17 aprile 2021- La Casa Internazionale delle Donne aderisce alla mobilitazione di “Non Una di Meno-Torino” e “più di 194 voci”

venerdì 16 Aprile 2021

17 aprile 2021- La Casa Internazionale delle Donne aderisce alla mobilitazione di “Non Una di Meno-Torino” e “più di 194 voci”

17 aprile 2021 – La Casa Internazionale delle Donne aderisce alla mobilitazione di “Non Una di Meno-Torino” e “più di 194 voci”.

Carissime,

siamo con voi, al vostro fianco, per questa battaglia che è la battaglia di tutte. La battaglia di sempre. Contro la legge 194 gli attacchi non hanno mai smesso. Oggi sempre più violentemente con mozioni “pro life” nei consigli comunali e regionali, addirittura – come in Piemonte – prevedendo bandi per far entrare gli antiabortisti nei reparti e nei consultori.

Ma anche in modo più subdolo, cercando di svuotare dall’interno la legge. L’obiezione di coscienza è ormai il vero grimaldello per sabotare la legge. Gli obiettori aumentano e diminuiscono le strutture che effettuano IVG, pochissime garantiscono l’aborto terapeutico e quello farmacologico; i tempi di attesa si allungano, costringendo le donne a cercare sempre altrove, aumentando i rischi per la loro salute. L’interruzione volontaria di gravidanza è sempre più un percorso a ostacoli.

Serve alzare il tiro, per imporre controlli veri e sanzioni efficaci affinché gli ospedali – secondo quanto sancito nell’articolo 9 della legge – garantiscano obbligatoriamente il servizio, prevedendo che le strutture che non lo garantiscono siano considerate responsabili civilmente e penalmente.

Serve alzare il tiro perché i Direttori Generali siano valutati rispetto alla reale applicazione della legge, per consentire di fare bandi dedicati per assumere nei servizi personale non obiettore, perché i contraccettivi siano gratuiti, per l’aborto farmacologico senza ospedalizzazione, anche in regime ambulatoriale e in consultori adeguatamente attrezzati.

Serve alzare il tiro, denunciando che l’obiezione alla 194 non ha nulla di nobile perchè nessuno paga un prezzo, semmai lucra in termini di carriera. Smascherando l’ipocrisia e l’opportunismo degli obiettori, proponendo che vadano ad operare nei consultori, sfidandoli a dimostrare la coerenza della loro scelta, per fare quello che resta il pilastro più importante per evitare le gravidanze indesiderate e quindi gli aborti, e cioè informazione ed educazione alla contraccezione.

Serve alzare il tiro, perché l’obiezione contro l’aborto rappresenta anche un pericoloso vulnus costituzionale, perché si fonda sul riconoscimento di valori etico- religiosi “non negoziabili”, che costituiscono un prius che trascina la richiesta di legislazioni confessionali. Si mette in discussione la laicità dello Stato e con essa lo stesso articolo 3 della Costituzione. Se infatti esiste un prius ordinatore etico confessionale, si distorce il principio di eguaglianza, non siamo più tutti uguali. Domina la gerarchia dei valori confessionali, che trascina un ordine sociale autoritario, discriminatorio, che indirizza le finalità delle politiche pubbliche verso modelli sociali di inclusione e di esclusione, verso un’idea persino di cittadinanza ristretta, fondata su identità ed appartenenze confessionali.

Quando ci sono leggi confessionali si aprono nuove e modernissime diseguaglianze. E a pagarne il prezzo per prime saranno certamente le donne, la loro libertà. Torna infatti la cultura della colpa, la criminalizzazione e lo stigma contro le donne che abortiscono, la paura verso la loro libertà.

Ritorna il vento del patriarcato, che cancella conquiste, cultura, esperienze, memoria.

Questo vento sta soffiando sempre più forte. Ma la storia continua: in tutto il mondo le donne si mobilitano, dall’Argentina alla Polonia, dagli Stati Uniti all’Irlanda e naturalmente anche in Italia, per chiedere la legalizzazione dell’aborto ma anche molto di più.

Senza il riconoscimento della libertà e dei diritti delle donne, non c’è cambiamento, c’è solo modernismo restauratore.

15 aprile 2021

Maura Cossutta

Presidente Casa Internazionale delle donne