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la news di informazione della Casa Internazionale Delle Donne
n°40 del 16 maggio 2005
in redazione:
M. Giulia Catemario, Giovanna Olivieri, Stefania Vulterini

> A volte tornano
di Maria Rosa Cutrufelli

Ancora una volta due donne. Uccise. Stuprate, si dice in un primo tempo. Poi sembra di no. Ma il delitto, sostengono gli psichiatri, resta in ogni caso a sfondo sessuale. Un rito-replica del delitto precedente. Con identiche modalità di esecuzione: prima la trappola nella villetta isolata, poi l'omicidio. E ancora una volta ci sono dei complici, presunti o effettivi, volontari o involontari, per ora non si sa. In ogni modo, maschi. Al centro di tutto lui, Angelo Izzo, l'assassino-stupratore del Circeo. Il volto come una maschera, contratto in un ghigno perenne che sembra dire: ve l'ho fatta! Ed effettivamente qualcuno, sulla stampa, ha parlato di 'un inganno perfetto'. Troppo perfetto, per la verità. Perché più volte, a più riprese, anche dopo le evasioni dal carcere, Angelo Izzo è riuscito a convincere della sua 'redenzione' un elenco davvero impressionante di persone: magistrati, poliziotti, avvocati, psichiatri, giornalisti (e giornaliste), sacerdoti, gente qualsiasi come quella con cui lavorava ultimamente. Tranne Donatella Colasanti. Lei no. Lei l'ha sempre detto che si trattava di espedienti, di una finzione. E fa bene Miriam Mafai a ricordarlo, a scrivere che nessuno ha mai voluto dare ascolto a questa vittima scampata per caso alla violenza omicida di Izzo e del suo branco. Perché? Perché Angelo Izzo ha convinto più di Donatella Colasanti? La domanda non può essere elusa. Troppe sono le persone coinvolte - anche persone perbene, anche in buona fede - per non porsi questo interrogativo. Sarà perché, come scrivono in un comunicato le amiche di Controparola (un gruppo di scrittrici e giornaliste), c'è ancora, nella nostra società, nella nostra cultura, una diffusa, persistente sottovalutazione della pericolosità dei crimini commessi contro le donne? Sarà perché sono ancora troppo vicini i tempi in cui i processi per stupro diventavano un'altra forma di violenza contro le vittime e il (pre)giudizio sociale si appuntava più contro le donne che contro i violentatori? C'è un vecchio detto: l'uomo è cacciatore… E il cacciatore uccide, si sa. Il cacciatore ha bisogno di una preda. Il cacciatore è un po' un eroe. E la nostra cultura vive di eroi e di eroismo. Eroismo, scriveva Virginia Woolf nel suo taccuino, è uguale a botulismo. E' un'intossicazione, un veleno che si assume mangiando, senza accorgersene. La violenza e lo stupro non sembrano tanto "patologie" quanto componenti a volte deprecabili e tuttavia essenziali dell'eroismo. E Angelo Izzo questo si sentiva: eroe e guerriero. Lo dichiara senza mezzi termini nelle lettere indirizzate a una giornalista: "Noi ci sentivamo guerrieri…"
In un libro che a suo tempo fece scalpore (si trattava della prima analisi storica, sociale e politica della violenza contro le donne), Susan Brownmiller racconta di un diverso eroe guerriero, il greco Achille, che si serviva dei leggendari Mirmidoni, uomini discesi da una stirpe di formiche, come efficaci agenti di terrore. Nella nostra società, sostiene la Brownmiller, gli stupratori svolgono una funzione di Mirmidoni per tutti gli uomini: "ammantati da miti che oscurano la loro identità, anch'essi fungono da anonimi agenti di terrore". Servono a trasformare le donne in vittime.
A renderle fragili. A tenerle al loro posto. Fanno il "lavoro sporco" per conto dell'ordine patriarcale. E lo fanno così bene, dice la Brownmiller, che il significato del loro gesto passa in larga misura inosservato. Se questo è vero, allora forse si spiega perché la personalità di Izzo non sia stata compresa (o sia stata fraintesa), perché non sia stata analizzata in modo credibile. D'altronde, se è difficile diagnosticare una malattia socialmente invisibile, che nessuno nota, come può essere poi possibile curarla? E infatti uno psichiatra ha detto, in uno dei tanti talk-show televisivi: la scienza medica non può nulla (smentito, in seguito, da altri suoi colleghi).
Da parte sua, Francesco La Licata sulla Stampa sostiene che forse fu uno sbaglio, ai tempi del Circeo, condannare Izzo all'ergastolo invece che al manicomio criminale. Ma l'ipotesi dell'infermità mentale, scrive, poteva apparire come un tentativo di 'graziare' lo stupratore-assassino, e l'opinione pubblica era dalla parte delle donne che chiedevano giustizia. Le donne, per la verità, tutte le donne che affollavano l'aula del tribunale di Latina dove si teneva il processo, chiedevano una cosa molto precisa. Chiedevano, quelle donne, che lo stupro non fosse più un reato contro la morale, bensì contro la persona. Una richiesta così rivoluzionaria che ha trovato applicazione di legge soltanto nel 1996. Come dire: appena ieri. Come dire: forse ancora Achille ha bisogno dei Mirmidoni.



> Non solo Referendum
di Maria Luisa Boccia, Grazia Zuffa

Ci interessa ragionare, in una sede di donne, delle “pratiche e dei discorsi che possiamo mettere in comune”, scrivevamo su il manifesto, al momento della raccolta delle firme per i referendum. Oggi, per noi prendere posizione richiede un senso di responsabilita' individuale e sociale che non può esaurirsi nel barrare un Sì sulla scheda. Chiede parola oltre la logica proibizionista della legge 40 che vede il divieto come unico limite a (presunte) volontà senza limiti, di medici e scienziati a sperimentare nei laboratori, di donne e uomini a fare figli, come fosse un “diritto ”. Oltre l’appello a valori astratti e inconciliabili: da un lato la libertà della ricerca scientifica, ed il progresso dello sviluppo tecnologico, dall’altro la sacralità del concepito e del legame biologico a fondamento della famiglia. Una contrapposizione che rischia di radicalizzarsi nel corso della campagna referendaria, tacitando ancor più la voce di donne ed uomini, direttamente coinvolti a pronunciarsi con il voto. Mentre per uscire dalla strettoia di questa pessima legge, c’è bisogno di pratiche e attitudini riflessive, a partire dall’esperienza, e non dell’agitazione di spettri ideologici, di opposto segno. C’è bisogno per parlare con donne e uomini di un linguaggio meno distante dalle loro domande, dalle ragioni che possono motivare un sì o un no. C’è bisogno di un discorso netto e chiaro sulla legge, quanto critico sullo scenario tecnologico.
Lo scenario tecnologico inquieta molte di noi, come tanti uomini e tante donne. Ed avvertiamo il bisogno di ritrovare un ordine del discorso che ricomponga la frantumazione dei processi riproduttivi indotta dalle tecnologie, che dia un senso al materiale biologico separato dai corpi viventi. Uova, spermatozoi, zigoti, embrioni, corredi cromosomici e genetici popolano ormai l’immaginario collettivo come fossero dotati di autonomia, una volta separati dai corpi. E danno sostanza al biologismo, come nocciolo essenziale del discorso: di quello sull’etica della vita e dei diritti del concepito come di quello sulla fiducia nel progresso scientifico e tecnologico . Si spiega così il paradosso di una legge ostile alle tecnologie, la quale tuttavia ne assume, legittimandolo ed amplificando, l’impianto scientifico-ideologico.
Colpisce nelle dispute ontologiche sull’embrione l’ostinato silenzio sulla madre. Senza la quale non vi è “vita”, neppure biologica, che possa svilupparsi; tanto meno vi è essere umano, o un soggetto che possa rivendicare alcun diritto, a cominciare da quello a nascere. Se è’ vero che la tecnica fa scomparire i corpi nell’atto del concepimento, tuttavia non può fare a meno dell’opera della madre perché da quel concepimento si arrivi alla nascita di un essere umano. Questo silenzio ci impedisce di interrogarci sul silenzio nostro e di altre, sul desiderio femminile di divenire madre, se e come muta con il ricorso alle tecniche o al rapporto sessuale , per le diverse pratiche di corpi e menti. Vorremmo ripensare alla differenza di essere donna ed essere madre che per tante di noi ha costituito il sapere più fecondo acquisito sull’aborto.
Non vi è modo di fare ordine nella procreazione, medicalmente assistita e non, se non si mette al centro delle relazioni e delle regole, la donna, quale soggetto libero e responsabile. Discendono da qui per noi le valutazioni di merito sui punti più gravi, diremmo “perversi”, della legge, quelli oggetto dei referendum.
Non ci sono però estranee le preoccupazioni di chi teme derive incontrollate della ricerca e nella sperimentazione. C’è il problema di che cosa fare o non fare degli embrioni prodotti in provetta, e in generale di una loro tutela. La fecondazione lascia spazio per interventi di cui e'necessario definire modi e limiti: sulla selezione degli embrioni prima del trasferimento in utero, sul tempo massimo consentito alla crescita in vitro, sugli indirizzi della ricerca, sulle forme di finanziamento e di controllo pubblico. E su questi problemi la comunità scientifica non è un blocco monolitico, vi sono donne ed uomini, che, proprio a partire dalle incrinature prodotte non da oggi tra scienza e società, lavorano sull’autocoscienza della scienza. Dopo il disastro di Cernobyl ci siamo ritrovate in tante attorno alla “coscienza del limite”.
Dare corpo alle parole, parole ai corpi è stato sempre decisivo nelle pratiche politiche e discorsive di donne. E’ questo il filo del discorso che vorremo riprendere, oggi che ci troviamo di nuovo a misurarci con discorsi senza corpo, e con la riduzione a biologia dei corpi, degli esseri umani , del significato e dell’esperienza della nascita, e delle relazioni che attorno ad essa si costruiscono.

INVITIAMO LE DONNE INTERESSATE A PARLARNE
Sabato 21 maggio ore 10.00
Sala Conferenze Commissione delle Elette
VIA DELLA PENITENZA, 37 - ROMA


GLI EVENTI DAL 16 al 31 MAGGIO

> Presentazione del libro Disturbando famiglie felici di Angela Scarparo Intervengono Anna Maria Crispino e Maria Palazzesi. Organizza: Zora Neale Hurston
Un noir fatto di situazioni insolite e strampalate in un costante crescendo di suspense, Disturbando famiglie felici è costruito come fosse un palcoscenico teatrale, in un'atmosfera che ricorda 8 donne e un mistero, film di François Ozon; il ritmo è tenuto sempre alto, in uno stile piacevole, scorrevole
ed espressivo. Martedì 17 maggio, ore 18.00

> TESI e INCONTRI temi ed argomenti in discussione a partire da tesi di laurea di donne.
Le artiste del Movimento Arte Concreta. Tesi in Storia dell’Arte Contemporanea discussa nell’anno accademico 2002-2003, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di laurea in DAMS, Università degli Studi di Bologna, da Patricia Magdalena Armocida Organizza: Area Cultura Casa Internazionale delle Donne e Archivia (vedi approfondimenti) Mercoledì 18 maggio, ore 18.00


> FESTA MA DONNA in occasione della nascita di Ildegarda corposanamente Festa delle Associazioni della Casa Internazionale delle Donne con musica, buffet e premi. Organizza: Ildegarda corposanamente Giovedì 19 maggio ore 21.00 (vedi approfondimenti)

> Seminario Internazionale Diritto alla salute come pratica di cittadinanza. Il seminario è parte delle attività previste nel Progetto “Citizenship and New Inclusion”, realizzato da una rete di partner che comprende il Comune di Forlì, diversi enti locali italiani e alcune associazioni - tra cui Terra Nuova - italiane ed europee (gli altri paesi partner sono: Germania, Grecia, Regno Unito e Lettonia). Il progetto è cofinanziato dalla Commissione Europea. Giovedì 19 e Venerdì 20 maggio

> Primo seminario di studi di Solidea istituzione di genere della Provincia di Roma Confronto con la rete nazionale dei Centri Antiviolenza. Focus sull’ospitalità Progetti, metodologie, buone pratiche nei centri. Organizza: Differenza Donna. Sabato 21 e domenica 22 ore 10.00

> Seminario Diritti umani delle donne Interviene Corinne Kumar dell’ Asian Women’s Human Rights Commission Organizza: Filipino Women’s Council. Martedì 24 maggio ore 18.30

> Tamar Pitch presenta i libri La fecondazione proibita di Chiara Valentini Edizione Feltrinelli e Bioetica e fecondazione assistita di Vittoria Franco.
Organizza: Generi e Generazioni . Mercoledì 25 maggio ore 18.00

> Presentazione libro Estoria-Estoria della cantante scrittrice capoverdiana Celina Pereira
Organizza: Tabanka Onlus, Scritti d’Africa, Quinoa. Mercoledì 25 maggio ore 18.00

> Incontro Tesori di Carta Presentazione e tavola rotonda ad un anno dalla nascita, del patrimonio e dei progetti di ARCHIVIA, Archivi Biblioteche Centri di Documentazione delle donne. Venerdì 27 maggio ore 15.00 (vedi approfondimenti)

> Seminario Fecondazione assistita: la voce delle donne Interviene Suzy Leather, presidente Embriology and Fertility Authority del Regno Unito. Organizza: British Council Lunedì 30 maggio ore 15.00

> Presentazione libro Come uccidono le donne Una lettura psicoanalitica di Giuliana Kantzà, edizioni MAGI Organizza: Edizioni Magi Lunedì 30 maggio ore 18.00



APPUNTI E SPUNTI DAGLI EVENTI

> Il soggetto lesbica
a cura di Monica Storini CLR – Coordinamento Lesbiche Romane

Sabato 14 e domenica 15 maggio si è svolto presso il Centro Femminista Separatista un Convegno dal titolo Il soggetto lesbica. Sovvertire il pensiero egemone per una ri-scrittura del simbolico, organizzato dal Coordinamento Lesbiche Romane e dal Centro Femminista Separatista, insieme all’Associazione Separatista Desiderandae di Bari e al Fuoricampo Lesbian Group di Bologna. L’idea è stata quella di partire dal soggetto e dall’identità che si nomina lesbica, che si colloca all’interno di una pratica di relazioni con donne e fra donne, per decostruire la dualità maschile/femminile e per cogliere l’(auto)inganno del pensarsi al di fuori di quei due generi - quando in realtà si continua a subirne l’influenza attraverso la fiducia nel neutro -, cercando assieme alle altre di tracciare una risposta possibile ad alcune domande centrali: come l’essere lesbica e dichiararsi tale sovverte l’ordine dato, il pensiero unico, l’assoluto della concezione etero-patriarcale e il simbolico che ne deriva? Da quali visioni muove la necessità di ri-scrivere il simbolico? Con quale strategia sapiente (perché inscritta nel corpo) si possono smascherare le trappole del linguaggio? A partire da quali genealogie, forme della memoria, modalità di trasmissione si possono identificare gli strumenti per ri-scrivere il mondo? Lo riscrivono i movimenti che rivendicano l’omologazione alla coppia eterosessuale/eterosociale e alla famiglia come luoghi di privilegi?
A parlarne sono intervenute: Michéle Causse, Jacqueline Julien, Katy Barasc, Danielle Charest, Rosanna Fiocchetto e Simonetta Spinelli, introdotte, di volta in volta, da rappresentanti dei gruppi organizzatori: si è così dibattuto, con più di cento donne, di linguaggio, di visibilità, di genealogia della parola lesbica, di fenomenologia e pratica della rabbia, di diritti, di integrazione e/o auto-rappresentazione, di omologazione, di “guerrigliere” e “civilizzate”.
In particolare, per il Clr, il discorso sul linguaggio e sull’importanza della sua decostruzione per una ri-scrittura del simbolico, si è coagulato attorno alla figura centrale e imprescindibile di Valerie Solanas.
Come ha ben sottolineato Michelle Causse nella sua analisi, Valerie ha infranto un tabù “estremo”: l’odio verso il dominante che impone il divieto di ri-conoscenza di sé. Se soltanto un soggetto che legittima la propria esistenza può odiare e desiderare, può contrapporre al vuoto di sé la pienezza dell’utopia, allora possiamo riconoscere alla Solanas il merito della visionarietà: è dalla visione, infatti, che nasce l’utopia, quell’ispirazione ideale che ci costituisce soggetti di desiderio.
Di Solanas abbiamo voluto fare nostra l’intuizione che ha dato vita a SCUM e che comprende, ad esempio, il concetto di sabotaggio. Esso si coniuga con quello di sovversione e decostruzione (del sistema), e quindi con lo stare all’interno dei meccanismi di trasmissione del potere per de-normalizzarli, sottraendosi alla logica della ri-produzione del modello dato, in qualsiasi forma esso si ri-presenti (pacs, famiglia, carriera, taglia 42 ecc.). Siamo infatti consapevoli che il ricorso sconsiderato al relativismo radicale rappresenta un pericolo all’interno dell’omologazione. Esso tende a ri-produrre ineguaglianze sociali, attribuendo loro valore di differenze, mentre in realtà non sono altro che discriminazioni legalizzate (come suggeriscono Charest e Spinelli).
Riconoscere le nostre molteplici specificità, le nostre complessità, le diverse esistenze (esperienze, vissuti, estrinsecazioni di vite), può avvenire solo attraverso la forza dell’autorappresentazione, contro l’egemonismo e il fondamentalismo delle attuali declinazioni universaliste (cfr. la recente denuncia di Ratzinger contro il relativismo nel corpo della chiesa cristiana). Noi crediamo che questo processo (quello di ri-conoscere le nostre soggettività multiple) passi attraverso la relazione tra donne. Del potere dirompente di tale pratica ha parlato A. Rich, riconoscendole attributi fondamentali, quali la resistenza, la solidarietà, l’interiorizzazione di individualità femminili: in altre parole, il cosiddetto continuum lesbico, intendendo per esso tutte quelle esperienze vissute collettivamente e individualmente, che indicano che le donne scelgono tra di loro rapporti privilegiati (cfr. A. Rich Eterosessualità obbligatoria ed esistenza lesbica”, in «NuovaDwf», 1985).
Anche noi sperimentiamo questa pratica quotidianamente partendo dal confronto fra pari: mettiamo cioè in campo sapienze soggettive, ma all’interno di una identità comune, per delineare un quadro condiviso - ma mobile – dei nostri vissuti. È un’esperienza che viene agita all’interno di gruppi o comunità che spesso condividono le modalità di azione (o una comunanza di intenti-desideri), che però può essere esportata verso altri ambiti. È il caso del lavoro che il CLR ha condiviso con un gruppo di donne appartenenti ad una cultura “altra”, le africane di NO.DI. Ci ha detto in quell’occasione una delle compagne di NO.DI.: «Vengo dall’Etiopia e vivo in Italia da molti anni. Ringrazio le donne del CLR perché per noi questo incontro è stato molto intenso. È strano perché io sono sempre stata molto diffidente… Siamo spesso chiamate a testimoniare per studi e ricerche se siamo state infibulate oppure no e così via, ma poi nessuno ci chiede mai: “Come vi sentite?” Dunque quando ho incontrato le donne del CLR ho pensato: “Ma queste cosa vogliono?” E invece è stato proprio bello. Faccio parte dell’associazione immigrazione da tanti anni e con la mia comunità, con altre straniere, con italiane, ho avuto tantissimi incontri a Roma, in Italia e all’estero: anche in queste occasioni ci hanno detto: “Siete infibulate? Oh, poverine!” Ma è strano che nemmeno con le straniere ho avvertito questa sensibilità, questa delicatezza. Loro (il CLR) non ci hanno chiesto niente… Ci siamo confrontate cercando e trovando punti di incontro come donne, perché è come donne che abbiamo parlato. Noi (si riferisce alle altre due compagne di NO.DI.) siamo amiche da tanti anni, ma tra di noi non siamo mai riuscite a parlare apertamente, perché ci vergogniamo. Con loro, invece, no. E per questo le ringrazio, perché ci hanno dato la possibilità di “sentirci”. È strano perché noi veniamo da una cultura che ha una visione diversa delle lesbiche, di cui non si parla perché è tabù. Abbiamo invitato altre straniere che come vedete non sono venute… Ma la chiusura secondo me non serve, se ci si confronta, ci si può conoscere e capire».
Si è scelto, infatti, come titolo dell’iniziativa Oppressioni a confronto (Casa internazionale delle donne, aprile 2004), non perché riteniamo che tra donne ci si debba misurare al ribasso, ma perché abbiamo riconosciuto, e riconosciamo tuttora, nella sorellanza il comune denominatore attraverso il quale costruire un discorso condiviso e condivisibile. Partendo dal confronto dei reciproci vissuti (il partire da sé), siamo giunte ad un’analisi delle nostre esperienze di vita. La linea sottile che divide il dis-agio dall’agio ci è apparsa così metafora eloquente del rovesciamento che come donne – tutte - sappiamo agire, traendo forza proprio da ogni feroce tentativo di azzeramento della soggettività femminile.
Lo stesso ribaltamento che, come ci ha suggerito Barasc, dovremmo operare nei confronti del linguaggio maschile, riappropriandoci del termine lesbica. Anche se esso, nominandoci, ci toglie significanza, ci nega e ci ingiuria, possiamo infatti insieme - e all’interno della nostra genealogia - reinvestirne il contenuto. Conseguentemente potremo allora costruire un nuovo genere di visibilità dove sarà possibile rintracciare il corpo lesbico sul palcoscenico sociale e sul piano simbolico (J.Julien).
Il lavoro di decostruzione del linguaggio – che è, per esempio, fondamentale per estirpare la cultura maschile dello stupro, come ci è apparso nell’esperienza con la filmaker Aishah Saddah Simmmons (No, rendere visibile l’invisibile, Casa internazionale delle donne, ottobre 2004) -, nonché la possibilità di partire dalla condivisione delle soggettività e la delineazione di relazioni significanti ci sembrano operazioni centrali per modificare quel pensiero egemone che non ci vede e non ci pre-vede. Alla parola, in felice connubio con l’immagine, è stata dedicata, infine, anche la mostra Immagine Parola, curata da Grazia Ursini e Emilia Mazzocchi che, venerdì 13 maggio ha anticipato l’apertura del Convegno e che ha ospitato i lavori di Loredana Baldin, Emilia Vitale, Grazia Ursini, Luki Massa, Maria Onetti, Mimma Pisani, Emilia Mazzocchi, Pina Nuzzo, Paola Pieretto, Petra Bialas.



APPROFONDIMENTI

> TESI e INCONTRI
Le artiste del Movimento Arte Concreta

All’interno del Movimento Arte Concreta, fondato a Milano da Dorfles, Munari, Monnet, Soldati, e conclusosi con la scomparsa di Monnet nel 1958, hanno lavorato cinque artiste.
Regina Cassolo Prassede, Simonetta Irene Jung, Paola Levi Montalcini, Bruna Pecciarini, Olga Carol Rama.
Aderendo al M.A.C. tutte e cinque hanno contribuito sensibilmente a sviluppare un linguaggio artistico che si è distinto dalla tradizionale rappresentazione figurativa, preferendo forme geometriche, materiali, cromatismi e matericità nuove.
Paola Barbara Sega, docente di Storia dell’Arte Contemporanea, corso di laurea in Dams, Università di Bologna, Simona Weller, artista e scrittrice ne parlano con Patricia Magdalena Armocida.
Per gentile concessione dell'artista il giorno dell'incontro, nella libreria della Casa, saranno esposti alcuni quadri di Bruna Pecciarini appartenenti al periodo del MAC.
Mercoledì 18 maggio 2005, ore 18.00


> Nasce l'Associazione Ildegarda
a cura di Giuseppina Tortorella

L'Associazione "Ildegarda - corposanamente" è costituita da un gruppo di donne che si occupa di attività psicofisiche e terapie e tecniche non convenzionali, metodi di cura alternativi che aiutano il corpo e la mente ad essere in equilibrio tra loro.
Tutto questo lo fa all'interno della "Casa Internazionale delle Donne", avendo chiaro che questo luogo esprime l'impegno politico - sociale delle tante donne che hanno lottato per conquistarlo.
Lavorare in questo luogo quindi, rende l'impegno professionale delle socie di Ildegarda più forte e partecipativo, ragione questa per non riproporsi come l'ennesimo Centro di Benessere. Si vuole invece riuscire a caratterizzare l'associazione Ildegarda facendola diventare laboratorio di studio e scambio professionale che contribuisca a diffondere e promuovere le medicine/terapie non convenzionali.
"Ildegarda" ha questo obiettivo e, pur essendo ancora una piccola associazione, ha un progetto ambizioso: far nascere qui, nella Casa, un presidio permanente della salute, dove sia possibile trovare molte di quelle tecniche e discipline.
Tutto questo come punto di arrivo di un discorso che ha come obiettivo immediato un'educazione alla salute attraverso vari strumenti come seminari, conferenze, formazioni.
La prima tappa che l'associazione intende realizzare è costituita da un viaggio attraverso i sensi; una mappa legata a questi ultimi che produrrà quindi una serie di incontri sulle varie tecniche, terapie o altro, legate per esempio al Gusto (alimentazione, nutrizione), al Tatto (tecniche di manipolazione o agopuntura) e così via.
In questa ottica il gruppo Ildegarda si muoverà sperando di conquistare attenzione e partecipazione da parte delle donne che abitano la Casa, ma anche portando nuove risorse all'interno della Casa stessa. Per cominciare, l'Associazione Ildegarda ha pensato di promuovere una grande Festa per il 19 Maggio alle 21, dove tutte le donne e le Associazioni presenti all'interno della Casa sono invitate e, come si è pubblicizzato nel volantino, con un primo immediato obiettivo che è incontrarsi - conoscersi - parlarsi.



> Il progetto Archivia
di Ines Valanzuolo

L’Associazione “Archivia Archivi, Biblioteche, Centri di documentazione delle donne” si è costituita il due luglio duemilatre.
Socie fondatrici le rappresentanti del :
· Centro di documentazione internazionale Alma Sabatini, operativo e aperto al pubblico dal 1988;
· Centro Documentazione Studi sul Femminismo, progettato nel 1972.
· Il Paese delle donne associazione per l’informazione nata nel 1986.
· Centro Simonetta Tosi nato come consultorio autogestito nel 1973.
· Circolo UDI “La goccia”di Roma nato nel 1984.
· Collegamento lesbiche italiane nato nel 1981.
· Cooperativa Libera Stampa – editrice della testata “Noi Donne”
· Associazione Differenza Donna nata nel 1989
· Archivio fotografico Franca Zacchei foto del movimento femminista a partire dagli anni 70.
· Udi-Scienza della vita quotidiana- Lidia Menapace nata nel 1998.
· Movimento di liberazione della donna nato all'inizio degli anni ' 70.

E’ necessaria una breve premessa per ben definire il progetto Archivia.
I Tesori di carta, citati nel titolo, costituiti da materiale bibliografico e archivistico prodotto dai movimenti femministi e femminili, romano, nazionale e internazionale, custodito gelosamente dai gruppi citati, costituiscono il suo patrimonio prezioso. È infatti tale non solo per le donne che lo hanno prodotto e contemporaneamente raccolto, conservato, ma anche per la Sovrintendenza Archivistica del Lazio che lo ha valutato per la maggior parte ”di notevole interesse storico e pertanto sottoposto alla disciplina del decreto legislativo 29/10/1999 n. 490 per l’importanza che riveste per la storia politica e sociale italiana del ’900”.

Consapevoli di ciò, le responsabili di fondi diversi per storia e consistenza, si sono aggregate con lo scopo di conservare, incrementare, valorizzare e soprattutto socializzare il loro patrimonio, in vista di una evoluzione auspicabile, quanto inevitabile, della ricerca storiografica; evoluzione richiesta da una ridefinizione di metodi e contenuti, in rapporto a settori sottostimati o addirittura non considerati della cultura, quali quelli femminili, sempre presenti e determinanti, emersi per volontà del movimento femminista del sec. XX e attuale.

Archivia si propone di facilitare questo processo, dando possibilità di accesso ad una cultura di genere che per dinamiche tradizionali, purtroppo sempre rinnovabili, tende ad essere tacitata, o addirittura ad autocensurarsi, determinando:

· una ricostruzione parziale e quindi falsata del passato

· una mancata reale evoluzione democratica della società che non prevede gli apporti di genere femminile nel contesto generale.

· una impropria fama di antistoricismo dei vari femminismi che in realtà non negavano, e non negano, la storia ma, mentre agivano, scrivevano, conservavano, elaboravano progettando un’altra storia.

Archivia ha quindi radici lontane tanto quanto i primordi del femminismo moderno in Italia e ne raccoglie l’eredità dei singoli “fondi”; le dà spazio, accesso perché questa storia altra esista nella lettura della contemporaneità e nella progettazione del futuro.
Non si può fare la storia dell’Italia del ’900, delle lotte per l’emancipazionismo senza consultare le collezioni di ”Noi donne” del Fondo Cooperativa Libera Stampa e dell’Udi romana “La Goccia” che testimonia l’incontro difficile ma fecondo tra le tradizioni e i saperi dell’emancipazionismo e il neofemminismo. Per comprendere le questioni relative alla modernizzazione del linguaggio è indispensabile il Fondo del “Centro di documentazione internazionale Alma Sabatini”. Emergono con chiarezza dal Fondo Simonetta Tosi le differenze tra emancipazione e liberazione della donna, in rapporto all’autodeterminazione circa sessualità, contraccezione, maternità, aborto e la necessità di controllo politico sulla ricerca scientifica e medica, ancora al centro dell’attuale dibattito bioetico. Non si può continuare a sostenere la mancata riflessione delle donne sulla violenza e sulla guerra, dopo aver consultato il Fondo Lidia Menapace, o i documenti del Fondo Michi Staderini circa la soluzione dei conflitti e la qualità della partecipazione delle donne alla vita politica nazionale e locale. La storia del femminismo, dagli anni ’70 in poi, è documentata con puntualità dal Fondo del Centro di documentazione e studi sul femminismo che con lungimiranza, fin dall’inizio, oltre che conservare, avviò un processo di computerizzazione di tutto il materiale, organizzando anche corsi di formazione. Il Fondo del “Paese delle donne” testimonia l'intreccio delle pratiche e delle esperienze di coloro che per lunga militanza o per professione od occasionalmente si sono impegnate e s'impegnano a valorizzare e diffondere, tramite il suo "il Foglio" e altre iniziative associative, informazione sulle politiche e sui saperi delle donne. L’ampio e attuale dibattito nazionale ed internazionale su omosessualità e lesbismo può avere uno scarto di qualità, liberarsi di tanti luoghi comuni con l’accesso al materiale degli archivi lesbici e così via per tutti i Fondi non citati…..
Questi “tesori di carta” sono una risorsa per la cultura in genere, per la politica, per quanti hanno avuto o avranno l’intelligenza di consentirne la conoscenza. A questi ultimi Archivia a sua volta darà riconoscimento e visibilità.
Esempio da “Scuola politica delle donne” è poi il luogo, il momento dell’ “epifania” di questi tesori: quando cioè la radicalità del femminismo romano e nazionale, intransigente sull’autonomia, antiistituzionale nel suo complesso e quindi al di là delle esperienze dei singoli gruppi, attraverso conflitti, mediazioni sempre più alte e difficili, ha incontrato le istituzioni, passando dalla occupazione alla gestione di uno spazio significativo per storia e bellezza qual è il Buon Pastore.
Quindi Archivia ha trovato una sede adeguata. È al centro di una rete di relazioni tra passato e presente, tra donne organizzate, autonome e amministrazione locale; istituzione essa stessa in una nuova istituzione che suggerisce, prima nell’immaginario del femminismo romano, ora nella realtà, un modo diverso di fare politica.


SEGNALAZIONI

> Partono a Giugno gli incontri Generi e cristianesimo. Appartenenze religiose nella storia e nell’attualità dell’Occidente

Soltanto nello scorrere i titoli e le articolazioni del prossimo corso che Sara Cabibbo, docente di storia moderna nell’Università di RomaTre, terrà alla Casa delle Donne nel mese di giugno, nell’ambito delle attività dell’Associazione Generi e Generazioni, molte curiosità emergono, molte domande attendono ancorché prime risposte.
Tra l’affollarsi di curiosità e domande, alcune attengono all’attualità, e riguardano i perché sociali, politici e culturali del ritorno del sacro, dei fondamentalismi cristiani made in Usa, delle nuove “crociate”; altre rimandano all’evolversi della storia moderna e contemporanea: perché nei paesi protestanti la Bibbia ha assunto e assume un ruolo così importante? E cosa dice la Bibbia sul rapporto tra i sessi? Come si differenzia su questo il protestantesimo dal cattolicesimo?
E ancora: quali i rapporti tra Stato e Chiesa nei paesi protestanti e nei paesi cattolici? Quanto le diverse confessioni religiose hanno influenzato i diversi modelli di Welfare, nordici e mediterranei, i rapporti tra i generi e i sistemi delle libertà civili e culturali? Quali e quante le contraddizioni, anche nei paesi più laici ed avanzati? Quali le voci dei femminismi nei diversi contesti religiosi e nazionali?
Sono tutte domande che scaturiscono in noi quando siamo quasi colte alla sprovvista e cerchiamo affannosamente di capire fenomeni e fatti attuali, dalle crociate contro la sessualità e l’aborto, al richiamo costante di quel “God bless America” che benedice le truppe statunitensi in Irak, alle folle planetarie che hanno assistito in diretta all’agonia e alla morte di Papa Giovanni Paolo II, all’affollarsi di interrogativi sul nuovo Papa.
Questo corso ci potrà dare alcuni strumenti culturali essenziali per capire, per domandarsi ancora. Questa la sfida di Sara: trovare le risposte in una ricostruzione storica rischiarata da una prospettiva di genere, trovarle nell’antropologia cristiana, trovarle nel pensiero differente del femminismo.
Rivolgiamo a tutte l’invito a partecipare. Qui di seguito il programma del corso.

Per iscriversi, seguite le istruzioni e compilate il modulo che troverete nel sito www.generiegenerazioni.net. (i.p.)
Associazione culturale femminista “Generi e Generazioni”

Generi e cristianesimo. Appartenenze religiose nella storia e nell’attualità dell’Occidente
Lezioni e incontri svolti da SARA CABIBBO, docente di storia moderna
dal 8 al 30 giugno 2005, ore 18-20

Programma
8 giugno
A immagine di Dio? Un percorso storico sui modelli di genere nella tradizione giudaico-cristiana
Attraverso la lettura di alcuni passi della Bibbia si metterà a fuoco il problema del rapporto fra femminilità e sacralità e si analizzeranno le implicazioni che la subordinazione della donna all’uomo ha avuto sul piano dell’articolazione dei ruoli sociali. Con l’ausilio dell’attuale teologia femminista ci si soffermerà inoltre sul tema della predicazione pubblica delle donne e del ministero sacerdotale.

15 giugno
Donne contro? La frattura della cristianità e gli sviluppi dei modelli religiosi di genere nelle principali confessioni religiose e nelle sette. A partire dal primato della verginità ribadito dalla chiesa cattolica nel Concilio di Trento che trova riscontro nella promozione della santità monacale, e dall’opposta valorizzazione del matrimonio e dello spazio domestico che nell’area dei diversi protestantesimi assegna alla sfera privata un ruolo fondamentale nel funzionamento della sfera sociale, si cercherà di individuare il peso giocato dai modelli religiosi di genere sia nell’organizzazione delle società di antico regime che, successivamente, nelle politiche sociali degli Stati del nord e del sud dell’Europa e nei territori d’oltre-oceano.

22 giugno
Dalla Bibbia delle donne di Elisabeth Cady Stanton al dibattito sui diritti delle donne nel femminismo dell’Otto e Novecento. Attraverso la lettura di alcuni testi che esprimono il punto di vista delle donne sui temi dell’organizzazione dello stato sociale e delle funzioni femminili nella sfera pubblica, si analizzerà come la Bibbia venga considerata “the great charter of human rights” nei paesi protestanti, e come si articola il discorso nei paesi cattolici.

30 giugno
Genere, religione, diritti nel mondo contemporaneo. L’autonomia bio-socio culturale delle donne fra multiculturalismo, globalizzazione e nuovi fondamentalismi. A partire dal fatto che nella società della globalizzazione e dell’oltre secolarizzazione la religione confinata nei decenni precedenti nell’ambito della dimensione privata degli individui, è tornata ad essere un fattore d’importanza pubblica e sociale, si cercherà di evidenziare come i modelli religiosi di genere influenzino i dibattiti nazionali e internazionali sui diritti umani.


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