Avviso alle naviganti la news di informazione della Casa Internazionale Delle Donne
n° 28 del 22 ottobre 2004
in redazione:
M. Giulia Catemario, Giovanna Olivieri, Stefania Vulterini


GLI EVENTI DI OTTOBRE: INCONTRI E CONVEGNI


> Continuano le video proiezioni nell’ambito della Mostra di arte cinese contemporanea "GuangYIN" - Tempi di Donne - Martedì 26, e Giovedì 28 Organizzato dal Comune di Roma, Assessorato Pari Opportunità, Aidos, Sala 1, Officina

> Presentazione del libro: “Con Pedigree” romanzo di Lola Van Guardia ed. Il Dito e La Luna, Traduzione a cura di Sara Zanghì e Margherita Giacobino. Presenta Sara Zanghì insieme all'autrice Giovedì 28

> E’ nata Iildegarda e l'esserebenessere, un'associazione all’interno della Casa Internaziponale delle Donne nella quale viene sviluppato un programma per il benessere della persona, il riequilibrio energetico, la qualità della vita, che si avvale di specialiste in molti ambiti della cura della salute.

> ARCIDONNA organizza il prossimo 7 novembre alle ore 10.00, presso la Casa internazionale delle donne, una tavola rotonda, che vuol essere un momento di reale dibattito, senza posizioni precostituite, ma cominciando dalle domande sui nodi da sciogliere per costruire un progetto. Domande a cui inviteremo a rispondere chi ci sembra possa portare un contributo alla costruzione di un’alternativa per le donne e per gli uomini del nostro paese.
Tra i temi che intendiamo trattare: la condivisione della decisionalità pubblica e le elezioni amministrative del 2005; la piena possibilità di lavorare in condizioni di parità e di salvaguardia della sostenibilità della vita, il welfare; i diritti di libertà e il rispetto delle differenze, la laicità dello stato come garanzia per le scelte individuali; la difesa della pace, il ruolo delle donne, il ruolo dell’Europa.
Arcidonna Onlus, è un’associazione autonoma, accreditata alle Nazioni Unite, attiva nella promozione della democrazia paritaria con particolare riferimento alle sedi decisionali della politica e dell’economia.

> Mercatino di artigianato femminile TACCHI DADI E DATTERI, domenica 31 tutto il giorno


GLI EVENTI DI OTTOBRE: CORSI

> Corso di formazione professionale per amministratrici di condominio con rilascio di diploma inizio mercoledì 27 ottobre

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SCUOLA DI STUDI FEMMINISTI - Anno secondo, novembre 2004 – giugno 2005
Gli incontri si svolgeranno una volta settimana dalle ore 18.00 alle ore 20.0 - Organizzata Generi & Generazioni


APPUNTI E SPUNTI DAGLI EVENTI

> Rocco e i suoi fratelli
La lettera di protesta di Controparola sull’esternazione di BUTTIGLIONE

“L’esternazione di Rocco Buttiglione sull’omosessualità, durante la sua recente audizione davanti alla commissione libertà civili, giustizia e affari interni del Parlamento europeo, ha giustamente suscitato indignazione. Ma è passata quasi sotto silenzio una sua affermazione non meno grave: ‘La famiglia esiste per permettere alla donna di avere figli e di essere protetta dal marito’. Una dichiarazione che s’inquadra in un integralismo risorgente in tante parti del mondo, Italia compresa, come ha dimostrato anche la recente legge sulla procreazione assistita. C’è un progetto che tende a riportare le donne sotto tutela, privandole della loro dignità di cittadine e cancellando cinquanta anni di progresso sociale. Ci chiediamo in che modo una persona che ha questa concezione delle donne, della famiglia e dei rapporti tra i sessi potrebbe svolgere correttamente il compito di vigilare sulle libertà civili dei cittadini e soprattutto delle cittadine europee.
Invitiamo quindi il presidente della Commissione europea Barroso a destinare Rocco Buttiglione a un incarico che quanto meno non abbia a che vedere con le libertà civili”.
La lettera porta le firme di Maria Rosa Cutrufelli, Cristiana Di San Marzano, Elena Doni, Paola Gaglianone, Lia Levi, Dacia Maraini, Maria Serena Palieri, Nadia Pizzuti, Carla Ravaioli, Loredana Rotondo, Mirella Serri, Giuliana Sgrena e Chiara Valentini.

Controparola, il gruppo di scrittrici e giornaliste impegnate nella difesa dei diritti e dell’immagine della donna, ha inviato una lettera aperta al presidente designato della Commissione europea Jose’ Manuel Barroso, al presidente dell’Europarlamento Josep Borrell e ai parlamentari europei.


> Rendere visibile l'invisibile

Venerdì 15 ottobre alle ore 18 alla CID abbiamo incontrato Aishah Shahidah Simmons, e proiettato il suo documentario dal titolo NO! RENDERE VISIBILE L’INVISIBILE.
Ma chi è Aishah? una femminista, attivista, lesbica afro-americana, fondatrice dell' AfroLez® Productions, compagnia artistica cinematografica multimediale indipendente, nata con lo scopo di documentare attraverso la telecamera l'impatto che il razzismo, il sessismo e l'eterosessismo hanno sulle vite delle ragazze e delle donne di colore. Attualmente risiede a Philadelphia, nello stato della Pennsylvania - Stati Uniti dove lavora come giornalista freelance e regista. Porta avanti una vastissima attività di lotta per i diritti della comunità di colore. Ricordiamo, fra l’altro, che nel 1994, sotto gli auspici della Commissione Elettorale Indipendente, Aishah Saidhah Simmons si è trovata nella Repubblica del Sud Africa per cinque settimane come membro di una delegazione internazionale sponsorizzata dalla American Friends Service Committee (AFSC), ad esaminare la prima elezione non-razziale e dove ha potuto incontrare i membri delle varie organizzazioni: politiche, religiose, femministe e lgbt e i membri del political parties che hanno attivamente boicottato le elezioni. Da questo attivismo sono nate anche le produzioni e co-produzioni di programmi radio e televisivi, documentari e letture che sono stati presentati in molteplici luoghi del mondo, compresi prigioni, colleges, universita', e così via. Aishah Saidhah Simmons ha inoltre pubblicato un considerevole numero di saggi, articoli, ecc e ha ottenuto alcuni dei riconoscimenti più importanti in campo artistico, politico mondiale, tra i quali il premio Award come regista dei corti Silence... Broken e proprio di NO!. Co-produttrice e coordinatrice del documentario NO! è stata. Tamara L. Xavier, femminista, attivista, ballerina e coreografa haitiana-americana che vive e lavora a Philadelphia e che per oltre un decennio, si è occupata di violenza contro le donne attraverso gli Stati Uniti, Austria e Haiti.

Ma cos’è esattamente NO!? Si tratta della presentazione di un documentario di 74 minuti sullo stupro interraziale nella comunità nera, in cui la testimonianza delle donne nere che hanno subito violenza - e che la raccontano con semplicità ed atroce evidenza - si accompagna al ricordo di eclatanti fatti di cronaca, alla lettura di poesie, alle parole di coloro che operano per combattere ed eliminare la cultura dello stupro.
NO! è uno spazio sacro che le donne di colore hanno creato all'interno della propria comunità, oltraggiate dal numero sempre più alto di stupri ed omicidi perpetuati per mano di uomini di colore nei confronti di donne nere. NO! aiuta gli spettatori a guardare alle vite delle donne di colore attraverso una lente d'ingrandimento e a capire che non esiste una libertà parziale. NO! attraverso vignette narrative, testimonianze, interviste, immagini d'archivio, musica, danza, poesia, mostra le orribili manifestazioni dell’oppressione razziale, di genere e sessuale.

Vari gli appuntamenti di Aishah con le diverse realtà romane: dal 13 al 16 ha incontrato le studentesse all’Università la Sapienza presso la Facoltà di Lettere, le operatrici di Differenza Donna, le romane, lesbiche e femministe alla CID e al centro sociale di Spinaceto “Luna e le Altre”.
Tanti i gruppi che hanno collaborato alla riuscita di questi straordinari appuntamenti, ed è importante ricordarli tutti: Luna e le Altre-Gruppo lavoro contro il razzismo, Centro Femminista Separatista, Casa Internazionale delle Donne, Zora Neale Hurston, Donne in Genere, Centro Donna Lisa, La Mela di Eva, Queering, Coordinamento Lesbiche Romane.

Alla Casa Internazionale delle Donne dopo la proiezione è seguito un intenso dibattito in cui si sono alternate riflessioni e domande, segno del profondo coinvolgimento che il tema della violazione del corpo rappresenta per tutte le donne: il valore del processo di “guarigione” dalle ferite dello stupro; la rottura del silenzio sulla pratica di violazione del corpo delle donne ad opera degli uomini; il coinvolgimento “educativo” degli uomini in questo processo; il privilegiare spazi separati di confronto tra donne; la questione dell’omofobia introiettata che non risparmia neanche le femministe; la dipendenza dalla cultura patriarcale che porta spesso le donne a schierarsi con gli uomini (madri e mogli che proteggono gli stupratori); il problema della formazione e del cambiamento culturale: non far passare lo stupro come normale rapporto tra i sessi; la competenza: sono le donne stuprate, purtroppo, le “esperte” sull’argomento.

Nel documentario Aishah dice: “Noi donne nere non solo viviamo la stessa dura realtà del razzismo [che vivono gli uomini neri], viviamo inoltre l’orrenda realtà del sessismo, della misoginia e del patriarcato ogni giorno delle nostre vite» e precisa che tante differenze convivono insieme: l’essere donna, nera, lesbica, lungo la linea dell’oppressione razziale, di genere, di classe e di orientamento sessuale. Questa differenza – che è soprattutto una differenza di percezione del sé, del proprio corpo, della propria fisiologia e della propria identità - si manifesta e si paga, innanzi tutto, attraverso l’uso e la decodificazione sessuata della lingua: il no, il non lo so, l’aspetta, il forse diventano per i maschi automaticamente equivalenti linguistici del sì, eliminando ogni possibile diritto al ripensamento.
L’atroce conseguenza di questo fatto è l’esperienza di violenza, di umiliazione, di sofferenza e di devastazione che vivono le donne con lo stupro e le molestie sessuali. Di fronte a questa atrocità le donne ridotte a puro strumento sessuale dall’uomo non hanno altra difesa che staccarsi dal proprio corpo durante la violenza e poi rinchiuderla nel silenzio, e circondarla di sensi di colpa, facendo propria quell’idea di responsabilità che vuole la donna, secondo gli stereotipi più diffusi, causa della violenza stessa, perché provocatrice. Un’altra violenza si perpetua dunque sulla donna, di natura diversa, ma collegata a tutto quanto detto sino ad ora, fatta di aggressione verbale, linguistica, culturale, ecc. Noi non abbiamo potuto fare a meno di pensare alle notizie e alle immagini terribili che hanno narrato gli stupri etnici perpetuati durante le tante guerre che devastano il mondo e che descrivono ancora una volta la donna come merce, mezzo per piegare o far pagare gli uomini o, addirittura, un intero popolo.

La serata si è conclusa con una cena sociale offerta dal Centro Femminista Separatista.
Il Coordinamento Lesbiche Romane ringrazia Aishah e tutte le donne intervenute.


> “Gendered Borders”, Amsterdam 30 settembre-2 ottobre 2004

Per la prima volta in Europa si è svolta una conferenza internazionale sull’immigrazione femminile, nella facoltà di Giurisprudenza della VRIJE UNIVERSITEIT di Amsterdam. Hanno partecipato molte donne giuriste e non provenienti sia dall’Europa che dagli Stati Uniti. Per l’Associazione Candelaria di Roma hanno partecipato Celina Frondizi e Brit de Jong.

Vi raccontiamo di seguito alcune delle questioni emerse della Conferenza.
In materia di diritto di asilo e di immigrazione ogni paese dell’Unione Europea è “sovrano” nel darsi la propria legislazione seguendo una politica di tipo neocoloniale mentre l’armonizzazione in ambito comunitario procede lenta ma sicura.
Vedere l’immigrazione di genere significa ricercare come e dove le leggi funzionano contro gli interessi delle donne migranti. Esse sono considerate sotto un certo profilo meno minacciose perché lavorano nella sfera privata, come lavoratrici domestiche o come lavoratrici del sesso.
Emergono almeno tre stereotipi delle donne immigrate che vanno cancellati: vittime, persone che si “assimilano” più facilmente nel paese di immigrazione e possibili criminali.

Viene inoltre confermato il nuovo paradigma che considera la migrazione femminile come una migrazione alla ricerca di una maggiore autosufficienza nella propria vita.
Viene considerata assurda la visione della migrazione di genere all’interno del traffico delle donne.
Le analisi vanno localizzate lontane dall’Occidente e dal Nord, per concentrare la visione dal punto di vista del soggetto migrante post-coloniale. E’ meglio mettere fine alla parola traffico.
Le donne rifugiate vanno viste in termini politici e non culturali. I termini sulla pratica della tortura vanno cambiati in modo che le Commissioni usino altre definizioni.
Il concetto di cittadinanza funziona come la testa di Giano: è diretto all’interno ed al esterno della comunità, come un complesso di pratiche, regole e concetti. La cittadinanza definisce chi è straniero e chi è di casa. Le donne migranti sfidano queste norme che puntano a proteggere il paese contro lo straniero.
Se il concetto di nazionalità va smantellato, come sostengono tante femministe, cosa significherebbe questo per le donne migranti?

Nell’ambito della Conferenza si sono creati dei gruppi che hanno fatto visite ad alcune realtà legate alle donne immigrate e rifugiate.
Brit ha visitato due organizzazioni di lavoratrici domestiche e “au pairs” filippine, CWFM e BAYANIHAM. Il lavoro domestico in Olanda, Germania, Austria ed altri paesi europei non è regolato da un contratto di lavoro e quindi non è riconosciuto come un lavoro vero e proprio. Quindi non è un’attività per la quale si possa ottenere un permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Con tutto ciò che comporta, lavoro sommerso, nessun diritto alla assistenza socio-sanitaria né alla partecipazione nella vita sociale. Il riconoscimento del lavoro domestico è fondamentale. Le lavoratrici filippine lottano per il riconoscimento di uno status.
Il dibattito sul lavoro domestico e riproduttivo deve essere “rimesso” sulla agenda femminista, visto che crea delle divisioni tra donne “padrone” e donne “domestiche” sul piano globale. Si segnala a questo proposito l’introduzione del libro “Donne Globali”, Feltrinelli 2004.

Celina ha visitato un Centro per rifugiati e rifugiate sito in un quartiere della città che ospita circa 400 persone in attesa di ottenere il riconoscimento dello status di rifugiati.
All’interno del Centro ci sono anche dei nuclei familiari e per quanto è possibile si cerca di sistemarli insieme. In Olanda ci sono ancora circa 30 Centri di questo tipo. La procedura per il riconoscimento dello status di rifugiato è cambiata recentemente in maniera più restrittiva. Oggi entro le 48 ore dall’ingresso nel territorio dello Stato l’Amministrazione decide se dare seguito alla richiesta di asilo oppure no. Il 60 % delle domande viene respinto e di conseguenza le persone espulse. Le persone trattenute in questi Centri possono lavorare per un totale di 12 settimane l’anno e ricevono dallo Stato 39 euro al giorno dato che il Centro non fornisce il vitto. Molte ragazze lasciano i Centri (ci raccontano alcuni casi di minorenni) e si prostituiscono senza lasciare loro tracce.
Abbiamo concluso la nostra visita in un Centro di donne etiopi che ci hanno ricevuto con deliziosi piatti tipici e ci hanno raccontato la loro attività di sostegno soprattutto alle donne richiedenti asilo.

In conclusione, quali sono gli interventi da fare?
E’ necessario intervenire sul diritto ad avere uno status, sul diritto ad accedere al mercato del lavoro. Si raccomanda alle donne giuriste di fare molta attenzione nell’inquadrare e definire le fattispecie legali che riguardano le donne migranti.
Viene considerata utile la possibilità di fare una mappa delle legislazioni nei diversi paesi europei.
Le donne degli Stati Uniti hanno proposto la creazione di una rete mondiale, ma non hanno avuto molte adesioni.
Infine, viene deciso di organizzare una prossima riunione di lavoro tra due anni e noi abbiamo proposto di farla nella Casa Internazionale delle donne a Roma.

Brit de Jong


> Calendario novembre

Venerdì 5 Ore 18.00-20.00 Sala Convegni 1° p.
Seminario (partecipazione aperta e gratuita per tutti)
Organizza: Istituto Gestalt Firenze, Scuola quadriennale di Specializzazione in Psicoterapia

Sabato 6 Ore 9.00-13.00 e 15.00-19 e Domenica 7 Ore 9.00-13.00 Sala Convegni p.t
Seminario “La cultura per la scuola del terzo millennio”
Organizza: Centro di iniziativa democratica degli insegnanti

Domenica 7 alle ore 10.00 Tavola rotonda, Organizza: ARCIDONNA


Per informazioni su queste e altre iniziative consulta il sito
della Casa Internazionale delle Donne

Per commenti e suggerimenti scrivere a:
redazione@casainternazionaledelledonne.org

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