Domani ricorre l’anniversario della Liberazione dal nazifascismo, e anche quest’anno la Casa Internazionale delle Donne celebrerà il 25 aprile partecipando al corteo antifascista che attraverserà le strade dei quartieri di Garbatella e Ostiense. Per ricordare una data importante della storia del nostro paese, ma soprattutto perché crediamo fermamente nella necessità di fare resistenza e di essere resistenti sempre. Contro la logica militarista che sta affossando il diritto internazionale umanitario, e un’idea armata di difesa che nasconde i reali interessi dell’industria militare. Per un’idea di pace con giustizia sociale, e un’idea di sicurezza intesa in senso antimilitarista e femminista.
Come nuova Presidente e nuovo Direttivo sentiamo la responsabilità dell’impegno che ci siamo assunte, come donne e come femministe, e oggi sentiamo questo impegno più che mai, perché crediamo che il senso del ricordare sia nel rinnovarsi stesso del concetto di resistenza, nelle battaglie che oggi ci vedono tuttǝ coinvoltǝ.
È ormai ampiamente riconosciuto il ruolo determinante delle donne durante gli anni della Resistenza, un ruolo che vide coinvolte molte di loro – di provenienza, età e classi sociali distinte – nella lotta partigiana che a partire dal 1943 si oppose all’occupazione nazifascista. Le donne furono le sole “volontarie a pieno titolo della resistenza”, come scrissero Anna Bravo e Anna Maria Bruzzone nel libro In guerra senz’armi. Storie di donne, 1940-1945, uno dei testi fondativi sul tema. Armate o disarmate, impegnate nell’opposizione civile o nella lotta armata, le donne che scelsero di schierarsi contro la forza occupante contribuirono a scrivere quel capitolo decisivo della storia del nostro paese, in formi e modi diversi – staffette, combattenti, addette ai servizi logistici, componenti dei GAP, protagoniste di azioni di resistenza civile – manifestando così il desiderio, per alcune la necessità, di essere presenti in modo attivo nella storia. Per molte ciò significò compiere una scelta, quella di schierarsi come donne antifasciste: un cammino che in tante non vollero poi interrompere, anche dopo la Liberazione e la nascita della Repubblica.
Quell’ampio repertorio di modalità distinte di partecipazione e impegno politico, che offrì a molte l’occasione di affermarsi politicamente per la prima volta, non si esauriva nella lotta armata e proprio in virtù di ciò dimostrò non solo la capacità di elaborazione di pratiche di resistenza collettiva, ma anche la volontà di rivendicare diritti e opportunità per le donne. Per molti anni l’azione antifascista collettiva delle donne rimase in secondo piano, quando non del tutto misconosciuta, per essere poi riscoperta e finalmente valorizzata dai movimenti delle donne degli anni Sessanta, grazie anche al documentario di Liliana Cavani La donna nella Resistenza, trasmesso dalla Rai nel 1965. Per i movimenti femministi ricordare la Resistenza delle donne, da allora ad oggi, non è mai stato un vuoto esercizio di memoria ma ha significato tributare a quelle azioni collettive e alle singole militanti quel riconoscimento politico a loro per lungo negato, facendo allo stesso tempo di quel riconoscimento uno strumento politico di affermazione di un ideale e di una eredità viva, continuamente rinnovata in forme nuove di militanza e di creazione di soggettività politiche.
In questo spirito e con questa convinzione, anche quest’anno la Casa Internazionale delle Donne celebrerà il 25 aprile. Saremo lì, come ogni anno, per riempire l’evento di significato femminista, e per unirci alle tante voci che si alzeranno ferme contro la guerra e contro l’avanzare di una destra reazionaria e oscurantista. Per rivendicare una memoria viva, presente. Saremo insieme alle associazioni partigiane perché in quella memoria ci riconosciamo, è parte della nostra eredità politica, e vogliamo celebrare il contributo dato dalle donne e che assume ancora più valore in un momento in cui è forte l’attacco contro i diritti, i corpi e le libertà.
Rinnoviamo con il nostro lavoro e il nostro impegno quanto dice lo Statuto, e cioè che siamo una Casa delle Donne internazionale e antifascista.