Roma, 9 luglio – La Casa internazionale delle Donne di Roma sostiene la campagna “PMA per tutte, più diritti più mamme” promossa dall’associazione Luca Coscioni per garantire l’accesso alla procreazione medicalmente assistita anche a donne single e coppie di donne. Ieri un confronto pubblico per approfondire gli aspetti giuridici, medici e politici della riforma e continuare a raccogliere le firme necessarie per depositare la proposta.
“C’è una contraddizione che attraversa il dibattito pubblico sulla natalità – dichiara la presidente della Casa delle Donne Barbara Leda Kenny – Da una parte si ripete che il Paese ha bisogno di più nascite, dall’altra si continua a riconoscere come legittima una sola strada per diventare genitori. In Italia la procreazione medicalmente assistita resta riservata alle coppie eterosessuali: le donne single e le coppie di donne ne restano escluse, mentre in gran parte d’Europa lo stesso percorso è già possibile. Se il problema dichiarato è la scarsità di nascite, diventa arduo giustificare politiche che, per scelta, restringono il numero di persone a cui è permesso diventare genitori. Allo stesso tempo, l’accessibilità europea crea un mercato a cui ricorrono le donne single e le coppie lesbiche che possono permetterselo: il terreno si sposta così dal diritto al privilegio”.
“Ma non solo: l’articolo 5 della legge 40 non si limita a scegliere chi può accedere alla fecondazione assistita, sceglie anche chi decide. Fino a oggi quella decisione è stata affidata alla coppia eterosessuale come unità legittimante, una cornice che ha sempre presupposto la mediazione di una figura maschile. Estendere l’accesso alle donne single e alle coppie di donne non significa solo allargare una platea di beneficiarie, significa spostare il nucleo della decisione: da privilegio della coppia eterosessuale all’autodeterminazione di ogni singola donna e al suo progetto di maternità. Il punto per noi è sempre uno: chi ha titolo per decidere del corpo delle donne?”, prosegue Kenny.
“L’approvazione di questa legge rappresenterebbe un passo decisivo per l’autodeterminazione femminile, permettendo di ricorrere alla fecondazione assistita senza l’obbligo di dover dimostrare o giustificare alcun aspetto della propria vita di relazione, del proprio orientamento o dei propri affetti privati – aggiunge Elisabetta Canitano del direttivo della Casa –
Sostenere questa battaglia significa riaffermare la centralità dei diritti civili e riproduttivi, garantendo che il desiderio di maternità e la gestione del proprio corpo non siano subordinati a modelli familiari imposti dallo Stato, ma rimangano una libera scelta di ogni donna”.
“Se la fecondazione assistita è un terreno ancora poco battuto dal pensiero femminista, questa proposta di riforma della legge 40, che accogliamo e sosteniamo, è l’occasione per portare dentro la riflessione politica un terreno rimasto troppo a lungo ai margini ma che investe le vite e le possibilità di un numero sempre più crescente di donne”, concludono.
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