Avviso alle naviganti la news di informazione della Casa Internazionale Delle Donne
n°52 del 14 aprile 2006

in redazione:
M. Giulia Catemario, Loredana Monaco, Giovanna Olivieri, Stefania Vulterini

PROSSIMI EVENTI

>Donne eccellenti
Incontri su protagoniste della vita politica e culturale del ‘900 a partire dalla serie di documentari Vuoti di memoria un programma di Loredana Rotondo, prodotto da Rai Educational.
18 aprile ore 21.00 Quinto incontro Carla Lonzi - Alzare il cielo di Loredana Rotondo. Regia di Gianna Mazzini. Saranno presenti Manuela Fraire, Maria Luisa Boccia, Marta Lonzi e Gianna Mazzini.
2 maggio ore 19.00
Ultimo incontro Paola Levi Montalcini - l’intensità del tempo di Loredana Rotondo e Gianna Mazzini. Regia di Gianna Mazzini. Saranno presenti Rita Levi Montalcini, Simonetta Lux, Simona Weller. Organizza Archivia e Area Cultura Casa Internazionale delle donne

>Presentazione del libro Nate a lavorare Racconti inediti di 39 scrittrici italiane a cura di Maria Jatosti e Rosetta Berardi, ideata e prodotta per le Celebrazioni del Centenario della Cgil e del sessantesimo del voto alle donne. Presentano: Marigia Maulucci (Segretaria Confederale CGIL)
Stefania Scateni (responsabile delle pagine culturali de L’Unità) Maria Jatosti, curatrice e ideatrice del progetto. Interverranno alcune autrici “romane”. Leggerà Giuliana Adezio.
Silvana Licursi eseguirà canti tradizionali di lavoro e di lotta delle donne. Venerdì 20 ore 18.00 Organizza CGIL e Zora Neal Hurston

>Presentazione dell’ultimo numero della Rivista Leggendaria n.54 Madri, Intervengono: Anna Maria Crispino e Monica Farnetti. Mercoledì 26 ore 21 Organizza: Leggendaria e Zora Neale Hurston

>
Una serata sulle “madres” e l’Argentina oggi Proiezione del documentario Le Madri di Plaza de Mayo che Daniela Padoan ha realizzato per RaiTre con mostra fotografica a cui seguirà un dibattito; la Rete di “Città vicine” propone la presentazione del libro: Le pazze. Un incontro con le Madri di Plaza de Mayo di Daniela Padoan Intervengono: Alessandro Portelli, Elettra Deiana, Maria Rosaria Stabili, Ilda Bartoloni con la presenza dell’autrice coordina Maria Luisa Gizzio. La serata è finalizzata anche alla proposta di nascita di un comitato che crei un ponte di confronto e collaborazione fra Italia e Argentina. Giovedì 4 maggio ore 18.00

>Seminario …a partire dall’Iliade a cura di M. Paola Fiorensoli. L’Iliade per indagare il passaggio dalle culture ginecocratiche a quelle patriarcali in Asia Occidentale e quanto le prime, declinate nel sommerso, siano sopravvissute alla conquista e alla diaspora raggiungendoci attraverso l’ellenismo e il pensiero gnostico. Il seminario si terrà alla Biblioteca Archivia, Ingresso da Via della Penitenza n. 37, 1° piano. 5 – 6 – 7 maggio 2006. Organizza Il Paese delle Donne

>Donne che girano. Un incontro-workshop sulla produzione e distribuzione del cinema delle donne con Women Make Movies. Sono invitate a partecipare registe, filmakers, autrici, ecc. Tra le ospiti: Patrizia Rappazzo del Festival di Regia femminile Sguardi Altrove di Milano Sabato 6 maggio ore 10.00. Organizza: ass.cult. tekfestival Commissione delle Elette della Provincia di Roma Casa Internazionale delle Donne

>Lunedì 8 Ore 18.30
Dibattito e proiezione del video Le grida del silenzio di Norma Fernandez Organizza: Candelaria, Filipino Women’s Council, Women for Women International (vedi approfondimenti)


APPUNTI E SPUNTI DAGLI EVENTI

>Per un tempo genealogico
di Federica Giardini
Julia Kristeva e Hannah Arendt, Sala Santa Rita, 21 marzo 2006.

Nel leggere l’opera di Kristeva la mia posizione fa cadere l’accento sul rapporto con il pensiero e la politica delle donne. Non con “il femminismo” – relazione inquieta questa, espressa dalla stessa Kristeva quando, nella periodizzazione che compie all’inizio del volume Hannah Arendt, prende lo spazio e la distanza necessari alla singolarità di un’autrice, di una donna. Il pensiero e la politica delle donne è una dimensione composita, fluida nel divenire storico e che, qui in Italia e dalla mia posizione, prende la piega del pensiero della differenza sessuale nella sua dimensione politica. Una formulazione a intensità minimale che si può dare oggi di questo è che avere/essere un corpo sessuato è occasione per dischiudere l’esistente alle sue possibilità.
Delle tante questioni che si offrono ho scelto quella del tempo, così come si incarna, si fa occasione qui, in questa situazione: una sequenza di autrici che si fanno lettrici dell’opera di un’altra, opera di pensiero e di vita, come sottolinea Kristeva. Concretamente, oggi una donna si fa lettrice dell’opera di J. Kristeva che legge l’opera di H. Arendt che si è fatta, tra le prime nel Novecento, lettrice dell’opera/vita di Rahel Varnhagen.

Sia Kristeva che Arendt hanno il tempo tra i temi a loro urgenti.
Arendt lo declina in tanti modi e piani diversi. Esistenziale e quasi politico in Rahel Varnhagen è il tempo dell’oblio o della dimenticanza volontaria di Rahel rispetto alla propria provenienza biografica, alla propria origine. Ontologico e politico in Vita activa è il tempo della nascita, capacità tutta umana di dare inizio, di farsi inizio, capacità politica. Storico e simbolico in Tra passato e futuro è il tempo presente che ha perso il rapporto sensato con la tradizione, con l’autorità, con il passato che lascia così un’”eredità senza testamento”. Strettamente storico, in Sulla rivoluzione, è il tempo della fondazione, della scansione violenta che la rivoluzione impone al divenire delle vicende umane.
Kristeva ritorna, nella sua lettura di Arendt, sul tempo del dare inizio. Nel classico Il tempo delle donne (in Le nuove malattie dell’anima) si trovano altre declinazioni del tempo. C’è la periodizzazione dei movimenti femministi, dal suffragismo, alle lotte per l’uguaglianza, alla creazione della differenza. C’è anche la sollecitazione rivolta al pensiero delle donne a non privarsi di nulla in materia di temporalità femminile, a non accontentarsi di una temporalità ciclica, contrapposta a quella lineare progettuale e disincarnata, appartenente e attribuita alla tradizione maschile. E in La révolte intime si trova anche il tempo delle pulsioni, lo Zeitlos (senza tempo) dell’inconscio nella psicoanalisi freudiana, scandalosamente fuori dal tempo, che fa resistenza e da lì pone un’interrogazione all’attualità, al tempo corrente.

Che occasione si dà in questa relazione tra donne e opere attraverso i secoli? Che occasione c’è qui per dischiudere un pensiero sul tempo?
Si delinea l’idea e la pratica di un tempo genealogico, così come si sta anche sperimentando nella relazione tra donne di tempi diversi qui in Italia, dopo l’evento, il taglio della tradizione che è stato il femminismo degli anni Settanta. Questo tempo non ha la linearità di un progresso, di un superamento dei, delle, precedenti, ma non accetta nemmeno di ridursi a puro presente, che sia per ripetizione o per oblio. E’ un tempo storico per la sua capacità di farsi in un orizzonte extraindividuale senza però perdere il registro della singolarità, dell’elezione di una provenienza, di una genealogia.
Questa pratica di un tempo singolare e più che soggettivo è una possibilità che, apertasi alle donne, riguarda anche le relazioni tra i sessi. Se oggi donne e uomini si trovano a condividere un presente, esperienze e situazioni comuni – portato dell’onda lunga dell’emancipazione – risorsa di differenza, e di pienezza nell’esperire il proprio tempo, è sapere e dire che quei tratti comuni di presente hanno una storia, una provenienza diversa. Esperienza di un tempo comune eppure genealogicamente differente.


> Un ricordo di Michi parlando di Differenze dedicato alla politica
di Lia Migale

Del passato, per me che sono una senza memoria, rimangono solo alcune (poche) immagini. Una di queste riguarda la presentazione del primo numero di differenze. C’era Michi Staderini seduta su di un tavolo, accanto a lei se non sbaglio c’era Ela Mascia, e mi ricordo la sua foga nel descrivere “questa idea”, e il fatto che il primo numero riguardava la storia di donne importanti per le donne. L’idea era quella di una rivista che non avesse un centro, una redazione, ma che ogni “collettivo femminista” ne curasse un numero e che i soldi ricavati dalla vendita passassero al collettivo che avrebbe fatto il numero seguente per pagare i costi di stampa. Ogni collettivo avrebbe parlato della propria “pratica” e dei contenuti che più lo caratterizzavano. Il primo numero invece era un po’ speciale perché, più che di pratica, parlava dei risultati di una ricerca sulla Mozzoni e sulla Kuliscioff.
Stranamente anche il numero Differenze “di politica” al quale io ho collaborato fu un numero speciale, e fu, se non l’ultimo effettivo, quello che segnò in gran parte la fine della politica delle donne nei “collettivi”. Questo numero si definì apertamente speciale, proprio perché affrontava e discuteva di un tema “la Politica” in un momento di crisi, il ’79, quale fu quello che seguì il rapimento Moro e il cosiddetto processo del “7 aprile” e l’arresto di Toni Negri. Era poi speciale appunto perché non era un collettivo a produrlo ma una redazione ad hoc di cui facevamo parte Michi, io, Roberta Tatafiore e Annalisa Biondi: una redazione che poi chiese ad altre donne di scrivere o di farsi intervistare. Ci sono così le interviste a Rossana Rossanda, a Lisa Foa, a Simonetta Tosi e una rarissima intervista a Mario Mieli.
In mezzo a questi due numeri speciali ci furono, come definito, una serie di numeri sulle pratiche, ovvero sui processi intellettuali e politici che le donne si erano autonomamente dati per costruire identità storica e politica. Un’idea geniale. Ma perché geniale?
Vorrei ricordare innanzi tutto che mentre oggi la parola differenza è una parola inflazionata, usata spesso solo per dare risalto ad una specificità, allora era una parola quasi temeraria: eravamo tutti uguali. Mentre il femminismo aveva esplicitato la Differenza di genere.
L’importanza della rivista Differenze è a mio avviso da ricercare nella semplicità con cui trasferiva un concetto filosofico in una pratica, in un modo di essere e di fare, uscendo fuori dalla circolarità delle parole. Dice Deleuze che una differenza è una sottrazione, una operazione in cui ad una unità di toglie un valore e rimane un resto, per cui la differenza si presenta come una relazione dove l’unità viene separata ma non distaccata.
Il femminismo che aveva dichiarato la differenza Donna, si trovava in quegli anni a comprendere ed elaborare le differenze tra le donne e la necessità di far emergere la ricchezza che ciò poteva significare. Poteva, perché potenzialmente le differenze sono anche “maledizione”, “ricerca di separazione”. E ciò lo vediamo oggi dove le differenze creano da un lato guerre di religione, di posizione, di estremismi e dall’altro appare sempre più difficile far apparire il discorso di arricchimento dovuto alle differenze. Quindi, se da un lato il pensiero collettivo delle donne si è trovato ad elaborare e praticare questo terreno e questo pensiero così difficile, dall’altro certamente a Michi si deve la capacità di semplificare, di trasformare quel pensiero in una possibile idea pratica e poi di avere la forza per far vivere questa idea.
Io non ero con Michi nel primo numero di Differenze, ma poi siamo state unite in molte battaglie che sempre avevano al centro come praticare la differenza senza essere da questa lacerate. Mi ricordo un dibattito con le donne di Milano in cui noi di Roma, che pure avevamo praticato nei collettivi, nella rivista e nella casa delle donne la differenza, ne denunciavamo tutte le difficoltà (ricordo, tanto per fare un esempio, gli scontri durissimi con le donne dell’Autonomia operaia) e, quindi, il bisogno di non “iconizzare” in concetto.
Ma perché Differenze finì? Intanto perché lo sforzo “commerciale e organizzativo” era notevole e quindi era forse proprio del progetto di terminare. Poi perché mutò lo scenario politico e tutti i movimenti subirono uno scacco. Molti si sciolsero, il femminismo arretrò, come si dice a scacchi, si arroccò. Michi iniziò una riflessione che la portò a lanciare l’idea dell’Università delle donne “Virginia Woolf” come necessità di costituire Istituzioni di donne proprio per affrontare la nuova fase politica e per dare vera autorità alle donne e al loro pensiero e poi, anni dopo, ad essere fondatrice di Onda, una organizzazione che (visto il precedente fallimento dell’idea di lanciare un partito delle donne) avrebbe dovuto trovare nuovi modi di affrontare il modo di partecipare alla politica istituzionale mantenendo la propria autonomia di pensiero.
Differenze di politica rappresenta un “fare-pensare” sulla difficoltà di fare e pensare la Politica in quel momento. Infatti, per Michi occorreva far uscire la difficoltà, analizzarla, combatterla, trovare gli strumenti per non arretrare. Il processo stesso di riflessione ancora una volta doveva diventare Politica. Quindi noi facevamo Differenze non per dire qualcosa di definito (in genere una rivista propone una riflessione già compiuta), ma per indurre a fare e pensare in un momento pieno di ambiguità e di rischi come era quel 1979. Scrivere di politica non significava essere garantiste nei confronti di Negri o Scalzone, perché, come dicevamo “non ci interessa pronunciare una parola garantista, perché nessuna donna può saperne il senso… se sentiamo il bisogno di una parola politica non è perché qualcuno ci minaccia di delinquenza, ma perché vogliamo permettere alla nostra angelica delinquenzialità di esistere e continuare a spostare i confini del possibile”. Spiega poi Michi, in un articolo della rivista, che c’è una nuova paura diffusa di esprimersi politicamente su certi fatti, quali il terrorismo, che porta con sé la paura ad esprimersi politicamente tout court. Paura di essere ambigue, ma anche paura di fare. Per Michi, invece, fare e pensare sono un tutt’uno e ciò perché per lei la teoria è sempre ambigua: è solo la capacità di costruire delle realtà che fa uscire dall’ambiguità. Il numero di Differenze quindi era per Michi un nuovo inizio. Era finita la pratica dei collettivi perché, diceva sempre lei, “nei collettivi ognuna di noi sembrava sempre uguale a se stessa, fissa in un ruolo, mentre nella propria vita privata era cambiato quasi tutto”. Per questo la fine dei collettivi era anche stata una liberazione, ma rimaneva la necessità di una socialità diversa (che i collettivi avevano dato) che dipendeva dalla forza con cui si poteva costruire una società diversa. Con il numero di Differenze di politica Michi apriva una nuova fase della sua vita, che avrebbe dovuto portare veramente le donne nella politica, quella grande, istituzionale che, come tutti oggi vediamo, è ormai piccola, corrotta e incapace di pensare un’altra società.



APPROFONDIMENTI

> Le grida del silenzio
Di Paola Melchiori

Quando ho incontrato Norma Fernandez, saggista, cineasta, direttrice della rivista “Alternativa Latino Americana”, membro del Consiglio generale del Forum Sociale Mondiale, (cv allegato in spagnolo), ero al Forum Sociale Mondiale del 2002, a Porto Alegre. L’Argentina era in pieno fermento, nel mezzo della crisi e dei vari esperimenti di sopravvivenza, autogestioni produttive, monete autonome. Norma mi aveva raccontato delle molte iniziative inventate e guidate da donne, in questi movimenti sociali, in particolare di questo movimento spontaneo, iniziato da una sola donna, di discendenza italiana, che da sola aveva messo insieme un movimento che stava tenendo in scacco il saccheggio della proprietà delle terre da parte delle grandi banche, locali e straniere.
La cosa, allora, era finita lì. In seguito, quando ho visto il documentario di Naomi Klein su questi stessi movimenti, “The take”, mi ha colpito l’assenza della visibilità del protagonismo femminile. Ho deciso di chiedere a Norma di fare un video su queste lotte, paradigmatiche in molti sensi, sia per il tipo di protagonismo femminile, sia per la tipologia di lotta, sia per il terreno cui si applicano.
Il video è stato prodotto, in maniera totalmente indipendente, con pezzi di donazioni messi insieme, nel giro di due anni, dalla sottoscritta e con il particolare appoggio di Gen Vaughan.
La storia è la seguente: i piccoli produttori agrari di tutto il paese avevano creduto alla “revolución productiva”, al “peso uguale al dollaro per sempre”, soprattutto alla consegna della modernizzazione attraverso trasformazioni tecnologiche e l’entrata nel mondo della competizione internazionale. Richiesero crediti di dieci, venti mila pesos/dollari per comprare macchinari, migliorare l’infrastruttura, la loro proprietà. Pochi anni dopo, tra interessi e svalutazioni, quei crediti si erano convertiti in centinaia di migliaia di dollari, ovviamente impagabili. Le ipoteche e garanzie erano state fatte sulla terra, come richiesto dalle banche. Iniziarono allora le aste, che fecero scomparire centinaia di piccoli agricoltori per mano degli speculatori di sempre, rinnovando una vecchia tendenza nazionale: la concentrazione delle migliori terre del paese in poche mani, nazionali e straniere.
Tutti sanno cosa significa la terra per un contadino. Sapendo della perdita, gli uomini si deprimevano fino all’ isolamento, al suicidio. Non rimase altro da fare alle donne, che –come dicono sempre- “togliersi il grembiule” e uscire in lotta. Dalla cucina alla strada, senza vie di mezzo. Iniziò Lucy de Cornelis en un paesino della Pampa. Si mise al telefono. Divennero centinaia in un baleno, in tutta l’Argentina. Totalmente ignoranti dei sistemi di lotta tradizionali, iniziarono da dove potevano. Si e autoconvocavano alle aste , a tutte le aste, le donne coinvolte e gli uomini. Si sedevano in prima fila e appena l’asta iniziava, si mettevano a cantare l’inno nazionale e pregavano a voce alta in modo da rendere non udibile gli annunci d’asta. Funzionò: gli uomini iniziarono a uscire dalla depressione, l’establishment si trovò spiazzato. Che fare con queste pazze, cosi simili a quelle della Piazza di Maggio? Casalinghe che affrontavano solo con il corpo e la voce i finanzieri, i funzionari municipali, la polizia e le altre forze dell’ordine? Lo smarrimento era creato dal fatto che queste donne usavano come strumento di lotta l’inno nazionale, la preghiera, mantenevano una solidarietà che impediva i tentativi di comprarle o dividerle, tanto che nella maggior parte dei casi le aste si fermarono. La gente, i funzionari stessi si stufavano di ascoltare per un’ora di fila l’inno nazionale! Questo permise loro di avere moratorie, rifinanziamenti, proroghe del debito anche per una ventina d’anni.
Questa la storia. Il video racconta questa storia, il significato di questa lotta per le donne che vi hanno partecipato, i loro rapporti, le loro motivazioni ed autorappresentazioni.
Il video, che ha già vinto un premio, nel 2004 come miglior documentario al festival di Cordoba, può essere per noi documento per la riflessione sul significato delle lotte di donne comuni, lotte che si stanno diffondendo per il mondo, lotte diverse dalle nostre, tuttavia riconoscibili, per l’invenzione politica, l’approfondimento di una riflessione sul rapporto con il sociale, l’economia, lotte da conoscere e su cui riflettere.
Ve lo proponiamo, con la presentazioni di chi l’ha voluto, Paola Melchiori, di chi l’ha sostenuto, Gen Vaughan, di chi l’ha realizzato, Norma Fernandez, della sua protagonista, Lucy de Cornelis, che stiamo cercando di portare a vedere la terra dei suoi nonni: la Sicilia.

> Leggendaria –n. 54 Madri
Editoriale della rivista

Madri. Ebbene sì, ancora. Perché è un tema su cui non smettiamo di interrogarci. Da figlie, ancora. Ma ormai di più generazioni. Approfittiamo per farlo a ridosso dell'anno dedicato a Sigmund Freud, nel 150esimo anniversario della nascita, perché la pratica psicoanalitica e la ricerca teorica sono stati per le studiose uno strumento formidabile per interrogare e smontare proprio quella narrativa della relazione uomo-donna, madre-figlio/figlia che il grande viennese ci ha consegnato. Tra le madri reali e le madri simboliche le scrittrici ci propongono quelle madri immaginarie che possono aiutarci alla riconciliazione con figure percepite come "cattive", causa del disamore per sé che tante donne patiscono. È una delle strade per "imparare ad amare la madre", contronarrazione del testo patriarcale che racconta le donne in conflitto tra di loro. Di madri e mostri e macchine parla Rosi Braidotti per ridisegnare lo scenario post-patriarcale mentre l'anticipazione di un volume di Barbara Duden ci consente di mettere a tema come i nuovi discorsi della bio-scienza, ormai entrati nel linguaggio comune, contribuiscano a privarci della dimensione del corpo, come donne, come madri.
Le foto di Cristina Ferraiuolo illustrano i racconti di vita di due donne nell'Argentina del presente, a 30 anni dal golpe, di prossima uscita nel volume di Riccardo De Gennaro per la manifestolibri.
In Primopiano trovate un ampio saggio su Gianna Manzini e scritti sulla poetessa ginevrina Sylviane Dupuis, sulla scrittrice Melania Mazzucco, su un'importante raccolta di saggi sul multiculturalismo curata da Lidia Curti, su un folgorante volume di racconti della scrittrice bengalese Mahasweta Devi e sulla preziosa ristampa di un volume di Vamba, alias Luigi Bertelli


CALENDARIO MAGGIO

Martedì 2 Ore 19.00

Donne eccellenti - Proiezione documentario della serie Vuoti di memoria Paola Levi Montalcini – L’intensità del tempo di Loredana Rotondo e Gianna Mazzini. Saranno presenti Rita Levi Montalcini, Simonetta Lux e Simona Weller. Organizza: Archivia e Area Cultura Consorzio Casa Int.le delle Donne

Mercoledì 3 Ore 17.00
Presentazione del libro Tra lavoro e famiglia. Guida al testo unico sulla tutela della maternità e paternità di Daniela Belotti. Organizza: CAFI

Giovedì 4 Ore 18.00
Presentazione del libro e del documentario Le Pazze. Un incontro con le madri di Plaza de Mayo di Daniela Padoan

Sabato 6 Ore 10.00
Donne che girano. Un incontro-workshop sulla produzione e distribuzione del cinema delle donne con Women Make Movies. Sono invitate a partecipare registe, filmakers, autrici, ecc. Tra le ospiti: Patrizia Rappazzo del Festival di Regia femminile Sguardi Altrove di MilanoTek Festival Organizza: Tek Festival

Lunedì 8 Ore 18.30
Dibattito e proiezione del video Le grida del silenzio di Norma Fernandez Organizza: Candelaria, Filipino Women’s Council, Women for Women International

Sabato 13 Ore 9.00
Convegno Donne e Media: ancelle o signore della comunicazione?
Organizza: Il paese delle donne, Centro di documentazione Alma Sabatini, Controparola


Per informazioni su queste e altre iniziative consulta il sito
della Casa Internazionale delle Donne

Per commenti e suggerimenti scrivere a:
redazione.cidd@tiscali.it

Ricevi questa mail di informazione perchè sei iscritta/o alla mailing list della Casa.
Per nuove iscrizioni o per cancellarti usa il form sulla home del sito della
Casa Internazionale delle Donne