DONNE, CASA INTERNAZIONALE: RAGGI SENZA PIÙ ALIBI, DICA LA VERITÀ SUL DESTINO DELLA CASA

La Sindaca Raggi ci ha chiamato per mesi “inquiline morose”, innescando una narrazione svilente del lavoro che le associazioni della casa internazionale delle donne fanno. Ma anche questo alibi è caduto, perché, come è noto, da ottobre 2020 con un atto quanto mai importante il Parlamento italiano ha riconosciuto la Casa Internazionale delle Donne come luogo dal valore politico e sociale insostituibile, stanziando le risorse necessarie per colmare quello che la Sindaca Raggi ha definito morosità colpevole.
In questi mesi dunque, nonostante il nostro invito ad incontrarci per chiudere definitivamente questo contenzioso, consegnare i 900 mila euro e nel contempo rinnovare la convenzione della casa, la Sindaca è scomparsa.
Un segnale brutto, che parla di ostilità evidentemente ideologica. Cosa ha Raggi contro i luoghi delle donne? Perché si rifiuta di incontrarci proprio ora che è possibile risolvere quella che lei stessa ha definito un problema? Perché ci vuole occupanti senza titolo di un luogo che è simbolo di autodeterminazione?
Per queste ragioni, abbiamo deciso di andare noi al Campidoglio. L’appuntamento è per giovedì 11 marzo alle ore 12, in piazza del Campidoglio.

RAGGI, C’È LO SFRATTO DELLA CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE NASCOSTO NELLA MEMORIA DI GIUNTA?

Una palese contraddizione: mentre le assessore prendono finalmente atto che, grazie alla recente legge finanziaria, i luoghi autogestiti delle donne debbono avere in concessione gratuita locali del patrimonio pubblico, per la Casa Internazionale di via della Lungara, viene ribadito un annuncio di sfratto.
Non vorremmo pensare all’ipotesi che dopo anni di discussioni e mesi di silenzio questa Memoria di Giunta sia una provocazione invece che un atto a favore delle donne.
Il comodato d’uso deve servire per aprire nuovi spazi, non per chiudere quelli che ci sono e funzionano.
Cosa farà il Comune di Roma nelle more del bando? Chiuderà i servizi, la biblioteca, l’archivio, lo sportello sociale, le consulenze sanitarie, psicologiche e legali, lo spazio per i bambini?
Terrà tutto chiuso, in modo che anche il Buon Pastore, mantenuto dalla fatica delle donne che lo gestiscono e lo hanno gestito anche durante la pandemia, finisca nell’abbandono e nel degrado, come le parti di quello stesso edificio che il Comune già adesso gestisce e sono tuttora desolatamente vuote?
Le assessore annunciano di voler dar seguito all’ordine del giorno del Consiglio comunale che, approvato due anni fa, prevede che le associazioni della Casa vadano via dal Buon Pastore e il Comune gestisca direttamente l’edificio, mettendo a bando i singoli servizi.
Forse le assessore non hanno letto bene gli articoli di legge: il Parlamento ha deciso che il comodato d’uso deve essere concesso a luoghi autogestiti dalle associazioni femminili e femministe e ha anche deciso di assegnare 900.000 euro al consorzio di associazioni che gestiscono il Buon Pastore per risolvere il contenzioso e consentire alla Casa di continuare a restare per gestire le sue attività.
Il Parlamento ha riconosciuto il valore delle attività svolte dalla Casa Internazionale e ha deciso che debba continuare a restare aperta. Il Comune vorrebbe rispondere invece con uno sfratto.
La convenzione della Casa Internazionale delle donne è stata revocata per morosità. Ora la morosità non c’è più, la convenzione deve essere ripristinata fino alla scadenza naturale del dicembre 2021. Con il comodato gratuito.
Le Case delle donne, cara Sindaca, non sono solo luoghi dove si erogano servizi ma luoghi autogestiti, di democrazia e di cittadinanza attiva, luoghi della cultura delle donne e dell’inclusione sociale, delle pratiche fra donne e a favore delle donne, dove si combatte la violenza maschile e si sviluppa una nuova cultura che ha le radici nella libertà, dove si dà spazio alle libere soggettività e si lavora alla coesistenza delle differenze, dove si promuovono i diritti e le libertà delle donne.
Le Case delle donne sono luoghi del pensiero e delle pratiche femministe.
Per questo, domani Giovedì 11 alle ore 12 saremo in piazza del Campidoglio.

INCONTRO DELLA CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE CON IL PATRIMONIO

Sono trascorsi ben 940 giorni dalla consegna al Comune di Roma della nostra proposta di transazione: era il lontano 29 dicembre 2018.
Ci aspettavamo una risposta della Sindaca in quanto la nostra proposta non è soltanto una proposta economica ma una proposta politica che riconosce il valore politico sociale e culturale e i percorsi di autonomia della Casa Internazionale così come di tutti gli spazi femministi.

Non c’è stata alcuna risposta diretta dalla Sindaca, ma una convocazione per un incontro per lunedì 27 luglio alle ore 11.30 da parte dell’Assessora al Patrimonio e alle Politiche Abitative Valentina Vivarelli, disponibile a vedere solo una esigua rappresentanza del direttivo adducendo come motivazione la normativa anti Covid.

Saremo, naturalmente, presenti all’incontro, augurandoci sostanziali passi in avanti verso la risoluzione della trattativa e, in nome di quelle forme di trasparenza fortemente rivendicate in altri tempi dai rappresentanti di questa giunta, chiediamo la diretta streaming dell’incontro che sicuramente toccherà temi che riguardano non solo la Casa ma tutte quelle attività sociali che a Roma e svolgono e hanno svolto durante tutto il periodo del lockdown compiti e servizi preziosi per la città.