Avviso alle naviganti la news
di informazione della Casa Internazionale Delle Donne
n° 37 del 24 marzo 2005
in redazione:
M. Giulia Catemario, Giovanna Olivieri,
Stefania Vulterini
100.000 occhi di donne
per controllare il Presidente della Regione Lazio
All'insegna dell'allegria si
è svolta sabato 12 pomeriggio a piazza del Pantheon la festa-manifestazione
per la conclusione della campagna a sostegno dei consultori pubblici
e gratuiti, minacciati da un'iniziativa della giunta regionale tesa
a stravolgerne funzioni e finalità. Il Comitato promotore,
grazie alla mobilitazione delle donne e delle operatrici dei consultori,
ha raccolto in un mese più di 50.000 firme contro questa iniziativa
e soprattutto a favore di un potenziamento di questo particolare servizio
pubblico che, nonostante le difficoltà, si è speso in
termini di qualità per la prevenzione, la tutela e il benessere
della popolazione.
La piccola folla che si è radunata intorno alla musica di bravissimi
giovani artisti (il gruppo Sambarado) ha potuto così rendersi
conto dell'importanza di questa campagna e della necessità
di sostenere l'azione dei consultori: famiglie con bambini piccoli,
studenti, turisti, anziani hanno ascoltato gli interventi delle operatrici
e delle candidate all'amministrazione regionale che si sono impegnate
per la difesa di questo servizio. In molti hanno chiesto approfondimenti
e maggiori informazioni e hanno potuto constatare che la vicenda dei
consultori si lega molto strettamente alle altre battaglie per la
legalità e il diritto alla procreazione responsabile, come
la prossima scadenza del referendum per abrogare la bruttissima legge
40 sulla fecondazione assistita.
Comunicato AFFI per
le prossime elezioni
Le donne e le associazioni che si riconoscono
nell'AFFI come luogo politico del femminismo romano, hanno riflettuto
nel corso di questi mesi, con la peculiarità ed autonomia che
le caratterizza, sui seguenti temi che ritengono debbano impegnare
prioritariamente la prossima giunta regionale
Chiediamo anzitutto un impegno chiaro per
· una presenza paritaria di donne in giunta, nelle commissioni,
nelle sottocommissioni, per il 50%;
· la Vicepresidenza a una donna
· Deleghe alle donne di assessorati non solo tradizionali,
ma possibilità di affermare un’ottica di genere trasversale
in assessorati come il bilancio, la sanità, l’ambiente…
Chiediamo alla nuova giunta di impegnarsi a una
· Revisione dello statuto regionale in direzione di una effettiva
laicità e costituzionalità; rispettosa di tutte/i e
non mortificante per nessuna/o; è da notare che molte donne,
nella consulta femminile, hanno proposto emendamenti su laicità,
parità, istruzione, formazione, che però non sono stati
accolti
· La politica di genere o meglio la considerazione di entrambi
i generi deve essere al centro della nuova amministrazione regionale;
la regione è il soggetto che può sperimentare i bilanci
di genere e realizzare forme di democrazia partecipativa, migliorando
il funzionamento della macchina amministrativa
· Di fronte al disagio forte delle donne, anziane e giovani,
native e immigrate, per le quali la qualità della vita e la
conciliazione dei tempi è peggiorata a causa della riduzione
della spesa per servizi di qualità, crediamo possibile costruire
un nuovo tessuto di stato sociale che risponda a queste domande e
migliori la situazione, a cominciare dalle opportunità di qualificazione,
formazione e di lavoro.
· Chiediamo politiche di prevenzione per la salute delle donne
e corretta applicazione della legge sui Consultori e cioè la
valorizzazione di uno strumento di conoscenza e prevenzione che ha
dimostrato negli anni la sua efficacia. In questi mesi le donne del
Lazio si sono mobilitate contro la proposta di legge Storace tesa
a snaturare e trasformare la funzione dei consultori pubblici e gratuiti:
chiediamo alla nuova giunta di centro Sinistra un impegno per proseguire
nella giusta direzione e nella corretta attuazione della legge 15/76
, con stanziamenti in bilancio che garantiscano efficienza ed efficacia
delle strutture esistenti, potenziandole e rendendole adeguate a rispondere
alle esigenze vecchie e nuove delle donne di ogni cultura, età,
paese.
La Regione Lazio, con una presenza paritaria di donne deve essere
strumento della ripresa, grazie alla crescita dell’impegno delle
risorse pubbliche su sviluppo e ricerca, sanità, formazione,
aggiornamento delle competenze, qualità del welfare, risanamento
dell’ambiente e opportunità di lavoro.
Nel tessuto della quotidianità dobbiamo essere in grado di
tessere relazioni e costruire solidarietà; rifiutiamo l’idea
di società oggi caratterizzata da solitudine e impoverimento;
l’idea di sussidiarietà orizzontale concreta è
nei nostri obiettivi, abbiamo presenti le analisi sulla frammentazione
della rete sociale, sulla depressione e sulla violenza alle donne,
sulla difficile condizione dei/delle migranti, tutte questioni sulle
quali abbiamo maturato competenze e conoscenze che vogliamo valorizzare.
C’è bisogno di certezze e sicurezza, ma in termini di
reti sociali e di relazioni; in questo senso molto ha lavorato l’
elaborazione femminista, della quale riteniamo fondamentale la definizione
della libertà e della soggettività nelle relazioni sociali.
Sosteniamo dunque la famiglia nel rispetto delle scelte di ognuna/o,
come la vuole la costituzione e il diritto di famiglia del 1975, e
cioè come luogo di diritti individuali e di relazioni generazionali
creative ed aperte.
GLI EVENTI DI APRILE:
incontri
> le DONNE IN NERO
invitano ad incontrare tre rappresentanti del Jerusalem
Link sul tema Donne palestinesi e donne israeliane
Unite contro L'occupazione, Il muro e La militarizzazione della societa'
- Martedì 29 marzo ore 18.00
Organizza: Le Donne in Nero di Roma
> Ciclo
di 6 incontri Il dolore come fatto pubblico.
Quarto incontro con Lidia Campagnano - Giovedì
7 Aprile ore 18.30
Organizza: Area Cultura Consorzio Casa Internazionale delle Donne
e Archivia
> Conferenza
con Genevieve Vaughan Autrice di Per-donare. Una
critica femminista dello scambio, curatrice di Athanor: Il dono/The
gift.
Partecipano Edda Billi (Associazione Federativa Femminista Internazionale),
Maria Paola Fiorensoli (Il Paese delle donne), Maria Palazzesi (Zora
Neale Hurston), Fiorenza Taricone (Commissione P. O. Università
di Cassino) Venerdì 8 Aprile ore 17.30.
Organizza: Il Paese delle Donne e Zora Neale Hurston
> Incontro
sul Bilancio dopo conferenza mondiale
delle donne a New York. Martedì 12
Aprile ore 17.00
Organizza: Commissione delle Elette Provincia di Roma (vedi approfondimenti)
> Rassegna
“Roma al femminile - incontro
con le scrittrici di ieri e di oggi: la Roma di Natalia Ginzburg”
a cura di Claudia Patuzzi. Martedì 12 Ore 18.15
Organizza: Zora Neale Hurston e Ass. culturale Reprò
> Presentazione
del libro: Dal Profondo La storia di
Ludmila Javorova, ordinata sacerdote della Chiesa
Cattolica Romana ed Appunti di viaggio. Presentano Rosetta Stella
e Antonia Tronti. Mercoledì 13 Ore 18.30
Organizza: Zora Neale Hurston
> Ciclo
di 6 incontri Il dolore come fatto pubblico
Quinto incontro con Silvia Baraldini - Giovedì
14 Aprile ore 17.30
Organizza: Area Cultura Consorzio Casa Internazionale Delle Donne
e Archivia
APPUNTI E SPUNTI DAGLI EVENTI
> 8
MARZO IN IRAQ. QUATTRO DONNE PRONTE AD IMMOLARSI PER LA JIHAD
di Nadia Pizzuti, giornalista dell’ANSA
Indossavano cinture esplosive
sotto l'abaya nera ed erano pronte a farsi saltare in aria a Iskandariya,
nel ‘triangolo della morte’ a sud di Baghdad. Ma sono
state bloccate e arrestate, proprio mentre nella capitale cinque
ministre irachene celebravano pubblicamente la giornata internazionale
della donna.
Due dovevano immolarsi davanti al tribunale, le altre due avevano
come obiettivo un posto di blocco nella stessa città. Pochi
attimi di esitazione, per paura o per un improvviso ripensamento,
e già le forze di sicurezza irachene avevano individuato
e immobilizzato le quattro aspiranti kamikaze. Nascondevano l'esplosivo
sotto la veste nera che copre da capo a piedi le donne tradizionaliste
arabe. Hanno detto di essere sunnite e di appartenere all' 'Esercito
islamico in Iraq', una sigla nota per la sua ferocia.
Una decina di giorni dopo il loro arresto, la tv statale Al Iraqiya
ha mandato in onda nell’ora di massimo ascolto, come fa ormai
da almeno un mese, agghiaccianti confessioni di presunti terroristi
e criminali comuni catturati a Baghdad, nel ‘triangolo della
morte’ o nella turbolenta provincia settentrionale di Ninive.
Quella sera si è vista anche una donna, con il capo coperto
da un velo nero.
“Volevo vendicare mio fratello, è un martire della
jihad. Era il capo di una cellula, è stato ucciso dagli americani
e dai collaborazionisti”, ha detto, dopo essersi identificata
come un’ex insegnante. Forse era proprio una delle quattro
donne di Iskandariya.
Non e' la prima volta che donne irachene emulano o tentano di emulare
le kamikaze palestinesi e cecene che si sacrificano in nome della
'guerra santa’ e contro l’occupazione militare della
loro terra. Moqtada Sadr, il giovane e bellicoso leader sciita,
ha annunciato che la sua milizia, l’Esercito del Mahdi, conta
schiere di giovani donne, di cui almeno 150 addestrate come kamikaze
e agenti segreti. Nessuno le ha mai viste.
Solo una volta si e' avuta notizia di un attentato suicida andato
a segno, pochi giorni prima della presa di Baghdad da parte delle
forze americane.
Nella notte fra il 3 e il 4 aprile 2003, due donne con dell'esplosivo
addosso si lanciarono contro un posto di blocco americano vicino
alla diga di Haditha, a nord-ovest della capitale, causando la morte
di tre soldati, oltre che la propria. L'attentato fu reso noto dall'agenzia
ufficiale irachena, l’Ina, che lo presento' come un enorme
successo contro il ''nemico'' che assediava la capitale.
Nelle ore successive, la televisione satellitare araba al Jazira
mostro' un video preregistrato, nel quale le due aspiranti kamikaze
annunciavano che si sarebbero immolate per l'Iraq e per Saddam Hussein.
Le due donne, identificatesi come Nur al Shammari e Widad Jamil,
dicevano di appartenere ai 'Feddayin di Saddam’, i combattenti
fedelissimi al rais. Erano giovani, avevano il capo coperto con
una kefiah bianca e rossa, reggevano un kalashnikov nella mano sinistra
e un Corano nella destra.
Il leader baathista decise di conferire alle sue ‘martiri’
due delle piu' alte decorazioni militari: la medaglia di Umm Al
Marik (la 'Madre di tutte le battaglie', come gli iracheni chiamano
la guerra del Golfo del 1991), e quella di Al Rafidayn. Alle loro
famiglie fu promessa una ricompensa di 50 milioni di dinari.
Se lo scorso 8 marzo quattro aspiranti attentatrici si sono salvate,
risparmiando anche molte altre vite umane, quel giorno tre donne
sono cadute sotto i colpi degli estremisti islamici. Additate come
prostitute, sono state uccise da colpi d'arma da fuoco a Sadr City,
il popoloso quartiere sciita di Baghdad dove imperversa la ‘polizia
religiosa’ di Moqtada Sadr. E c’erano diverse donne
tra i 15 pellegrini sciiti i cui corpi decapitati sono stati scoperti
di recente nel 'triangolo della morte'.
Le donne in Iraq continuano a morire, in scontri, bombardamenti,
attacchi mirati o indiscriminati, a volte per mano degli uomini
armati che le hanno sequestrate. Le vittime sono donne comuni, esponenti
dell’amministrazione provvisoria irachena, attiviste per i
diritti umani, giornaliste.
E l'aumento degli attentati a sfondo religioso e' uno dei segnali
piu' inquietanti per le irachene che si battono per l'avvento della
democrazia. Lo hanno ricordato cinque ministre del governo provvisorio
del premier Iyad Allawi in una conferenza stampa indetta a Baghdad
per celebrare la giornata internazionale della donna. Molte donne
temono una deriva fondamentalista, dopo la vittoria dell'alleanza
sciita, benedetta dal Grande Ayatollah Ali Sistani, nelle elezioni
del 30 gennaio. C’è il rischio che, nelle province
più conservatrici del futuro Iraq federale, i nuovi governanti
impongano la sharia. La legge islamica è già in vigore,
di fatto, nelle zone – sciite o sunnite – controllate
dalle milizie e da bande di sedicenti ‘guardiani della morale’.
Pochi giorni fa, una ragazza cristiana è morta in un ospedale
di Bassora, la grande città meridionale a maggioranza sciita.
Era stata aggredita a bastonate durante un blitz di giovani miliziani
di Moqtada Sadr contro un gruppo di studenti che festeggiavano l’inizio
della primavera con un pic-nic nei giardini pubblici. Uccisi anche
due suoi compagni, decine i feriti. Un’altra ragazza rischia
di perdere la vista dopo essere stata colpita con un manganello
elettrico, di quelli in dotazione alla polizia irachena.
“Sono lascivi, ascoltano musica ad alto volume, le ragazze
non si coprono, si mescolano con i maschi”, ha sentenziato
il rappresentante del leader sciita presso l’università
di Bassora, Abdullah Al Manshadawi, 25 anni.
Ai tempi del laico Saddam Hussein, le donne formalmente godevano
di molti diritti, ma dovevano giurare fedeltà assoluta al
regime, pena una spietata repressione. E molte erano comunque ostaggio
della loro famiglia o tribù.
Il governo uscente conta sette ministre e sono donne il 31% dei
deputati dell’Assemblea nazionale provvisoria, eletta il 30
gennaio. Ma il codice della famiglia è una delle maggiori
incognite della futura Costituzione irachena, per la quale è
in atto un duro braccio di ferro tra sciiti, curdi e arabi sanniti.
> Clara
Sereni: Tra molti libri e un film
di Francesca Koch
I libri di Clara li abbiamo
letti tutte; molte di noi hanno avuto la fortuna di avere con lei
un rapporto lungo nel tempo, e non era neanche la prima volta che
Clara incontrava le donne della Casa. Ma l’incontro di mercoledì
16 ha rappresentato un passo in più, un’opportunità
preziosa di proseguire il confronto e la ricerca comune, confermando
che è giusta e feconda la cifra scelta da chi ha organizzato
questo ciclo di incontri sul dolore come fatto pubblico, e cioè
l’invito alla riflessione e allo scambio, oltre ogni ideologia,
nutrito solo del bisogno di dare senso alle nostre esperienze e
di poterci esprimere con verità, forti delle relazioni tra
di noi.
E quindi non una “conferenza”, ma un dialogo nel quale
le domande si sono intrecciate alle risposte di Clara; sarebbe giusto,
piuttosto, parlare di una intensa riflessione a più voci
su questioni importanti e difficili. Il dolore materno e il dolore
del figlio, la individuazione e la separazione; la difficoltà
di comunicare aspetti intimi della propria storia e viceversa la
necessità di giocare nella condivisione la propria salvezza;
il “rischio” della speranza e delle aperture sociali
delle esperienze personali; l’impossibilità di definire
la normalità; gli esiti “benigni” di drammi familiari
e individuali, nella ricerca di una nuova dimensione della giustizia
e della riparazione, intessuta dalle storie e dalle aspettative
di molti. Temi profondi e urgenti, che non tollerano ambiguità:
le ferite individuali non sono “semplicemente” sanate
dalla giustizia sociale, ma sono la premessa per una critica radicale
dell’esistente, a cominciare dalla politica e dalle sue categorie
interpretative.
Così parole come “tolleranza”, “solidarietà”,
“riformismo”, violentate da un lungo uso improprio,
non sono più in grado di dire oggi l’esigenza di cambiamento,
in assenza della spinta rivoluzionaria che aveva portato alla riforma
Basaglia e alle pratiche innovative di ricerca e di socializzazione.
Il bisogno di utopia può però farsi strada oggi in
esperienze diverse, come quella del microcosmo ideale de “La
Città del Sole”, l’associazione di cui Clara
è presidente, che ha dato vita a esperienze di accoglienza
e di integrazione per tanti e tante con particolare sofferenza.
La pratica sociale per realizzare la giustizia non può che
partire dai bisogni personali e collettivi profondi, e proprio per
questo non può essere mai disgiunta dalla aderenza alla propria
storia e alle proprie emozioni: ancora la narrazione di sé
come gesto fondamentale e generoso per una nuova accezione della
politica.
Il bisogno di verità è tuttavia contraddetto quotidianamente
dalla mancanza di ascolto, dalla mancanza di un luogo e di un tempo,
reale e simbolico, nel quale si possa sospendere lo “schierarsi”
pro o contro, per tentare tenacemente di capire e di dire le proprie
emozioni e le proprie paure. Su questo ritorna Clara, con il racconto
della dolorosa solitudine sperimentata durante la prima guerra del
Golfo, quando la sua ansia per le tante persone minacciate in Israele
non aveva potuto essere compresa dalle compagne, intente soprattutto
a prendere posizione politica; le ultime battute di questo incontro
ripropongono così l’esigenza di un ascolto profondo
di noi e degli altri, anche se questo comporta una sospensione temporanea
del giudizio politico. Del resto, solo per questa strada, potremo
tornare ad articolare la politica e la moralità.
> 10 anni di LIBERA
di Rita Nocchi
Ha visto una grande partecipazione l’incontro
con Rita Borsellino, organizzato il 17 marzo 2005 dall’associazione
Quinoa nella Casa Internazionale delle Donne, in occasione dei
dieci anni di “Libera”.
L’evento era dedicato a Felicia Impastato, la madre-coraggio
che ha lottato fino all’ultimo contro il sistema mafioso:
un simbolo ormai che ha segnato l’avvio di una nuova visione
della lotta a Cosa Nostra. L’ha ricordata con un filo di
commozione la sorella del magistrato Paolo Borsellino, che ha
illustrato il ruolo di Libera nel panorama dell’antimafia
civile, e l’impegno dell’associazione contro le mafie,
dall’educazione alla legalità, al riutilizzo sociale
dei beni confiscati ai mafiosi.
APPROFONDIMENTI
> Dopo
la V Conferenza mondiale delle Donne di New York. Scenari internazionali
e politica italiana. Martedì 12 aprile alle
ore 17.00
a cura di Isabella Peretti, Presidente dell’Associazione
Generi e Generazioni
La Commissione delle elette
della Provincia di Roma, insieme alle 100 associazioni che hanno
sottoscritto lo Shadow Report, e al Master PIMC dell’Università
Roma Tre, organizzano martedì 12 aprile alle ore 17 alla
Casa internazionale delle donne un incontro per discutere i temi
della Conferenza di New York e i documenti prodotti.
Relatrici:Valeria Ajovalasit, Arcidonna; Nana Corossaz, CGIL Dipartimento
internazionale; Bianca Pomeranzi, Associazione Generi e Generazioni;
Marisa Rodano, Caucus delle donne, Comitato romano e intervengono
tra le altre:Silvia Costa, deputata; Anna Maria Crispino, Agenzia
giornalistica Italia; Cecilia D’Elia, Presidente della Commissione
delle elette della Provincia di Roma; Monica Luongo, DeA; Isabella
Peretti, associazione Generi e Generazioni; Bia Sarasini, DeA; Maria
Vittoria Tessitore, Università Roma Tre.
Sarà un’ ulteriore occasione per commisurare la situazione
italiana allo scenario internazionale e per iniziare ad elaborare
una piattaforma programmatica delle associazioni femminili e femministe.
Ci sono in Italia tanti nodi da sciogliere: cosa vogliamo nel prossimo
futuro? Una Ministra per le pari opportunità? Una Commissione
nazionale? Un Forum delle associazioni? Una “Casa delle donne”
di carattere nazionale? Ha ancora senso sostenere il “vota
donna”, dato il divaricarsi delle posizioni politiche delle
elette?
Ci sono problemi urgenti da affrontare, in primis la precarietà
dell’occupazione.
Ci sono danni gravi da riparare.
Con il prossimo referendum, stanno scoppiando tutte le contraddizioni
ed è in atto un esproprio dell’autonomia e delle responsabilità
delle donne.
Ma queste ed altre questioni non possono essere affrontate prescindendo
dal contesto internazionale.
Per questo è importante conoscere cosa è successo
a New York.
Ecco un brevissimo resoconto tratto dalla documentazione pubblicata
nel sito di Arcidonna.
La V Conferenza Mondiale dell’ONU sulle Donne, a dieci anni
di distanza da quella di Pechino, si è svolta a New York
dal 28 febbraio all’ 11 marzo e ha visto presenti 80 ministri
per le pari opportunità, due premi Nobel per la Pace (Wangari
Maathai e Rigoberta Minchù) e circa 5.000 organizzazioni
non governative. I governi dei Paesi membri dell’ONU hanno
reso conto di ciò che hanno fatto negli ultimi dieci anni
per la difesa dei diritti umani fondamentali delle donne. Molti
progressi sono stati compiuti: i Governi hanno approvato leggi contro
la discriminazione sessuale e la violenza sulle donne è definitivamente
considerata un crimine verso l’umanità. Eppure se la
condizione femminile a livello globale è migliorata, ciò
che emerge in maniera preoccupante è la crescita di una pericolosa
sinergia di fondamentalismi religiosi che ancora una volta scelgono
il corpo delle donne quale territorio per le loro battaglie. Si
pensi all’emendamento americano, bocciato dall’ONU,
che mirava a delegittimare l’aborto.
In particolare, per l’Italia, le organizzazioni femminili
presenti alla Conferenza dell’ONU, hanno denunciato le gravi
inadempienze e le storture delle politiche del governo italiano;
similmente il Comitato per l’Eliminazione della Discriminazione
contro le Donne. Il Comitato - organismo dell’ONU che deve
vigilare sull’attuazione della Convenzione del ’79 sulle
pari opportunità - ha espresso “forti preoccupazioni”
per la condizione delle donne italiane. Donne ancora concepite come
madri e come oggetti sessuali soprattutto attraverso i messaggi
veicolati dalla pubblicità e dalla televisione; inserite
marginalmente nella vita politica e spesso vittime di discriminazioni
sul lavoro. Gli impieghi per le donne sono spesso precari e part-time
e quasi sempre a basso reddito. Le inferiori condizioni economiche
unite alla mancanza di strutture pubbliche dedicate all’infanzia,
costringono una donna su cinque ad abbandonare il lavoro dopo il
primo figlio. Se, come sostiene l’ONU, la vita politica è
lo specchio della condizione femminile, l’Italia deve fare
ancora una lunga strada.
Una strada che vede e vedrà impegnate in prima linea le ONG,
il cui ruolo alla Conferenza di New York è stato determinante
soprattutto per quel che riguarda la “bocciatura” dell’emendamento
americano sull’aborto. Il mondo dell’associazionismo
e l’Europa si sono schierati compatti contro la proposta degli
USA.
DICHIARAZIONE DELLA 49a SESSIONE DELLA COMMISSIONE SULLO
STATO DELLE DONNE
Noi, rappresentanti dei Governi
riuniti in occasione della 49a sessione della Commissione sulla
condizione delle Donne a New York, in occasione del 10° anniversario
della IV Conferenza mondiale sulle donne tenutasi a Pechino nel
1995, nel contesto della revisione dell'esito della Conferenza e
della 23a sessione speciale dell'Assemblea Generale intitolata "Donne
2000: Parità di Genere, Sviluppo e Pace per il 21° secolo;
e il suo contributo alla plenaria di alto livello della revisione
della dichiarazione del Millennio, 14-16 settembre 2005;
1) Riaffermiamo la dichiarazione di Pechino e la piattaforma di
azione adottata alla IV conferenza mondiale sulle donne e l'esito
della 23a sessione speciale della A.G.;
2) Enfatizziamo che la piena ed effettiva implementazione della
dichiarazione di Pechino e della piattaforma di azione è
essenziale per raggiungere gli obbiettivi di sviluppo concordati
a livello internazionale, compresi quelli contenuti nella Dichiarazione
del Millennio e sottolineiamo l'esigenza di assicurare una prospettiva
di genere nei preparativi per e negli esiti della assemblea plenaria
ad alto livello sulla revisione della dichiarazione del Millennio;
3) Riconosciamo che la implementazione della dichiarazione di Pechino
e la piattaforma di azione e la convenzione sulla eliminazione di
tutte le forme di discriminazione contro le donne si rafforzano
reciprocamente nell'ottenere la parità di genere e l'empowerment
delle donne;
4) Ci compiacciamo dei progressi fatti finora per ottenere la parità
di genere, sottolineiamo che restano delle sfide nella implementazione
della dichiarazione di Pechino e nella piattaforma di azione e nell'esito
della 23a sessione speciale della A.G. e a tal riguardo, ci impegniamo
a intraprendere azioni future per assicurare la loro piena e veloce
implementazione;
5) Invitiamo il sistema ONU, le organizzazioni internazionali e
regionali, tutti i settori della società civile, comprese
le ONG, così come uomini e donne, a impegnarsi pienamente
e ad intensificare i loro contributi per l'implementazione della
dichiarazione di Pechino e della piattaforma di azione e l'esito
della sessione speciale della A.G. 18 febbraio 2005.
> PECHINO+10:
Il MONDO ALL’INCONTRARIO
Per gentile concessione della rivista informatica della CGIL esteri
Il cosomopolita
Verrebbe quasi da pensare
che il mondo si é rovesciato ripensando a quanto è
successo alla Commission on the Status of Women dell’Assemblea
delle Nazioni Unite che si è tenuta a New York dal 28 Febbraio
al 12 Marzo e che quest’anno ha avuto come oggetto le raccomandazioni
specifiche per la revisione della piattaforma di Pechino di cui
decorre il decennale . Infatti, sebbene non molte notizie siano
filtrate dai nostri giornali, la prima settimana della Commissione
è stata segnata dalla pesante insistenza degli Stati uniti
per inserire nella dichiarazione elementi che avrebbero ridotto
l’importanza dei criteri contenuti nella Piattaforma di Pechino,
come ad esempio la limitazione dei diritti riproduttivi e della
legalità di leggi per l’interruzione volontaria della
gravidanza. Solo la tenace e compatta tenuta dei paesi europei e
la presenza di donne combattive e determinate all’interno
delle delegazioni di molti dei paesi del Sud del mondo hanno impedito
che si consumasse un totale rovesciamento delle posizioni che si
erano avute a Pechino.
Infatti allora, soprattutto per la presenza di Hillary Clinton e
di Madeleine Albright gli Usa avevano brillato per il riconoscimento
dei “diritti umani come diritti delle donne e dei diritti
delle donne come diritti umani”, ovvero un principio di totale
libertà e soggettività femminile. Invece dieci anni
dopo sembrava che la supremazia statunitense dovesse affermarsi
proprio sulla negazione di quella libertà femminile. Anche
durante la definizione dei testi delle Risoluzioni, che costituiscono
le strategie politiche a cui vengono chiamati i paesi delle Nazioni
unite, le più controverse e pericolose sono state quelle
presentate dagli USA. In particolare quelle sul traffico delle donne
a scopo di sfruttamento sessuale e sulla promozione economica delle
donne.
Il testo USA sul trafficking era molto avverso alla prostituzione,
senza però tenere conto degli impegni presi in sede di Protocollo
di Palermo del 2000 che non criminalizza il fenomeno delle prostituzione,
ma cerca soprattutto di perseguire le mafie internazionali che organizzano
il traffico di esseri umani. Fortunatamente le modifiche fatte al
testo iniziale, soprattutto grazie all’Unione europea, hanno
impedito che prendesse forma una nuova ed inefficace caccia alle
streghe contro le donne dei paesi più poveri del mondo.
Addirittura comica è stata invece la goffaggine con cui gli
Stati uniti hanno rifiutato l’adesione finale a una risoluzione
per la promozione economica delle donne. Il testo iniziale, proposto
dagli USA nelle loro intenzioni doveva sostenere l’imprenditorialità
femminile e invece ha finito per essere, grazie all’intervento
di molte delegazione un testo contro la povertà e i meccanismi
di globalizzazione economica eccessivamente liberisti, tanto che
gli Stati uniti hanno ritirato la loro sponsorizzazione. Sono pochi
episodi che tuttavia fanno riflettere su quanto il clima politico
che consente l’avanzamento delle destre in tutto il mondo
sia profondamente contrario all’affermazione della autonomia
delle donne.
La buona notizia è che le donne hanno resistito alla avanzata
oscurantista , come sempre attraverso “reti” transnazionali
e transistituzionali, ovvero con un ampio dialogo tra società
civile e delegazioni ufficiali. Non è poco, soprattutto dopo
un quinquennio così duro come quello che stiamo ancora vivendo.
Non va tuttavia nascosto come le difficoltà negoziali incontrate
tanto per la dichiarazione che per i due testi di iniziativa statunitense
abbiano assorbito notevoli energie, distogliendo di fatto l’attenzione,
in maniera che può perfino apparire strumentale, dalle questioni
che nel decimo anniversario della Quarta Conferenza Mondiale sulla
Donna di Pechino avrebbero dovuto essere al centro delle discussioni
come ad esempio le caratteristiche della piena partecipazione delle
donne alla politica e allo sviluppo del mondo. Temi che sono parte
degli obiettivi del Millennio e che non hanno potuto essere sufficientemente
analizzati perché la pressione su aborto e prostituzione
ha preso di nuovo la scena, nascondendo tutto il resto, come se
le donne potessero essere ridotte solo a questa dimensione puramente
riproduttiva. Comunque la crescita di consapevolezza e di capacità
delle donne di moltissime delegazioni dei paesi dell’Est e
del Sud del mondo, insieme all’Unione europea e le ong femministe
che continuano nella loro difficile opera di promozione della figura
e del ruolo delle donne, inviano invece un messaggio di grande speranza.
> Anche le
banche pensano alle donne ! (o almeno ci provano)
di Maria Giulia Catemario
Anche nel settore creditizio, fortemente maschile e maschilista,
si inizia a pensare alle donne come risorsa strategica per il
cambiamento (o per la sopravvivenza) . E’ quello che auspica
una ricerca promossa dal Coordinamento Nazionale Quadri Direttivi
della Fiba (Federazione Italiana Bancari e Assicurativi) dal titolo
“Donne quadri direttivi: la loro realizzazione professionale
nel settore del credito”. Obiettivo è esplorare il
tema della realizzazione professionale delle donne quadro. Nell’indagine
si affrontano temi come il vissuto soggettivo, le difficoltà
percepite, le aspettative dichiarate, le delusioni patite, le
specificità evidenziate, le discriminazioni subite, la
qualità della vita avvertita. Alla presentazione della
ricerca, in occasione dell’8 marzo, sono stata invitata
a discuterne come rappresentante della Casa Internazionale delle
Donne.
Tra le numerose statistiche, tabelle, commenti
e considerazioni emerse dall’analisi delle 230 interviste
a donne quadri direttivi, sono stata colpita da alcune temi che
hanno suscitato alcune riflessi di carattere più generale.
In una domanda si chiede se sono stati notati comportamenti discriminatori
verso le donne quadro. Quasi tutte le intervistate hanno individuato
almeno un paio di comportamenti potenzialmente discriminatori
– il che significa che il fenomeno è molto sentito,
e da tutte!!. Tra gli aspetti sentiti come maggiormente discriminatori
emergono in maniera evidente quelli legati alla retribuzione (mancanza
di promozioni e di erogazione degli incentivi). Questo fenomeno,
generalizzato in tutti i settori e su tutti i livelli di inquadramento,
non è un fenomeno legato solo alla “carriera”
- nel senso che chi non fa carriera guadagna meno (come vorrebbe
far credere la ricerca) - ma è sintomo di un fenomeno che
ha un impatto molto forte su tutte le donne e non è legato
solo alla mancata “carriera” ma anche alla differente
retribuzione che le donne hanno a parità di ruolo. Anche
il settore del credito non è immune dai differenziali salariali
di genere. Bisognerebbe che, anche da parte di chi gestisce il
persone delle banche ci fosse più consapevolezza e che
le scelte di flessibilità nel lavoro non vengano penalizzate
doppiamente sul lato della carriera e anche su quello della retribuzione.
Altro tema affrontato è quello della formazione, aspetto
fondamentale nella crescita professionale. Il fatto di sentire
che due terzi delle donne intervistate non è soddisfatta,
mi fa pensare anche alle modalità di erogazione della formazione.
Spesso i corsi sono “tagliati su misura per gli uomini”
organizzati lontano dal posto di lavoro, in orari non lavorativi,
magari residenziali e di più giornate consecutive. Tutti
elementi che penalizzano la frequenza e l’appetibilità
per le donne e fanno emergere una ulteriore domanda: le donne
usufruiscono della formazione in maniera uguale agli uomini?.
Dal confronto con il settore pubblico sembrerebbe proprio di si:
una ricerca condotta su oltre 30 amministrazioni pubbliche ha
evidenziato che un dirigente uomo fa più formazione di
una dirigente donna mentre una impiegata fa più formazione
di un impiegato.
Un’altra riflessione emerge quando nella ricerca si dice
che per il 40% delle intervistate per ottenere la crescita professionale
è necessario avere “un efficace rapporto con i superiori”.
Ora dato che spesso (se non sempre) i superiori sono uomini, ecco
che le relazioni tra generi nell’organizzazione diventano
un fattore cruciale e come sia sempre più importante considerare
la differenza di genere come un valore che fa crescere sia l’organizzazione
che i singoli, uomini e donne.
La speranza è duplice. Da un lato spero che questa ricerca
possa solleticare le curiosità di chi lavora nel settore
del personale degli istituti di credito ad interessarsi di politiche
più “attente” al genere e in particolare più
“rispettose” delle donne considerando, quindi, le
proprie organizzazioni come composte di donne e uomini e non di
“persone”. Dall’altro spero che questa ricerca
faccia sì che le donne, tutte, che lavorano nelle singole
organizzazioni rafforzino le loro “relazioni”: confrontandosi
sul proprio lavoro, sulle difficoltà, sulle soddisfazioni,
sulle frustrazioni. Perché il “partire da sé”
aiuta a rafforzarsi, a trovare soluzioni e anche, perché
no, a rompere quel “soffitto di vetro” di cui tanto
ancora si parla.
Calendario aprile
2005
> Giovedì
7 Aprile ore 18,30
Incontro sul il dolore come fatto pubblico. Interviene Lidia
Campagnano -
Organizza: Area Cultura Consorzio Casa Internazionale Delle Donne
e Archivia
> Venerdì 8 ore 17,30
Conferenza con Genevieve Vaughan Autrice di Per-donare.
Una critica femminista dello scambio, curatrice di Athanor: Il dono/The
gift
Organizza: Il Paese delle Donne e Zora Neale Hurston
> Sabato 9 Ore 14.00
Convegno Percorsi storici del movimento omosessuale: prospettive
e programmi.
Organizza: Di gay project
> Martedì
12 Ore 17.00
Incontro sul Bilancio dopo conferenza mondiale delle donne a New
York.
Organizza: Commissione delle Elette Provincia di Roma
> Martedì
12 Ore 18.15
Rassegna “Roma al femminile - incontro con le scrittrici
di ieri e di oggi: la Roma di Natalia Ginzburg” a
cura di Claudia Patuzzi.
Organizza: Zora Neale Hurston e Ass. culturale Reprò
> Mercoledì
13 Ore 18.30
Presentazione del libro: Dal Profondo La storia di Ludmila
Javorova, ordinata sacerdote della Chiesa Cattolica Romana
ed Appunti di viaggio presentano Rosetta Stella e Antonia Tronti.
Organizza: Zora Neale Hurston
> Giovedì
14 Aprile ore 17.30
Incontro sul il dolore come fatto pubblico. Interviene Silvia
Baraldini - Organizza: Area Cultura Consorzio Casa Internazionale
Delle Donne e Archivia
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