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la news di informazione della Casa Internazionale Delle Donne
n°48 del 13 gennaio 2006

in redazione:
M. Giulia Catemario, Giovanna Olivieri, Stefania Vulterini


> 14 gennaio 2006 TUTTE IN PIAZZA
Milano – Piazza Duca D’Aosta – ore 14,00 - Roma - Piazza Farnese - ore 15,30

Al nostro appello per la manifestazione hanno risposto e dato adesioni in tante; e tante sono venute alle assemblee indette per la manifestazione organizzate alla Casa.

LIBERTA’ DEL VIVERE E DEL CONVIVERE
Il prossimo quattordici gennaio segnerà una data importante nell’agenda pubblica dell’Italia: sarà una giornata dedicata, come è stato votato in una Assemblea di duemila donne, alla costruzione di un “ponte di libertà” tra Roma e Milano, ma sarà anche il giorno della convivenza tra soggetti politici affini. Due manifestazioni importanti: una a Milano delle donne che lanciano il loro rifiuto nei confronti delle manipolazioni regressive sulla loro vita e sulla loro sessualità. Un’altra a Roma dove si svolgerà la manifestazione nazionale per la richiesta dei PACS , i patti di unione civile, che sono possibili in quasi tutti i paesi europei e occidentali, ma che in Italia trovano l’enorme ostacolo dell’asservimento della politica istituzionale alle gerarchie ecclesiastiche. Lo stesso asservimento che intende rimettere le donne sotto tutela, con la modifica della operatività dei consultori. Entrambi le manifestazioni appartengono dunque alla nuova frontiera della “politica del vivere” contro la quale si stanno esercitando antichi poteri “forti”. Per questo occorre reagire in modo nuovo con molta fantasia evitando le vecchie formule della politica istituzionale che spesso si è dimostrata inadeguata a risolvere la complessità dei problemi. Per lo stesso motivo il fatto che entrambe le manifestazioni per caso siano state convocate nella stessa data può essere considerata una grande opportunità per costruire una giornata dedicata a quella libertà del vivere e del convivere che in Italia appare costantemente sotto attacco. La libertà delle donne nello spazio pubblico è spesso stata oggetto di aggressione nel corso degli ultimi mesi di questo anno: dalla triste vicenda della “valanga azzurra” contro la rappresentanza femminile nella politica istituzionale, alle pericolose e strumentali iniziative sulla legge 194 e sul diritto di scelta di maternità. Allo stesso modo il “grande operatore biopolitico”, costituito dal clero e dall’associazionismo confessionale, dopo la pseudo-vittoria della legge sulla procreazione assistita, tenta di schiacciare ogni possibile nuova forma di convivenza tra persone, al di fuori della famiglia patriarcale. E’ quindi giusto e importante riprendere a manifestare per riappropriarci delle parole politiche che mancano nel dibattito contemporaneo sulla difesa della vita. Da anni infatti il movimento delle donne e quello femminista condividono la difficile battaglia per forme nuove di esistenza e di cura attraverso i PACS. Adesso l’associazionismo gay, lesbico e trans e il fronte laico hanno la possibilità di mostrare la loro attenzione alla libertà delle donne. Insieme possiamo costruire una alternativa politica alla centrifuga mediatica che ci inonda e toglie spessore alla nostra esperienza umana , impedendoci un dialogo approfondito sul salto di civiltà ormai necessario per tutta l’umanità. Quel ponte tra Milano e Roma è dunque una dimostrazione di come l’autonoma determinazione delle donne possa incontrare persone altrettanto consapevoli e capaci di nominare il proprio sapere sessuato, quindi cosciente del limite e non universale, per costruire nuove forme di convivenza e un diverso concetto di libertà: quella dell’essere e non dell’avere. Spendiamo dunque il 14 Gennaio per un sogno nuovo che esprima tutta la ricchezza del possibile contemporaneo: la giornata della libertà del vivere e del convivere .

Bianca Pomeranzi, Maria Rosa Cutrufelli, Edda Billi, Lea Melandri, Elettra Deiana, Angela Azzaro, Carla Cotti, Maria Luisa Boccia, Imma Barbarossa, Lidia Menapace, Elena Del Grosso, Daniela Dioguardi, Titti De Simone Stefania Vulterini, Loredana Monaco, M. Gabriella Guidetti, Anna Lombardo, Loretta Meluzzi, Maria Grazia Rossilli, Rita Corneli, Rossella Russo, Gabriella Guidetti, Rosa Rinaldi, Chiara Valentini, Elena Doni, Giovanna Olivieri, Ada Pastore, Nina Brutti, Costanza Fanelli, Adelisa Malena, Annamaria Tagliavini, Carla Corciulo, Cinzia Abramo,Chintia Mele, Maria Cristina Coccia, Paola Bora, Jociara Lima de Oliveira,Irene Giacobbe, Elisabetta Donini, Rosetta Scarpaio, Daniela di Renzo, Maria Concetta Cocuzza, Maria Grazia Ruggerini, Giovanna Capelli, Patrizia Arnaboldi, Rosa Tavella, Marinella Manicardi, Patricia Tough, Nella Ginatempo, Margherita Gaetani, Elisabetta Lodoli, Lalla Uher, Daniela Dacci, Anna Corrias, Patrizia Poselli, Piera Nobili, Alessandra Mecozzi, Emilia Lanzardo, Silvia De Zordo, Eleonora Cirant, Daria Menozzi,Antonella Picchio, Sancia Gaetani, Caterina Costa, Maria Grazia Negrini, Gianna Baresi, Carla Bartolucci, Rosa Mendes, Silvana Prosperi Pescara, Nadia Pizzuti, Laura Miscia, Paola Bora, Marilena Giaimis, Stefania Scarponi, Campitelli Ornella, Angela Ammirati, Elena Fiorà, Maria Inversi, Rita Alicchio, Elena Del Grosso, Gloria Negro, Marijke Woorts, Liesabeth van der Waals, Jolande Blom, Gemma Pagano, Eva Loohse Bernardo Trivellato, Giorgia Trivellato

Associazioni
Acr Il Sanremese , Acr Il Milanese, Club Turati di Civenna E del Triangolo Lariano
Acr Accademia, Acr/Crv Associazione Progetto Gaia, Centro Donna di Grosseto, Controparola, CLR, CLI, Radio Citta’ Aperta di Milano, Non Una di Meno


>Diverse
di Edda Billi

E’ il sentimento della vita,
lo stare al mondo con disinvolto piacere,
il nostro corpo libero,
la nostra mente cosciente,
le nostre intelligenze,
il senso del limite,
che ci rende diverse,
costrette a sopportare la melma
patriarcale
che esonda e avvilisce
anche le albe e i tramonti.
Questo ci distingue:
in un mondo in cui il maschile
si confonde nei colori
di un arcobaleno sfilacciato,
i neri, i rossi, i bianchi
che la corsa al potere
rende miseramente simili.

Noi donne perciò esigiamo
il rispetto che deriva
dalla nostra differenza
così da pretendere
che sul nostro corpo non si allunghino
mani di sacrestia,
sproloqui di vecchi impotenti,
politiche miserande e sessuofobiche.
Siamo qui, di nuovo, in tante
a dire chiaro e forte
all’altra metà del cielo
che mettiamo al mondo,
incosciente e colpevole,
di cominciare a riflettere sul proprio corpo,
sulle proprie disinvolte eiaculazioni
- sia fisiche che psichiche -
sulla miseria della sua
falsa neutralità.

Noi, per quanto ci riguarda,
continueremo a gestire
la nostra sessualità, la nostra intelligenza, la nostra autonomia.
E quindi libertà di scelta:
anche quella di essere
una suora lesbica
che fuma
spinelli
nelle notti d’estate.

Edda Billi, 14.01.06


APPROFONDIMENTI

>Assemblee alla Casa per le manifestazioni del 14 gennaio
Di Francesca Koch

E’ difficile dar conto della ricchezza e della vivacità delle due assemblee romane ( 3 e 8 gennaio) alla Casa internazionale delle donne, affollate e partecipate con grande passione per preparare la giornata del 14 gennaio, nella quale, come è noto, si svolgeranno due manifestazioni nazionali in forte dialogo tra loro: a Milano le donne saranno in piazza per difendere la legge 194 e affermare la libertà femminile (www.usciamodalsilenzio.org), a Roma si manifesterà perché anche in Italia siano riconosciute le diverse forme di libera convivenza e di “civile solidarietà” (Tutti in PACS).
Risolto con una certa fatica lo scoglio organizzativo (la casa internazionale si assume l’informazione e il coordinamento delle partenze, sia nei pullmans - gratuiti per le viaggiatrici grazie al contribuito di Cgil e di Rifondazione comunista - sia sui treni notturni, con biglietti economici) il dibattito ha preso la forma di una riflessione serrata e articolata sui nodi della mobilitazione, alla ricerca di parole e sentimenti condivisi. Anzitutto dunque la esasperazione e insofferenza per i numerosi e violenti attacchi alla soggettività femminile ( “Basta” “Era ora” ); l’affermazione della nostra libertà di scelta; la volontà di nuova visibilità e iniziativa del movimento, nel quale riemerga forte e autonoma la voce delle donne. E infatti comune è stato il bisogno di un nuovo riconoscimento, anche tra di noi, della autorevolezza della parola femminile; il bisogno di dire in modo semplice la complessità dello stare al mondo, di rileggere il nodo tra potere ed etica, tra privato e pubblico. Non basta certo limitarsi alla difesa della 194, si è detto: il nodo è la sessualità femminile, la libertà di decisione sul proprio corpo e sulla salute. L’intreccio tra aborto e sessualità va analizzato, come anche quello tra sessualità e violenza; il corpo delle donne deve essere sottratto all’espropriazione compiuta dalla politica, dalla medicina e dal diritto, non può più essere considerato “luogo pubblico”, ma riconosciuto nella sua “asimmetria” al potere e restituito alla individuale responsabilità femminile.
L’assenza delle donne dalla scena pubblica e mediatica mette a rischio la stessa democrazia: nel nostro paese sono sotto minaccia non solo la libertà delle donne ( v. legge 40) ma anche i diritti di cittadinanza di molti altri e altre, soprattutto per la legge Bossi – Fini, per le riforme elettorali, della scuola, per l’uso dell’informazione, la crisi economica ecc. Tornano, posti anche dalle giovani, molti dei nodi che avevano animato negli anni settanta il dibattito sulla 194 e sul referendum: la possibilità che lo Stato legiferi sul corpo delle donne; la definizione stessa di laicità ( diversa dal laicismo fondamentalista alla base, ad esempio, della legge sul velo in Francia) di etica ( un’etica di stato? no, certo) di moralità. Si esprime il bisogno di separatismo, almeno di uno spezzone separatista nella manifestazione di Milano: altre, viceversa, ritengono che la forza delle donne nell’iniziativa e nella conduzione della manifestazione può ben permettersi di aprirsi alla partecipazione dei maschi e di sollecitarne la riflessione. Altre considerazioni sono legate alle urgenze del presente: l’attacco alla libera scelta di maternità viene anche dalla precarietà del lavoro, dalle condizioni di vita prive di elementari sicurezze, nelle quali le più giovani sentono di condividere la stessa esperienza di emarginazione e sfruttamento delle donne migranti, e praticano con loro nuove alleanze. Nella voce delle molte che da oltre un anno sono mobilitate nella difesa e nel rilancio dei consultori, di chi si è impegnata contro la legge 40 e contro la discriminazione nella rappresentanza politica, si avverte l’esigenza di continuare il lavoro politico oltre la manifestazione, di creare nuove relazioni, di valorizzare l’esperienza di confronto con le istituzioni locali, di pratica e di dialogo con le donne dei partiti e delle istituzioni, di porsi il raggiungimento di obiettivi immediati e a lungo termine. I trent’anni che sono passati hanno segnato un cambiamento nelle nostre vite e nel paese, suggeriscono nuove priorità e punti di vista; si chiede, ad esempio una riflessione sulla nascita ( e della maternità), sottratta alle emergenze di scelte dolorose, come l’aborto, e pensata invece anche sotto il profilo della vitalità e della complessità personale.
Non si è ritenuto di dover ricomporre in un documento di sintesi la molteplicità degli interventi e delle aspettative, la pluralità delle voci e delle analisi (“le diversità vanno salvaguardate”); l’assemblea ha preferito invece lasciare aperti i tanti livelli della riflessione e delle pratiche politiche, per riprenderli insieme ad una valutazione complessiva degli esiti del 14 gennaio, in un nuovo appuntamento, Domenica 5 febbraio, alle 15, alla Casa internazionale delle donne.

Francesca Koch



> Lettera di alcune donne di Ferrara

Molte persone quest’anno festeggiano il Capodanno due settimane esatte dopo la data convenzionale del 31 dicembre. Il 14 gennaio 2006 queste persone si ritrovano infatti, chi a Milano e chi a Roma, per ingombrare le strade e le piazze della loro speranza e della loro allegria. Si festeggia la fine di un anno cupo, che ha visto il tentativo di vanificare da una parte il percorso di libertà femminile di cui la legge 194 è un’importante espressione, dall’altra valori, come i Pacs, la cui progressiva acquisizione nulla, ma proprio nulla, avrebbe dovuto ostacolare. E la festa è una festa proprio perché questi infelici trascorsi hanno destato non solo e non tanto un bisogno di difesa di quei valori stessi, quanto piuttosto un desiderio di rilancio del pensiero che li accompagna, li sostiene e li fa vivere.
È inammissibile infatti che intorno a questi temi si discuta così malamente, che su di essi si consumino riti di mediazione d’apparato o fra apparati, che il loro senso diventi appannaggio di una politica di cui nulla si salva o può venire buono: né le logiche né i linguaggi, né la povertà d’immaginazione né gli eccessi – quando ci siano – di mal riposta passione, né tanto meno la totale mancanza di un contatto vero e sapiente con le cose in cui Stato e Chiesa ficcano spudoratamente il naso. L’eccentrico Capodanno, oltre a squinternare simbolicamente il calendario, proprio questo vuole dire: che nessuno può arrogarsi il diritto di interferire nella sovranità che ciascuno/a ha sul proprio corpo e la sua varia, meravigliosa e terribile vicenda; che il corpo di chi genera oppure non vuole oppure non può più generare è e resta intoccabile al di là di qualsiasi agire strumentale; che l’autodeterminazione, ancor più dell’indignazione, è ciò che induce e invita alla festa; che, infine, sbaglia chi pensa di lavorare ai fianchi una popolazione senza più bagaglio di pensiero e di fermento, modificando o negando leggi esistenti o desiderate.
È vero che da sempre ogni civiltà ha contato – lo sapesse o meno – sulla sua componente femminile, ed è vero che in Italia recentemente le donne sono sembrate essere venute un po’ meno. Ma è altresì vero (pensiamo al giugno 2005 e al referendum sulla fecondazione assistita) che mai come ora le donne hanno dovuto agire in un clima tanto refrattario, se non ostile, alla loro storia politica e al loro pensiero (oltretutto in presenza di una carta costituzionale sostanzialmente stravolta insieme al sistema di garanzie che portava in sé). Si è tentato di blandirle, e di esaltarne le capacità di intuizione, intelligenza e realizzazione, proprio al fine di svuotare contenuti e forme che quella politica e quel pensiero avevano segnato. Ma se alle donne è mancato finora il tempo di organizzarsi, di rimettere in circolo il loro sapere, di inventarsi le parole per far fronte all’inaudito presente e di riaccendere intorno a sé il naturale desiderio di bellezza e di grandezza che sempre accompagna la crescita di un mondo, ecco però che questo tempo si viene recuperando.
Succede infatti che molte donne abbiano ricominciato a pensare. Non solo, ma che molti uomini si siano sentiti a loro volta chiamati in causa, e abbiano riconosciuto che ne va anche della loro vita. E succede che donne e uomini così riuniti abbiano per paradosso avvertito un gran senso di solitudine – una solitudine di generazione, di ruolo, di rappresentanza -, e abbiano deciso di porvi rimedio. Poiché hanno capito che faccenda seria sia quando gli attrezzi (culturali, etici, espressivi…) di una generazione si rivelano inutili alla generazione successiva, come sia grave che su certi problemi ci si senta chiamate/i in causa se e solo se ci sia smaccatamente di mezzo la propria esperienza o la propria fede (non importa se religiosa o politica), e come sia amaro che su questioni vitali per le singole persone si trovi più facile rispondere per delega: di un partito, sindacato, gruppo o movimento che sia.
Forse è un bene per una civiltà che la sua fine sia o sia stata così vicina. Che tante acquisizioni e tanti saperi si siano rivelati solo incerti o supposti. E che valori intoccabili o creduti conquistati una volta per sempre siano stati invece con malagrazia revocati e toccati. E’ “umano” infatti anche questo, addormentarsi un po’ sui traguardi raggiunti, reputarli inviolabili e perdere tensione. Ma è per l’appunto l’essere umano, con la sua responsabilità, la sua libertà e – perché no – la sua felicità ad essere rimesso in gioco e in questione dagli attuali governanti. Ed è oltremodo umano che i governati cambino gioco e questione, rilancino la posta di ricchezza simbolica e si accingano a far festa a un futuro migliore. Augurando felice anno nuovo a chi condivida la stessa speranza e la stessa allegria.

Giulia Ciarpaglini, Francesca Cigala, Monica Farnetti, Francesca Mellone


ERRATA CORRIGE

Nel resoconto di Giovanna Olivieri “La Casa Internazionale delle Donne al Parlamento Europeo” pubblicato sul n.47 della news letter, per un errore di trasmissione del file è saltato, nel secondo capoverso, il seguente brano:
“L’evento è stato reso possibile grazie all’impegno, alla disponibilità e al lavoro di tessitura delle/degli europarlamentari Luisa Morgantini, Pasqualina Napoletano e Roberto Musacchio (che ha messo a disposizione il contributo per il viaggio) validamente assistiti da Roberto Lo Priore e Francesco Cerasani”
Ci scusiamo vivamente con i diretti interessati per la web- falla spazio-temporale che non ha dato conto del loro lavoro e con lettori e lettrici per il gap informativo.
Ringraziamo vivamente Luisa Morgantini per averci segnalato l’omissione e per la precisazione su Gabriella Pozzobon assistente, non del gruppo Due dell’europarlamento, ma del gruppo Gue-Ngl (gruppo unitario della sinistra europea-verdi nordici) e nella fattispecie della delegazione di Rifondazione Comunista.

La redazione


SEGNALAZIONI

> Lunedì 6 febbraio alle ore 18,30 Monica Guerritore incontra le donne della Casa

Dal 24 Gennaio al 12 Febbraio al Teatro Quirino “Giovanna D’Arco” di e con Monica Guerritore.
Monica Guerritore si accosta al personaggio di Giovanna con la disarmante semplicità di chi crede in ciò che fa. Veste l’armatura che protegge e arma la vocazione dell’anima da chi insinua il dubbio e sceglie la via di un racconto che unisce gli spettatori nella commozione e nella forza.
Il racconto di una donna, Giovanna D’Arco, che diviene racconto di tutta l’umanità. La Guerritore abbandona l’interpretazione delle figure femminile (figure che ha portato in televisione con Amanti e Segreti o in teatro con Madame Bovary, Carmen, La Signora dalle Camelie), le cui azioni erano dettate dalla necessità di riempire “il disagio dell’assenza”. Nell’interpretazione di Giovanna D’Arco racconta la potenza della vocazione interiore come vettore per uscire da sé.
Il corpo di donna che vediamo in scena è l’involucro della forza che trascende il suo sesso, che diviene quasi virile nella sua potenza carnale, che travalica il visibile e si trasforma in forza spirituale e passione, per un ideale cristiano che sia anche utopia ed estremo sacrificio, ma che solo cambia la realtà di un popolo.
Monica Guerritore si accosta al cuore della vocazione di Giovanna , alla sua chiamata dell’Anima che rappresenta una vocazione non solo “divina”, ma anche civile, verso la Libertà.
Da questo, come autrice e regista, prende spunto per realizzare un parallelo storico, politico e “sentimentale” con gli altri grandi martiri ed icone senza tempo della Libertà in un gioco di rimandi immaginari per delineare la storia più nascosta di Giovanna.
“ Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi” dice il Piccolo Principe di Saint Exupery. Così le immagini di Che Guevara, Martin Luther King, il ragazzo di Piazza Tien An Men, a cura di Enrico Zaccheo, che proiettate su un panorama di 16mt x 8 diventano scenografia emotiva, si intrecciano con il tessuto drammaturgico creato dalla fusione degli Atti del processo, dal De Immenso di Giordano Bruno, dai versi di Maria Lusia Spaziani, dai brani di Nicetsche e Brecht e insieme alla partitura musicale, dai Carmina Burana di Orff a Tom Waits, dall’adagio d’archi di Barber a Freddy Mercury, sottolineano la pienezza di questa “vita breve e luminosa” e superano la finitezza del corpo. Anche dell’attrice.
Il Gesto, la Parola, l’Immagini e la Musica sono parti di un unico vocabolario quello dell’anima che crea quella risonanza emotiva, accordo culminante tra l’attrice e lo spettatore .
Monica, e il pubblico con lei, intraprende un viaggio in quell’immensità che Giovanna seppe non solo vedere ma anche raggiungere. “ Sorgendo impavida a fendere con l’ali l’immensità dello spazio”.


> Mercoledì 15 Febbraio Ore 21.00

Presentazione del libro di Monica StoriniL’esperienza problematica Generi e scrittura nella narrativa italiana del ‘900
Si può ancora parlare di una teoria del genere letterario che abbia validità normativa, che costituisca un termine di confronto cui adeguarsi od opporsi - più o meno apertamente e polemicamente - nel corso del Novecento? E se sì, che ruolo vi ebbero gli scrittori e le scrittrici del XX secolo, soprattutto in rapporto alla narrativa? Proponendo di unire nella prassi analitica relativa ai generi letterari i portati più significativi del dibattito interno al pensiero e alla cultura delle donne, l'autrice interpreta i lavori di autori quali Bontempelli, Cialente, Banti, de Céspedes, La Capria, Ballestra, Campo, Santacroce, tentando di individuare genealogie singolari, piuttosto che tradizioni universali.

Presentano Manuela Fraire e Maria Serena Sapegno conduce Maria Rosa Cutrufelli
Organizza: Zora Neale Hurston.


I PROSSIMI APPUNTAMENTI

> Mercoledì 18 gennaio 2006 ore 18.00
Le donne della Casa Internazionale incontrano Cindy Sheehan
Cindy Sheehan la madre del soldato Casey, morto in Iraq, arrestata mentre faceva un sit-in davanti alla Casa Bianca, è diventata famosa e simbolo del movimento pacifista statunitense per le cinque settimane di presidio all'ingresso del ranch del presidente Bush, con una domanda semplice e disarmante: Perché è morto mio figlio?

> Mercoled’ 25 gennaio ore 17.00
presentazione Libro” Uno sguardo musicale sul mondo arabo-islamico” di Cinzia Merletti, MMC edizioni

> Mercoledì 1 febbraio ore 18.30
Presentazione libro poesie “Unguento” di Elena Falgheri , accompagnate musicalmente, leggeranno alcuni versi Monica Maggi, Gabriella Serena. Org. Zora Neale Hurston

> Giovedì 2 febbraio ore 18.00
Progetto Rwanda: Progetti a sostegno degli orfani e delle vedove del Rwanda, Org. Progetto Rwanda Onlus

> Giovedì 2 febbraio ore 10.30
Convegno: Agricoltura è femmina, presiede il responsabile dei DS per l’agricoltura Francesco Baldarelli, interviene Barbara Pollastrini. Org. Forum delle donne Democratici di sinistra

> Lunedì 6 febbraio ore 18.00
incontro con Monica Guerritore in occasione della rappresentazione "Giovanna D’Arco" al Teatro Quirino. Org. Zora Neale Hurston

> Martedì 7 febbraio ore 9.30
Convegno: Presentazione di una proposta di legge.
Org Differenza Donna

> Mercoledì 15 febbraio ore 21.00
Presentazione del libro “L’esperienza problematica. Generi e scrittura nella narrativa italiana del ‘900” di Monica Storini. Presentano Manuela Fraire e Maria Serena Sapegno conduce Maria Rosa Cutrufelli. Org. Zora Neale Hurston.

>Lunedì 20 febbraio ore 9.00
Seminario “Il bilancio di genere. Percorsi ed esperienze in italia
Organizza: Regione Lazio in collaborazione con Casa Internazionale delle Donne ed Università Roma Tre


Per informazioni su queste e altre iniziative consulta il sito
della Casa Internazionale delle Donne

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redazione.cidd@tiscali.it

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