Avviso alle naviganti la news
di informazione della Casa Internazionale Delle Donne
n°40 del 16 maggio 2005
in redazione:
M. Giulia Catemario, Giovanna Olivieri,
Stefania Vulterini
> A
volte tornano
di Maria Rosa Cutrufelli
Ancora una volta due donne.
Uccise. Stuprate, si dice in un primo tempo. Poi sembra di no. Ma
il delitto, sostengono gli psichiatri, resta in ogni caso a sfondo
sessuale. Un rito-replica del delitto precedente. Con identiche modalità
di esecuzione: prima la trappola nella villetta isolata, poi l'omicidio.
E ancora una volta ci sono dei complici, presunti o effettivi, volontari
o involontari, per ora non si sa. In ogni modo, maschi. Al centro
di tutto lui, Angelo Izzo, l'assassino-stupratore del Circeo. Il volto
come una maschera, contratto in un ghigno perenne che sembra dire:
ve l'ho fatta! Ed effettivamente qualcuno, sulla stampa, ha parlato
di 'un inganno perfetto'. Troppo perfetto, per la verità. Perché
più volte, a più riprese, anche dopo le evasioni dal
carcere, Angelo Izzo è riuscito a convincere della sua 'redenzione'
un elenco davvero impressionante di persone: magistrati, poliziotti,
avvocati, psichiatri, giornalisti (e giornaliste), sacerdoti, gente
qualsiasi come quella con cui lavorava ultimamente. Tranne Donatella
Colasanti. Lei no. Lei l'ha sempre detto che si trattava di espedienti,
di una finzione. E fa bene Miriam Mafai a ricordarlo, a scrivere che
nessuno ha mai voluto dare ascolto a questa vittima scampata per caso
alla violenza omicida di Izzo e del suo branco. Perché? Perché
Angelo Izzo ha convinto più di Donatella Colasanti? La domanda
non può essere elusa. Troppe sono le persone coinvolte - anche
persone perbene, anche in buona fede - per non porsi questo interrogativo.
Sarà perché, come scrivono in un comunicato le amiche
di Controparola (un gruppo di scrittrici e giornaliste), c'è
ancora, nella nostra società, nella nostra cultura, una diffusa,
persistente sottovalutazione della pericolosità dei crimini
commessi contro le donne? Sarà perché sono ancora troppo
vicini i tempi in cui i processi per stupro diventavano un'altra forma
di violenza contro le vittime e il (pre)giudizio sociale si appuntava
più contro le donne che contro i violentatori? C'è un
vecchio detto: l'uomo è cacciatore… E il cacciatore uccide,
si sa. Il cacciatore ha bisogno di una preda. Il cacciatore è
un po' un eroe. E la nostra cultura vive di eroi e di eroismo. Eroismo,
scriveva Virginia Woolf nel suo taccuino, è uguale a botulismo.
E' un'intossicazione, un veleno che si assume mangiando, senza accorgersene.
La violenza e lo stupro non sembrano tanto "patologie" quanto
componenti a volte deprecabili e tuttavia essenziali dell'eroismo.
E Angelo Izzo questo si sentiva: eroe e guerriero. Lo dichiara senza
mezzi termini nelle lettere indirizzate a una giornalista: "Noi
ci sentivamo guerrieri…"
In un libro che a suo tempo fece scalpore (si trattava della prima
analisi storica, sociale e politica della violenza contro le donne),
Susan Brownmiller racconta di un diverso eroe guerriero, il greco
Achille, che si serviva dei leggendari Mirmidoni, uomini discesi da
una stirpe di formiche, come efficaci agenti di terrore. Nella nostra
società, sostiene la Brownmiller, gli stupratori svolgono una
funzione di Mirmidoni per tutti gli uomini: "ammantati da miti
che oscurano la loro identità, anch'essi fungono da anonimi
agenti di terrore". Servono a trasformare le donne in vittime.
A renderle fragili. A tenerle al loro posto. Fanno il "lavoro
sporco" per conto dell'ordine patriarcale. E lo fanno così
bene, dice la Brownmiller, che il significato del loro gesto passa
in larga misura inosservato. Se questo è vero, allora forse
si spiega perché la personalità di Izzo non sia stata
compresa (o sia stata fraintesa), perché non sia stata analizzata
in modo credibile. D'altronde, se è difficile diagnosticare
una malattia socialmente invisibile, che nessuno nota, come può
essere poi possibile curarla? E infatti uno psichiatra ha detto, in
uno dei tanti talk-show televisivi: la scienza medica non può
nulla (smentito, in seguito, da altri suoi colleghi).
Da parte sua, Francesco La Licata sulla Stampa sostiene che forse
fu uno sbaglio, ai tempi del Circeo, condannare Izzo all'ergastolo
invece che al manicomio criminale. Ma l'ipotesi dell'infermità
mentale, scrive, poteva apparire come un tentativo di 'graziare' lo
stupratore-assassino, e l'opinione pubblica era dalla parte delle
donne che chiedevano giustizia. Le donne, per la verità, tutte
le donne che affollavano l'aula del tribunale di Latina dove si teneva
il processo, chiedevano una cosa molto precisa. Chiedevano, quelle
donne, che lo stupro non fosse più un reato contro la morale,
bensì contro la persona. Una richiesta così rivoluzionaria
che ha trovato applicazione di legge soltanto nel 1996. Come dire:
appena ieri. Come dire: forse ancora Achille ha bisogno dei Mirmidoni.
> Non
solo Referendum
di Maria Luisa Boccia, Grazia Zuffa
Ci interessa ragionare, in
una sede di donne, delle “pratiche e dei discorsi che possiamo
mettere in comune”, scrivevamo su il manifesto, al momento
della raccolta delle firme per i referendum. Oggi, per noi prendere
posizione richiede un senso di responsabilita' individuale e sociale
che non può esaurirsi nel barrare un Sì sulla scheda.
Chiede parola oltre la logica proibizionista della legge 40 che
vede il divieto come unico limite a (presunte) volontà senza
limiti, di medici e scienziati a sperimentare nei laboratori, di
donne e uomini a fare figli, come fosse un “diritto ”.
Oltre l’appello a valori astratti e inconciliabili: da un
lato la libertà della ricerca scientifica, ed il progresso
dello sviluppo tecnologico, dall’altro la sacralità
del concepito e del legame biologico a fondamento della famiglia.
Una contrapposizione che rischia di radicalizzarsi nel corso della
campagna referendaria, tacitando ancor più la voce di donne
ed uomini, direttamente coinvolti a pronunciarsi con il voto. Mentre
per uscire dalla strettoia di questa pessima legge, c’è
bisogno di pratiche e attitudini riflessive, a partire dall’esperienza,
e non dell’agitazione di spettri ideologici, di opposto segno.
C’è bisogno per parlare con donne e uomini di un linguaggio
meno distante dalle loro domande, dalle ragioni che possono motivare
un sì o un no. C’è bisogno di un discorso netto
e chiaro sulla legge, quanto critico sullo scenario tecnologico.
Lo scenario tecnologico inquieta molte di noi, come tanti uomini
e tante donne. Ed avvertiamo il bisogno di ritrovare un ordine del
discorso che ricomponga la frantumazione dei processi riproduttivi
indotta dalle tecnologie, che dia un senso al materiale biologico
separato dai corpi viventi. Uova, spermatozoi, zigoti, embrioni,
corredi cromosomici e genetici popolano ormai l’immaginario
collettivo come fossero dotati di autonomia, una volta separati
dai corpi. E danno sostanza al biologismo, come nocciolo essenziale
del discorso: di quello sull’etica della vita e dei diritti
del concepito come di quello sulla fiducia nel progresso scientifico
e tecnologico . Si spiega così il paradosso di una legge
ostile alle tecnologie, la quale tuttavia ne assume, legittimandolo
ed amplificando, l’impianto scientifico-ideologico.
Colpisce nelle dispute ontologiche sull’embrione l’ostinato
silenzio sulla madre. Senza la quale non vi è “vita”,
neppure biologica, che possa svilupparsi; tanto meno vi è
essere umano, o un soggetto che possa rivendicare alcun diritto,
a cominciare da quello a nascere. Se è’ vero che la
tecnica fa scomparire i corpi nell’atto del concepimento,
tuttavia non può fare a meno dell’opera della madre
perché da quel concepimento si arrivi alla nascita di un
essere umano. Questo silenzio ci impedisce di interrogarci sul silenzio
nostro e di altre, sul desiderio femminile di divenire madre, se
e come muta con il ricorso alle tecniche o al rapporto sessuale
, per le diverse pratiche di corpi e menti. Vorremmo ripensare alla
differenza di essere donna ed essere madre che per tante di noi
ha costituito il sapere più fecondo acquisito sull’aborto.
Non vi è modo di fare ordine nella procreazione, medicalmente
assistita e non, se non si mette al centro delle relazioni e delle
regole, la donna, quale soggetto libero e responsabile. Discendono
da qui per noi le valutazioni di merito sui punti più gravi,
diremmo “perversi”, della legge, quelli oggetto dei
referendum.
Non ci sono però estranee le preoccupazioni di chi teme derive
incontrollate della ricerca e nella sperimentazione. C’è
il problema di che cosa fare o non fare degli embrioni prodotti
in provetta, e in generale di una loro tutela. La fecondazione lascia
spazio per interventi di cui e'necessario definire modi e limiti:
sulla selezione degli embrioni prima del trasferimento in utero,
sul tempo massimo consentito alla crescita in vitro, sugli indirizzi
della ricerca, sulle forme di finanziamento e di controllo pubblico.
E su questi problemi la comunità scientifica non è
un blocco monolitico, vi sono donne ed uomini, che, proprio a partire
dalle incrinature prodotte non da oggi tra scienza e società,
lavorano sull’autocoscienza della scienza. Dopo il disastro
di Cernobyl ci siamo ritrovate in tante attorno alla “coscienza
del limite”.
Dare corpo alle parole, parole ai corpi è stato sempre decisivo
nelle pratiche politiche e discorsive di donne. E’ questo
il filo del discorso che vorremo riprendere, oggi che ci troviamo
di nuovo a misurarci con discorsi senza corpo, e con la riduzione
a biologia dei corpi, degli esseri umani , del significato e dell’esperienza
della nascita, e delle relazioni che attorno ad essa si costruiscono.
INVITIAMO LE DONNE INTERESSATE
A PARLARNE
Sabato 21 maggio ore 10.00
Sala Conferenze Commissione delle Elette
VIA DELLA PENITENZA, 37 - ROMA
GLI EVENTI DAL 16
al 31 MAGGIO
> Presentazione del libro
Disturbando famiglie felici di Angela Scarparo
Intervengono Anna Maria Crispino e Maria
Palazzesi. Organizza: Zora Neale Hurston
Un noir fatto di situazioni insolite e strampalate in un costante
crescendo di suspense, Disturbando famiglie felici è costruito
come fosse un palcoscenico teatrale, in un'atmosfera che ricorda 8
donne e un mistero, film di François Ozon; il ritmo è
tenuto sempre alto, in uno stile piacevole, scorrevole
ed espressivo. Martedì 17 maggio,
ore 18.00
> TESI e INCONTRI
temi ed argomenti in discussione a partire da tesi di laurea di donne.
Le artiste del Movimento Arte Concreta. Tesi in Storia
dell’Arte Contemporanea discussa nell’anno accademico
2002-2003, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di laurea
in DAMS, Università degli Studi di Bologna, da Patricia Magdalena
Armocida Organizza: Area Cultura Casa Internazionale delle Donne
e Archivia (vedi approfondimenti) Mercoledì
18 maggio, ore 18.00
> FESTA MA DONNA in occasione della nascita di
Ildegarda corposanamente Festa delle Associazioni della Casa Internazionale
delle Donne con musica, buffet e premi. Organizza: Ildegarda corposanamente
Giovedì 19 maggio ore 21.00
(vedi approfondimenti)
> Seminario Internazionale
Diritto alla salute come pratica di cittadinanza.
Il seminario è parte delle attività previste nel Progetto
“Citizenship and New Inclusion”, realizzato da una rete
di partner che comprende il Comune di Forlì, diversi enti locali
italiani e alcune associazioni - tra cui Terra Nuova - italiane ed
europee (gli altri paesi partner sono: Germania, Grecia, Regno Unito
e Lettonia). Il progetto è cofinanziato dalla Commissione Europea.
Giovedì 19 e Venerdì
20 maggio
> Primo seminario di studi
di Solidea istituzione di genere della Provincia
di Roma Confronto con la rete nazionale dei Centri Antiviolenza.
Focus sull’ospitalità Progetti, metodologie, buone pratiche
nei centri. Organizza: Differenza Donna. Sabato
21 e domenica 22 ore 10.00
> Seminario Diritti
umani delle donne Interviene Corinne Kumar dell’ Asian
Women’s Human Rights Commission Organizza: Filipino Women’s
Council. Martedì 24 maggio
ore 18.30
> Tamar Pitch presenta i
libri La fecondazione proibita di Chiara
Valentini Edizione Feltrinelli e Bioetica e fecondazione
assistita di Vittoria Franco.
Organizza: Generi e Generazioni
. Mercoledì 25 maggio ore 18.00
> Presentazione libro Estoria-Estoria della cantante
scrittrice capoverdiana Celina Pereira
Organizza: Tabanka Onlus, Scritti d’Africa, Quinoa.
Mercoledì 25 maggio ore 18.00
> Incontro Tesori di Carta
Presentazione e tavola rotonda ad un anno dalla nascita, del patrimonio
e dei progetti di ARCHIVIA, Archivi Biblioteche Centri di Documentazione
delle donne. Venerdì 27 maggio
ore 15.00 (vedi approfondimenti)
> Seminario Fecondazione assistita: la voce delle donne
Interviene Suzy Leather, presidente Embriology and
Fertility Authority del Regno Unito. Organizza: British Council
Lunedì 30 maggio ore 15.00
> Presentazione libro Come uccidono le donne Una
lettura psicoanalitica di Giuliana Kantzà,
edizioni MAGI Organizza: Edizioni Magi Lunedì
30 maggio ore 18.00
APPUNTI E SPUNTI DAGLI EVENTI
> Il
soggetto lesbica
a cura di Monica Storini
CLR – Coordinamento Lesbiche Romane
Sabato 14 e domenica 15 maggio
si è svolto presso il Centro Femminista Separatista un Convegno
dal titolo Il soggetto lesbica. Sovvertire il pensiero egemone per
una ri-scrittura del simbolico, organizzato dal Coordinamento Lesbiche
Romane e dal Centro Femminista Separatista, insieme all’Associazione
Separatista Desiderandae di Bari e al Fuoricampo Lesbian Group di
Bologna. L’idea è stata quella di partire dal soggetto
e dall’identità che si nomina lesbica, che si colloca
all’interno di una pratica di relazioni con donne e fra donne,
per decostruire la dualità maschile/femminile e per cogliere
l’(auto)inganno del pensarsi al di fuori di quei due generi
- quando in realtà si continua a subirne l’influenza
attraverso la fiducia nel neutro -, cercando assieme alle altre
di tracciare una risposta possibile ad alcune domande centrali:
come l’essere lesbica e dichiararsi tale sovverte l’ordine
dato, il pensiero unico, l’assoluto della concezione etero-patriarcale
e il simbolico che ne deriva? Da quali visioni muove la necessità
di ri-scrivere il simbolico? Con quale strategia sapiente (perché
inscritta nel corpo) si possono smascherare le trappole del linguaggio?
A partire da quali genealogie, forme della memoria, modalità
di trasmissione si possono identificare gli strumenti per ri-scrivere
il mondo? Lo riscrivono i movimenti che rivendicano l’omologazione
alla coppia eterosessuale/eterosociale e alla famiglia come luoghi
di privilegi?
A parlarne sono intervenute: Michéle Causse, Jacqueline Julien,
Katy Barasc, Danielle Charest, Rosanna Fiocchetto e Simonetta Spinelli,
introdotte, di volta in volta, da rappresentanti dei gruppi organizzatori:
si è così dibattuto, con più di cento donne,
di linguaggio, di visibilità, di genealogia della parola
lesbica, di fenomenologia e pratica della rabbia, di diritti, di
integrazione e/o auto-rappresentazione, di omologazione, di “guerrigliere”
e “civilizzate”.
In particolare, per il Clr, il discorso sul linguaggio e sull’importanza
della sua decostruzione per una ri-scrittura del simbolico, si è
coagulato attorno alla figura centrale e imprescindibile di Valerie
Solanas.
Come ha ben sottolineato Michelle Causse nella sua analisi, Valerie
ha infranto un tabù “estremo”: l’odio verso
il dominante che impone il divieto di ri-conoscenza di sé.
Se soltanto un soggetto che legittima la propria esistenza può
odiare e desiderare, può contrapporre al vuoto di sé
la pienezza dell’utopia, allora possiamo riconoscere alla
Solanas il merito della visionarietà: è dalla visione,
infatti, che nasce l’utopia, quell’ispirazione ideale
che ci costituisce soggetti di desiderio.
Di Solanas abbiamo voluto fare nostra l’intuizione che ha
dato vita a SCUM e che comprende, ad esempio, il concetto di sabotaggio.
Esso si coniuga con quello di sovversione e decostruzione (del sistema),
e quindi con lo stare all’interno dei meccanismi di trasmissione
del potere per de-normalizzarli, sottraendosi alla logica della
ri-produzione del modello dato, in qualsiasi forma esso si ri-presenti
(pacs, famiglia, carriera, taglia 42 ecc.). Siamo infatti consapevoli
che il ricorso sconsiderato al relativismo radicale rappresenta
un pericolo all’interno dell’omologazione. Esso tende
a ri-produrre ineguaglianze sociali, attribuendo loro valore di
differenze, mentre in realtà non sono altro che discriminazioni
legalizzate (come suggeriscono Charest e Spinelli).
Riconoscere le nostre molteplici specificità, le nostre complessità,
le diverse esistenze (esperienze, vissuti, estrinsecazioni di vite),
può avvenire solo attraverso la forza dell’autorappresentazione,
contro l’egemonismo e il fondamentalismo delle attuali declinazioni
universaliste (cfr. la recente denuncia di Ratzinger contro il relativismo
nel corpo della chiesa cristiana). Noi crediamo che questo processo
(quello di ri-conoscere le nostre soggettività multiple)
passi attraverso la relazione tra donne. Del potere dirompente di
tale pratica ha parlato A. Rich, riconoscendole attributi fondamentali,
quali la resistenza, la solidarietà, l’interiorizzazione
di individualità femminili: in altre parole, il cosiddetto
continuum lesbico, intendendo per esso tutte quelle esperienze vissute
collettivamente e individualmente, che indicano che le donne scelgono
tra di loro rapporti privilegiati (cfr. A. Rich Eterosessualità
obbligatoria ed esistenza lesbica”, in «NuovaDwf»,
1985).
Anche noi sperimentiamo questa pratica quotidianamente partendo
dal confronto fra pari: mettiamo cioè in campo sapienze soggettive,
ma all’interno di una identità comune, per delineare
un quadro condiviso - ma mobile – dei nostri vissuti. È
un’esperienza che viene agita all’interno di gruppi
o comunità che spesso condividono le modalità di azione
(o una comunanza di intenti-desideri), che però può
essere esportata verso altri ambiti. È il caso del lavoro
che il CLR ha condiviso con un gruppo di donne appartenenti ad una
cultura “altra”, le africane di NO.DI. Ci ha detto in
quell’occasione una delle compagne di NO.DI.: «Vengo
dall’Etiopia e vivo in Italia da molti anni. Ringrazio le
donne del CLR perché per noi questo incontro è stato
molto intenso. È strano perché io sono sempre stata
molto diffidente… Siamo spesso chiamate a testimoniare per
studi e ricerche se siamo state infibulate oppure no e così
via, ma poi nessuno ci chiede mai: “Come vi sentite?”
Dunque quando ho incontrato le donne del CLR ho pensato: “Ma
queste cosa vogliono?” E invece è stato proprio bello.
Faccio parte dell’associazione immigrazione da tanti anni
e con la mia comunità, con altre straniere, con italiane,
ho avuto tantissimi incontri a Roma, in Italia e all’estero:
anche in queste occasioni ci hanno detto: “Siete infibulate?
Oh, poverine!” Ma è strano che nemmeno con le straniere
ho avvertito questa sensibilità, questa delicatezza. Loro
(il CLR) non ci hanno chiesto niente… Ci siamo confrontate
cercando e trovando punti di incontro come donne, perché
è come donne che abbiamo parlato. Noi (si riferisce alle
altre due compagne di NO.DI.) siamo amiche da tanti anni, ma tra
di noi non siamo mai riuscite a parlare apertamente, perché
ci vergogniamo. Con loro, invece, no. E per questo le ringrazio,
perché ci hanno dato la possibilità di “sentirci”.
È strano perché noi veniamo da una cultura che ha
una visione diversa delle lesbiche, di cui non si parla perché
è tabù. Abbiamo invitato altre straniere che come
vedete non sono venute… Ma la chiusura secondo me non serve,
se ci si confronta, ci si può conoscere e capire».
Si è scelto, infatti, come titolo dell’iniziativa Oppressioni
a confronto (Casa internazionale delle donne, aprile 2004), non
perché riteniamo che tra donne ci si debba misurare al ribasso,
ma perché abbiamo riconosciuto, e riconosciamo tuttora, nella
sorellanza il comune denominatore attraverso il quale costruire
un discorso condiviso e condivisibile. Partendo dal confronto dei
reciproci vissuti (il partire da sé), siamo giunte ad un’analisi
delle nostre esperienze di vita. La linea sottile che divide il
dis-agio dall’agio ci è apparsa così metafora
eloquente del rovesciamento che come donne – tutte - sappiamo
agire, traendo forza proprio da ogni feroce tentativo di azzeramento
della soggettività femminile.
Lo stesso ribaltamento che, come ci ha suggerito Barasc, dovremmo
operare nei confronti del linguaggio maschile, riappropriandoci
del termine lesbica. Anche se esso, nominandoci, ci toglie significanza,
ci nega e ci ingiuria, possiamo infatti insieme - e all’interno
della nostra genealogia - reinvestirne il contenuto. Conseguentemente
potremo allora costruire un nuovo genere di visibilità dove
sarà possibile rintracciare il corpo lesbico sul palcoscenico
sociale e sul piano simbolico (J.Julien).
Il lavoro di decostruzione del linguaggio – che è,
per esempio, fondamentale per estirpare la cultura maschile dello
stupro, come ci è apparso nell’esperienza con la filmaker
Aishah Saddah Simmmons (No, rendere visibile l’invisibile,
Casa internazionale delle donne, ottobre 2004) -, nonché
la possibilità di partire dalla condivisione delle soggettività
e la delineazione di relazioni significanti ci sembrano operazioni
centrali per modificare quel pensiero egemone che non ci vede e
non ci pre-vede. Alla parola, in felice connubio con l’immagine,
è stata dedicata, infine, anche la mostra Immagine Parola,
curata da Grazia Ursini e Emilia Mazzocchi che, venerdì 13
maggio ha anticipato l’apertura del Convegno e che ha ospitato
i lavori di Loredana Baldin, Emilia Vitale, Grazia Ursini, Luki
Massa, Maria Onetti, Mimma Pisani, Emilia Mazzocchi, Pina Nuzzo,
Paola Pieretto, Petra Bialas.
APPROFONDIMENTI
> TESI
e INCONTRI
Le artiste del Movimento Arte Concreta
All’interno del Movimento
Arte Concreta, fondato a Milano da Dorfles, Munari, Monnet, Soldati,
e conclusosi con la scomparsa di Monnet nel 1958, hanno lavorato
cinque artiste.
Regina Cassolo Prassede, Simonetta Irene Jung, Paola Levi Montalcini,
Bruna Pecciarini, Olga Carol Rama.
Aderendo al M.A.C. tutte e cinque hanno contribuito sensibilmente
a sviluppare un linguaggio artistico che si è distinto dalla
tradizionale rappresentazione figurativa, preferendo forme geometriche,
materiali, cromatismi e matericità nuove.
Paola Barbara Sega, docente di Storia dell’Arte Contemporanea,
corso di laurea in Dams, Università di Bologna, Simona Weller,
artista e scrittrice ne parlano con Patricia Magdalena Armocida.
Per gentile concessione dell'artista il giorno dell'incontro, nella
libreria della Casa, saranno esposti alcuni quadri di Bruna Pecciarini
appartenenti al periodo del MAC.
Mercoledì 18 maggio 2005, ore 18.00
> Nasce
l'Associazione Ildegarda
a cura di Giuseppina Tortorella
L'Associazione "Ildegarda
- corposanamente" è costituita da un gruppo di donne
che si occupa di attività psicofisiche e terapie e tecniche
non convenzionali, metodi di cura alternativi che aiutano il corpo
e la mente ad essere in equilibrio tra loro.
Tutto questo lo fa all'interno della "Casa Internazionale delle
Donne", avendo chiaro che questo luogo esprime l'impegno politico
- sociale delle tante donne che hanno lottato per conquistarlo.
Lavorare in questo luogo quindi, rende l'impegno professionale delle
socie di Ildegarda più forte e partecipativo, ragione questa
per non riproporsi come l'ennesimo Centro di Benessere. Si vuole
invece riuscire a caratterizzare l'associazione Ildegarda facendola
diventare laboratorio di studio e scambio professionale che contribuisca
a diffondere e promuovere le medicine/terapie non convenzionali.
"Ildegarda" ha questo obiettivo e, pur essendo ancora
una piccola associazione, ha un progetto ambizioso: far nascere
qui, nella Casa, un presidio permanente della salute, dove sia possibile
trovare molte di quelle tecniche e discipline.
Tutto questo come punto di arrivo di un discorso che ha come obiettivo
immediato un'educazione alla salute attraverso vari strumenti come
seminari, conferenze, formazioni.
La prima tappa che l'associazione intende realizzare è costituita
da un viaggio attraverso i sensi; una mappa legata a questi ultimi
che produrrà quindi una serie di incontri sulle varie tecniche,
terapie o altro, legate per esempio al Gusto (alimentazione, nutrizione),
al Tatto (tecniche di manipolazione o agopuntura) e così
via.
In questa ottica il gruppo Ildegarda si muoverà sperando
di conquistare attenzione e partecipazione da parte delle donne
che abitano la Casa, ma anche portando nuove risorse all'interno
della Casa stessa. Per cominciare, l'Associazione Ildegarda ha pensato
di promuovere una grande Festa per il 19 Maggio alle 21, dove tutte
le donne e le Associazioni presenti all'interno della Casa sono
invitate e, come si è pubblicizzato nel volantino, con un
primo immediato obiettivo che è incontrarsi - conoscersi
- parlarsi.
> Il progetto Archivia
di Ines Valanzuolo
L’Associazione “Archivia Archivi, Biblioteche, Centri
di documentazione delle donne” si è costituita il
due luglio duemilatre.
Socie fondatrici le rappresentanti del :
· Centro di documentazione internazionale Alma Sabatini,
operativo e aperto al pubblico dal 1988;
· Centro Documentazione Studi sul Femminismo, progettato
nel 1972.
· Il Paese delle donne associazione per l’informazione
nata nel 1986.
· Centro Simonetta Tosi nato come consultorio autogestito
nel 1973.
· Circolo UDI “La goccia”di Roma nato nel 1984.
· Collegamento lesbiche italiane nato nel 1981.
· Cooperativa Libera Stampa – editrice della testata
“Noi Donne”
· Associazione Differenza Donna nata nel 1989
· Archivio fotografico Franca Zacchei foto del movimento
femminista a partire dagli anni 70.
· Udi-Scienza della vita quotidiana- Lidia Menapace nata
nel 1998.
· Movimento di liberazione della donna nato all'inizio
degli anni ' 70.
E’ necessaria una
breve premessa per ben definire il progetto Archivia.
I Tesori di carta, citati nel titolo, costituiti da materiale bibliografico
e archivistico prodotto dai movimenti femministi e femminili, romano,
nazionale e internazionale, custodito gelosamente dai gruppi citati,
costituiscono il suo patrimonio prezioso. È infatti tale
non solo per le donne che lo hanno prodotto e contemporaneamente
raccolto, conservato, ma anche per la Sovrintendenza Archivistica
del Lazio che lo ha valutato per la maggior parte ”di notevole
interesse storico e pertanto sottoposto alla disciplina del decreto
legislativo 29/10/1999 n. 490 per l’importanza che riveste
per la storia politica e sociale italiana del ’900”.
Consapevoli di ciò, le responsabili di fondi diversi per
storia e consistenza, si sono aggregate con lo scopo di conservare,
incrementare, valorizzare e soprattutto socializzare il loro patrimonio,
in vista di una evoluzione auspicabile, quanto inevitabile, della
ricerca storiografica; evoluzione richiesta da una ridefinizione
di metodi e contenuti, in rapporto a settori sottostimati o addirittura
non considerati della cultura, quali quelli femminili, sempre presenti
e determinanti, emersi per volontà del movimento femminista
del sec. XX e attuale.
Archivia si propone di facilitare questo processo, dando possibilità
di accesso ad una cultura di genere che per dinamiche tradizionali,
purtroppo sempre rinnovabili, tende ad essere tacitata, o addirittura
ad autocensurarsi, determinando:
· una ricostruzione parziale e quindi falsata del passato
· una mancata reale evoluzione democratica della società
che non prevede gli apporti di genere femminile nel contesto generale.
· una impropria fama di antistoricismo dei vari femminismi
che in realtà non negavano, e non negano, la storia ma, mentre
agivano, scrivevano, conservavano, elaboravano progettando un’altra
storia.
Archivia ha quindi radici lontane tanto quanto i primordi del femminismo
moderno in Italia e ne raccoglie l’eredità dei singoli
“fondi”; le dà spazio, accesso perché
questa storia altra esista nella lettura della contemporaneità
e nella progettazione del futuro.
Non si può fare la storia dell’Italia del ’900,
delle lotte per l’emancipazionismo senza consultare le collezioni
di ”Noi donne” del Fondo Cooperativa Libera Stampa e
dell’Udi romana “La Goccia” che testimonia l’incontro
difficile ma fecondo tra le tradizioni e i saperi dell’emancipazionismo
e il neofemminismo. Per comprendere le questioni relative alla modernizzazione
del linguaggio è indispensabile il Fondo del “Centro
di documentazione internazionale Alma Sabatini”. Emergono
con chiarezza dal Fondo Simonetta Tosi le differenze tra emancipazione
e liberazione della donna, in rapporto all’autodeterminazione
circa sessualità, contraccezione, maternità, aborto
e la necessità di controllo politico sulla ricerca scientifica
e medica, ancora al centro dell’attuale dibattito bioetico.
Non si può continuare a sostenere la mancata riflessione
delle donne sulla violenza e sulla guerra, dopo aver consultato
il Fondo Lidia Menapace, o i documenti del Fondo Michi Staderini
circa la soluzione dei conflitti e la qualità della partecipazione
delle donne alla vita politica nazionale e locale. La storia del
femminismo, dagli anni ’70 in poi, è documentata con
puntualità dal Fondo del Centro di documentazione e studi
sul femminismo che con lungimiranza, fin dall’inizio, oltre
che conservare, avviò un processo di computerizzazione di
tutto il materiale, organizzando anche corsi di formazione. Il Fondo
del “Paese delle donne” testimonia l'intreccio delle
pratiche e delle esperienze di coloro che per lunga militanza o
per professione od occasionalmente si sono impegnate e s'impegnano
a valorizzare e diffondere, tramite il suo "il Foglio"
e altre iniziative associative, informazione sulle politiche e sui
saperi delle donne. L’ampio e attuale dibattito nazionale
ed internazionale su omosessualità e lesbismo può
avere uno scarto di qualità, liberarsi di tanti luoghi comuni
con l’accesso al materiale degli archivi lesbici e così
via per tutti i Fondi non citati…..
Questi “tesori di carta” sono una risorsa per la cultura
in genere, per la politica, per quanti hanno avuto o avranno l’intelligenza
di consentirne la conoscenza. A questi ultimi Archivia a sua volta
darà riconoscimento e visibilità.
Esempio da “Scuola politica delle donne” è poi
il luogo, il momento dell’ “epifania” di questi
tesori: quando cioè la radicalità del femminismo romano
e nazionale, intransigente sull’autonomia, antiistituzionale
nel suo complesso e quindi al di là delle esperienze dei
singoli gruppi, attraverso conflitti, mediazioni sempre più
alte e difficili, ha incontrato le istituzioni, passando dalla occupazione
alla gestione di uno spazio significativo per storia e bellezza
qual è il Buon Pastore.
Quindi Archivia ha trovato una sede adeguata. È al centro
di una rete di relazioni tra passato e presente, tra donne organizzate,
autonome e amministrazione locale; istituzione essa stessa in una
nuova istituzione che suggerisce, prima nell’immaginario del
femminismo romano, ora nella realtà, un modo diverso di fare
politica.
SEGNALAZIONI
> Partono a Giugno gli
incontri Generi e cristianesimo. Appartenenze
religiose nella storia e nell’attualità dell’Occidente
Soltanto nello scorrere i
titoli e le articolazioni del prossimo corso che Sara Cabibbo, docente
di storia moderna nell’Università di RomaTre, terrà
alla Casa delle Donne nel mese di giugno, nell’ambito delle
attività dell’Associazione Generi e Generazioni, molte
curiosità emergono, molte domande attendono ancorché
prime risposte.
Tra l’affollarsi di curiosità e domande, alcune attengono
all’attualità, e riguardano i perché sociali,
politici e culturali del ritorno del sacro, dei fondamentalismi
cristiani made in Usa, delle nuove “crociate”; altre
rimandano all’evolversi della storia moderna e contemporanea:
perché nei paesi protestanti la Bibbia ha assunto e assume
un ruolo così importante? E cosa dice la Bibbia sul rapporto
tra i sessi? Come si differenzia su questo il protestantesimo dal
cattolicesimo?
E ancora: quali i rapporti tra Stato e Chiesa nei paesi protestanti
e nei paesi cattolici? Quanto le diverse confessioni religiose hanno
influenzato i diversi modelli di Welfare, nordici e mediterranei,
i rapporti tra i generi e i sistemi delle libertà civili
e culturali? Quali e quante le contraddizioni, anche nei paesi più
laici ed avanzati? Quali le voci dei femminismi nei diversi contesti
religiosi e nazionali?
Sono tutte domande che scaturiscono in noi quando siamo quasi colte
alla sprovvista e cerchiamo affannosamente di capire fenomeni e
fatti attuali, dalle crociate contro la sessualità e l’aborto,
al richiamo costante di quel “God bless America” che
benedice le truppe statunitensi in Irak, alle folle planetarie che
hanno assistito in diretta all’agonia e alla morte di Papa
Giovanni Paolo II, all’affollarsi di interrogativi sul nuovo
Papa.
Questo corso ci potrà dare alcuni strumenti culturali essenziali
per capire, per domandarsi ancora. Questa la sfida di Sara: trovare
le risposte in una ricostruzione storica rischiarata da una prospettiva
di genere, trovarle nell’antropologia cristiana, trovarle
nel pensiero differente del femminismo.
Rivolgiamo a tutte l’invito a partecipare. Qui di seguito
il programma del corso.
Per iscriversi, seguite le istruzioni e compilate il modulo che
troverete nel sito www.generiegenerazioni.net. (i.p.)
Associazione culturale femminista “Generi e Generazioni”
Generi e cristianesimo. Appartenenze
religiose nella storia e nell’attualità dell’Occidente
Lezioni e incontri svolti da SARA CABIBBO, docente
di storia moderna
dal 8 al 30 giugno 2005, ore 18-20
Programma
8 giugno
A immagine di Dio? Un percorso storico sui modelli di genere nella
tradizione giudaico-cristiana
Attraverso la lettura di alcuni passi della Bibbia si metterà
a fuoco il problema del rapporto fra femminilità e sacralità
e si analizzeranno le implicazioni che la subordinazione della donna
all’uomo ha avuto sul piano dell’articolazione dei ruoli
sociali. Con l’ausilio dell’attuale teologia femminista
ci si soffermerà inoltre sul tema della predicazione pubblica
delle donne e del ministero sacerdotale.
15 giugno
Donne contro? La frattura della cristianità e gli sviluppi
dei modelli religiosi di genere nelle principali confessioni religiose
e nelle sette. A partire dal primato della verginità ribadito
dalla chiesa cattolica nel Concilio di Trento che trova riscontro
nella promozione della santità monacale, e dall’opposta
valorizzazione del matrimonio e dello spazio domestico che nell’area
dei diversi protestantesimi assegna alla sfera privata un ruolo
fondamentale nel funzionamento della sfera sociale, si cercherà
di individuare il peso giocato dai modelli religiosi di genere sia
nell’organizzazione delle società di antico regime
che, successivamente, nelle politiche sociali degli Stati del nord
e del sud dell’Europa e nei territori d’oltre-oceano.
22 giugno
Dalla Bibbia delle donne di Elisabeth Cady Stanton al dibattito
sui diritti delle donne nel femminismo dell’Otto e Novecento.
Attraverso la lettura di alcuni testi che esprimono il punto di
vista delle donne sui temi dell’organizzazione dello stato
sociale e delle funzioni femminili nella sfera pubblica, si analizzerà
come la Bibbia venga considerata “the great charter of human
rights” nei paesi protestanti, e come si articola il discorso
nei paesi cattolici.
30 giugno
Genere, religione, diritti nel mondo contemporaneo. L’autonomia
bio-socio culturale delle donne fra multiculturalismo, globalizzazione
e nuovi fondamentalismi. A partire dal fatto che nella società
della globalizzazione e dell’oltre secolarizzazione la religione
confinata nei decenni precedenti nell’ambito della dimensione
privata degli individui, è tornata ad essere un fattore d’importanza
pubblica e sociale, si cercherà di evidenziare come i modelli
religiosi di genere influenzino i dibattiti nazionali e internazionali
sui diritti umani.
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