Avviso alle naviganti la news di informazione della Casa Internazionale Delle Donne
n°49 del 3 febbraio 2006

in redazione:
M. Giulia Catemario, Loredana Monaco, Giovanna Olivieri, Stefania Vulterini

>Partecipiamo tutte! Domenica 5 febbraio ore 15.00
Assemblea alla Casa Internazionale delle Donne


Dopo Milano: l’incontro del 23 gennaio
A cura di Francesca Koch

La cifra di tutti gli interventi è l’emozione e l’entusiasmo per la manifestazione del 14 gennaio, insieme alla consapevolezza che siamo entrate in una nuova fase della politica del movimento.
Non a caso quasi tutte iniziano con il racconto del loro vissuto ( il viaggio- pullmans, treni cuccette ... - l’attesa, la manifestazione, gli slogans più belli, le compagne, le diverse generazioni, gli autogrill pieni di donne, gli uomini nel corteo ...) per offrire le loro considerazioni politiche.
Radicale il punto di vista di Edda che ora, nella fase elettorale, vede il rischio di un ritorno alla normalità della politica in cui le donne rimangono le portatrici d’acqua del potere maschile.
L’assemblea però si concentra piuttosto sulla novità dell’evento e del contesto: per Bianca Pomeranzi la non presenza di donne nello spazio pubblico può essere superata oggi con una proposta articolata di negozialità politica, con alleanze ampie, con l’intreccio di relazioni tra le donne dentro e fuori le istituzioni; da una pratica femminista non deriva necessariamente un percorso nella politica istituzionale, ma dobbiamo approfittare dei saperi costruiti in questi anni, in cui molte si sono impegnate nelle istituzioni. Milano è stato un evento importante ( fa bene non solo a noi ma a tutta la politica), necessario, frutto di una mobilitazione di tante e di tanti ( a cominciare dal lavoro di ponte di Arcilesbica con la manifestazione romana per i PACS). Esistono pratiche che ci rendono più vicine, e ci permettono di tessere i fili della lontananza e della diversità, come quella di una “competizione collaborativa”, la capacità di mantenere la negozialità di tutti e con tutti , data l’urgenza della sconfitta di questo governo
Patrizia Politelli, osservando la sproporzione tra la presenza in piazza, le cose che diciamo e le logiche della politica, propone un’azione simbolica e concreta “un elenco di nomi di mille e una donna dai 20 ai 90 anni, non proponiamo candidature, ma nominiamo le nostre risorse, le nostre capacità, il nostro affetto, il nostro rispetto e la nostra gratitudine. Ed anche le nostre aspettative...” ( v. sotto) Molti interventi appoggiano questa proposta arricchendola negli aspetti simbolici ( un rotolo che si possa allungare, espressione di riconoscimento reciproco, ogni donna proponga dieci nomi per affermare relazioni e reti ...).
Ilaria, del Comitato “Siamo più della metà”, ricorda che la mobilitazione di Milano non era solo sulla 194, ma sul precariato, sulla assenza delle donne sulla politica, come ha dimostrato il ricco dibattito nei giorni successivi.
La questione è dunque come fare tesoro di Milano e del dibattito a livello politico, rispetto al percorso che abbiamo fatto; cosa fare a Roma, noi, qui, ragiona Maria Luisa Boccia. Non ci sono automatismi, ma si tratta di inventarsi forme efficaci per noi e per le istituzioni, con altri soggetti che si attivano in questa campagna elettorale. Quale politica? Con chi? Come? C’è bisogno di momenti pubblici nei quali ci sia un discorso ( nella manifestazione non c’è discorso anche se i corpi dicono moltissimo): l’assemblea del 5 è l’opportunità per preparare approfondimenti tematici. Le differenze ci sono e sono da irrobustire: il rischio di disperdersi può essere superato con un collante che non può essere solo la parte organizzativa, ma è piuttosto la tessitura di relazioni e di scambio tra le differenze. L’ipotesi su cui lavorare è una grande assemblea, a Roma ma con carattere nazionale, con alcuni momenti e caratteri specifici. La nostra non è una politica dei diritti ma di prendere parola: non ci identifichiamo dunque con il movimento dei diritti, né con lo scontro del laicismo rispetto alla chiesa; anche in merito alla discussione sui Pacs, c’è distinzione e non contrapposizione. Quale rapporto con le istituzioni, quale campagna elettorale? Non dobbiamo ragionare solo sullo scacco, ma sulla disponibilità di liberazione, a cominciare dal fatto che a Milano si è saldato un rapporto tra le due generazioni non più solo teorico, ma di condivisione di un evento comune, nel quale erano rappresentati tutti i percorsi.
E’necessario, a Roma, continuare il confronto serrato sui nostri contenuti anche in vista della, scadenza elettorale, costruire laboratori sui temi come corpo, sessualità, pacs, i consultori, ma anche il tema della guerra e della pace (Rita Corneli) E’ importante tener conto della dimensione locale della politica sia per le scadenze amministrative (Cristina Coccia) sia per la possibilità di riaprire un confronto con le donne delle amministrazioni, per parlare di come le donne stanno dentro ai partiti e alle istituzioni (Laura Ferrari) e del lavoro capillare che riescono a svolgere ( Antonella Cantaro: più forte è il rapporto con il movimento, più incisiva l’azione delle donne nei partiti e nelle istituzioni). La manifestazione di Milano va letta come un gesto di forza, di affermazione più che di rottura; non solo eravamo in tante, e di più generazioni, ma la qualità della presenza maschile, di uomini diversi, di varia età, ci chiede di porre a tema anche la relazione con gli uomini (Bia Sarasini). Il rapporto con il centrosinistra si deve porre a partire dalla nostra pratica e dalle nostre priorità: la relazione uomo-donna è centrale nel ripensare la politica, nell’affrontare la crisi della politica istituzionale, il discorso sulla rappresentanza, la abrogazione della legge 40 e altri impegni chiari (Angela Azzaro)
L’assemblea si esprime dunque con una sostanziale adesione alla proposta di avviare una riflessione di grande autonomia, di costruzione di un laboratorio e impegno nello spazio pubblico, che veda Roma come luogo simbolico per un percorso negoziale collettivo, con la presenza delle tante differenze (“Ricominciare a lavorare in modo circolare, con ragionamenti condivisi”, Bianca Pomeranzi) senza enfatizzare lo scontro, ma puntando sulla ricchezza delle esperienze, ad esempio, anche del mondo cattolico ( Marisa Gizzio).
A questo livello della riflessione se ne intreccia e se ne affianca un altro, legato alla necessità di dare risposta a questioni più immediate come le nuove manifestazioni dell’11 febbraio, a Napoli e a Roma, (con nuovo rischio di sovrapposizione) e più in generale alla opportunità di mantenere alta la visibilità e la mobilitazione. La continuazione di iniziative in piazza è auspicabile; in questi momenti urge la visibilità ( Laura Ferrari); Ines Valanzuolo esprime la sua gioia per la mediazione alta realizzata a Milano (anche se “non siamo mai state in silenzio”), ritiene opportuna l’attività nelle varie piazze (più sono le piazze e meglio è) per poter dare spazio a tutti i nostri contenuti.
Doriana Goracci dichiara la necessità di sostenere la proposta di “Facciamo breccia”, contro il potere della chiesa e mette in guardia sullo scontro voluto da Berlusconi, sul passaggio di testimone a Isabella Bertolini, sulle nuove dichiarazioni di ostilità della chiesa sulla donna. Del resto, lo diranno in molte ( Elena, Marta, Silvia) “Facciamo breccia” non è un soggetto chiuso e identitario, ma considera come primi interlocutori i gruppi e collettivi femministi; la prossima assemblea dei collettivi all’Università di Roma, La Sapienza (7-8) sarà per sostenere la manifestazione dell’11 febbraio e la sua piattaforma. Si deve valutare la partecipazione alla manifestazione di Napoli a partire dalla mobilitazione che a Roma è stata intensa e va valorizzata (Rita Corneli): nonostante le difficoltà di comunicazione tra diverse esperienze e diverse generazioni, la partecipazione alle assemblee nella casa è stata appassionata, le delegazioni numerosissime, la composizione dei pullmans articolata come le presenze in assemblea (donne organizzate, ex femministe, singole, giovani donne dei collettivi universitari ..). Per questo le donne della Casa internazionale ( Nadia Cervoni) dovrebbero anche in questa occasione farsi carico di organizzare e sostenere la partecipazione.


> “Nominiamole!
di Patrizia Politelli

Siamo uscite dal silenzio. Ma non basta. E’ necessario che ci prendiamo il potere di nominare, ossia di rappresentare, essere e di far essere. Di esistere per quello che siamo e di forgiare secondo i nostri bisogni e desideri. Donne ovunque: che vivono, operano, esercitano le loro capacità, sono riconosciute da coloro che sono loro vicine e vicini, che muovono questo paese capillarmente, molecolarmente, profondendo intelligenze, affetti, professionalità, lavoro, impegno, bellezza e sguardi attenti. Donne sapienti perché dentro: nelle relazioni, nelle fatiche quotidiane, nell’allegria e nella durezza di quello che i giorni impongono e regalano in questo mondo complesso e spesso feroce. Queste presenze non note o note sono qua: a disposizione di chiunque si prenda la briga di cercare. Vanno fatte uscire dall’ombra o dall’ovvio. Dichiarate, rese pubbliche. Nominiamo a cominciare dai nomi propri”


EVENTI DI FEBBRAIO

Mercoledì 1 ore 18.30
presentazione del libro Unguento poesie d’amore di Elena Falgheri
Parole di Monica Maggi e Gabriella Schina, Musiche di Angelo Magnifico
Organizza: Zora Neale Hurston

Giovedì 2 ore 10.30 Congresso La terra delle donne. Presentazione della Carta delle donne per l’agricoltura l’alimentazione e il territorio rurale
Organizza: Ds Forum Delle Donne

Giovedì 2 ore 18.00 Convegno Costruire la pace: un progetto per le donne. Progetto Rwanda presenta La casa della pace e della riconciliazione Kicukiro, Rwanda
Organizza: Progetto Rwanda o.n.l.u.s.

Sabato 4 ore 9.00 Convegno La politica e le donne: il patto è possibile
Organizza: Consulta femminile regionale del Lazio

Sabato 4 ore 16.30 Incontro sulle Elezioni in Palestina con la partecipazione di Luisa Morgantini
Organizza: Donne in nero

Domenica 5 febbraio ore 15.00 Assemblea alla Casa Internazionale delle Donne USCIAMO DAL SILENZIO

Lunedì 6 ore 18.30 Incontro con Monica Guerritore per parlare insieme del suo ultimo spettacolo teatrale Giovanna D’Arco
Organizza: Ufficio Stampa Casa int. delle Donne

Martedì 7 ore 9.30 Convegno Guarire da trauma? La violenza sessuale sui bambini. Presentazione di una proposta di legge
Organizza Differenza Donna (vedi approfondimenti)

Giovedì 9 ore 18.30 Discussione del testo della piattaforma/petizione per la smilitarizzazione del Lazio
Organizza: Affi e Ass. Basta Guerra

Mercoledì 15 ore 21.00 Presentazione del libro L’esperienza problematica. Generi e scrittura nella narrativa italiana del ’900 di Monica Storini. Presentano Manuela Fraire e Maria Serena Sapegno Conduce Maria Rosa Cutrufelli
Organizza: Zora Neale Hurston

Sabato 18 ore 17.30 Presentazione del libro Concepire l’infinito a cura di Annarosa Buttarelli
Baldini Castoldi Dalai edit
Organizza: Comune di Roma Assessorato Alle Politiche Culturali, Sistema Bibliotecario
(vedi approfondimenti)

Sabato 18 ore 18.00 Serata per Santa Valentina
Organizza:CLR

Lunedì 20 ore 9.30 Giornata d’incontro Il bilancio di genere: percorsi ed esperienze in Italia
Organizza: Regione Lazio Assessorato al Lavoro, alle Pari Opportunità ed alle Politiche Giovanili,
in collaborazione con Casa Internazionale delle Donne e Università degli Studi Roma TRE
(vedi approfondimenti)

Lunedì 20 ore 16.30 Presentazione dell’opera di Letizia Gianformaggio,raccolta postuma a cura di Tamar Pitch
Organizza: Provincia di Roma, Ufficio del Consiglio Commissione delle Elette

Mercoledì 22 ore 17.00 TESI e INCONTRI temi ed argomenti in discussione a partire da tesi di laurea di donne Differenze di genere nella mobilità per il lavoro nel Comune di Roma di Assunta Sera Introduce Costanza Fanelli, coordina Maria Palazzesi, ne discutono: Silvia Macchi e Flavia Cristaldi
Organizza: Area Cultura Consorzio Casa int. delle donne (vedi approfondimenti)

Sabato 25 ore 17.30 Presentazione del libro Uno sguardo musicale sul mondo arabo islamico di Cinzia Merletti
Organizza: MMC edizioni


APPROFONDIMENTI

> Guarire da trauma? La violenza sessuale sui bambini provoca spessissimo una prolungata rimozione, i ricordi dolorosi affiorano molto più tardi e troppo spesso lo spuntare di un desiderio di giustizia non può essere esaudito perché il reato è caduto in prescrizione.
Da questa constatazione, riscontrata anno dopo anno nei centri antiviolenza, nasce la proposta di Differenza Donna: far partire la prescrizione dal 18° anno di età
Ore 15.30 Presentazione del libro: Guarire dal trauma. Affrontare le conseguenze della violenza, dall’abuso domestico al terrorismo di Judith Lewis Herman

Martedì 7 ore 9.30

> Il libro CONCEPIRE L’INFINITO
Con Annarosa Buttarelli, Federica Giardini, Giacomo Marramao, Maria Palazzesi, Padre Piersandro Vanzan

Presenzieranno Igino Poggiali, Presidente delle Biblioteche di Roma e Adriana Spera, Presidente della Commissione Cultura Comune di Roma
Nell’occasione sarà esposta la mostra fotografica Concepire l’infinito
curata per le Biblioteche di Roma da Domizia Alliata, Maristella Campolunghi, Patrizia Pieri

Concepire l’infinito suppone un infinito più libero, creativo e inaddomesticabile di quello stretto nelle definizioni a accademiche…il problema è dunque non che cos’è l’infinito e cosa se ne deve pensare, quanto come farne esperienza… Annarosa Buttarelli

Concepire l’infinito è atto che nasce da un attaccamento alla realtà, da un tenersi presso la sua finitezza letterale, e concepirlo si fa in due almeno. Se la politica delle donne insegna a trovare l’altra per concepirlo anche nelle parole delle scrittrici… Federica Giardini

Tenterò di restare aderente a questo “concepire” che intende Annarosa e di restare aderente all’esperienza di Virginia Woolf: “…l’oltre è racchiuso nel bozzolo stesso del presente, è il suo miracolo, il suo fiammifero… “ Liliana Rampello

…”presentare qualcosa per cui il tempo non è ancora venuto”: rendere presente, dice Ingeborg Bachmann, ciò che non ha ancora un tempo.Uno dei compiti della poesia è concepire ciò che è fuori dai confini, ciò che è (ancora) indicibile… Anita Raja

Iris Murdoch per me è una che, come Simone Weil, ma in maniera sua originale ha saputo concepire l’infinito dall’interno della crisi della modernità e ha cercato come metterlo al mondo, aprendo una” porta stretta” … Luisa Muraro

Se con il pensiero possiamo conoscere la realtà, è con il sentire che possiamo conoscere la nostra realtà. E’ solo in questo ineludibile patire che ci è dato con-cepire l’essere…Senza sofferto concepimento non c’è “concetto” per Maria Zambrano… Rossella Prezzo

La presenza dell’infinito nel piccolo, su cui tanto insiste Cristina Campo: ”infinitamente più delicata e tremenda è la presenza dell’immenso nel piccolo che non la dilatazione del piccolo nell’immenso”… Margherita Pieracci Harwell

L’esperienza dell’infinito, il sentirlo in presenza e il sentirsene parte…di accoglierlo dentro i limiti del proprio pensiero, appare per Anna Maria Ortese, come qualcosa di già accaduto prima del suo mostrarsi al mondo… Monica Farnetti

Per Flannery O’Connor tutto è nato dalla sua incredulità nei confronti della durezza del male…Lei ha saputo farne un mistero da sopportare, senza negazioni e senza illusioni e le è arrivato in dono il contatto con l’infinitezza del reale… Annarosa ButtarelliPer Emily Dickinson la Natura e l’Uomo sono il miracolo quotidiano che tutti possono contemplare. Perciò l’infinitamente piccolo vale quanto e più dell’infinitamente grande e la massaia può diventare una regina. E infatti lo diventa…. Bianca Tarozzi

L’impreparazione di chi ama fa nella siepe il buco da cui passa l’infinito, come una volpe…Il poeta Leopardi sapeva che c’è una siepe tra noi e l’infinito….la volpe passa dai buchi che il contadino non vede.Li vide Leopardi?... Luisa Muraro

Sospetto che fra la gente comune (e quindi ahimè anche fra i politici, i legislatori ecc.) il fenomeno più frequente e rischioso non è tanto la capacità di concepire l’infinito quanto piuttosto la disastrosa incapacità di concepire il finito… Laura Conti

Sabato 18 ore 17.30



> Aspettando la giornata di incontro sul bilancio di genere
Un contributo di Maria Giulia Catemario

Gender auditing, gender budgeting, gender budget analysis: tutti sinonimi che individuano l’analisi dei bilanci pubblici per genere. Il presupposto teorico del bilancio di genere è che le politiche economiche non sono neutre ma riflettono la distribuzione di potere esistente nella società: le scelte dei governi locali o nazionali hanno, quindi, conseguenze diverse sulle donne o su gli uomini perché diverso è il loro ruolo nella famiglia, nell’economia, nella società. Il gender budgeting è una applicazione del mainstreaming (integrazione della prospettiva dell’uguaglianza di genere in tutte le fasi e a tutti i livelli delle politiche pubbliche da parte degli attori coinvolti nei processi decisionali) nella procedura di bilancio; applicare una strategia di gender budgeting vuol dire integrare la prospettiva di genere a tutti i livelli della procedura di bilancio e ristrutturare le entrate e le uscite al fine di promuovere l’uguaglianza tra uomini e donne. Ma perché i governi e gli enti locali dovrebbero occuparsi delle questioni legate al genere? Essenzialmente per tre motivi. Per l’equità: la riduzione delle disuguaglianze fra i cittadini comporta la riduzione delle disuguaglianze tra uomini e donne. Per l’efficienza: con il bilancio di genere si offre una migliore
conoscenza del proprio territorio e quindi un migliore impiego delle risorse e un maggiore coordinamento tra gli enti. Per la trasparenza: i cittadini, ma anche gli amministratori pubblici
devono essere consapevoli dei risultati delle scelte effettuate dagli amministratori. Decriptare il bilancio e ricomporlo in modo da renderlo trasparente evidenziandone gli impatti sul genere è una operazione di trasparenza.
La finalità dell’analisi di bilancio dal punto di vista del genere comporta da un lato, persuadere il policy maker di come sia necessaria un’attenta analisi dell’impatto di ogni sua decisione sulle condizioni di vita dei due generi, dall’altro, rendere evidente come alcune politiche,
apparentemente neutrali rispetto al genere, sortiscano effetti differenziati sulla condizione economica e sociale della popolazione femminile e maschile. L’origine dell’approccio gender nasce in Australia e in Sudafrica nella metà degli anni ’80, quando i governi hanno impostato i propri bilanci utilizzando degli indicatori di genere. Da allora molte iniziative in vari Paesi hanno contribuito alla definizione di questa teoria che si è articolata con nuovi spunti e riflessioni. Tra i molti Paesi che hanno attivato esperienze di gender budgeting vi sono il Regno Unito il Canada, la Francia e la Svizzera, ma anche il Brasile, l’India, il Messico, le Filippine. In Italia sono in corso diverse sperimentazioni di analisi del bilancio di genere in diverse realtà locali. Le prime iniziative promosse dalla Regione Emilia Romagna e dalla Provincia di Genova hanno portato, nel maggio del 2003, alla definizione di un protocollo di intesa da parte delle Province di Genova, Modena e Siena. Nei primi mesi del 2004 il protocollo è stato firmato anche da altre province e comuni. Ultima, tra le iniziative, il bilancio di genere del comune di Ferrara presentato il 3 febbraio 2006

Lunedì 20 ore 9.30



> Differenze di genere nella mobilità per il lavoro nel Comune di Roma
Tesi in geografia umana discussa nell’anno accademico 2002/03, facoltà di lettere e filosofia, corso di laurea in lettere, indirizzo storico-geografico di Assunta Sera

“Gender and Transport”: l’approccio geografico internazionale
“ Gender and Transport”: l’approccio geografico italiano
Differenze di genere nella mobilità per lavoro nel campione totale
Differenze di genere nella mobilità per lavoro nelle coppie

Silvia Macchi Università La sapienza di Roma, Flavia Cristaldi docente di geografia umana Università La sapienza di Roma, Coordina Maria Palazzesi Area Cultura Consorzio Casa Internazionale delle Donne ne parlano con Assunta Sera

“La donna è mobile...”

Esistono differenze negli spostamenti in città tra uomini e donne? Esse sono in parte influenzate delle costrizioni sociali che la donna subisce da millenni? Cosa ci dicono le ricerche e cosa possiamo apprendere da esse? E’ a queste importanti domande che una tesi di laurea dal titolo “Differenze di genere nella mobilità per lavoro nel Comune di Roma”, discussa il 12 Dicembre 2003, presso il Dipartimento di Geografia Umana de “La Sapienza” di Roma, cerca di dare delle risposte. Nella prima parte di questo lavoro un’accurata ricerca bibliografica ha permesso di delineare i contorni del problema della differenza di genere negli spostamenti urbani grazie ai contributi di numerosi ricercatori nazionali ed esteri. In questo modo è emersa una realtà molto poco edificante per le donne del secondo millennio, le quali ancora sono costrette a vivere in condizioni di discriminazione e disagio che si manifesta con una evidente submobilità urbana. Nella seconda parte della tesi vengono riportati i risultati di una indagine statistica, condotta dalla stessa laureanda Assunta Sera, nella quale sono state verificate alcune delle conclusioni ottenute nelle ricerche prima accennate riguardo un tipo specifico di spostamenti, la mobilità per lavoro, in un contesto urbano particolare come quello della città di Roma. I risultati mostrano come anche in un piccolo campione della popolazione si riscontri la realtà quotidiana delle donne per la quale, parafrasando i versi di una famosa aria del Rigoletto di Verdi, “La donna è immobile...”.
di Assunta Sera

Mercoledì 22 ore 17.00


APPUNTI E SPUNTI

> La decostruzione dei pregiudizi e l’attraversamento delle culture: strumenti di lotta alle discriminazioni sessuali. Un’esperienza di scambio
a cura di Rosa Campese

Cosa avranno mai da dirsi 6 giovani italiane/i, 5 tedesche/i, 6 argentine/i, 10 brasiliane/i con culture ed esperienze diverse e dagli orientamenti sessuali differenti? Quale significato ha per la Casa Internazionale delle Donne aver inviato una propria rappresentanza a questa prima tappa di scambio internazionale sulla tematica delle discriminazioni sessuali?
Sono partita per questa avventura avendo l’intento di tornare con delle risposte convincenti.
Già in aeroporto il gruppo italiano mi è parso estremamente eterogeneo ma straordinariamente interessante e giunta a Porto Alegre sono stata accolta e travolta dal calore (oltre che dalla calura estiva sui 42°!) latino-americano.
Nonostante le diverse provenienze ed esperienze politiche, lavorative, sessuali è stato semplice trovare ampi spazi di scambio e condivisione: i/le giovani brasiliani/e vengono dai quartieri poveri di Porto Alegre, vivono nelle favelas o in strada e partecipano ad un laboratorio teatrale sostenuto dall'UNESCO. Si impegnano inoltre presso organizzazioni umanitarie ed associazioni omosessuali-lesbiche.
Le/Gli argentine/i fanno parte dell’associazione Vox, un’organizzazione che prende parte a manifestazioni contro la discriminazione di omosessuali e lesbiche. Organizzano sit-in e spazi di consulenza e prevenzione all’aperto.
I partecipanti tedeschi sono attivi presso diverse organizzazioni omosessuali-lesbiche tra cui la sezione di Amnesty International che si occupa delle discriminazioni sessuali.

Il fatto stesso di essere lì ci ha immersi immediatamente nel cuore della tematica dello scambio, le discriminazioni per differenze sessuali, per colore della pelle, per povertà e appartenenza etnica.
Attraverso le esperienze personali, le diverse prospettive culturali e il lavoro in comune siamo riusciti a riflettere e a confrontarci su questi argomenti attraverso costruttivi lavori di gruppo, approfondendo tre dimensioni che abbiamo ritenuto fondamentali, legate alla tematica: quella politico-culturale-educativa, quella giuridica, quella familiare quali ambiti salienti nei quali spesso con maggiore preponderanza si palesano forme più o meno esplicite di discriminazione.
Dai lavori di gruppo, sono emersi stimoli molto concreti e operativi circa l’impegno politico e sociale ‘dal basso’dei gruppi formali e informali di omosessuali e ‘simpatizzanti’ (che ad esempio in Brasile sono una grande risorsa), un confronto circa gli sviluppi possibili e i risvolti giuridici legati al riconoscimento di alcuni diritti, nonché la testimonianza degli stessi nei Paesi in cui tali diritti sono già in vigore e una riflessione in merito alla costruzione culturale del tradizionale modello di famiglia accanto al quale si sono elaborati modelli alternativi possibili che tengano conto delle unioni tra omosessuali.
Un contributo determinante alla co-costruzione di uno scambio che non passasse esclusivamente attraverso le parole ma attraverso il corpo è stato l’uso del teatro come modalità comunicativa di elezione grazie al supporto di due registi brasiliani membri dello staff.

Fortunatamente la realtà di Porto Alegre, ci ha permesso di non rimanere chiusi nella nostra ‘isola felice’ in cui si è spontaneamente si è creata una piacevole e quanto mai ‘paritaria’ convivenza (non rispetto al numero ma alla sostanza) tra omosessuali, eterosessuali, bisessuali, transessuali, nel rispetto assoluto delle scelte di ciascuna/o.
Abbiamo toccato con mano la fervida e viva realtà delle associazioni locali che sintetizzano con coerenza l’impegno sociale e politico a tutela dei diritti delle/i cittadine/i discriminate/i.
Abbiamo conosciuto ad esempio un modello interessante di ‘passaggio di saperi al femminile’ all’interno di un’associazione di avvocate che da 12 anni lavora con donne vittime di violenza in famiglia nella periferia di Porto Alegre. Oltre al sostegno legale, hanno costruito un percorso di formazione per ‘giovani donne moltiplicatrici di cittadinanza’, con l’obiettivo di in-formare ai diritti di cittadinanza attiva donne, soprattutto giovani adulte e adolescenti, che vivono in periferia perché, dopo il percorso formativo previsto, diventino esse stesse accompagnatrici di altre donne, una sorta di ‘tutoraggio’ alla pari per donne in difficoltà.
Altre occasioni di contatto con le realtà locali sono state due progetti: uno di accompagnamento di giovani adolescenti omosessuali (14-17 anni) con un lavoro di prevenzione dell’Aids e inserimento sociale attraverso attività e laboratori culturali proprio nel cuore culturale e commerciale della città, l’altro per adolescenti, omosessuali e non, di una favela alla periferia della città, che utilizza le risorse giovani del quartiere per costruire un gruppo di ‘facilitatori’ che lavorano poi con bambini/e e adolescenti del territorio.
Molto forte sul piano del confronto e della ‘diversità’ di visione politica è stato l’incontro con un’associazione per la tutela dei diritti di travestiti e transessuali. La povertà materiale e la mancanza di lavoro lascia intravedere esclusivamente la scelta della prostituzione per la maggior parte dei transessuali del luogo, privati di ogni diritto e visibilità sociale che non sia quella di ‘mercanti di sesso’ di notte e difensori dei diritti dei transessuali di giorno. Un interrogativo ha continuato ad interpellarci dopo il nostro incontro: “Quali diritti cercano di far riconoscere?”.
Un interessante gioco di ruolo ci ha dato l’opportunità di esplorare e conoscere la città come culla delle arti del Sud del Brasile con le sue ‘case della cultura’ che raccolgono in grandi palazzi pieni di storia teatri, cinema, sale per mostre e per convegni e tanti altri servizi che danno il senso di un grande interesse per il sapere nella sua accezione più ampia e complessa. Abbiamo constatato come la presenza femminile, ancora un po’ dietro le quinte, stia facendo sentire il proprio peso anche in questo ambito sebbene il percorso sia ancora piuttosto lungo: sono infatti promotrici di rassegne teatrali e di attività culturali vivaci.
Ovviamente non sono mancate occasioni di svago: il paesaggio portoalegrense con le bellezze naturali ha contribuito a rendere ancora più piacevole la nostra permanenza a Porto Alegre con una escursione in barca e a piedi nella riserva naturale di Itapua, una meravigliosa laguna immersa nella foresta.
Colori, feste, frutta fresca hanno caratterizzato le serate interculturali in cui ciascun Paese ha presentato uno spaccato della propria cultura collegandolo al tema trattato. Questi momenti informali sono stati i più ricchi di scambi di esperienze e quelli in cui ciascun gruppo ‘politico’ ha costruito relazioni e ha fatto ipotesi su collaborazioni e sviluppi futuri partendo da questa esperienza.
Ci siamo dati infatti appuntamento a Berlino per la prossima estate!


CORSI

> Si stanno chiudendo le iscrizioni al laboratorio di scrittura di Valeria Viganò che inizierà mercoledì 22 febbraio alle ore 18 presso la libreria della Casa Internazionale delle Donne

SEGNALAZIONI

> Lunedì 6 febbraio 2006 ore 17.00 alla Biblioteca Rodari di Via Olcese, 28
Presentazione del libro Sopportare il disordine Una teologia fatta in casa di Rosetta Stella

> Mercoledì 8 febbraio ore 11.00 Sala del Carroccio – Campidoglio
Conferenza stampa
per presentare l’Agenzia di Genere proposta all’Associazione Zora Neale Hurston della Casa Internazionale delle Donne.
Commissione delle Elette del Comune di Roma presieduta da Patrizia Sentinelli e Commissione delle Elette della Provincia di Roma presieduta da Cecilia D’Elia

L’Agenzia di Genere (AdG) è una struttura di servizio di genere per associazioni e enti pubblici e privati per la raccolta, produzione, diffusione e moltiplicazione di materiali, dati, studi e argomenti in campi inerenti la cittadinanza attiva.
Una vera e propria agenzia di genere, agile e veloce nell’espletare i propri compiti, così come in grado di fornire analisi ed approfondimenti qualificati e qualificanti.
La forza dell’AdG è la sua collocazione logistica e relazionale all’interno del grande laboratorio politico Casa internazionale delle donne, fulcro di elaborazione del pensiero della pratica e dei saperi delle donne attraverso la collaborazione delle più di 50 associazioni che ne fanno parte.
L’Agenzia è stata infatti concepita per soddisfare domande anche molto difformi tra di loro grazie alla versatilità ed elasticità del servizio offerto in virtù di un’organizzazione basata su una rete di relazioni con soggetti molteplici e specializzati in più campi operativi
Le Commissioni delle Elette del Comune e della Provincia di Roma hanno accolto la proposta dell’associazione Zora Neale Hurston e hanno partecipato all’ideazione del progetto e reso possibile l’avvio diventando le committenti delle prime ricerche dell’AdG - “Corpi delle donne corpo della politica ” “Buone Prassi e Pari opportunità nelle Istituzioni”, “Nuove soggettività dell’agire politico”.


> Mercoledì 8 febbraio ore 16,30 - Musei Capitolini, Sala Pietro da Cortona
Premio Amelia Rosselli sessione ordinaria 2005 e sessione speciale sui diritti umani delle donne
Intervento di Dacia Maraini
Organizza: Comune di Roma Assessorato alla semplificazione, la comunicazione e le pari opportunità

Per informazioni su queste e altre iniziative consulta il sito
della Casa Internazionale delle Donne

Per commenti e suggerimenti scrivere a:
redazione.cidd@tiscali.it

Ricevi questa mail di informazione perchè sei iscritta/o alla mailing list della Casa.
Per nuove iscrizioni o per cancellarti usa il form sulla home del sito della
Casa Internazionale delle Donne