadini/e europei/e nel modo più forte e rigoroso, ossia
essi/e devono chiederne la rigorosa applicazione.
Noi, donne in Europa
Vogliamo un’ Europa più democratica che insieme con l’ampliamento
dei poteri del Parlamento Europeo preveda nella riforma della legge
elettorale per la sua elezione il principio della pari partecipazione
delle donne nelle candidature.
Vogliamo un’Europa dei diritti sociali e delle politiche sociali
europee che diano attuazione ai diritti e i principi sanciti nella
Carta di Nizza.
Vogliamo politiche migratorie e di asilo aperte, di accoglienza e
integrazione sociale e politica.
Vogliamo una cittadinanza europea di residenza, non più subordinata
al possesso della cittadinanza di uno stato membro, affinché
gli immigrati/cittadini dei paesi terzi possano partecipare alla vita
politica dell’UE e godere dei pieni diritti di cittadinanza.
Vogliamo il rafforzamento delle politiche di promozione dei diritti
umani delle donne, delle politiche contro la violenza contro le donne.
In particolare vogliamo che la protezione dei diritti delle donne
vittime di traffico di esseri umani non sia subordinata alle esigenze
della giustizia penale contro i trafficanti e che si preveda un soggiorno
temporaneo per le vittime per motivi umanitari e di sicurezza sociale.
Vogliamo che nelle politiche dell’educazione e della formazione
si ponga attenzione all’insegnamento della storia del movimento
politico e culturale delle donne dell’800 e del ‘900,
affinché i popoli europei conoscano nella diversità
dei percorsi nazionali il movimento per l’uguaglianza nella
differenza e per la pace che le donne hanno iniziato e che è
tutt’altro che concluso.
Dedichiamo questo nostro appello alla memoria di Anna Lindh, ministra
degli Esteri, uccisa a Stoccolma, perché nella sua opera vivono
le nostre speranze per un’Europa aperta alla molteplicità,
alla integrazione delle diversità, ai diritti delle donne;
nelle sue campagne contro i razzismi e le intolleranze abbiamo riconosciuto
le nostre stesse aspirazioni; il dolore per la sua morte così
ingiusta e violenta si accompagna al ricordo del suo lavoro e al desiderio
di raccoglierne l’eredità.
EVENTI FUORI DALLA
CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE
> Vania
Chiurlotto presenta il libro di Maria Rosa Cutrufelli
"La donna che visse per un sogno"
Venerdì 15 ottobre 2004 alle ore 17,30
presso la sede dell’udi, via dell’Arco di Parma 15, Roma.
Narra gli ultimi anni della vita di Olympia de Gouges . Sarà
presente l’autrice. Nel corso della serata si proietterà
un video e si presenterà il calendario udi 2005
INFO 06 6865884
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Arcilesbica Associazione Nazionale
presenta
IRONIE DELLA NOSTRA SORTE
Iniziativa nazionale sul ridere lesbico, la letteratura umoristica,
i fumetti, la satira.
Bari 30-31 0ttobre, 1 novembre 2004, Il Fortino
Programma
Sabato 30 Ottobre
11.00
Presentazione. Intervengono: Valeria Di Cagno, Eva Mamini, Francesca
Polo.
11.30
“IL PIZZO DELLA SOLITUDINE”- L’ironia nella letteratura
lesbica.
Carrellata di opere letterarie comiche ed ironiche, ovvero talmente
drammatiche/tragiche da risultare divertenti; a cura di Margherita
Giacobino, introducono Francesca Polo e Rosa Perrucci.
16.00
Presentazione del film “Tipping the velvet” a cura di
Maria Coppola, introduce Antonia Ciavarella. A seguire proiezione
del primo episodio del film.
18.00
Assaggi di letture comiche. Introduce Anna Maria Palumbo.
22.30
GASP! GULP! BUTCH? Festa Only women / solamente mujeres
Taverna Vecchia del Maltese – Via Francesco Netti, 34.
Domenica 31 Ottobre
11.00
CON PEDIGREE Isabel Franc presenta il nuovo romanzo di Lola Van Guardia.
Introducono Anna Muraro e Tommasa Di Tano.
16.00
La comicità nel cinema lesbico - relatrice Claudia Mauti. Introduce
Cristina Gramolini
18.00
Proiezione del secondo episodio del film “Tipping the velvet”
23.00
Spettacolo di fuoco e suoni.
Con: Azzurra D’Amico (giocoleria), Valeria Agrimi (djembe),
Dragana Biro (fisarmonica).
Lunedì 1 Novembre
11.00
Some of my best friends are ***
La comicità lesbica nei fumetti – Incontro con Maureen
Lister. Introducono Eva Mamini e Valeria Di Cagno.
16.00
Proiezione del terzo episodio del film “ Tipping the velvet”
17.00
Che ridere siamo lesbiche! Spazio libero di discussione, riflessioni
e risate sulle tre giornate.
INFO: http://www.arcilesbica.it/ironie - emailbari@arcilesbica.it
oppure Tel. 340.7337697
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Associazione “Donne e Scienza” Istituto
di Neurobiologia e Medicina Molecolare
CNR, Aula Marconi, P.le Aldo Moro 7,
Roma
22 Ottobre 2004 Ore 9.30 -17.00
Convegno: L’Europa e le donne scienziate:
a che punto siamo?