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la news di informazione della Casa Internazionale Delle Donne
n° 37 del 24 marzo 2005
in redazione:
M. Giulia Catemario, Giovanna Olivieri, Stefania Vulterini

100.000 occhi di donne per controllare il Presidente della Regione Lazio

All'insegna dell'allegria si è svolta sabato 12 pomeriggio a piazza del Pantheon la festa-manifestazione per la conclusione della campagna a sostegno dei consultori pubblici e gratuiti, minacciati da un'iniziativa della giunta regionale tesa a stravolgerne funzioni e finalità. Il Comitato promotore, grazie alla mobilitazione delle donne e delle operatrici dei consultori, ha raccolto in un mese più di 50.000 firme contro questa iniziativa e soprattutto a favore di un potenziamento di questo particolare servizio pubblico che, nonostante le difficoltà, si è speso in termini di qualità per la prevenzione, la tutela e il benessere della popolazione.
La piccola folla che si è radunata intorno alla musica di bravissimi giovani artisti (il gruppo Sambarado) ha potuto così rendersi conto dell'importanza di questa campagna e della necessità di sostenere l'azione dei consultori: famiglie con bambini piccoli, studenti, turisti, anziani hanno ascoltato gli interventi delle operatrici e delle candidate all'amministrazione regionale che si sono impegnate per la difesa di questo servizio. In molti hanno chiesto approfondimenti e maggiori informazioni e hanno potuto constatare che la vicenda dei consultori si lega molto strettamente alle altre battaglie per la legalità e il diritto alla procreazione responsabile, come la prossima scadenza del referendum per abrogare la bruttissima legge 40 sulla fecondazione assistita.


Comunicato AFFI per le prossime elezioni

Le donne e le associazioni che si riconoscono nell'AFFI come luogo politico del femminismo romano, hanno riflettuto nel corso di questi mesi, con la peculiarità ed autonomia che le caratterizza, sui seguenti temi che ritengono debbano impegnare prioritariamente la prossima giunta regionale

Chiediamo anzitutto un impegno chiaro per

· una presenza paritaria di donne in giunta, nelle commissioni, nelle sottocommissioni, per il 50%;
· la Vicepresidenza a una donna
· Deleghe alle donne di assessorati non solo tradizionali, ma possibilità di affermare un’ottica di genere trasversale in assessorati come il bilancio, la sanità, l’ambiente…

Chiediamo alla nuova giunta di impegnarsi a una

· Revisione dello statuto regionale in direzione di una effettiva laicità e costituzionalità; rispettosa di tutte/i e non mortificante per nessuna/o; è da notare che molte donne, nella consulta femminile, hanno proposto emendamenti su laicità, parità, istruzione, formazione, che però non sono stati accolti
· La politica di genere o meglio la considerazione di entrambi i generi deve essere al centro della nuova amministrazione regionale; la regione è il soggetto che può sperimentare i bilanci di genere e realizzare forme di democrazia partecipativa, migliorando il funzionamento della macchina amministrativa
· Di fronte al disagio forte delle donne, anziane e giovani, native e immigrate, per le quali la qualità della vita e la conciliazione dei tempi è peggiorata a causa della riduzione della spesa per servizi di qualità, crediamo possibile costruire un nuovo tessuto di stato sociale che risponda a queste domande e migliori la situazione, a cominciare dalle opportunità di qualificazione, formazione e di lavoro.
· Chiediamo politiche di prevenzione per la salute delle donne e corretta applicazione della legge sui Consultori e cioè la valorizzazione di uno strumento di conoscenza e prevenzione che ha dimostrato negli anni la sua efficacia. In questi mesi le donne del Lazio si sono mobilitate contro la proposta di legge Storace tesa a snaturare e trasformare la funzione dei consultori pubblici e gratuiti: chiediamo alla nuova giunta di centro Sinistra un impegno per proseguire nella giusta direzione e nella corretta attuazione della legge 15/76 , con stanziamenti in bilancio che garantiscano efficienza ed efficacia delle strutture esistenti, potenziandole e rendendole adeguate a rispondere alle esigenze vecchie e nuove delle donne di ogni cultura, età, paese.

La Regione Lazio, con una presenza paritaria di donne deve essere strumento della ripresa, grazie alla crescita dell’impegno delle risorse pubbliche su sviluppo e ricerca, sanità, formazione, aggiornamento delle competenze, qualità del welfare, risanamento dell’ambiente e opportunità di lavoro.

Nel tessuto della quotidianità dobbiamo essere in grado di tessere relazioni e costruire solidarietà; rifiutiamo l’idea di società oggi caratterizzata da solitudine e impoverimento; l’idea di sussidiarietà orizzontale concreta è nei nostri obiettivi, abbiamo presenti le analisi sulla frammentazione della rete sociale, sulla depressione e sulla violenza alle donne, sulla difficile condizione dei/delle migranti, tutte questioni sulle quali abbiamo maturato competenze e conoscenze che vogliamo valorizzare.
C’è bisogno di certezze e sicurezza, ma in termini di reti sociali e di relazioni; in questo senso molto ha lavorato l’ elaborazione femminista, della quale riteniamo fondamentale la definizione della libertà e della soggettività nelle relazioni sociali. Sosteniamo dunque la famiglia nel rispetto delle scelte di ognuna/o, come la vuole la costituzione e il diritto di famiglia del 1975, e cioè come luogo di diritti individuali e di relazioni generazionali creative ed aperte.


GLI EVENTI DI APRILE: incontri

> le DONNE IN NERO invitano ad incontrare tre rappresentanti del Jerusalem Link sul tema Donne palestinesi e donne israeliane Unite contro L'occupazione, Il muro e La militarizzazione della societa' - Martedì 29 marzo ore 18.00
Organizza: Le Donne in Nero di Roma



> Ciclo di 6 incontri Il dolore come fatto pubblico. Quarto incontro con Lidia Campagnano - Giovedì 7 Aprile ore 18.30
Organizza: Area Cultura Consorzio Casa Internazionale delle Donne e Archivia


> Conferenza con Genevieve Vaughan Autrice di Per-donare. Una critica femminista dello scambio, curatrice di Athanor: Il dono/The gift.
Partecipano Edda Billi (Associazione Federativa Femminista Internazionale), Maria Paola Fiorensoli (Il Paese delle donne), Maria Palazzesi (Zora Neale Hurston), Fiorenza Taricone (Commissione P. O. Università di Cassino) Venerdì 8 Aprile ore 17.30.
Organizza: Il Paese delle Donne e Zora Neale Hurston


> Incontro sul Bilancio dopo conferenza mondiale delle donne a New York. Martedì 12 Aprile ore 17.00
Organizza: Commissione delle Elette Provincia di Roma (vedi approfondimenti)


> Rassegna “Roma al femminile - incontro con le scrittrici di ieri e di oggi: la Roma di Natalia Ginzburg” a cura di Claudia Patuzzi. Martedì 12 Ore 18.15
Organizza: Zora Neale Hurston e Ass. culturale Reprò

> Presentazione del libro: Dal Profondo La storia di Ludmila Javorova, ordinata sacerdote della Chiesa Cattolica Romana ed Appunti di viaggio. Presentano Rosetta Stella e Antonia Tronti. Mercoledì 13 Ore 18.30
Organizza: Zora Neale Hurston


> Ciclo di 6 incontri Il dolore come fatto pubblico Quinto incontro con Silvia Baraldini - Giovedì 14 Aprile ore 17.30
Organizza: Area Cultura Consorzio Casa Internazionale Delle Donne e Archivia



APPUNTI E SPUNTI DAGLI EVENTI

> 8 MARZO IN IRAQ. QUATTRO DONNE PRONTE AD IMMOLARSI PER LA JIHAD
di Nadia Pizzuti, giornalista dell’ANSA

Indossavano cinture esplosive sotto l'abaya nera ed erano pronte a farsi saltare in aria a Iskandariya, nel ‘triangolo della morte’ a sud di Baghdad. Ma sono state bloccate e arrestate, proprio mentre nella capitale cinque ministre irachene celebravano pubblicamente la giornata internazionale della donna.
Due dovevano immolarsi davanti al tribunale, le altre due avevano come obiettivo un posto di blocco nella stessa città. Pochi attimi di esitazione, per paura o per un improvviso ripensamento, e già le forze di sicurezza irachene avevano individuato e immobilizzato le quattro aspiranti kamikaze. Nascondevano l'esplosivo sotto la veste nera che copre da capo a piedi le donne tradizionaliste arabe. Hanno detto di essere sunnite e di appartenere all' 'Esercito islamico in Iraq', una sigla nota per la sua ferocia.
Una decina di giorni dopo il loro arresto, la tv statale Al Iraqiya ha mandato in onda nell’ora di massimo ascolto, come fa ormai da almeno un mese, agghiaccianti confessioni di presunti terroristi e criminali comuni catturati a Baghdad, nel ‘triangolo della morte’ o nella turbolenta provincia settentrionale di Ninive. Quella sera si è vista anche una donna, con il capo coperto da un velo nero.
“Volevo vendicare mio fratello, è un martire della jihad. Era il capo di una cellula, è stato ucciso dagli americani e dai collaborazionisti”, ha detto, dopo essersi identificata come un’ex insegnante. Forse era proprio una delle quattro donne di Iskandariya.
Non e' la prima volta che donne irachene emulano o tentano di emulare le kamikaze palestinesi e cecene che si sacrificano in nome della 'guerra santa’ e contro l’occupazione militare della loro terra. Moqtada Sadr, il giovane e bellicoso leader sciita, ha annunciato che la sua milizia, l’Esercito del Mahdi, conta schiere di giovani donne, di cui almeno 150 addestrate come kamikaze e agenti segreti. Nessuno le ha mai viste.
Solo una volta si e' avuta notizia di un attentato suicida andato a segno, pochi giorni prima della presa di Baghdad da parte delle forze americane.
Nella notte fra il 3 e il 4 aprile 2003, due donne con dell'esplosivo addosso si lanciarono contro un posto di blocco americano vicino alla diga di Haditha, a nord-ovest della capitale, causando la morte di tre soldati, oltre che la propria. L'attentato fu reso noto dall'agenzia ufficiale irachena, l’Ina, che lo presento' come un enorme successo contro il ''nemico'' che assediava la capitale.
Nelle ore successive, la televisione satellitare araba al Jazira mostro' un video preregistrato, nel quale le due aspiranti kamikaze annunciavano che si sarebbero immolate per l'Iraq e per Saddam Hussein. Le due donne, identificatesi come Nur al Shammari e Widad Jamil, dicevano di appartenere ai 'Feddayin di Saddam’, i combattenti fedelissimi al rais. Erano giovani, avevano il capo coperto con una kefiah bianca e rossa, reggevano un kalashnikov nella mano sinistra e un Corano nella destra.
Il leader baathista decise di conferire alle sue ‘martiri’ due delle piu' alte decorazioni militari: la medaglia di Umm Al Marik (la 'Madre di tutte le battaglie', come gli iracheni chiamano la guerra del Golfo del 1991), e quella di Al Rafidayn. Alle loro famiglie fu promessa una ricompensa di 50 milioni di dinari.
Se lo scorso 8 marzo quattro aspiranti attentatrici si sono salvate, risparmiando anche molte altre vite umane, quel giorno tre donne sono cadute sotto i colpi degli estremisti islamici. Additate come prostitute, sono state uccise da colpi d'arma da fuoco a Sadr City, il popoloso quartiere sciita di Baghdad dove imperversa la ‘polizia religiosa’ di Moqtada Sadr. E c’erano diverse donne tra i 15 pellegrini sciiti i cui corpi decapitati sono stati scoperti di recente nel 'triangolo della morte'.
Le donne in Iraq continuano a morire, in scontri, bombardamenti, attacchi mirati o indiscriminati, a volte per mano degli uomini armati che le hanno sequestrate. Le vittime sono donne comuni, esponenti dell’amministrazione provvisoria irachena, attiviste per i diritti umani, giornaliste.
E l'aumento degli attentati a sfondo religioso e' uno dei segnali piu' inquietanti per le irachene che si battono per l'avvento della democrazia. Lo hanno ricordato cinque ministre del governo provvisorio del premier Iyad Allawi in una conferenza stampa indetta a Baghdad per celebrare la giornata internazionale della donna. Molte donne temono una deriva fondamentalista, dopo la vittoria dell'alleanza sciita, benedetta dal Grande Ayatollah Ali Sistani, nelle elezioni del 30 gennaio. C’è il rischio che, nelle province più conservatrici del futuro Iraq federale, i nuovi governanti impongano la sharia. La legge islamica è già in vigore, di fatto, nelle zone – sciite o sunnite – controllate dalle milizie e da bande di sedicenti ‘guardiani della morale’.
Pochi giorni fa, una ragazza cristiana è morta in un ospedale di Bassora, la grande città meridionale a maggioranza sciita. Era stata aggredita a bastonate durante un blitz di giovani miliziani di Moqtada Sadr contro un gruppo di studenti che festeggiavano l’inizio della primavera con un pic-nic nei giardini pubblici. Uccisi anche due suoi compagni, decine i feriti. Un’altra ragazza rischia di perdere la vista dopo essere stata colpita con un manganello elettrico, di quelli in dotazione alla polizia irachena.
“Sono lascivi, ascoltano musica ad alto volume, le ragazze non si coprono, si mescolano con i maschi”, ha sentenziato il rappresentante del leader sciita presso l’università di Bassora, Abdullah Al Manshadawi, 25 anni.
Ai tempi del laico Saddam Hussein, le donne formalmente godevano di molti diritti, ma dovevano giurare fedeltà assoluta al regime, pena una spietata repressione. E molte erano comunque ostaggio della loro famiglia o tribù.
Il governo uscente conta sette ministre e sono donne il 31% dei deputati dell’Assemblea nazionale provvisoria, eletta il 30 gennaio. Ma il codice della famiglia è una delle maggiori incognite della futura Costituzione irachena, per la quale è in atto un duro braccio di ferro tra sciiti, curdi e arabi sanniti.


> Clara Sereni: Tra molti libri e un film
di Francesca Koch

I libri di Clara li abbiamo letti tutte; molte di noi hanno avuto la fortuna di avere con lei un rapporto lungo nel tempo, e non era neanche la prima volta che Clara incontrava le donne della Casa. Ma l’incontro di mercoledì 16 ha rappresentato un passo in più, un’opportunità preziosa di proseguire il confronto e la ricerca comune, confermando che è giusta e feconda la cifra scelta da chi ha organizzato questo ciclo di incontri sul dolore come fatto pubblico, e cioè l’invito alla riflessione e allo scambio, oltre ogni ideologia, nutrito solo del bisogno di dare senso alle nostre esperienze e di poterci esprimere con verità, forti delle relazioni tra di noi.
E quindi non una “conferenza”, ma un dialogo nel quale le domande si sono intrecciate alle risposte di Clara; sarebbe giusto, piuttosto, parlare di una intensa riflessione a più voci su questioni importanti e difficili. Il dolore materno e il dolore del figlio, la individuazione e la separazione; la difficoltà di comunicare aspetti intimi della propria storia e viceversa la necessità di giocare nella condivisione la propria salvezza; il “rischio” della speranza e delle aperture sociali delle esperienze personali; l’impossibilità di definire la normalità; gli esiti “benigni” di drammi familiari e individuali, nella ricerca di una nuova dimensione della giustizia e della riparazione, intessuta dalle storie e dalle aspettative di molti. Temi profondi e urgenti, che non tollerano ambiguità: le ferite individuali non sono “semplicemente” sanate dalla giustizia sociale, ma sono la premessa per una critica radicale dell’esistente, a cominciare dalla politica e dalle sue categorie interpretative.
Così parole come “tolleranza”, “solidarietà”, “riformismo”, violentate da un lungo uso improprio, non sono più in grado di dire oggi l’esigenza di cambiamento, in assenza della spinta rivoluzionaria che aveva portato alla riforma Basaglia e alle pratiche innovative di ricerca e di socializzazione. Il bisogno di utopia può però farsi strada oggi in esperienze diverse, come quella del microcosmo ideale de “La Città del Sole”, l’associazione di cui Clara è presidente, che ha dato vita a esperienze di accoglienza e di integrazione per tanti e tante con particolare sofferenza.
La pratica sociale per realizzare la giustizia non può che partire dai bisogni personali e collettivi profondi, e proprio per questo non può essere mai disgiunta dalla aderenza alla propria storia e alle proprie emozioni: ancora la narrazione di sé come gesto fondamentale e generoso per una nuova accezione della politica.
Il bisogno di verità è tuttavia contraddetto quotidianamente dalla mancanza di ascolto, dalla mancanza di un luogo e di un tempo, reale e simbolico, nel quale si possa sospendere lo “schierarsi” pro o contro, per tentare tenacemente di capire e di dire le proprie emozioni e le proprie paure. Su questo ritorna Clara, con il racconto della dolorosa solitudine sperimentata durante la prima guerra del Golfo, quando la sua ansia per le tante persone minacciate in Israele non aveva potuto essere compresa dalle compagne, intente soprattutto a prendere posizione politica; le ultime battute di questo incontro ripropongono così l’esigenza di un ascolto profondo di noi e degli altri, anche se questo comporta una sospensione temporanea del giudizio politico. Del resto, solo per questa strada, potremo tornare ad articolare la politica e la moralità.



> 10 anni di LIBERA
di Rita Nocchi

Ha visto una grande partecipazione l’incontro con Rita Borsellino, organizzato il 17 marzo 2005 dall’associazione Quinoa nella Casa Internazionale delle Donne, in occasione dei dieci anni di “Libera”.
L’evento era dedicato a Felicia Impastato, la madre-coraggio che ha lottato fino all’ultimo contro il sistema mafioso: un simbolo ormai che ha segnato l’avvio di una nuova visione della lotta a Cosa Nostra. L’ha ricordata con un filo di commozione la sorella del magistrato Paolo Borsellino, che ha illustrato il ruolo di Libera nel panorama dell’antimafia civile, e l’impegno dell’associazione contro le mafie, dall’educazione alla legalità, al riutilizzo sociale dei beni confiscati ai mafiosi.



APPROFONDIMENTI

> Dopo la V Conferenza mondiale delle Donne di New York. Scenari internazionali e politica italiana. Martedì 12 aprile alle ore 17.00
a cura di Isabella Peretti, Presidente dell’Associazione Generi e Generazioni

La Commissione delle elette della Provincia di Roma, insieme alle 100 associazioni che hanno sottoscritto lo Shadow Report, e al Master PIMC dell’Università Roma Tre, organizzano martedì 12 aprile alle ore 17 alla Casa internazionale delle donne un incontro per discutere i temi della Conferenza di New York e i documenti prodotti.
Relatrici:Valeria Ajovalasit, Arcidonna; Nana Corossaz, CGIL Dipartimento internazionale; Bianca Pomeranzi, Associazione Generi e Generazioni; Marisa Rodano, Caucus delle donne, Comitato romano e intervengono tra le altre:Silvia Costa, deputata; Anna Maria Crispino, Agenzia giornalistica Italia; Cecilia D’Elia, Presidente della Commissione delle elette della Provincia di Roma; Monica Luongo, DeA; Isabella Peretti, associazione Generi e Generazioni; Bia Sarasini, DeA; Maria Vittoria Tessitore, Università Roma Tre.
Sarà un’ ulteriore occasione per commisurare la situazione italiana allo scenario internazionale e per iniziare ad elaborare una piattaforma programmatica delle associazioni femminili e femministe.
Ci sono in Italia tanti nodi da sciogliere: cosa vogliamo nel prossimo futuro? Una Ministra per le pari opportunità? Una Commissione nazionale? Un Forum delle associazioni? Una “Casa delle donne” di carattere nazionale? Ha ancora senso sostenere il “vota donna”, dato il divaricarsi delle posizioni politiche delle elette?
Ci sono problemi urgenti da affrontare, in primis la precarietà dell’occupazione.
Ci sono danni gravi da riparare.
Con il prossimo referendum, stanno scoppiando tutte le contraddizioni ed è in atto un esproprio dell’autonomia e delle responsabilità delle donne.
Ma queste ed altre questioni non possono essere affrontate prescindendo dal contesto internazionale.
Per questo è importante conoscere cosa è successo a New York.
Ecco un brevissimo resoconto tratto dalla documentazione pubblicata nel sito di Arcidonna.
La V Conferenza Mondiale dell’ONU sulle Donne, a dieci anni di distanza da quella di Pechino, si è svolta a New York dal 28 febbraio all’ 11 marzo e ha visto presenti 80 ministri per le pari opportunità, due premi Nobel per la Pace (Wangari Maathai e Rigoberta Minchù) e circa 5.000 organizzazioni non governative. I governi dei Paesi membri dell’ONU hanno reso conto di ciò che hanno fatto negli ultimi dieci anni per la difesa dei diritti umani fondamentali delle donne. Molti progressi sono stati compiuti: i Governi hanno approvato leggi contro la discriminazione sessuale e la violenza sulle donne è definitivamente considerata un crimine verso l’umanità. Eppure se la condizione femminile a livello globale è migliorata, ciò che emerge in maniera preoccupante è la crescita di una pericolosa sinergia di fondamentalismi religiosi che ancora una volta scelgono il corpo delle donne quale territorio per le loro battaglie. Si pensi all’emendamento americano, bocciato dall’ONU, che mirava a delegittimare l’aborto.
In particolare, per l’Italia, le organizzazioni femminili presenti alla Conferenza dell’ONU, hanno denunciato le gravi inadempienze e le storture delle politiche del governo italiano; similmente il Comitato per l’Eliminazione della Discriminazione contro le Donne. Il Comitato - organismo dell’ONU che deve vigilare sull’attuazione della Convenzione del ’79 sulle pari opportunità - ha espresso “forti preoccupazioni” per la condizione delle donne italiane. Donne ancora concepite come madri e come oggetti sessuali soprattutto attraverso i messaggi veicolati dalla pubblicità e dalla televisione; inserite marginalmente nella vita politica e spesso vittime di discriminazioni sul lavoro. Gli impieghi per le donne sono spesso precari e part-time e quasi sempre a basso reddito. Le inferiori condizioni economiche unite alla mancanza di strutture pubbliche dedicate all’infanzia, costringono una donna su cinque ad abbandonare il lavoro dopo il primo figlio. Se, come sostiene l’ONU, la vita politica è lo specchio della condizione femminile, l’Italia deve fare ancora una lunga strada.
Una strada che vede e vedrà impegnate in prima linea le ONG, il cui ruolo alla Conferenza di New York è stato determinante soprattutto per quel che riguarda la “bocciatura” dell’emendamento americano sull’aborto. Il mondo dell’associazionismo e l’Europa si sono schierati compatti contro la proposta degli USA.

DICHIARAZIONE DELLA 49a SESSIONE DELLA COMMISSIONE SULLO STATO DELLE DONNE
Noi, rappresentanti dei Governi riuniti in occasione della 49a sessione della Commissione sulla condizione delle Donne a New York, in occasione del 10° anniversario della IV Conferenza mondiale sulle donne tenutasi a Pechino nel 1995, nel contesto della revisione dell'esito della Conferenza e della 23a sessione speciale dell'Assemblea Generale intitolata "Donne 2000: Parità di Genere, Sviluppo e Pace per il 21° secolo; e il suo contributo alla plenaria di alto livello della revisione della dichiarazione del Millennio, 14-16 settembre 2005;

1) Riaffermiamo la dichiarazione di Pechino e la piattaforma di azione adottata alla IV conferenza mondiale sulle donne e l'esito della 23a sessione speciale della A.G.;
2) Enfatizziamo che la piena ed effettiva implementazione della dichiarazione di Pechino e della piattaforma di azione è essenziale per raggiungere gli obbiettivi di sviluppo concordati a livello internazionale, compresi quelli contenuti nella Dichiarazione del Millennio e sottolineiamo l'esigenza di assicurare una prospettiva di genere nei preparativi per e negli esiti della assemblea plenaria ad alto livello sulla revisione della dichiarazione del Millennio;
3) Riconosciamo che la implementazione della dichiarazione di Pechino e la piattaforma di azione e la convenzione sulla eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne si rafforzano reciprocamente nell'ottenere la parità di genere e l'empowerment delle donne;
4) Ci compiacciamo dei progressi fatti finora per ottenere la parità di genere, sottolineiamo che restano delle sfide nella implementazione della dichiarazione di Pechino e nella piattaforma di azione e nell'esito della 23a sessione speciale della A.G. e a tal riguardo, ci impegniamo a intraprendere azioni future per assicurare la loro piena e veloce implementazione;
5) Invitiamo il sistema ONU, le organizzazioni internazionali e regionali, tutti i settori della società civile, comprese le ONG, così come uomini e donne, a impegnarsi pienamente e ad intensificare i loro contributi per l'implementazione della dichiarazione di Pechino e della piattaforma di azione e l'esito della sessione speciale della A.G. 18 febbraio 2005.


> PECHINO+10: Il MONDO ALL’INCONTRARIO
Per gentile concessione della rivista informatica della CGIL esteri Il cosomopolita

Verrebbe quasi da pensare che il mondo si é rovesciato ripensando a quanto è successo alla Commission on the Status of Women dell’Assemblea delle Nazioni Unite che si è tenuta a New York dal 28 Febbraio al 12 Marzo e che quest’anno ha avuto come oggetto le raccomandazioni specifiche per la revisione della piattaforma di Pechino di cui decorre il decennale . Infatti, sebbene non molte notizie siano filtrate dai nostri giornali, la prima settimana della Commissione è stata segnata dalla pesante insistenza degli Stati uniti per inserire nella dichiarazione elementi che avrebbero ridotto l’importanza dei criteri contenuti nella Piattaforma di Pechino, come ad esempio la limitazione dei diritti riproduttivi e della legalità di leggi per l’interruzione volontaria della gravidanza. Solo la tenace e compatta tenuta dei paesi europei e la presenza di donne combattive e determinate all’interno delle delegazioni di molti dei paesi del Sud del mondo hanno impedito che si consumasse un totale rovesciamento delle posizioni che si erano avute a Pechino.
Infatti allora, soprattutto per la presenza di Hillary Clinton e di Madeleine Albright gli Usa avevano brillato per il riconoscimento dei “diritti umani come diritti delle donne e dei diritti delle donne come diritti umani”, ovvero un principio di totale libertà e soggettività femminile. Invece dieci anni dopo sembrava che la supremazia statunitense dovesse affermarsi proprio sulla negazione di quella libertà femminile. Anche durante la definizione dei testi delle Risoluzioni, che costituiscono le strategie politiche a cui vengono chiamati i paesi delle Nazioni unite, le più controverse e pericolose sono state quelle presentate dagli USA. In particolare quelle sul traffico delle donne a scopo di sfruttamento sessuale e sulla promozione economica delle donne.
Il testo USA sul trafficking era molto avverso alla prostituzione, senza però tenere conto degli impegni presi in sede di Protocollo di Palermo del 2000 che non criminalizza il fenomeno delle prostituzione, ma cerca soprattutto di perseguire le mafie internazionali che organizzano il traffico di esseri umani. Fortunatamente le modifiche fatte al testo iniziale, soprattutto grazie all’Unione europea, hanno impedito che prendesse forma una nuova ed inefficace caccia alle streghe contro le donne dei paesi più poveri del mondo.
Addirittura comica è stata invece la goffaggine con cui gli Stati uniti hanno rifiutato l’adesione finale a una risoluzione per la promozione economica delle donne. Il testo iniziale, proposto dagli USA nelle loro intenzioni doveva sostenere l’imprenditorialità femminile e invece ha finito per essere, grazie all’intervento di molte delegazione un testo contro la povertà e i meccanismi di globalizzazione economica eccessivamente liberisti, tanto che gli Stati uniti hanno ritirato la loro sponsorizzazione. Sono pochi episodi che tuttavia fanno riflettere su quanto il clima politico che consente l’avanzamento delle destre in tutto il mondo sia profondamente contrario all’affermazione della autonomia delle donne.
La buona notizia è che le donne hanno resistito alla avanzata oscurantista , come sempre attraverso “reti” transnazionali e transistituzionali, ovvero con un ampio dialogo tra società civile e delegazioni ufficiali. Non è poco, soprattutto dopo un quinquennio così duro come quello che stiamo ancora vivendo. Non va tuttavia nascosto come le difficoltà negoziali incontrate tanto per la dichiarazione che per i due testi di iniziativa statunitense abbiano assorbito notevoli energie, distogliendo di fatto l’attenzione, in maniera che può perfino apparire strumentale, dalle questioni che nel decimo anniversario della Quarta Conferenza Mondiale sulla Donna di Pechino avrebbero dovuto essere al centro delle discussioni come ad esempio le caratteristiche della piena partecipazione delle donne alla politica e allo sviluppo del mondo. Temi che sono parte degli obiettivi del Millennio e che non hanno potuto essere sufficientemente analizzati perché la pressione su aborto e prostituzione ha preso di nuovo la scena, nascondendo tutto il resto, come se le donne potessero essere ridotte solo a questa dimensione puramente riproduttiva. Comunque la crescita di consapevolezza e di capacità delle donne di moltissime delegazioni dei paesi dell’Est e del Sud del mondo, insieme all’Unione europea e le ong femministe che continuano nella loro difficile opera di promozione della figura e del ruolo delle donne, inviano invece un messaggio di grande speranza.



> Anche le banche pensano alle donne ! (o almeno ci provano)
di Maria Giulia Catemario

Anche nel settore creditizio, fortemente maschile e maschilista, si inizia a pensare alle donne come risorsa strategica per il cambiamento (o per la sopravvivenza) . E’ quello che auspica una ricerca promossa dal Coordinamento Nazionale Quadri Direttivi della Fiba (Federazione Italiana Bancari e Assicurativi) dal titolo “Donne quadri direttivi: la loro realizzazione professionale nel settore del credito”. Obiettivo è esplorare il tema della realizzazione professionale delle donne quadro. Nell’indagine si affrontano temi come il vissuto soggettivo, le difficoltà percepite, le aspettative dichiarate, le delusioni patite, le specificità evidenziate, le discriminazioni subite, la qualità della vita avvertita. Alla presentazione della ricerca, in occasione dell’8 marzo, sono stata invitata a discuterne come rappresentante della Casa Internazionale delle Donne.

Tra le numerose statistiche, tabelle, commenti e considerazioni emerse dall’analisi delle 230 interviste a donne quadri direttivi, sono stata colpita da alcune temi che hanno suscitato alcune riflessi di carattere più generale.
In una domanda si chiede se sono stati notati comportamenti discriminatori verso le donne quadro. Quasi tutte le intervistate hanno individuato almeno un paio di comportamenti potenzialmente discriminatori – il che significa che il fenomeno è molto sentito, e da tutte!!. Tra gli aspetti sentiti come maggiormente discriminatori emergono in maniera evidente quelli legati alla retribuzione (mancanza di promozioni e di erogazione degli incentivi). Questo fenomeno, generalizzato in tutti i settori e su tutti i livelli di inquadramento, non è un fenomeno legato solo alla “carriera” - nel senso che chi non fa carriera guadagna meno (come vorrebbe far credere la ricerca) - ma è sintomo di un fenomeno che ha un impatto molto forte su tutte le donne e non è legato solo alla mancata “carriera” ma anche alla differente retribuzione che le donne hanno a parità di ruolo. Anche il settore del credito non è immune dai differenziali salariali di genere. Bisognerebbe che, anche da parte di chi gestisce il persone delle banche ci fosse più consapevolezza e che le scelte di flessibilità nel lavoro non vengano penalizzate doppiamente sul lato della carriera e anche su quello della retribuzione.
Altro tema affrontato è quello della formazione, aspetto fondamentale nella crescita professionale. Il fatto di sentire che due terzi delle donne intervistate non è soddisfatta, mi fa pensare anche alle modalità di erogazione della formazione. Spesso i corsi sono “tagliati su misura per gli uomini” organizzati lontano dal posto di lavoro, in orari non lavorativi, magari residenziali e di più giornate consecutive. Tutti elementi che penalizzano la frequenza e l’appetibilità per le donne e fanno emergere una ulteriore domanda: le donne usufruiscono della formazione in maniera uguale agli uomini?. Dal confronto con il settore pubblico sembrerebbe proprio di si: una ricerca condotta su oltre 30 amministrazioni pubbliche ha evidenziato che un dirigente uomo fa più formazione di una dirigente donna mentre una impiegata fa più formazione di un impiegato.
Un’altra riflessione emerge quando nella ricerca si dice che per il 40% delle intervistate per ottenere la crescita professionale è necessario avere “un efficace rapporto con i superiori”. Ora dato che spesso (se non sempre) i superiori sono uomini, ecco che le relazioni tra generi nell’organizzazione diventano un fattore cruciale e come sia sempre più importante considerare la differenza di genere come un valore che fa crescere sia l’organizzazione che i singoli, uomini e donne.
La speranza è duplice. Da un lato spero che questa ricerca possa solleticare le curiosità di chi lavora nel settore del personale degli istituti di credito ad interessarsi di politiche più “attente” al genere e in particolare più “rispettose” delle donne considerando, quindi, le proprie organizzazioni come composte di donne e uomini e non di “persone”. Dall’altro spero che questa ricerca faccia sì che le donne, tutte, che lavorano nelle singole organizzazioni rafforzino le loro “relazioni”: confrontandosi sul proprio lavoro, sulle difficoltà, sulle soddisfazioni, sulle frustrazioni. Perché il “partire da sé” aiuta a rafforzarsi, a trovare soluzioni e anche, perché no, a rompere quel “soffitto di vetro” di cui tanto ancora si parla.



Calendario aprile 2005

> Giovedì 7 Aprile ore 18,30
Incontro sul il dolore come fatto pubblico. Interviene Lidia Campagnano -
Organizza: Area Cultura Consorzio Casa Internazionale Delle Donne e Archivia

> Venerdì 8 ore 17,30
Conferenza con Genevieve Vaughan Autrice di Per-donare. Una critica femminista dello scambio, curatrice di Athanor: Il dono/The gift
Organizza: Il Paese delle Donne e Zora Neale Hurston

> Sabato 9 Ore 14.00
Convegno Percorsi storici del movimento omosessuale: prospettive e programmi.
Organizza: Di gay project

> Martedì 12 Ore 17.00
Incontro sul Bilancio dopo conferenza mondiale delle donne a New York.
Organizza: Commissione delle Elette Provincia di Roma

> Martedì 12 Ore 18.15
Rassegna “Roma al femminile - incontro con le scrittrici di ieri e di oggi: la Roma di Natalia Ginzburg” a cura di Claudia Patuzzi.
Organizza: Zora Neale Hurston e Ass. culturale Reprò

> Mercoledì 13 Ore 18.30
Presentazione del libro: Dal Profondo La storia di Ludmila Javorova, ordinata sacerdote della Chiesa Cattolica Romana ed Appunti di viaggio presentano Rosetta Stella e Antonia Tronti.
Organizza: Zora Neale Hurston

> Giovedì 14 Aprile ore 17.30
Incontro sul il dolore come fatto pubblico. Interviene Silvia Baraldini - Organizza: Area Cultura Consorzio Casa Internazionale Delle Donne e Archivia


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