Per pura casualità

Dal 25 al 28 ottobre dalle ore 9:00 alle ore 19:30

È un progetto di arte partecipata
ideato dall’artista DaSca.
Nasce dall’esigenza di stimolare un
momento di riflessione sulla situazione
femminile in Afghanistan.
Consiste nel documentare con una o
più fotografie la propria quotidianità.
Momenti nel corso della giornata come
durante la colazione, il tragitto per
recarsi a scuola o al lavoro, lo spazio ed
il luogo dove si svolge l’abituale attività
ed i momenti di svago e convivialità.
Situazioni ricavate in questi giorni per
documentare la propria realtà
quotidiana, quindi realizzate
appositamente per il progetto.

La finalità del progetto è quella di mettere in risalto le differenze tra la propria visione della quotidianità e quella che ragazze e donne afghane stanno vivendo in questo difficile momento storico.
Il progetto verrà presentato nell’ambito del R.A.W. 2021 (settimana dell’arte contemporanea a Roma) dal 25 al 30 ottobre.

Ingresso consentito ESCLUSIVAMENTE ai possessori di green-pass o certificazione

OIKIA

Cose dalla casa, felicità in un interno

SALA LILIANA INGARGIOLA | Casa Internazionale delle donne
8 | 10 ottobre 15 | 17 ottobre 22 | 24 ottobre 29 | 31 ottobre

A cura di Oriana Picciolini

Il mondo è una casa: mundus, kosmos, oikia, non solo spazio fisico ma luogo simbolico, dove l’Io è un’esperienza comune che attraversa una serie di soggetti, oggetti, situazioni. La casa si trasforma così in un luogo del mondo, la soglia liminare, dove il soggetto diventa realtà del mondo e il mondo inizia ad avere un volto singolare e inconfondibile.

Oikos insieme a nomos, “patrimonio” genera la parola che designa un concetto fondamentale nelle relazioni umane: economia. Processo analogo si verifica con ecologia nata dall’unione tra oikos e logos, ” trattato”.
Oikos è anche il rapporto tra le piante e il loro ambiente, la relazione instauratasi tra umanità e natura, rapporto dialettico e interrelato all’interno di un unico universo.

La Casa Internazionale delle Donne, per quattro week end di ottobre si aprirà alla citta producendo cultura e bellezza grazie alle creazioni di fotografe, pittrici, progettiste, illustratrici e ceramiste.

Le artiste alternandosi negli spazi che affacciano sul giardino abitato da una grande magnolia, creeranno il catalogo di un mondo possibile e condiviso fatto di cose, storie ed emozioni.

Federica Bartoli | Daniela Bellofiore | Gemma Buonanno | Luana Firmani | Ombretta Gamberale | I Love Ceramica | Itaca – Goyart | Francesca Maffucci-Officine Adda | Francesca Mariani | Romina Mosticone | Ilaria Pergolesi | Donata Piccioli | ReBarbus | Ozge Sahin | Valentina Stefanelli | Ania Ania Struska | Raha Tavallali |Juanni Wang | Sabina Zocchi

PROGRAMMA

8 | 10 ottobre
Opening venerdì 8 h. 19.00

OFFICINE ADDA – Design
DANIELA BELLOFIORE – Fotografia
REBARBUS – Collage
VALENTINA STEFANELLI – Fotografia
ANIA ANIA STRUSKA – Pittura

15 | 17 ottobre
Opening venerdì 15 h. 19.00

ITACA GOYART– Pittura
FRANCESCA MARIANI – Illustrazione
DONATA PICCIOLI –Illustratrice
RAHA TAVALLALI – Pittura
REBARBUS – Collage
JUANNI WANG – Pittura

22 | 24 ottobre
Opening venerdì 22 h. 18.00

FEDERICA BARTOLI – Pittura astratta
I LOVE CERAMICA – Ceramica
LUANA FIRMANI – Carta vegetale
OMBRETTA GAMBERALE – Pittura astratta
ITACA GOYART– Pittura
ILARIA PERGOLESI – Pittura
REBARBUS – Collage
OZGE SAHIN –Arte visuale
SABINA ZOCCHI – Pittura

29 | 31 ottobre
Opening venerdì 29 h. 18.00

GEMMA BUONANNOROMINA MOSTICONE
“INDOOR –OUTDOOR” –Fotografia

CONTATTI

Oriana Picciolini Event

www.orianapicciolini.it
tel. 347.8233975

Casa Internazionale delle donne
https://www.casainternazionaledelledonne.org/
Ingresso da Via S. Francesco di Sales 1a
Ingresso Libero

Ingresso consentito ESCLUSIVAMENTE ai possessori di green-pass o certificazione

Il Gioiello Contemporaneo in Maglia

Inaugurazione 12 ottobre ore 17.00

Quattro Gioielli Iconici di Luisa De Santi
A cura di Bianca Cappello
Evento della Roma Jewellery Week (11-18 ottobre 2021) sotto la direzione artistica di Monica Cecchini
Casa Internazionale delle Donne – Via della Lungara, 19 Roma
Apertura al pubblico dal 13 al 15 ottobre 2021
Orario 9.00 – 19.30

All’inaugurazione interverranno:
Maura Cossutta, Casa Internazionale delle Donne
Bianca Cappello, storica e critica del Gioiello
Luisa De Santi, artista Textile Art
Emanuela D’Amico, publisher and general manager Arte Morbida Textile Arts Magazine

La Textile Art è un’arte nobile che nasce in seno alla cultura manuale e materiale femminile.
In epoca contemporanea la Textile Art esce dalle mura domestiche ed entra negli spazi espositivi per comunicarsi nell’Arte e nel Gioiello Contemporaneo come Scultura da Indossare.
Morbido, colorato e ancora oggi sapientemente lavorato, spesso da mani femminili, il gioiello in maglia avvolge come una carezza e trasforma il corpo.
Questo gioiello, così gentile, ecosostenibile e realizzato con una tecnica antica, ancora oggi e anzi, oggi più che mai, può parlare dell’universo femminile e della sua evoluzione con un linguaggio completamente nuovo in grado di vestire il corpo in modo aggiornato e in linea con l’attuale status femminino: capace di essere ironico grazie alla forte consapevolezza di sé.
Attraverso i gioielli scultura di una delle principali artiste di arte tessile del filo italiane, Luisa de Santi, con questa mostra si vuole cogliere l’occasione per parlare dell’Arte della lavorazione del filo mostrandone le potenzialità nel Gioiello Contemporaneo.
Luisa De Santi
Questa piccola ma coloratissima e sorprendente mostra, ridefinendo il linguaggio della tradizionale lavorazione a maglia, vuole anche offrire un modo attuale e tutto femminile per guardare la realtà e parlare dei Diritti delle Donne e della Lotta contro la Violenza ed il Femminicidio. Per tale motivo è stata scelta come cornice e contenitore dell’evento la Casa Internazionale delle Donne di Roma che nasce dalle rivendicazioni femministe degli anni ’70 per la libertà e l’autodeterminazione delle donne.
La curatrice, Bianca Cappello, storica e critica del gioiello che da anni parla del Gioiello come una delle principali manifestazioni linguistiche ed espressive della società, affrontandolo e mostrandolo a 360° nel suo vasto panorama fatto di molteplici materiali e tecniche, ha pensato a questa mostra per sdoganare alcuni concetti comuni attorno sia al gioiello come oggetto prezioso che al lavoro a maglia come tecnica relegata ad una estetica del passato.
< Negli ultimi decenni, in cui la cultura estetica è stata ed è ancora adesso scossa da veloci e netti cambiamenti, i nuovi paradigmi di femminilità sono stati completamente riscritti e con essi anche i parametri di valutazione della preziosità e del valore di un gioiello. In questo nuovo linguaggio, l’espressione del sé e la Consapevolezza si esprimono con l’Ecosostenibilità e l’Arte del Saper fare e questo fanno, in modo mirabile, anche i gioielli di Luisa De Santi.> Bianca Cappello
Media Partner della mostra Arte Morbida, textile art magazine: www.artemorbida.com

L’Artista Luisa De Santi artista specializzata in tecniche d’aguglieria e ricamo declinate in forma tridimensionale e performativa. La sua formazione comprende studi di arte e didattica e un’esperienza di 15 anni di lavoro nel teatro ragazzi e teatro di figura (Marionette di Podrecca Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia). Crea e realizza opere artistiche, gioielli tessili pezzi unici, creazioni e campioni per la riproduzione con spiegazioni e schemi grafici/disegni. E’ ideatrice e coordinatrice di progetti di installazioni/yarn bombing e performance pubbliche, autrice di libri e collaboratrice per progetti editoriali (RCS Collezionabili, Fabbri Publishing, Centauria Creativa, Giunti). Ha presentato collezioni di gioielli ed accessori tessili per Pitti Immagine in concomitanza con il prét-a-porter di Milano Moda Donna, lavorato per aziende del settore moda e home decor e per clienti privati. Sue creazioni e campionature sono state esposte al Pitti Filati di Firenze per l’azienda Millefili. Le sue ultime realizzazioni a crochet hanno sfilato per Dolce&Gabbana collezione primavera/estate 2020 e Firenze Alta Sartoria. A partire dal 2009 partecipa regolarmente come creativa invitata con esposizioni e come insegnante alle principali manifestazioni del settore manualità creativa in Italia e all’estero. Fondatrice nel 2014 del Picknitartcafe Aps di cui è tuttora responsabile creativa. Ha partecipato a mostre personali e collettive nei principali eventi di Textile Art in Italia e nel mondo (tra queste negli ultimi anni: 2021, BID Biennale Internazionale Donna, Trieste; 2020, Art Paper International, Svizzera; AESON Festival (arti nella natura) Secret event Parco Isonzo (Udine); InsOrti Festival d’arte performativa, Bologna; 2019, Paratissima Art Fair , Torino; Knitting&Stitching Show, Alexandra Palace Londra UK; Miniartextile, Busto Arsizio; 2017, Creattiva, Bergamo; Tree Yarn Bombing, Festival Filosofia, Villa Giacobazzi Sassuolo; 2015, Installazione Barcolana 47 regata internazionale; Progetto e Installazione “Coperta da Guinness”, Piazza Unità d’Italia per raccolta fondi AISM Trieste; Uncinetto Day: Flash Mob e performance in Piazza della Scala – installazione nel cortile napoleonico dell’Accademia di Belle Arti di Brera a, Milano; 2014, Mostra del Ricamo a mano e del Tessuto artigianale Valtopina, Perugia; 2014, Creature di filo, Palazzo Bonin Longare, Vicenza; Yarn Bombing: Una sciarpa per Saba, Svevo e Joyce, Trieste).

La curatrice Bianca Cappello storica dell’Arte e del Gioiello e critica del Gioiello Contemporaneo. E’ docente di History of Applied Art presso Istituto Europeo di Design di Milano, di Cultura del Gioiello presso il Corso di Alta Formazione in Fashion Archives and Fashion Management dell’Agenzia Formazione al Lavoro della Città Metropolitana di Milano, di Storia dell’Arte e del Gioiello presso CFP Galdus dipartimento di Oreficeria e lavorazione artistica dei metalli a Milano. Collabora con Università e Accademie di Belle Arti in tutta Italia come coordinatore e curatore di conferenze, workshop e seminari sulla Cultura del Gioiello. E’ autore di numerose pubblicazioni sulla Storia del Gioiello con le principali case editrici italiane, tra le sue ultime pubblicazioni: Gioielli di Vetro dalla Preistoria al III Millennio, Antiga editore, 2021; Storia della Fibbia tra Moda e Gioiello, Skira 2018; Corbella, Prima Fabbrica Italiana di Gioielli e Armi per il Teatro, Silvana editoriale 2018; Carta Preziosa, il Design del Gioiello di Carta, Skira 2017; Splendida Persia, visioni nel gioiello, Universitas Studiorum, 2017; Il Gioiello nel Sistema Moda, Storia, Design, Produzione, Skira, 2017; Storia della Bigiotteria Italiana, Skira, 2016; Indossare la Bellezza, Sillabe, 2015; Il Gioiello Funzionale, Marsilio, 2014). Collabora con saggi e articoli per le principali riviste scientifiche e di settore. E’ curatore di mostre sul gioiello per musei ed enti pubblici, e consulente curatoriale di collezioni museali e private.
E’ membro della Society of Jewellery Historians di Londra.
E’ consulente scientifico della prima edizione di Roma Jewellery Week 2021.

Ingresso consentito ESCLUSIVAMENTE ai possessori di green-pass o certificazione

Super Bisteccona. Corpi, paesaggi e lo sguardo del macho.

Francesca Brunetti

21 Novembre 2021 dalle 17 alle 21

Titolo:
Super Bisteccona. Corpi, paesaggi e lo sguardo del macho.

Title:
Super Pasta-fed. Bodies, Landscapes and the Macho-Gaze.

Abstract:
Francesca Brunetti è un’artista e una ricercatrice interessata all’intersezione tra disegno, femminismo ed ecologia. In questa mostra Brunetti esplora lo stereotipo della donna del sud Italia, la terrona, e come questa è stata rappresentata nei media tradizionali secondo una prospettiva sessista come ignorante, aggressiva, provocante e materna. Giocando con questo stereotipo, Brunetti nei suoi disegni visualizza ed esagera i tratti tradizionalmente attribuiti alla donna del sud Italia e connettendoli alle risorse naturali del Mediterraneo li trasforma in chiave femminista ed ecologica. I disegni di Brunetti offrono una lettura trasformata dello stereotipo della donna del sud e la presentano come una donna potente e felice, investita dell’autorità di proteggere e gestire le risorse naturali del suo territorio. In questo esperimento fantastico, l’ignoranza e l’aggressività della terrona diventano fonti di energia rinnovabile che la terrona usa per produrre agricoltura e allevamento sostenibili. Il suo corpo provocante che nell’immaginario tradizionale è destinato a dare piacere al maschio eterosessuale, diventa l’origine di un super potere che la terrona ha di provare piacere fisico connettendosi con il suo territorio e le sue risorse. La tradizionale indole materna della terrona è modificata nella sua capacità di proteggere e portare prosperità all’intero ecosistema dove vive. Così facendo Brunetti ha l’intenzione di sfaldare la logica patriarcale che ha prodotto lo stereotipo della terrona attaccandola dall’interno. Giocando con la cultura che è stata prodotta da tale logica Brunetti usa l’immaginazione per tramutarne i significati.

Abstract:

Francesca Brunetti is an artist and a scholar, and in her work, she adopts an interdisciplinary approach to drawing, feminism and ecology. In this exhibition Brunetti explores the stereotype of the southern Italian woman, the terrona, and how she has been represented in traditional Italian media as uneducated, aggressive, sexualized and maternal. Brunetti uses drawing to visualize and exaggerate the stereotypical characteristics of the southern Italian woman and by connecting the terrona’s traditional traits to the natural resources of the Mediterranean environment, Brunetti re-signifies them according to feminist and ecological perspectives. In Brunetti’s drawings the southern Italian woman is represented as a powerful and fulfilled woman which is invested of the authority to protect and manage the natural resources of her territory. According to Brunetti’s imaginative experiment, the traditional terrona’s aggressiveness and coarseness become renewable green energies that she uses to produce sustainable agricultural activities. The terrona’s sexualized body that in traditional culture gives pleasure to heterosexual men becomes a super power that she has to feel exceptional sensorial pleasure by connecting to the resources of her environment. The terrona’s traditional maternal attitude is transformed into her capability to safeguard and bring prosperity to the entire ecosystem where she lives. By doing this, Brunetti attacks patriarchal culture from within; she uses imagination to plays with this culture and transform its significations.

Biografia:

Francesca Brunetti è una ricercatrice ed artista interessata all’intersezione tra pratica artistica, teoria femminista ed ecologia. Ha conseguito una Laurea Triennale e una Laurea Specialistica in Filosofia all’Università La Sapienza di Roma. Ha ottenuto un Master in Communication Design alla Glasgow School of Art e un Dottorato in Visual and Performing Arts alla University of Texas at Dallas. Ha insegnato in università americane e europee, presentato il suo lavoro in numerose conferenze, pubblicato articoli sulla sua ricerca ed esposto i suoi lavori artistici in mostre negli Stati Uniti, Europa e Giappone.

Biography:

Francesca Brunetti is a scholar and an artist interested in the intersection between studio art, feminist theory and ecology. She obtained Bachelor’s and Master’s degrees at La Sapienza University of Rome. She pursued a second Master’s in Communication Design at The Glasgow School of Art and she obtained her PhD in Visual and Performing Arts at the University of Texas at Dallas. She taught in American and European universities, presented her research in different conferences, published articles about her work and exhibited her art in several exhibitions in United States, Europe and Japan.

Contatti

francescabrunetti@hotmail.it
francescabrunetti.net
+39 320 0298 413

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OIKIA#2

15 | 17 ottobre

FARE CASA

FRANCESCA MAFFUCCI di OFFICINE ADDA | FRANCESCA MARIANI
DONATA PICCIOLI | RAHA TAVALLALI |REBARBUS VISSIA
JUANNI WANG

SALA LILIANA INGARGIOLA | Casa Internazionale delle donne

La casa, non è più riducibile a un mero spazio da abitare ma, potrebbe essere definita come una funzione.
Fare casa: appropriarsi di uno spazio, un tempo, porre dei confini all’interno dei quali radicare e poi estendere il proprio io.
Un territorio, non solo di appropriazione effettiva ma, soprattutto, di “contaminazione affettiva”.

Fare casa, come afferma il filosofo Emanuele Coccia, significa cercare la felicità, costruire il proprio benessere, operare per il proprio bene un processo di “addomesticazione del mondo”, disponendo spazi e oggetti intorno a noi, circondandoci di cose.
Fare casa significa sviluppare delle procedure di “adeguazione tra sé e il pianeta”, per produrre “una piega cosmica che fa coincidere per un attimo psiche e materia, anima e mondo”.

Per il secondo week end di “OIKIA: COSE DALLA CASA” abiteranno gli spazi della sala Liliana Ingargiola della Casa Internazionale delle donne sei artiste: Francesca Maffucci di Officine Adda, Francesca Mariani, Donata Piccioli, Raha Tavallali, Rebarbus Vissia, Juanni Wang diverse tra loro ma legate dalla stessa forza espressiva.

A cura di Oriana Picciolini

CONTATTI

Oriana Picciolini Event

www.orianapicciolini.it
tel. 347.8233975

Casa Internazionale delle donne
https://www.casainternazionaledelledonne.org/
Ingresso da Via S. Francesco di Sales 1a
Ingresso Libero

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“Cosa c’è nel mio intimo?”

11 – 16 SETTEMBRE 2021

INAUGURAZIONE SABATO 11 SETTEMBRE ORE 11.00

Comunicato stampa
La prima opera della mostra di arte visiva COSA C’È NEL MIO INTIMO?, dell’artista Roberta Facchin, è
nata nel pieno del lockdown causato dalla pandemia, nell’aprile 2020.
Le problematiche femminili si sono accentuate con la pandemia; durante il confinamento in casa, c’erano donne in pericolo di subire violenza; in seguito, tante hanno perso un lavoro già precario e mal pagato.
L’urgenza di parlarne, anche attraverso l’arte visiva, che ha il potere di comunicare in maniera forte e sintetica molte stratificazioni di significati, è nata con il collage Le verità nascoste della pandemia: un sacchetto di carta incollato al supporto, un sacchetto che rimarrà chiuso per sempre, proprio perché completamente incollato, ovvero il potenziale contenitore di tutte le denunce di violenza non fatte, le violenze nascoste che non verranno mai più rivelate.
Certe “verità nascoste” sono difficili da comunicare senza provocare strappi e dolore.
Per realizzare questa mostra l’artista ha “sospeso” le predilette tematiche che caratterizzano i suoi acquerelli dedicati ai giardini giapponesi e alla filosofia che li sottende.
Nell’attuale esposizione l’artista propone collage eseguiti con materiale di riciclo. Sono nati dalla considerazione che durante il lockdown la pubblicità martellava moltissimo su generi di igiene intima femminile. Infatti, il titolo della mostra COSA C’È NEL MIO INTIMO? fa il verso allo slogan di uno spot.
Molta pubblicità, specialmente rivolta alle donne, ma non solo, è indelicata e non rispetta il loro corpo, perpetuando stereotipi lessicali inappropriati. L’artista è convinta che spesso il linguaggio pubblicitario danneggi la consapevolezza e l’autorevolezza delle donne.
Nel mondo, secondo Roberta Facchin c’è bisogno, invece, di evidenziare i temi che accomunano donne e uomini attraverso un linguaggio fondato su quelli che l’artista stessa definisce “i luoghi comuni della parità e della differenza”, ovvero un sistema di idee, di esperienze, di sentimenti, di comportamenti, di norme scritte e non scritte, cioè un patrimonio morale che rende inconcepibile la discriminazione di genere.
Da artista, Roberta Facchin si è chiesta: “ma, veramente, cosa c’è nel mio intimo?”
Da questa domanda sono riaffiorati molti ricordi personali relativi all’educazione al femminile spesso stereotipata, disattenta e sicuramente non volta a far comprendere che si dovevano avere pari diritti, proprio perché femmine, diverse nella testa e nel corpo dai maschi. Sono nate così le opere Della purezza, Prepara la tavola, Nodo d’amore e Di madre in FILO.
Dalla stessa domanda riemergono gli stereotipi quotidiani dell’educazione femminile, le frasi ripetute ossessivamente anche da mamme, nonne, zie, frasi che ostacolavano e forse sono ancora di ostacolo dentro di noi, femmine e maschi, nel nostro intimo, appunto, alla presa di coscienza da parte degli uomini e delle donne che la differenza di genere non può e non deve essere l’origine di tante discriminazioni. Il linguaggio deve farsi prossimo, anche tramite l’arte, che percorre altre vie, non normative, analogiche, trasformative, alla sfera intima delle donne e degli uomini, e arricchirsi dei “luoghi comuni della parità e della differenza”, dando voce sia ai sentimenti e vissuti corporei ed emotivi femminili differenti da quelli dell’universo maschile, sia a ciò che di bene è stato trasmesso alle donne e agli uomini da donne più consapevoli della loro autorevolezza.
Anche le donne che si sono impegnate tutta la vita in politica o in altri ambiti evidenziano che il lavoro da fare è ancora lungo e duro perché se in alcune società la condizione della donna è migliorata, in altre parti del mondo vige il sopruso.
Per di più, nelle società più avanzate, le donne stesse, oggi, come nel passato, rimarcano inavvertitamente un lessico di matrice maschilista che evade la sorellanza e prepara a una competizione tra donne sempre più “perfette e infallibili”, potenzialmente ineccepibili su tutti i fronti, aprendo la strada a inaspettate nuove sofferenze.
In questa mostra l’artista ha voluto fortemente privilegiare i contenuti da comunicare, lasciando a volte inespressa la ricerca di equilibri e di armonie di forma e di colore nella realizzazione delle opere, equilibri che persegue con determinazione quando esercita il lavoro di acquerellista, pur trattando l’acquerello con metodo non tradizionale sia dal punto di vista tecnico che di contenuti.
Le opere in mostra sottendono con delicatezza e rispetto dell’osservatore queste tematiche, sottraendo intenzionalmente la rappresentazione della violenza nella speranza inesauribile di farla cessare. Sono eseguite con la tecnica del riciclo tramite collage che suggerisce un atteggiamento più green, anche in ambito artistico.
I materiali di riciclo, nelle opere di Roberta Facchin, provengono esclusivamente da depositi della sua casa e del suo studio d’arte, non si tratta di materiali “estranei” raccolti chissà dove ed assemblati. Si tratta, prevalentemente, di materiali di scarto della lavorazione dei suoi acquerelli, metafora di trasformazione e di continua rigenerazione personale.
Alcune opere saranno accompagnate da versi tratti da poesie di Claudia Formiconi, autrice di tre raccolte poetiche: Contrasti, (collana Il Liocorno) Bastogi Editrice Italiana, Foggia, 2013, Scrivo versi nudi, Bastogi Libri, Foggia, 2016, e Stagioni, Edigrafema, Matera, 2020. Coi suoi versi, come bagliori, interpreta, in particolare nella raccolta Scrivo versi nudi, tanto appassionato sentire femminile con “parole tenaci, a volte delicatamente spregiudicate” (Gheti Valente).

NOTE BIOGRAFICHE
Roberta Facchin, vive e lavora a Verona. Predilige la tecnica dell’acquerello su carta di grande formato. Oltre al collage pratica tecniche miste e tempera all’uovo su tavola, tecnica acquisita studiando iconografia. Ha esposto in Italia in numerose mostre personali e all’estero in Croazia e in Austria. Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche in Italia oltre che in collezioni private in Italia e all’estero.
E-mail: studioarte.sanfermo@gmail.com

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Le forme dell’attesa

Dal 22 al 25 settembre 2021

Zoe
Zoe è il titolo della nostra opera collettiva. In greco “ζωη” significa vita, l’essenza della vita: quella forza che colma l’universo con una creatività e freschezza inesauribile. È l’energia generatrice, intrinsecamente femminile.
In un momento storico come questo, difficile, di passaggio, ognuna di noi nella sua zolla di argilla, di terra ha messo un pensiero di pace, di gioia, di creatività.
Vogliamo iniziare a raccontare una storia nuova per tutta l’umanità: un futuro per tutti i nostri figli, per tutte le generazioni.
Se proviamo a riconsiderare il nostro progresso, immaginando che l’invenzione più importante per l’umanità non siano state le armi per combattere e difendersi, come ci viene sempre raccontato e dimostrato; ma che, invece, più decisiva sia stata, per la storia dell’umanità, la manifattura di un sacco intrecciato, di una sporta, di un contenitore magari fatto anche con l’ argilla per trasportare e conservare il cibo, per nutrirsi quando non si trovava, per condividerlo, per portare in modo sicuro, avendo le mani libere i bimbi più piccoli durante gli spostamenti, come ci racconta nel suo piccolo e significativo libro “The Carrier Bag Theory of Fiction” Ursula K. Le Guin.

Quest’anno ricorre il centenario della nascita di un’altra studiosa, docente di archeologia Marija Gimbutas, anche lei riporta alla luce nel suo lavoro e in particolare nel libro “Il linguaggio della Dea” la presenza centrale del femminile nella pacifica civiltà arcaica dell’Europa Antica; dove, la manualità e il fare erano al servizio della vita.

Invitiamo tutti, uomini e donne, a partecipare a questo progetto, ad aggiungere a questo “Mandala della Vita” la propria zolla, il proprio impegno per la vita e la terra.

Quest’opera è stata ispirata anche da una rosa bianca che si trova nell’Orto Botanico di Roma il cui nome è Ilaria Alpi, e a Lei la dedichiamo.

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