Avviso alle naviganti
la news di informazione della Casa Internazionale Delle Donne
n° 34 del 31 gennaio 2005
in redazione:
M. Giulia Catemario, Giovanna Olivieri,
Stefania Vulterini
GLI EVENTI DI FEBBRAIO:
Incontri
> Raccolta firme
organizzata dal Comitato promotore in difesa
dei consultori contro la Legge Regionale per tutto il mese di febbraio
Giù le mani
dai consultori
La legge 15/76 regola nel Lazio i consultori familiari, pubblici e
gratuiti. In questi trent’anni attraverso la prevenzione, la
contraccezione, l’informazione e l’attenzione rivolta
alla sessualità delle/gli adolescenti, i consultori sono riusciti
a garantire la salute delle donne e le scelte di maternità
libere e consapevoli. Grazie a questo anche il numero delle interruzioni
volontarie di gravidanza nel Lazio si è costantemente e significativamente
ridotto in questi anni. In cinque anni di Governo regionale del centro
destra molti consultori familiari sono stati chiusi ed è stata
attuata una politica generale di smantellamento degli stessi, riducendo
drasticamente i finanziamenti e il personale. Con la proposta di un’altra
legge la Giunta regionale continua ad attaccare la libertà,
la dignità e l’autodeterminazione delle donne.
Comitato Promotore
in difesa dei Consultori
Casa Internazionale delle Donne; AFFI; Coord.Donne CGIL-CISL-UIL
Roma e Lazio; Coord. Donne DS Roma; Coord.Donne DS Lazio: Forum Donne
PRC; Ass. Cora; Ass. Vita di Donna; WILPF Italia; Pangeàs Women;
Il Paese delle Donne; Coop. Libera Stampa; Centro Documentazione A.
Sabatini; UDI romana LA GOCCIA; Comitato romano X Municipio; Centro
Huesera; DWF; Emily Roma, Donne in Nero Roma, Ass. Ildegarda.
> Noi come le lucciole.
Una lettura teatrale ad alta voce di testi scritti dal gruppo artistico
le tessitrici, sei donne accomunate dalla voglia di trasmettere emozioni
attraverso le parole.
La durata del lavoro é di un’ora circa e la musica sottolinea
la suggestione delle parole.
Le Tessitrici sono: Fiorenza Chiesa, Lucia Specchio, Mariarosa Valli,
Rossana Spalletta, Tanny Giser, Vera Passigli. La regia è di
Tanny Giser. Organizza: Zora Neale Hurston.
Martedì 8 ore 18.30
>
Incontro con Ottavia Piccolo in occasione della messa
in scena di Terra di latte e miele di Manuela
Dviri al Teatro Valle di Roma.
Ottavia Piccolo incontra le donne e le Associazioni della Casa, in
particolare quelle Associazioni, come le donne in nero, che lavorano
nelle zone di guerra e nelle situazioni a rischio, mantenendo vive,
anche nei momenti più bui le relazioni con le le donne e le
associazioni locali. Intervengono Nadia Pizzuti (ANSA) e alcune giornaliste
inviate in zone a rischio che hanno svolto il loro lavoro con una
particolare attenzione ai diritti e alla vita delle donne.
Mercoledì 9 alle ore 17.30 (vedi approfondimenti)
> Passione: sostantivo femminile.
Viaggio intorno al cuore delle donne (percorso poetico da Saffo a
Emily Dickinson e oltre) con testi tratti da La mia pelle
è un cifrario poesie erotiche di Monica Maggi.
Organizza: Centro Femminista Separatista. Venerdì
11 alle ore 20.30 cena,
alle 22.30 lettura; in Via S. Francesco di Sales 1/b - Solo Donne.
>
Quante donne in Regione? I Partiti e la nuova normativa regionale.
Convegno organizzato dalla Consulta Femminile Regionale del Lazio.
Venerdì 11 ore 16.00
Mancano solo poco più di due mesi
alle elezioni regionali. La campagna elettorale ci vedrà impegnate,
come sempre, nel sostegno alle candidature femminili.
L’esperienza delle campagne elettorali precedenti, ci dice che,
oltre al nostro generoso impegno, occorre anche una forte e visibile
volontà politica espressa dai rappresentanti dei partiti presenti
nella Regione Lazio.
Quando questo è avvenuto, come per esempio nelle ultime elezioni
europee, i risultati sono arrivati.
Il consiglio Regionale del Lazio ha approvato una nuova legge regionale,
ed essa contiene nuove norme favorevoli alle candidature delle donne;
dobbiamo quindi cogliere e utilizzare fino in fondo questa occasione
per cercare, finalmente, di riequilibrare la presenza femminile nella
nostra regione.
La Consulta Regionale Femminile ha organizzato un incontro con i rappresentanti
politici di tutti i partiti con l’intento di chiedere, non solo
di rispettare la norma relativa alle candidature femminili, ma anche
un effettivo sostegno per l’elezione di più donne.
di Benedetta Castelli
>
Convegno Nuovi femminismi,
nuove ricerche. Organizza la Società Italiana
delle Storiche. Sabato 19 ore 9.30 (vedi approfondimenti)
>
Pechino + 10. Dopo Ginevra prima di New York.
Organizza: Arcidonna, Candelaria, Casa Internazionale delle Donne,
Caucus Delle Donne-Comitato Romano, Cooperativa Generi e Generazioni,
Lobby Europea delle Donne, Paese delle Donne,
Zora Neale Hurston. Venerdì 25 ore 16.30
(vedi approfondimenti)
> CORSI
Inizia oggi il primo incontro del
Corso di storia delle donne 2005 Immaginario,
scritti e protagonismo femminile tra XII e XIV secolo a cura
della dott.ra Maria Paola Fiorensoli
Il Corso si tiene dal 31 gennaio al 13 giugno
Contributi per il corso (con dispense): 110€
Le date di febbraio sono:
31 gennaio
Cristina de Pisan, un’italiana a Parigi.
7 febbraio
Storia di Melusina, fata marina.
14 febbraio
Giovanna di Savoia, una Latina a Bisanzio.
21 febbraio
Margherita e il suo Specchio: la pedagogia nel Medioevo.
28 febbraio - Le tre mogli di Federico II: Costanza
d’Aragona, Iolanda (Isabella) di Gerusalemme e Isabella d’Inghilterra.
Informazioni: 06/87191329, e-mail:
pangeawomen@quipo.it
APPUNTI
E SPUNTI DAGLI EVENTI
> Incontro con Simona Torretta
a
cura di Francesca Kock
Atteso e preparato da tempo,
l’incontro tra le donne della Casa Internazionale e Simona Torretta
è stato particolarmente intenso e significativo. Da quando
la Casa si era mobilitata in assemblea permanente, durante il lungo
mese di settembre e poi, dopo il ritorno delle due giovani donne,
l’occasione per festeggiarle era stata rinviata più volte,
per i loro evidenti e numerosi impegni.
In una sala gremita e attenta, Simona ha parlato del suo decennale
lavoro in Iraq, e dei drammatici problemi causati dall’embargo;
ha ripercorso la storia della guerra e dell’occupazione e ha
spiegato come lo smantellamento delle istituzioni e la disgregazione
sociale abbiano reso la situazione ancor più drammatica, mentre
nel vuoto istituzionale si afferma un potere religioso che tende a
mutare i costumi di laicità del paese (per esempio con la trasformazione
del diritto di famiglia, o nell’imposizione del velo islamico)
.
Il lavoro che Simona ha portato avanti per conto della sua Ong (Un
ponte per…) e in accordo con ONG irachene è legato soprattutto
alla difesa di diritti elementari come l’istruzione, l’acqua,
progetti di emergenza ( per esempio a Falluja e a Najaf); in particolare
con le donne dell’ Iraqi women network il lavoro si è
concentrato sulle istanze politiche e sulla uguaglianza di diritti
per uomini e donne.
La situazione attuale e l’occupazione straniera ha effetti pesanti
sull’intera società civile, ma sono le donne a portarne
il maggior danno: è messo in discussione il loro diritto al
lavoro, sono spesso indotte a tornare a casa, in una segregazione
di fatto, che facilita malattie psicologiche e peggiora le condizioni
di vita. Anche il lavoro delle ONG è messo a rischio perché
accanto agli operatori umanitari sono attivi i militari e i cosiddetti
contractors, e già questo crea una confusione di ruoli e danneggia
gravemente l’immagine stessa delle ONG, anche per l’ambiguità
di alcune ONG nel collaborare con i militari e accettarne la protezione.
La pericolosità della situazione, con i rischi di sequestro
e la violenza diffusa, fa venir meno gli spazi di intervento; né
si può sperare che dalle prossime elezioni - che si svolgeranno
senza nessuna garanzia di sicurezza e in mancanza di ogni informazione,
perfino sul nome dei candidati- possa nascere una prospettiva diversa;
il rischio, semmai, è che la situazione possa degenerare in
una guerra civile.
Nonostante tutto, molte sono le iniziative politiche delle ONG irachene
di donne, riunite nel coordinamento di LAMAL; e proprio su queste
iniziative Simona ha chiesto la collaborazione della Casa internazionale,
per sostenere questi progetti e per ospitare le delegazioni che verranno
presto in Italia.
Nel dibattito successivo si sono affollate domande e riflessioni,
come la constatazione della pericolosità di un’informazione
embedded e della censura sulle notizie dall’Iraq; proprio per
questo sembra a molti/e ancora opportuna una presenza della cooperazione
italiana, anche se perdura l’occupazione militare, perché
sta diventando quasi l’unica possibilità di far arrivare
notizie.
Un altro nodo è la necessità di distinguere nel variegato
mondo delle ONG e di considerare le loro differenze: c’è
disaccordo, ad esempio, tra quelle che privilegiano una neutra “assistenza
umanitaria”e quelle che scelgono l’azione politica, come
“Un ponte per…”, che ha costituito un osservatorio
sui diritti. Come ha ribadito più volte la giovane operatrice,
l’intero suo lavoro ha una dimensione fortemente politica, tende
a tessere relazioni e a costruire reti, a sostenere le istanze politiche
delle donne e delle loro organizzazioni; per questo le due Simone
sono state attente a sottrarsi a strumentalizzazioni dei media o della
televisione, che volentieri avrebbero ridotto la loro immagine in
un’oleografica rappresentazione “buonista” e stereotipata.
Ben altra è la dimensione e l’intelligenza della loro
azione; ben più ricca la loro capacità di denuncia e
di radicalità; ben più profonda la loro forza d’animo:
questo ci ha fatto capire questo incontro e la sintonia che abbiamo
percepito nelle ore passate insieme.
>
L’amore all’inferno presentazione
del numero di DWF Bufera Canto V
a cura di Stefania Vulterini
Bufera canto V ultimo numero
uscito per il 2004 della rivista DWF (euro 14 ) è una riflessione
in profondità sullo stato dell’amore per una donna e
sullo stato delle relazioni amorose tra donne e uomini , un discorso
che si costruisce e si decostruisce attraverso un intreccio di interventi
di donne diverse per provenienze, pratiche, età, secondo un
costume consolidato del gruppo redazionale.
Nomino alcune questioni, raccolgo degli spunti e rilancio alcune suggestioni
dagli interventi di Luisa Muraro e Federica Paoli.
Luisa Muraro, aprendo l’incontro, si sofferma sul procedimento
con cui è stato confezionato il numero, come questo si riverbera
sul risultato e il problema che pone. Si tratta di un procedimento
che mescola le relazioni, in questo caso di Rosetta Stella e Federica
Giardini, con la casualità. Qui l’elemento di casualità
è nella scelta di donne disparate, anche non appartenenti alla
ricerca femminista, ma una “casualità governata”
da una proposta dichiarata, che è quella di approfittare dell’intelligenza
femminile diffusa. Ora questa relazione tra casualità e parole
che non sempre sono nitide, non sono di “lingua corrente”,
questa mescolanza disegna qualcosa che è come un movimento,
qualcosa che è tipico dei movimenti. Fa pensare al movimento
delle donne, “la situazione che qui viene evocata certamente
ha le movenze di un movimento come è stato il movimento delle
donne. Parlo al passato prossimo perché io penso che, parlando
in senso stretto, non ci sia più un movimento delle donne’’
Il risultato della rivista, nella necessità del passaggio da
un pezzo all’altro, crea una dinamica che “disfa e quasi
distrugge” aprendo con ciò lo spazio per la liberazione.
La lotta dell’amore .- nella parte iconografica del numero vediamo
Giacobbe che lotta con l’angelo, episodio del Genesi, riportato
da Hadevik di Anversa, che nella lettera dodicesima si dilunga sul
diventare zoppo di Giacobbe– è una lotta in cui bisogna
perdere, una lotta che si ingaggia lealmente per vincere e però
si vince se si è sconfitti.. Si vince nel non sopraffare l’altro,
arrendersi all’altro. “Quelli che amano vanno in giro
zoppicando, perché sono stati vinti nella battaglia dell’amore”.
Siamo oggi davanti ad un bivio, il femminismo italiano è davanti
ad un bivio, e in questo bivio dimora senza lasciarsi alle spalle
la sensazione di “possibilità infinita che ci sfidava
a pensare e vivere diversamente”(Rachel Blau DuPlessis)”.
E’ una fatica tremenda, dice Muraro, “è una sfida
tanto più grande perché non è esaltante.”
“Sto davanti al bivio e lì resto. Non è regressione,
è fermezza”. “Ferma nella fermezza” traduce
in parola d’ordine la sala.
Federica Paoli parla a partire
da sé, leggendo il numero per ritrovarsi e per disegnare uno
spazio di amore possibile tra donne e uomini.
“Ho finito di leggere il numero e ho scritto una lettera d’amore
iniziando con le parole con cui Franca Chiaromonte chiude il suo pezzo
“E c’è disordine certo, ma forse di nuovo la situazione
è eccellente”.
Giocare con le parole di Dante e con le parole di donne di altre generazioni
e di percorsi diversi giocando nel campo semantico della lettura.
Leggere per salvarsi.
Arrivare a Francesca attraverso la lettura, quella lettura che per
Dante porta all’inferno, per Federica Paoli porta al rischio
del bacio, al rischio della costruzione di una relazione d’amore.
La lettura, e dei testi di Dante e dei testi del femminismo e dei
propri testi, apre prospettive di vita, di stravolgimento e porta
alla sfida e all’amore perché proprio nella pratica politica
c’è il germe per arrivare a sfidarsi e riuscire a ricostruirsi.
“Il potere eversivo della pratica femminista mi ha migliorato
la vita”.
La lettura di Muraro del numero, questo movimento che disfa e quasi
distrugge, come quanto di più positivo possa accadere. A “salvarmi
può proprio essere l’eredità pesante del femminismo”.
Per Federica Paoli,che per età, non ha “vissuto”
il femminismo, ma ne ha letto i testi, l’eredità pesante
del femminismo è nell’essere messa in una situazione
di conflitto con se stessa, nell’essere costretta a fare i conti
con i suoi desideri e i desideri nella relazione di coppia, anche
complicando la relazione. Il femminismo ha messo in crisi la visione
precostituita, la predestinazione al ruolo di cura per fare emergere
la particolarità del proprio rapporto d’amore. “Per
me la consapevolezza femminista è stata la salvezza, pure se
ha squarciato le mie tranquillità il mio appagamento più
semplice. Ma nel disordine creato anche dalla nostra confusione non
possiamo fare a meno di fare uscire qualcosa di eccellente”.
APPROFONDIMENTI
> Incontro
con Ottavia Piccolo. Lo spunto dell'incontro è
la rappresentazione teatrale al Teatro Valle di Roma di Terra
di latte e miele di Manuela Dviri con la
collaborazione di Silvano Piccardi
E’ sabato, a Gerusalemme, anzi “shabbat agadol”,
il sabato prima del digiuno di kippur. A casa di Leah, ebrea israeliana
di origine argentina, il marito, ebreo ortodosso, preferirebbe che
non si usasse il telefono durante la giornata del riposo, secondo
le regole del precetto religioso. Leah non è praticante, quindi
non è andata alla sinagoga col marito; anzi, approfitta della
solitudine per dedicarsi al lavoro (è una cineasta e sta verificando
il testo per il commento di un documentario “Medio Oriente:
guida per il turista che non c'è”) e per comunicare con
le amiche. Sono due palestinesi: Maria, una insegnante, cattolica,
e Hanan, più impegnata, forse una giornalista, musulmana. Leah
è contro la guerra e si prodiga come può per dare il
suo contributo anche alle iniziative più specifiche, concrete,
utili.
La giornata sembra nascere relativamente tranquilla, ma presto la
tragedia “esterna” (bombardamenti, attentati, ritorsioni)
torna ad incombere. E avvia, per Leah, un viaggio dentro se stessa,
il suo passato, le lotte sostenute. Rincontra le persone che più
ama e ha amato (il figlio “eroe” l’ombra del padre…)
nello sforzo di capire il senso – e di trarre un bilancio, della
scelta compiuta più di trent’anni prima, appena diciottenne,
di trasferirsi dall’Argentina in Israele: quali erano i sogni?
Qual è stato il prezzo pagato? Cos’è quella paura
atavica che sente crescere in sé? Possibile che l’orrore
non possa avere fine? E i suoi figli, suo marito?
Un’inimmaginabile telefonata di quest’ultimo la riporta
alla realtà: ha deciso di arruolarsi di nuovo, alla sua età!
Le sembra che il mondo stia impazzendo. Fuori i jet militari rendono
assordante l’atmosfera. Maria la chiama sconvolta: i soldati
israeliani sono entrati in casa, suo fratello… sua madre….
Cade la comunicazione. La situazione sta precipitando. Disperata,
Leah cerca Hanan, riesce a trovarla, ma…
Inutile riassumere oltre. La Terra di latte e miele (Shabbat) è
un pezzo di vita di una donna vera, in un mondo reale, colto quasi
in “presa diretta”. L’azione scenica si svolge dentro
una stanza di una casa borghese di Gerusalemme, oggi. E si dipana
in tempo reale, in un singolare rispetto assoluto delle “regole”
aristoteliche di unità.
Il testo nasce dall’esperienza diretta di donna e di scrittrice,
di Manuela Dviri Vitali Norsa. In Italia è particolarmente
nota per l’attività giornalistica (collabora da Tel Aviv
per il Corriere della Sera); in Israele è più conosciuta
per la sua tenace battaglia contro la guerra, iniziata in modo particolarmente
deciso dopo la morte del figlio militare, durante l’intervento
israeliano in Libano.
Grazie alla insistenza e all’aiuto di Silvano Piccardi, è
ora approdata a questa prima esperienza di scrittura teatrale. La
Terra di latte e miele ( Shabbat) non vuole essere un pamphlet o una
bandiera: vuole solo - e forse più ambiziosamente, portare
sulla scena uno spaccato del nostro mondo contemporaneo, visto attraverso
la sensibilità e la forza di una donna. E il suo disperato,
rabbioso bisogno di vita normale e di dialogo, malgrado tutto…
>
Passione: sostantivo femminile
a cura di Monica Maggi
Di che genere sono parole come
audacia, follia amorosa, sensualità? Sono termini femminili,
e non deve essere un caso. Le donne hanno un modo tutto speciale,
e tutto loro, di provare e vivere il tumulto dei sentimenti, i gesti
più temerari compiuti per amore, lo sconvolgimento dei sensi.
Quando poi hanno la possibilità e la forza di scrivere e descrivere
quanto provato e vissuto, le donne e le loro parole d’amore
colpiscono con un impatto unico.
Ma non hanno bisogno di clamore e di grancasse, le donne, quando vogliono
si danno alle parole della passione. Dal canto sottile e pudico delle
madri, alle prese con le faccende quotidiane, alla lirica amorosa
di Saffo (Scuote l'anima mia Eros / come vento sul monte / che irrompe
entro le querce / e scioglie le membra e le agita, / dolce, amaro,
indomabile serpente), il parlare femminile d’amore e di passione
spesso regala l’impressione di una sorta di silenziosa e voluttuosa
preghiera. Fortemente intrecciata con la quotidianità, con
il lavoro domestico, con le imprese manageriali (in tempi più
moderni), con le incombenze materne, con tutto quello che c’è
sempre da fare. Noi donne abbiamo sempre qualcosa da fare, ma non
smettiamo mai, per questo, di pensare, parlare e vivere l’amore.
Lo facciamo con il mormorìo
notturno di una donna che canta per addormentare il figlio. Lo azzardiamo
con il grido disperato quando l’amata persona ci lascia. Ci
gettiamo oltre l’ostacolo, come faremmo col nostro cuore, quando
è il momento di conquistare e dichiararci a qualcuno. Lo cantiamo
quando siamo all’apice della felicità, reduci da notti
indimenticabili e da fughe senza reali e completi ritorni. Proviamo
a farlo anche quando siamo sommerse da problemi, affanni, lacerazioni,
nascondendoci pudicamente agli occhi del mondo, cercando un angolo
dove ritrovare le nenie di bambine.
Gli elementi che, assurdamente, hanno dato vita ai versi delle donne,
ne sono stati anche nemici: la segretezza e la clandestinità.
La parola d’amore femminile è esistita sempre, sottile
ma imponente, si è insinuata e infiltrata anche nelle fessure
più invisibili, non ha risentito del tempo, ma diversamente
dalla poesia degli uomini, ha vissuto per molto, troppo tempo nella
penombra del “non avente diritto”.
Di fronte alla possibilità
di cantare l’amore le donne, comunque, lo hanno sempre fatto,
magari strappando ore al sonno, come già raccontava Anne Sexton
nella sua poesia Canto di luna, canto di donna: “Vivo di notte/mi
sento morire la mattina/vecchia lampa dall’olio consunto/pallida
ossuta emunta/nessun prodigio o strabilianza/.../Io fui sempre una
vergine/vecchia e butterata/Prima che il mondo fosse, io fui.”
La poesia d’amore scritta da una donna resta una regina, bella
della sua bellezza che sfida il tempo. Non è il brillare fatuo
di paillettes, è qualcosa che vive nell’ombra del pudore
e dei segreti, che si può solo carpire con l’occhio attento
di chi ama la vita.
Purtroppo la storia non ha reso merito, nel giusto modo, alle donne
che si sono dedicate alla scrittura, e meno che mai alle donne lesbiche.
Forse l’unica riconosciuta come maestra è Saffo, ma da
lì in poi poche sono uscite dall’ombra. Eppure, anche
queste donne hanno reso omaggio alla passione che le ha investite,
cantando il perdersi per l’amata. Per loro, spesso, è
stato necessario maggior coraggio e ardire, perché immerse
in un mondo ostile e per nulla comprensivo.
E se la storia non è stata generosa con le poete lesbiche antiche,
le donne lesbiche di oggi vogliono idealmente tornare indietro, rendere
omaggio alle loro progenitrici, recuperare e valorizzare quanto è
stato detto, scritto, cantato.
Aspettando Santa Valentina
sarà dedicata a loro, e al cuore delle donne che hanno amato
altre donne. Questo sarà il titolo della serata speciale organizzata
e ideata dal Coordinamento Lesbiche Romane, dal Collegamento Lesbiche
Italiane, insieme alla libreria Zora Neale Hurston della Casa Internazionale
delle Donne di Roma.
Prendendo spunto da “La mia pelle è un cifrario”,
piccola raccolta di mie poesie scritte per un grande amore, le donne
lesbiche e tutte quelle che vorranno partecipare potranno idealmente
dedicare, ma realmente recitare, una poesia per la loro amata. Accompagnate
dalle Grandi della storia, da celeberrime poete e da meno famose narratrici,
potremmo tutte percorrere un viaggio intorno al nostro cuore, abitato
da una donna.
> Nuovi femminismi
e nuove ricerche
Programma del convegno della Società italiana delle storiche
Roma, 19 febbraio 2005
Ore 9,30
Raffaella Baritono (Presidente Società italiana delle storiche)
Introduzione
Ore 10,00
Porpora Marcasciano (Movimento Identità Transessuale, Bologna)
Trans, donne e femministe, coscienze divergenti e/o sincroniche
Liana Borghi (Università di Firenze)
Tramanti non per caso: divergenze e affinità tra lesbo-queer
e terzo femminismo
Discussant: Laura Schettini (Università di Napoli “L’Orientale”)
Ore 12,00
Eleonora Cirant (Libera Università delle Donne, Milano)
Dall'autodeterminazione a ... La sfida al femminismo nell'era
delle biotecnologie
Beatrice Busi (A/Matrix)
Il lavoro sessuale nell'era del porno di massa
Discussant: Iaia Vantaggiato (Il Manifesto)
Ore 15,00
Ruba Salih (Università di Bologna)
Femminismo e Islamismo. Pratiche politiche e processi di identificazione
in epoca post-coloniale
Elena Laurenzi (Università di Firenze)
Identità forzate. Una riflessione critica sul multiculturalismo
sotto il profilo del genere
Discussant: Francesca Decimo (Università di Trento)
Segreteria organizzativa:
tel/fax 06.6872823
e-mail: societadellestoriche@libero.it
www.societadellestoriche.it
> Intorno all’autoritratto
Ciclo di seminari, febbraio-maggio 2005
Cosa implica, nell’ottica della differenza
di genere, l’intenzionalità del ritrarsi? Qualche suggerimento
può venirci già dall'osservazione di opere del passato
rapportate al nostro presente.
La prima rappresentazione di un pittore al lavoro sull’autoritratto
coincide con una prima effigie di donna artista, in un’illustrazione,
da un codice francese del 1402, dell’opera di Boccaccio De claris
mulieribus, riproducente la leggendaria pittrice Marcia, mentre, guardandosi
in uno specchio, riporta i propri tratti sulla tavola. Tale precoce
convergenza di pittrice/ritratto/specchio riveste nel Rinascimento
plurime valenze di senso, valide ancora oggi. Lo statuto diminutivo
del ritratto, ritenuto allora solo documentario, appariva consono
a un esercizio femminile dell’arte; lo specchio, suo strumento
specifico, appariva per il suo essere elusivo fra verosomiglianza
e apparenza, l’attributo caratterizzante per eccellenza la figura
femminile, nei due aspetti di Verità e Vanità. Rimirandosi
nello specchio, oltre che come autore, l’artista si esperiva
come modello, secondo uno sdoppiamento tanto più reciso per
la donna, che proprio con il Rinascimento si delinea quale oggetto
privilegiato della pittura, ambito invece pressoché esclusivo
di uno sguardo e di un fare maschile. Già artiste riconosciute,
come Anguissola o Gentileschi, dovevano venire a patti con l’evidenza
che il proprio autoritratto venisse recepito non come effigie di un
soggetto, quanto di un oggetto rispondente a una gamma di attese,
socialmente codificate. Attese che persistono tuttora, in declinazioni
antropologicamente mutate, e che ci sono apparse valide per un’interrogazione
su quanto la pratica dell'autoritratto riveli dello statuto di donna-artista.
I seminari si svolgeranno secondo
una sequenza mensile, alle 18, introdotti e condotti da Silvia Bordini,
Laura Iamurri, Maria Grazia Messina, Sabrina Spinazzé
Giovedì 24 febbraio
2005. Autobiografia/Autoritratto. La scrittura, nei suoi
moventi, appare per lo più un esercizio privato, anche effusivo,
mentre il ritrarsi sembra implicare il lavoro su una propria identità
visibile al mondo. Sulle incongruenze, parallelismi, paradossi del
reciproco interferire dei due generi intervengono Marilù Eustachio
e Marisa Volpi.
Giovedì 31 marzo 2005. L’impronta e il corpo/L’ombra
e lo specchio. Anche, se come ha detto Leonardo, in ogni opera l’artista
ritrae se stesso, l’autoritratto appare mobilitare specifiche
modalità operative, coinvolgendo principalmente il corpo, in
una sinestesia tattile-motoria, oppure l’immagine di esso, colta
e costruita dallo sguardo. Ne discutono Lucilla Catania, Elisa Montessori,
Cloti Ricciardi, muovendo da una condivisa riflessione sui propri
lavori.
Giovedì 28 aprile 2005. Davanti e dietro la macchina.
L’occhio fotografico, nel suo isolare e fissare il frammento,
denuda verità imbarazzanti o conferma pose esibite, testimonia
o mistifica, suscita ricezioni contraddittorie della propria identità.
Le esperienze di due artiste fotografe, Francesca Woodman e Daniela
Monaci, valgono come referenti per un’analisi delle sotterranee
valenze dell’autoritratto fotografico, estesa fino all’ambito
espressivo della video art.
Giovedì 26 maggio 2005. Giochi di ruolo. Per le artiste
fra Rinascimento e Ottocento l’autoritratto ha rivestito un
senso di autopromozione e insieme di conferma rassicurante di una
propria, socialmente subordinata, femminilità. Le avanguardie,
in specie il surrealismo, hanno avviato il gioco delle identità
incerte o fuggevoli, per indagarsi con sofferta problematicità,
o proporsi in pubblico secondo una provocatoria sovversione di attese.
L’orizzonte è esteso, dai primi travestimenti di Claude
Cahun, ai casi estremi di Jenny Saville, Cindy Sherman, Orlan. Intervengono
Cristiana Perrella e la performer Myriam Laplante.
> Pechino + 10 Dopo Ginevra, prima
di New York, Shadow Report
a cura di Isabella Peretti
Si prefigura come un’assemblea di grande interesse e partecipazione
quella organizzata da alcune associazioni promotrici (Arcidonna, Candelaria,
Caucus delle donne, Cooperativa Generi e Generazioni, Lobby europea
delle donne, Paese delle donne, Associazione Zora Neale Hurston in
collaborazione con la Casa Internazionale delle donne) che si svolgerà
Venerdì 25 febbraio alle 16.30 alla sala Convegni (primo piano)
della “nostra Casa”.
Di grande interesse, perché rappresenta una scommessa: è
possibile sviluppare una forte ed estesa opposizione di donne alle
politiche di questo governo?
Di grande partecipazione, perché si sta lavorando non solo
per la presenza di tutte le donne che hanno sottoscritto lo Shadow
Report, ma anche per poter discutere con chi non l’ha firmato,
per conoscerne le motivazioni, per discutere insieme sui punti di
disaccordo, per praticare relazioni e alleanze su ciò che ci
unisce.
Ma cos’è lo Shadow Report?
Come ricorderete, sabato 2 ottobre 2004 si era svolta, presso la Casa
Internazionale delle Donne, una prima Assemblea, promossa dalle associazioni
sopra citate, sul tema “Un’altra convivenza è possibile?
Una riflessione sul ruolo delle donne nella società italiana
e nel mondo A dieci anni da Pechino”. In quella occasione avevamo
discusso su come l’Italia si sarebbe presentata alle Nazioni
Unite, su come le sue istituzioni, nazionali e decentrate, i suoi
partiti e la sua società civile abbiano contribuito alla realizzazione
in patria e fuori della Piattaforma di Pechino e della sua revisione
fatta nel 2000. Ne era emersa l’esigenza - sulla base di un’analisi
da cui è derivato un giudizio molto critico sul documento inviato
dal Governo italiano alle Nazioni Unite - di far giungere all’ONU
il punto di vista dell’associazionismo femminile e delle organizzazioni
non governative sulla reale situazione delle donne in Italia, su quanto
è stato realizzato e su quanto non è stato realizzato
della Piattaforma di Pechino. Sulla base degli orientamenti e delle
proposte avanzati dalle presenti a quella assemblea, è stato
elaborato uno Shadow Report, pubblicato nel sito della Casa, che è
stato sottoscritto da più di 100 firme, tra associazioni, ong
e personalità femminili.
Shadow Report, cioè un “rapporto ombra”, che si
presenta come alternativo a quello elaborato dal governo, in particolare
dalla Ministra e dal Dipartimento per le pari opportunità.
Quali sono le critiche più significative alle politiche del
governo? Sono molto gravi e su tutti i punti.
Innanzitutto si contesta di non aver praticato il mainstreaming, di
non avere cioè praticato gli obiettivi della Piattaforma di
Pechino nelle politiche messe in atto, da quelle relative all’occupazione
femminile, che hanno fatto crescere vertiginosamente la precarietà
e l’insicurezza, a quelle relative all’immigrazione -
la famigerata “Bossi-Fini” –, a quelle che impediscono
il realizzarsi delle azioni di contrasto alla tratta della prostituzione,
a quelle espresse nel “Libro bianco” sul welfare, che,
per contrastare il "baratro demografico" tendono –invano-
a incentivare la natalità attraverso una politica demografica
fatta sopra le teste e i corpi delle donne. Basti citare la legge
sulla fecondazione assistita, in cui per la prima volta , dopo l’approvazione
della legge sull’aborto nel 1978, si torna a parlare dell’embrione
come di un individuo dotato dei diritti di cittadinanza a scapito
del corpo delle donne. Politiche che segnano il culmine di una mancanza
di considerazione del protagonismo delle donne sui temi della convivenza
civile e della maternità.
Ma, cosa altrettanto grave, il contrasto con la Piattaforma di Pechino
sta a monte di queste politiche, negli strumenti istituzionali adottati,
nelle deleghe assunte dalla Ministra per le pari opportunità,
che considerano la differenza sessuale alla stregua delle altre differenze
– in contrasto anche con le normative europee - nella soppressione
della Commissione nazionale per le pari opportunità, sostituita
con un organismo che si vuole non autonomo e subalterno all’esecutivo.
Troverete tutto ciò - e molto di più - ampiamente analizzato
e documentato nel nostro Shadow Report, che è stato discusso
nella Conferenza preparatoria delle Nazioni Unite a Ginevra e al Forum
delle ong che vi si svolgeva parallelamente, ed è stato inoltrato
sia alla DAW (Division for Advancement of Women) a New York che al
Cedaw (Convention for elimination of all forms of discrimination against
women) affinché sia ufficialmente presente, come documento
alternativo a quello del governo italiano, nei lavori della prossima
sessione del Cedaw e della Conferenza dell’ ONU a New York su
“Pechino+10” del marzo prossimo.
Nella prossima assemblea del 25 febbraio le associazioni che hanno
partecipato alle Conferenze di Ginevra ci racconteranno com’è
andata, le diverse posizioni espresse dalle Ong e dalle delegazioni
dei governi, il documento conclusivo che è stato approvato,
insomma, un rapporto che rappresenta un primo squarcio sul dibattito
internazionale attuale, sui contrasti tra ong e governi – in
particolare in Italia -, tra Europa e delegazione Usa, ecc. Su questa
base si discuterà quindi sulle iniziative, gli interventi e
le posizioni da assumere alla prossima conferenza di New York. Troverete
tutta la documentazione nel sito: www.arcidonna.org
All’assemblea del 25 febbraio sono invitate tutte le associazioni
femminili e le Ong, nonché le rappresentanti del Parlamento
italiano ed europeo, delle istituzioni nazionali e locali e delle
organizzazioni sindacali e professionali. Per tutti gli argomenti
sopra descritti, è un appuntamento da non mancare!
Segreteria organizzativa
dell’Assemblea
Marisa Rodano, mrodano@virgilio.it
Marcella Mariani, m.mar@dada.it
Isabella Peretti, perettiisabella@hotmail.com
Stefania Vulterini, vulterini@tiscali.it
Ludovica Tranquilli Leali, m.tranquillileali@virgilio.it
Maria Palazzesi, m.palaz@libero.it
> Calendario febbraio 2005
Si comunica che la Biblioteca
Archivia è chiusa per lavori di ristrutturazione dal
1 a 15 febbraio
Per tutto il mese di
febbraio continua la mobilitazione contro la legge proposta
dalla Regione Lazio sui Consultori. Raccolta firme nei locali
della Casa
Martedì 8 Ore
18.30
Noi come le lucciole
Una lettura teatrale ad alta voce di testi scritti dal gruppo artistico
“le tessitrici”: Fiorenza Chiesa, Lucia Specchio, Mariarosa
Valli, Rossana Spalletta, Tanny Giser, Vera Passigli. La regia è
di Tanny Giser
Organizza: Zora Neale Hurston
Mercoledì 9
Ore 17.30
Ottavia Piccolo incontra le donne della
Casa in occasione della messa in scena di “Terra
di latte e miele” al Teatro Valle
Organizza: Casa Internazionale delle Donne
Giovedì 10 Ore
9.00
Presentazione del corso taglio e cucito
tenuto da Maria Maiani
Venerdì 11 Ore
20.30
Salone Via S.F. di Sales 1/b
Aspettando Santa Valentina. Passione:
sostantivo femminile
Cena di autofinanziamento e letture di poesie con Monica Maggi
Organizza: CLR/CFS
Venerdì 11 Ore
16.00
Convegno: Quante donne in Regione? I
partiti e la nuova normativa regionale
Organizza: Consulta Femminile Regionale del Lazio
Sabato 19 Ore 9.30
Convegno: Nuovi femminismi, nuove ricerche
Organizza: Società Italiana delle Storiche
Giovedì 24 Ore 17.30
Inizio cicli di seminari Intorno all’autoritratto
Organizza: Artiste contemporanee
Venerdì 25 Ore
16.30
Convegno: Pechino + 10. Dopo Ginevra,
prima di New York
Organizza:
Arcidonna, Candelaria, Casa Internazionale delle Donne, Caucus Delle
Donne-Comitato Romano, Cooperativa Generi e Generazioni, Lobby Europea
delle Donne, Paese delle Donne, Zora Neale Hurston