Portarsi via la notte

giovedì
18 Giugno 2026
ore 18:00
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Organizzato da: Programma Integra

Giardino - La Magnolia / Casa Internazionale delle Donne

“Portarsi via la notte” si inserisce nell’ambito delle celebrazioni per la Giornata Mondiale del Rifugiato 2026 e nasce dal desiderio di interrogarsi su ciò che accade prima della fuga. Prima del viaggio, prima del mare, prima delle immagini che troppo spesso siamo abituati a vedere senza davvero fermarci a guardarle. Nasce dalla necessità di comprendere le cause profonde che portano milioni di persone nel mondo a cercare un rifugio: guerre, persecuzioni, povertà estrema, violenze, collasso sociale, perdita della propria casa e della possibilità di immaginare un futuro.

Ma “Portarsi via la notte” parla anche di un altro movimento umano, meno raccontato ma altrettanto importante: il bisogno di conoscere. La spinta che porta molte persone a voler capire da dove arrivano coloro che fuggono, quali luoghi hanno attraversato, quali storie custodiscono, quali ferite portano con sé. È il desiderio di superare la distanza tra “noi” e “gli altri”, trasformando la paura in ascolto e la cronaca in relazione.

L’evento costruisce così un attraversamento collettivo fatto di immagini, voci, musica e testimonianze capaci di restituire umanità ai percorsi migratori e alle vite che li attraversano.

Il racconto visivo del fotoreporter Marco Palombi sarà uno degli elementi centrali della serata. Le sue fotografie non saranno semplicemente un allestimento scenografico, ma una presenza viva dentro lo spazio dell’evento: immagini che osservano, interrogano, accompagnano il pubblico dentro frammenti di esistenze sospese tra guerra, attesa e ricerca di dignità. Gli scatti provenienti dal Libano e da altri territori di frontiera renderanno visibile ciò che spesso resta lontano dallo sguardo quotidiano.

A queste immagini si uniranno le testimonianze in diretta da Beirut, che permetteranno di creare un ponte reale tra Roma e uno dei luoghi simbolo delle crisi contemporanee. Voci di giornalisti, attivisti e persone che vivono quotidianamente la condizione dell’esilio e della precarietà racconteranno non solo la sofferenza, ma anche la resistenza, la solidarietà e la capacità umana di ricostruire relazioni nei contesti più difficili.

Le testimonianze teatralizzate e i racconti delle donne accolte nei percorsi di accoglienza in Italia daranno poi corpo alla dimensione più intima del rifugio: il momento in cui una persona riesce a ritrovare un luogo sicuro, una rete, una possibilità di ripartire. Sarà il racconto concreto di come il lavoro sociale, l’accoglienza e le comunità possano trasformarsi in strumenti di rinascita e inclusione.

Anche il piccolo documentario realizzato da Marco Palombi all’interno di un campo profughi di Beirut contribuirà a dare forma a questo viaggio collettivo. Le immagini in movimento permetteranno al pubblico di entrare, seppur per un istante, dentro luoghi e condizioni spesso percepiti come lontani, restituendo volti, dettagli, silenzi e quotidianità che raramente trovano spazio nel racconto pubblico delle migrazioni.

In questo percorso la musica avrà un ruolo fondamentale. Non sarà soltanto accompagnamento, ma parte integrante della narrazione emotiva della serata: un racconto sonoro capace di attraversare le immagini e le parole, amplificandone il significato e costruendo connessioni profonde tra chi ascolta e chi racconta. La musica dal vivo accompagnerà le testimonianze, il documentario e culminerà nel concerto finale, affidato a Banda Connemara, trasformando la conclusione dell’evento in un momento collettivo di incontro, partecipazione e condivisione, dove il suono, il corpo e la presenza delle persone potranno restituire, anche attraverso il ritmo e il ballo, un senso di comunità e vicinanza umana.

A rendere ancora più significativo questo percorso sarà la scelta della Casa Internazionale delle Donne come luogo ospitante dell’evento: uno spazio simbolico della città di Roma, storicamente dedicato all’incontro tra culture, ai diritti, all’autodeterminazione e alla costruzione di pratiche sociali inclusive. I suoi giardini diventeranno il contesto ideale per accogliere immagini, racconti e presenze che parlano di attraversamenti, rifugio e umanità condivisa, trasformando l’evento in un’esperienza collettiva di ascolto e partecipazione.

La scelta della location assume inoltre un valore ancora più profondo grazie alla presenza, all’interno della Casa Internazionale delle Donne, del progetto Tetti Rossi – Una Casa per le Donne, gestito da Programma integra: un’esperienza concreta di accoglienza e co-housing sociale dedicata a donne in condizioni di vulnerabilità, che rappresenta quotidianamente un luogo reale di protezione, autonomia e ricostruzione personale. In questo senso, la Casa Internazionale delle Donne non sarà soltanto lo spazio che ospita l’evento, ma diventerà essa stessa parte del racconto sul significato del rifugio, dell’accoglienza e della possibilità di ricominciare.

“Portarsi via la notte” vuole quindi essere molto più di una commemorazione della Giornata Mondiale del Rifugiato. Vuole essere uno spazio di incontro tra esperienze diverse, un invito a guardare oltre i numeri e le semplificazioni, a riconoscere il bisogno universale di protezione e appartenenza, e a comprendere quanto ogni percorso di fuga contenga anche una storia di resistenza umana.

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